Anello del Monte Motta

Sopra Chiesa in Valmalenco, passando per l'alpe Palù
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 Autore: M. Dei Cas

Il monte Motta, detto anche Sasso Alto, è la cima che, con i suoi 2336, sovrasta Chiesa Valmalenco, ed è raggiunta dalla cabinovia che permette agli sciatori di raggiungere la parte alta delle piste del Palù. Intorno a questa cima si possono descrivere due interessanti anelli, uno di mountain-bike ed uno escursionistico. Entrambi hanno come punto di partenza ed arrivo il paese di Chiesa, baricentro della Valmalenco, posto, a 960 metri, alla confluenza del Màllero, che scende dall’alta Valmalenco, e del torrente Lanterna, che scende dalla valle omonima, a 15,5 km da Sondrio.
L’anello di mountain-bike, quasi interamente ciclabile, è ampio e sfrutta il passo di Campolungo (m. 2167), immediatamente a nord del monte Motta, per passare dall’alpe Palù, sul versante dell’alta Valmalenco, ad ovest, all’alpe Campolungo, sul versante della val Lanterna, ad est. L’alpe Palù, poi, è raggiunta comodamente sfruttando la strada asfaltata che sale da Chiesa a San Giuseppe, proseguendo sulla pista per i Barchi ed il rifugio Palù e traversando da questo all’alpe; dall’alpe Campolungo, invece, si scende su pista al dosso dei Vetti, si prosegue la discesa con la bici in spalla fino a Campo Franscia e si risale in sella per tornare a Chiesa sulla strada asfaltata che risale la Val Lanterna.
Partiamo, dunque, da Chiesa, imboccando la strada che, dal suo limite nord-occidentale, sale a San Giuseppe e prosegue per Chiareggio. Nel primo tratto passiamo, su un ponte (m. 1141), dal lato sinistro (per noi) a quello destro del Mallero, ed attraversiamo la zona dei giuèl (così si chiamavano le cave, dove lavoravano i giuelè, gruppi di cavatori costituiti dalle tre alle dieci unità), dove la valle si fa più stretta ed il paesaggio è segnato dalle cave di serpentino scisto. La strada comincia, poi, ad inanellare una serie di tornanti ed a guadagnare rapidamente quota, passando per la località di Val Rosera (m. 1279) e superando l’alto gradino che separa la piana di Chiesa dall’ampia e gentile piana di San Giuseppe, che raggiungiamo dopo 6 km.
La località è costituita da un nucleo di case e baite, con una chiesetta costruita nel 1926, sul lato sinistro della strada. Il panorama è dominato, verso nord, dalla triade di cime costituita, da destra, dal Sasso d’Entova (m. 3329), dal pizzo Malenco (m. 3438) e dal pizzo Tremogge (m. 3441). Superata la chiesetta, troviamo, sulla destra, la deviazione per il rifugio Sasso Nero e per i Barchi. La strada conduce all’ampio piazzale del Rifugio Sasso Nero, proseguendo, poi, fino al Rifugio Barchi (m. 1698), a 2,5 km da S. Giuseppe. La salita continua su una pista sterrata che porta al rifugio Palù (m. 1947), collocato, in posizione leggermente rialzata, nei pressi del grande lago omonimo (m. 1921), a 2 km dai Barchi.
Prima di raggiungere il rifugio, però, troviamo una pista che si stacca sulla destra e passa ad ovest del lago: dobbiamo imboccarla e percorrerla interamente, nel suggestivo scenario della splendida pineta del Palù, fino a raggiungere l’alpe Palù (m. 2007), dopo 1,5 km circa dalla deviazione. La pista piega quindi a sinistra e passa a sud delle baite dell’alpe, poste in una bella conca di prati. Percorrendola, tagliamo una pista di sci e puntiamo alla ben visibile sella del passo di Campolungo (m. 2167), posto fra il monte Motta, a sud (cioè alla nostra destra) ed il monte Roggione (m. 2361) a nord (cioè alla nostra sinistra).
Se interrompiamo per una breve sosta la pedalata verso il passo, possiamo ammirare lo scenario molto ampio che si è aperto alle nostre spalle, cioè ad ovest: sulla sinistra, cioè verso sud-ovest, fanno capolino il pizzo di Cassandra (m. 3226) e la cima del monte Disgrazia (m. 3678), coperto dal massiccio monte Braccia (m. 2909), sul versante orientale della Val Orsera, e dalla cima del duca (m. 2953) e dalla punta Rosalba (m. 2803), sul suo versante occidentale. A destra della punta Rosalba si distingue la sella del bocchel del Cane (m. 2551), per la quale si può effettuare la traversata dalla Val Orsera alla Val Ventina, cioè da San Giuseppe a Chiareggio. Più a destra, si apre un suggestivo scorcio dell’alta Valmalenco: si mostra la Val Bona, con la bocchetta del Forno (m. 2775) e, alla sua destra, il monte omonimo (m. 3214). Proseguiamo nella carrellata in senso orario: a destra della Val Bona si impone il massiccio bastione del Sasso di Fora (m. 3318), da cui scendono le valli Nevasco e Forasco. Dopo un’ampia depressione sul crinale italo-svizzero, sulla quale è posto il passo di Tremoggia (m. 3014), ritroviamo la triade Tremoggia-Malenco-Entova. Più a destra, la mole massiccia del Sasso Nero (m. 2921) chiude l’orizzonte settentrionale. Ai suoi piedi, si stende la pineta del Palù ed il lago omonimo, che da qui dominiamo.
Riprendiamo la salita al passo: troveremo, sulla destra, una deviazione, con un cartello che segnala il Rifugio Motta (m. 2236), cui possiamo salire dopo un breve tratto caratterizzato dalla pendenza accentuata. Il rifugio è posto sul balcone roccioso che si affaccia sulla bassa Valmalenco, che possiamo, quindi, in gran parte abbracciare con lo sguardo.
Tornati alla pista per il passo (che dista 1,3 km circa dall’alpe Palù), lo raggiungiamo in breve tempo, passando dall’alta Valmalenco alla Val Lanterna. Un ultimo sguardo ad ovest ci permette di salutare, sulla sinistra, la cima del monte Disgrazia, ora meglio visibile, mentre più a destra, lontane, si possono riconoscere le cime di Rosso (m. 3369) e di Vazzeda (m. 3297), che chiudono ad ovest la Val Sissone.
Il passo di Campolungo (m. 2167) è sorvegliato, a nord, dall’aspro spigolo meridionale del monte Roggione, e ci introduce all’amena e verdeggiante conca dell’alpe Campolungo (m. 2110). Altre cime si offrono, ora, al nostro sguardo: da sinistra, le cime di Musella (m. 3079 e 3094), che chiudono la parte alta dell’omonima alpe, e, alla loro destra, la cima di Caspoggio (m. 3136) ed il Sasso Moro (m. 3108). Si tratta di una bella cornice alpina, che però ci impedisce di ammirare interamente le più possenti cime della testata della Valmalenco, che si intravedono alle loro spalle, cioè i pizzi Roseg, Scerscen, Bernina, Argient e Palù. Proseguendo verso destra, cioè in guardando verso nord-est ed est, due cime si impongono allo sguardo, il monte Spondascia (m. 2867), che domina la diga di Campomoro, ed il pizzo Scalino (m. 3323), ai cui piedi si stende l’alpe Prabello. Se guardiamo, infine, a sud vediamo il punto di arrivo degli impianti di risalita del Palù, che corrisponde alla cime del monte Motta.
La pista scende alle baite dell’alpe Campolungo (m. 2110), e prosegue, con tratti anche piuttosto ripidi, nella cornice di splendidi boschi di conifere. A quota 1830 metri ci troviamo ad un trivio, segnalato da un cartello, in quanto confluiscono nella pista il sentiero che scende dal bocchel del Torno (o del Turn) e la bella mulattiera che proviene dall’alpe Campascio. Il bocchel del Torno (m. 2203) è, in un certo senso, il passo gemello rispetto a quello di Campolungo, in quanto è posto, simmetricamente, a nord del monte Roggione. Un sentiero che parte dal rifugio Palù e passa per l’alpe Roggione (m. 2007) lo raggiunge, e poi scende fino al trivio che abbiamo raggiunto: è il primo tratto della quinta tappa dell’Alta Via della Valmalenco, dal rifugio Palù al Rifugio Marinelli. La quinta tappa prosegue sulla mulattiera per l’alpe Campascio (m. 1844), che punta a nord e raggiunge la piana dell’alpe dopo aver superato il torrente Scerscen su un ponte di legno.
Noi, invece, proseguiamo sulla pista in direzione sud-est, passando, dopo un breve tratto, a destra di un ameno cocuzzolo e raggiungendo l’edificio dell’Ex Rifugio Scerscen (m. 1813, a 2 km. circa dal passo di Campolungo), cui fa da cornice, ad est, l’inconfondibile piramide del pizzo Scalino. Qui la pista termina, lasciando il posto ad una mulattiera con fondo irregolare.
L’ulteriore discesa in mountain-bike è ostacolata non solo dall’irregolarità del fondo, ma anche dai canaletti per la regimentazione delle acque piovane, che hanno un bordo rialzato in pietra. Ci conviene, dunque, scendere, con calma, a piedi, lungo il dosso dei Vetti, in direzione della conca di Campo Franscia, posta in alta Val Lanterna, alla confluenza del vallone di Scerscen, ad ovest, e della valle di Campo Moro, ad est.
Raggiunte le case alte di Campo Franscia, possiamo risalire in sella, scendendo ad intercettare, a 1521 metri, la strada che sale da Lanzada e prosegue per la diga di Campo Moro. Non ci resta, ora, che scendere su questa strada, per 8 km, fino a Lanzada (prestando attenzione in alcune gallerie non illuminate: indossiamo indumenti catarifrangenti per renderci visibili ai veicoli). Un paio di chilometri ancora, e l’anello è chiuso: da Lanzada, infatti, torniamo a Chiesa, dove recuperiamo l’automobile.
Abbiamo percorso circa 26 km in sella, cui vanno aggiunti circa 2,5 km a piedi, superando un dislivello in altezza approssimativo di 1210 metri. Il tempo necessario può essere valutato in 4 ore.
Vediamo, ora, l’anello escursionistico, anch’esso centrato sul monte Motta, con partenza ed arrivo a Chiesa Valmalenco. In questo caso dobbiamo portarci alla frazione del Curlo. Per farlo, portiamoci alla rotonda fra Lanzada e Chiesa, svoltiamo per Chiesa, passando nei pressi del punto di partenza della cabinovia che sale al monte Motta e, prima di salire a Chiesa, svoltiamo a destra, seguendo le indicazioni per il Curlo e salendo nel cuore della frazione per qualche tornante, fino a trovare un piccolo parcheggio dove possiamo lasciare l’automobile.
Alle spalle delle ultime case, sul lato di nord-ovest del paese, parte, dalla quota di circa 1060 metri, un sentiero, segnalato da un cartello della Comunità Montana Valtellina di Sondrio, per la località Albareda. Si tratta di un nucleo di baite, a 1450 metri, arroccate sul ripido versante di prati e roccioni che si affaccia, a precipizio, da nord-est, sul solco del Mallero. Il sentiero in diversi punti si fa stretto e labile, ma non lo si può perdere.
Superato un primo gruppo di baite, passiamo accanto ad un grande roccione nerastro, dalla superficie cava ed arrotondata, che ha tutta l’aria di nascondere qualche fascinoso antichissimo enigma. Verso ovest, cioè alla nostra sinistra, è, invece, ben visibile il monte Braccia (m. 2909). Il sentiero continua la sua salita, oltre le baite, raggiungendo la parte alta delle cave di serpentino.
Vicino ad un roccione con un segnavia rosso-bianco-rosso troviamo un cartello che indica la prosecuzione del sentiero, che passa per Agnisci e Piazzetto, per terminare a Palù. Una scala metallica ci aiuta a superare un nuovo roccione, raggiungendo il limite superiore delle cave. Il sentiero, oltrepassate le case di Ca’ Agnisci (m. 1519), effettua una breve traversata in una macchia, uscendone in corrispondenza delle baite del Piazzetto (m. 1679), alle quali giunge anche una pista sterrata che si stacca dalla strada Chiesa-San Giuseppe. Se guardiamo dal Piazzetto in direzione nord-ovest possiamo riconoscere, in una breve finestra che si apre sull’alta Valmalenco, dove domina la massiccia mole del Sasso di Fora (m. 3318), mentre alla sua sinistra, defilata, si mostra l’elegante piramide del monte del Forno (m. 3214). A sinistra del monte del Forno si riconosce il bocchel del Cane, in Val Orsera, ed ancora più a sinistra la punta Rosalba (m. 2803). Verso ovest il panorama è chiuso dal monte Braccia (m. 2909), sul cui ripido versante orientale è posta l’alpe Girosso.
Il sentiero, superate le ultime baite, rientra nel bosco. Si tratta di una splendida pineta. I segnavia rosso-bianco-rossi ci guidano quando la traccia comincia a salire: ignorando alcune deviazioni a sinistra, guadagniamo ulteriormente quota, in direzione est, fino ad uscire dalla pineta poco a valle degli impianti di risalita del Palù, che raggiungiamo percorrendo una ripida pista sterrata.
Salendo ancora, ci congiungiamo con la pista che proviene dal lago Palù e che abbiamo già menzionato nella relazione sul percorso di mountain-bike. Seguendola, passiamo a destra della piana dell’alpe Palù e, imboccando la deviazione a destra, possiamo, così, raggiungere il rifugio Motta (m. 2236), dopo circa 3 ore di cammino, necessarie per superare 1180 metri di dislivello.
Se siamo saliti al rifugio, ci conviene chiudere l'anello con una variante breve, che lascia la cima del monte Motta alla nostra sinistra e prevede una discesa diretta dal rifugio alla località di Cima Sassa (m. 1721) e di qui alla località Ponte (m. 1521), dalla quale parte un sentiero che scende direttamente alla frazione del Curlo. Se optiamo per questa soluzione, dobbiamo cercare, a poca distanza dal rifugio, in direzione est (cioè in direzione della cima del monte Motta), il cartello che indica la partenza del sentiero per Ponte, Lanzada e Curlo.
Nel primo tratto il sentiero supera una fascia di rocce e, in alcuni tratti esposti, è servito da corde fisse. Raggiungiamo, così, una fascia di prati, che attraversiamo in discesa, prima di entrare in una pineta. Il sentiero, scendendo in direzione sud-est, conduce ai prati di Cima Sassa (m. 1721), ameno nucleo di baite sorvegliato dal pizzo Scalino, che chiude il panorama a nord-est. Alla Cima Sassa giunge anche un sentiero, segnalato da un cartello, che proviene da Campo Franscia, e che possiamo utilizzare se scegliamo di percorrere la variante più ampia dell’anello.
Da Cima Sassa il sentiero prosegue nella discesa, volgendo ora ad ovest, fino alla conca dei prati di Ponte, dove si trova il rifugio omonimo. A Ponte giunge anche una pista sterrata che parte dall’ultimo tornante destrorso (per chi sale) della strada asfaltata che da Lanzada conduce a Campo Franscia, ma a noi, a meno che non disponiamo di una seconda automobile parcheggiata nella piazzola sul tornante, questa non interessa. Dobbiamo, invece, sfruttare il sentiero che lascia Ponte per scendere al Curlo, superando alcune vallecole ed il vallone del Rovinone.
Anche la variante più ampia dell’anello passa per Cima Sassa e Ponte, ma raggiunge la prima località per un giro più ampio, cioè sfruttando un sentiero che si stacca, sulla destra, dalla mulattiera che dal dosso dei Vetti scende a Campo Franscia. In questo caso, dunque, dobbiamo salire al passo di Campolungo per la sterrata che passa presso l’alpe Palù (la deviazione per il rifugio Motta è, dunque, un fuori-programma non necessario), seguendo, poi, in discesa il medesimo itinerario descritto per l’anello di mountain-bike, fino a trovare, poco sopra Campo Franscia, una deviazione a destra, segnalata, per la località Piodè, che si trova, a 1655 metri, sopra le cave di amianto a sud di Campo Franscia. Da Piodè il sentiero prosegue, assumendo la direzione ovest-sud-ovest, fino ad intercettare un sentiero che proviene da destra. Piega, poi, leggermente a sinistra (direzione sud-ovest) e comincia a scendere fino al limite dei prati di Cima Sassa.
Se, infine, disponiamo di una seconda automobile a Campo Franscia, possiamo chiudere qui il secondo anello, ignorando la deviazione per Piodè e scendendo alle case di questa località.
L’anello Curlo-Campolungo-Curlo comporta, nella versione breve, un dislivello in altezza di 1180 metri e circa 4 ore e mezza di cammino. La versione più lunga comporta, invece, un dislivello minore (1100 metri circa), ma richiede più tempo, vale a dire circa 5 ore e mezza di cammino.

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