La val Fraele

Alla scoperta di suggestioni naturali e storiche nello splendido corridoio naturale fra Bormiese e Svizzera

 

 

La strada che sale in val Fraele. Foto di M.Dei CasFra le molteplici opportunità di pratica della mountain-bike in Alta Valtellina la salita in val Fraele rappresenta una delle scelte di maggiore interesse, perchè permette di coniugare suggestione naturalistiche, paesaggistiche e storiche.
Partendo da Bormio, non è difficile raggiungere la valle: oltrepassati Bormio e Premadio, ci si stacca a destra dalla strada per il passo del Foscagno e Livigno, seguendo i cartelli che segnalano Cancano. La strada, superato Pedenosso, diventa sterrata e sale, con diversi tornanti, in direzione della gola rocciosa che sbarra l'accesso alla Val di Fraéle. Si tratta di una salita in alcuni tratti severa, che farà mangiare, soprattutto d'estate, se ci capiterà di essere sorpassatio da automezzi, un po' di polvere.
Raggiunta la sommità della gola, non si può non sostare alle celeberrime torri di Fraéle, il primo segno di una valle densa di storia, per la sua posizione strategica nell'antica Contea di Bormio. Queste torri sorvegliavano infatti gran parte della Magnifica Terra e permettevano di segnalare tempestivamente eventuali eserciti invasori. Le due torri di Fraele. Foto di M. Dei CasL'occhio potrebbe però essere anche attratto dalle minuscole sagome di qualche arrampicatore che si cimenta sulle pareti sottostanti, che costituiscono un'interessante palestra di arrampicata.
Avremo modo di parlare ancora dell'importanza storica di questa valle. Per ora riprendiamo il cammino (o il viaggio): ora la strada si fa pressoché pianeggiante, e conduce, in breve, al bellissimo laghetto delle Scale, l'unico naturale nella valle. In prossimità del lago troviamo il rifugio Monte Scale, dove possiamo rimpinguare la nostra riserva di liquidi, qualora scarseggiassero; troviamo anche, indicata dai cartelli vicino alla torre meridionale, la partenza del sentiero che conduce in cima al monte delle Scale.
Oltre il lago è già ben visibile una delle cime che fanno da corona alla valle, il monte Pèttini. Più avanti la strada raggiunge e costeggia a sinistra il grande lago artificiale di Cancano: quando le sue acque sono piuttosto basse, sono ancora ben visibili gli edifici che ospitarono i moltissimi operai impiegati nell'edificazione dell'enorme sbarramento (la cosiddetta "digòpoli").
Il laghetto delle Scale ed il monte Pettini. Foto di M.Dei CasCosteggiato l'intero bacino, ci ritroviamo di fronte al possente sbarramento del secondo invaso, quello di San Giacomo. A questo punto, qualora avessimo bisogno di un'ulteriore sosta, potremmo raggiungere il rifugio di val Fraele transitando sulla strada che percorre lo sbarramento e portandoci sul lato opposto (cioè su quello di nord-est) della valle.
Al termine della strada ci si trova di fronte all'edificio del rifugio.
Se siamo giunti fin qui con un autoveicolo, possiamo sfruttare la valle come punto di partenza di numerose itinerari di mountain-bike ed escursioni. Se, invece, abbiamo nelle gambe i tornanti della strada per Cancano, ci conviene limitare le nostre ambizioni alla via Imperiale, percorso peraltro ricco di suggestione. Si tratta di una bellissima pedalata sulle vie della storia, o, per essere più precisi, sulla quella via Imperiale che, nell'età moderna, assunse una straordinaria importanza, perchè collegava i territori del milanese, sotto il dominio spagnolo, con quelli imperiali degli alleati Asburgo. La diga di San Giacomo. Foto di M.Dei CasA riprova dell'importanza storica dei luoghi si ricordi che proprio in questa valle venne combattura una delle più importanti battaglie in terra di Valtellina nel contesto della Guerra dei Trent'anni: qui, nel 1635, il francese duca di Rohan sconfisse l'esercito imperiale comandato dal generale Fernamont, infliggendogli gravi perdite (oltre duemila soldati imperiali trovarono qui la morte). Forse, se indugiamo fino a tarda sera, potremo ancora udire i loro lamenti, ma anche quelli dei contadini che si videro bruciate baite e stalle dai francesi vincitori, che non volevano che la valle potesse tornare ad essere, in futuro, punto d'appoggio per gli eserciti nemici. Lasciamo dunque il rifugio di val Fraele e percorriamo la strada che costeggia il bacino di San Giacomo sul medesimo lato del rifugio stesso. Giunti al limite del grande lago, proseguiamo su una bella strada pianeggiante, in un incantevole pianoro, circondati da un'atmosfera quasi irreale: siamo circondati da boschi di piante dal fusto medio-basso, dai quali promana un senso di sospensione e mistero, quasi dovesse sbucar fuori, da un momento all'altro, qualche Hobbit o qualche altra creatura partorita dall'immaginario di scrittori del genere fantasy.
Se ignoriamo la deviazione per le Acque del Gallo, ci ritroveremo al Passo di val Mora, cioè sul limite superiore della valle omonima, al confine fra Italia e Svizzera. Le cime di Platòr viste dalla via Imperiale. Foto di M. Dei CasSe avessimo tempo, potremmo scendere nella bellissima valle svizzera, fino a Santa Maria di Monastero
.
Più probabilmente, accadrà il contrario: incontreremo qualche intrepido ciclista che sale dalla Confederazione Elvetica, dove la pratica delle grandi traversate con la bicicletta è molto più diffusa ed amata di quanto non lo sia da noi.
Se siamo saliti in automonile fino ad uno dei rifugi, potremmo invece affrontare l'anello del monte Pettini. Questo circuito prevede un'uscita dalla valle per la val Trela ed un ritorno per la valle Alpisella, ma, ovviamente, può essere compiuta anche a rovescio. A metà circa del lago di San Giacomo, sul lato a quello del rifugio, si trova l'imbocco della val Trela. Un sentiero segnalato (siamo sull'Alta via della magnifica Terra) la percorre, prima verso sud ovest, poi piegando bruscamente verso nord ovest, fino al passo di val Trela (m.2295). Valicato il passo, dopo un primo tratto in discesa, a quota 2000 circa si lascia l'Alta Via (che scende a Trepalle), per imboccare un sentiero che taglia il versante occidentale della cima di Pozzin, fino ad intercettare la strada che, verso est, sale in valle Alpisella, fino al passo omonimo (m.2268). La successiva facile discesa ci permette di vedere le sorgenti dell'Adda e di tornare in Val di Fraéle, in corrispondenza della parte terminale del lago di San Giacomo. L'intero circuito comporta un dislivello di circa 850 metri ed un tempo di 2-3 ore.

Difficoltà
E (escursionistica)
Dislivello
mt. 900 circa
Tempo
6 h

- Cartina Kompass n. 96, settore C4
Testo e fotografie a cura di M.Dei Cas

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