Il circuito della Fracia

Pedalando fra i vigneti della Fracia, fra Chiuro e Teglio

 

 

Portale in largo Besta de' Gatti, a Chiuro. Foto di M. Dei CasIl vino ha rivestito, per molti secoli, un ruolo strategico nell’economia valtellinese: fin dal basso Medio Evo, infatti, era la principale merce esportata dalla valle verso nord, passando per i Grigioni ed il Tirolo, fino in Baviera, dove era assai apprezzato. Per questo motivo l’opera paziente di generazioni di contadini ha modificato il paesaggio montano del versante retico mediovaltellinese, tappezzato di terrazzamenti costituiti con terra di riporto e muretti a secco.
Anche oggi la produzione vitivinicola rappresenta uno dei principali biglietti da visita della Valtellina nel mondo, e, in tale ambito, sono state individuate alcune zone di maggior pregio, destinate alla produzione di vini d.o.c.g., nella fascia compresa fra Castione Andevenno e Teglio. Si tratta delle zone nelle quali maturano le uve del Sassella, del Grumello, dell’Inferno, del Fracia e del Valgella. La zona della Fràcia, in particolare, si estende da Chiuro al Dosso Bello, che scende dal terrazzo di Teglio al fondovalle. Una visita a questo solare lembo del versante retico può essere effettuata percorrendo un tranquillo circuito di mountain-bike, che ha come punto di partenza e di arrivo Chiuro.
Lasciamo, dunque, la ss. 38 dello Stelvio allo svincolo segnalato per Castionetto, all’altezza della stazione ferroviaria di Chiuro (si trova sulla sinistra, per chi proceda da Sondrio verso Tirano, mentre a destra si trova il passaggio a livello che immette sulla strada per Castello dell’Acqua. Percorsa, così, la via Stazione, ci troviamo sul limite orientale dell’abitato di Chiuro. Proseguendo verso destra, lungo la via Albinelli, ci troviamo all’imbocco della via Castione, che sale a Castionetto di Chiuro (l’antica Castione di sopra).
La chiesa di San Sebastiano, a Castionetto di Chiuro. Foto di M. Dei CasDa qui parte l’anello: parcheggiata l’automobile, a circa 398 metri s.l.m., infatti, cominciamo a salire sulla strada dalla carreggiata piuttosto larga, superando il ponte sul torrente Fontana (che scende dalla Val Fontana) e lasciando alla propria sinistra la caratteristica casa rossa. Dopo il primo largo tornante sinistrorso, troviamo, sulla nostra destra, la partenza di una pista con fondo in cemento e dalla pendenza piuttosto ripida, che punta decisa alla chiesa di San Bartolomeo (m. 499). Con una pendenza più moderata, ma un percorso più lungo, possiamo raggiungere la medesima chiesa proseguendo sulla strada, impegnando il successivo tornante destrorso e raggiungendo il cimitero, posto in corrispondenza di un nuovo tornante sinistrorso.
Proprio qui, alla nostra destra, troviamo una stradina asfaltata, la via S. Bartolomeo, che, in leggera discesa, porta alla chiesa. Si tratta dell’antica chiesa parrocchiale, di origine medievale (fu eretta nel secolo XII o XIII), connessa con un monastero che fu poi, nei secoli successivi, abbandonato. Dal sagrato della chiesa il colpo d’occhio, verso ovest, su Chiuro, Ponte ed il conoide della Fiorenza è davvero ottimo. Sul lato opposto, cioè verso est, si colloca, invece, in primo piano il Dosso Bello (l’antico Dossum Bellum), che fiancheggia la bassa val Rogna. Riprendiamo a salire, lungo la via San Bartolomeo, finché troviamo, sulla nostra destra, ad un tornante sinistrorso, una pista che se ne stacca, per scendere nel cuore della val Rogna e valicare, su un ponte, l’omonimo torrente.
Poco oltre, eccoci ad un bivio: prendendo a destra scendiamo verso Ca’ Fracia, nella zona dei vigneti più pregiati, su una pista che, più sotto, intercetta una seconda pista, che scende fino al fondovalle. La chiesa di S. Antonio. Foto di M. Dei CasPuò essere, questa, una soluzione ideale per chi abbia poco tempo a disposizione, ma non intenda rinunciare ad un incontro ravvicinato con questo splendido versante, o anche ad una tranquilla passeggiata ai piedi dell’arcano Dosso Bello, che l’immaginazione contadina ha popolato di paurose streghe lanciate nella sabba o ridda infernale.
Se scegliamo di effettuare questo breve circuito, dopo aver intercettato la seconda pista, con fondo in cemento, proseguiamo nella discesa verso destra, fino alla cascata con la quale il torrente Rogna conclude la sua corsa verso il fondovalle. Non ci resta, a questo punto, che percorrere, verso est, la via delle Coldane, che intercetta la via Santa Marta. Procedendo, infine, verso destra raggiungiamo l’imbocco della via Castione, cioè il punto di partenza, dopo una pedalata di 30-35 minuti (o una camminata di circa un’ora).
Se, però, abbiamo più tempo a disposizione, possiamo puntare a Teglio. Per farlo, al bivio oltre il ponte sul torrente Rogna prendiamo a sinistra, proseguendo nella salita, fino ad intercettare la strada provinciale Panoramica dei Castelli, splendida via di comunicazione che da Montagna in Valtellina, sopra Sondrio, raggiunge Teglio, passando per Poggiridenti, Tresivio, Ponte e Castionetto di Chiuro. E’ possibile anche salire alla provinciale più ad ovest: basta proseguire sulla via San Bartolomeo, senza imboccare la deviazione a destra. La chiesetta di S. Martino, a Teglio. Foto di M. Dei CasIn tal caso si intercetta la panoramica nel cuore di Castionetto di Chiuro, a 561 metri: sul lato opposto, il vicolo S. Gregorio ci porta alla chiesetta nel centro del paese. Prendiamo, ora, a destra, e superiamo il ponte sul torrente Rogna: ci ritroviamo al medesimo punto intercettato dalla pista che sale nel bosco sul lato orientale della val Rogna.
Continuiamo a percorrere la strada panoramica, verso est: incontreremo, in successione, la frazione di San Giovanni, a 662 metri, e le case di Villanuova, a 695 metri. Leggermente a monte di San Giovanni si trova Ca’ Scanzi, toponimo di probabile origine longobarda. Poco oltre Villanuova, nei pressi della località Vangione, troviamo un secondo ponte, denominato ponte della Maga, o della Magada. Esso, infatti, scavalca la modesta valle della Maga, o della Magada, poco a valle di un punto nel quale il torrentello che la percorre si nasconde in una stretta forra, che l’immaginazione popolare ha voluto sede magica di perfide streghe, pronte a scatenare la sabba nei prati vicini il primo giorno di ciascun anno. Segnaliamo che da Vangione (m. 698), seguendo una strada, si può scendere ad intercettare, a Castelvetro, la strada provinciale che da Tresenda sale a Teglio.
Proseguendo, invece, nella salita, giungiamo ad un tornante sinistrorso, presso il quale si trova, su un prato panoramico, solitaria, la chiesa di S. Antonio (m. 706). Essa risale al 1650, e mostra, sulla facciata, due affreschi che raffigurano quattro santi e due angeli. La pista che scende alla Fracia. Foto di M. Dei CasContinuiamo a salire, attraversando Frigeri (m. 793) e lasciando alla nostra sinistra, dopo un tornante destrorso, la deviazione che sale alla frazione di S. Rocco, a nord-ovest di Teglio. Dopo un tornante sinistrorso, raggiungiamo l’ultimo tornante destrorso prima del tratto finale che conduce a Teglio. Qui fiancheggiamo per un tratto il torrentello della valle della Maga, fino a trovare, sulla destra della strada, la chiesetta di San Martino, nei pressi del cimitero di Teglio, caratterizzata dal bel campanile romanico, in una cornice di prati gentile e dolce, costellata di grandi castagni e noci.
L’attuale chiesetta mostra l’aspetto assunto dopo la ricostruzione del 1560, e propone, sulla facciata, alcuni affreschi che si pongono in singolare contrasto con l’amenità del luogo. Il tema dominante è quello della morte: a destra uno scheletro inquietante è sormontato dalla scritta “Hodie mihi, cras tibi”, cioè “oggi a me, domani a te”, mentre a sinistra la raffigurazione della morte è commentata dalla frase “Omnia mihi subdita”, cioè “tutto è sottomesso a me”. Quando si dice parlare chiaramente!
Ci troviamo alla periferia occidentale di Teglio (m. 851), ed una visita al paese si impone. Tornati a San Martino, per iniziare la discesa imbocchiamo la stradina asfaltata che si trova poco ad oriente della chiesetta (cioè poco oltre, per chi proceda verso Teglio, sulla destra). La stradina conduce ad una strada privata; noi, invece di impegnarla, deviamo a sinistra, seguendo una pista in terra battuta che scende in un bel bosco di castagni. La chiesetta di S. Martino, a Teglio. Foto di M. Dei CasLa pista intercetta la panoramica poco sopra il tornante della chiesa di S. Antonio, per poi proseguire fra le case di Vangione di sopra. Qui tagliamo una seconda volta la panoramica, per lasciarla subito e proseguire nella discesa verso sud-ovest.
Scendiamo, così, attraversando una zona boscosa di grande suggestione, dove la luce, fra i grandi castagni, disegna ricami preziosi e talvolta inquietanti. Ignorate alcune deviazioni, rimaniamo sulla pista principale, che lascia la fascia dei boschi e scende alla bellissima fascia di vigneti compresa fra il Dosso Bello ed il lungo dosso che da Teglio scende al fondovalle. Non dobbiamo, però, percorrere interamente la pista: questa, infatti, dopo un ultimo tornante sinistrorso, termina ad una piccola piazzola, presso il rudere di una baita (c’è una traccia di pista poco sotto, ma ben presto termina anch’essa, mentre a sinistra un sentiero porta di nuovo alla valle della Maga, circondata, ad est della quale si trova una nuova fascia di vigneti.
Torniamo, dunque, all’ultimo tornante sinistrorso: qui troviamo una seconda pista, che si stacca da quella percorsa sulla destra, e riprende la discesa verso sud-ovest. Dimore rurali alla Fracia. Foto di M. Dei CasE’ la pista intercettata dalla stradina che scende da Ca’ Fracia, menzionata nella descrizione dell’anello minore. Si tratta di una pista con fondo in cemento, che taglia la fscia dei vigneti e termina alla già citata cascata del torrente Rogna. Il ritorno all’automobile avviene, quindi, facilmente seguendo la via Coldane e la via Santa Marta.
Questo anello maggiore, che comporta un dislivello in salita di circa 460 metri, è percorribile in un’ora e mezza, mentre a piedi è necessario approssimativamente un tempo doppio.

Difficoltà
T (turistica)
Dislivello
mt. 460
Tempo
1 h e 30 min


La cascata del torrente Rogna. Foto di M. Dei Cas

- Cartina Kompass n. 93
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

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