Il circuito del Sassella

Pedalando fra i vigneti più pregiati di Valtellina, fra Castione e Sondrio
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 Autore: M. Dei Cas

La vitivinicoltura ha rappresentato un elemento di importanza strategica nella storia economica della Valtellina, naturale punto di passaggio dei commerci fra il bacino padano ed il mondo germanico: i vini valtellinesi, infatti, furono, per secoli, preziosa merce di scambio, assai richiesta nelle terre dell’Impero Germanico.
Ma la Valtellina non aveva una conformazione che, di per sé, favorisse la coltura della vite. Ecco che, allora, le zone climaticamente più favorevoli subirono una modificazione morfologica, attraverso la lenta e paziente costruzione di terrazzamenti con muri a secco e la realizzazione di zone di coltura con terra di riporto, un lavoro minuzioso e certosino, che ha dato alla valle l’aspetto ben noto e familiare, lasciandoci, però, anche, come eredità storica, il compito di curarne la manutenzione, per evitare smottamenti, il cui rischio è assai concreto laddove i terrazzamenti non sono più coltivati.
Nelle zone più propizie alla produzione di un vino corposo e pregiato, cioè sul versante retico mediovaltellinese da Monastero di Berbenno a Teglio, che gode di una felice posizione climatica per la sua esposizione a sud e per la conformazione del territorio, sono oggi presenti cinque zone in cui si produce un vino a denominazione di origine controllata (D.O.C.G.), la Maroggia, il Sassella, il Grumello, l’Inferno ed il Valgella-Fracia.
Le numerose piste tracciate per agevolare l’opera dei vitivinicoltori consentono, in questa fascia, interessanti e panoramici anelli di mountain-bike, soprattutto nelle stagioni di primaverile ed autunnale, ma anche in inverno, dal momento che la copertura dopo nevicate anche abbondanti rimane per un periodo assai limitato. Il più famoso di tali circuiti è quello del Sassella, che percorre le zone il cui nome è legato alla famosa rocca posta appena ad ovest di Sondrio, con l’omonimo santuario della Madonna e la Torre ora adibita a ristorante. Lo si può percorrere in diverse varianti.
Raccontiamo alcune possibilità che partono da Castione, uno dei più bei paesi della media Valtellina, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “giardino di Valtellina”. Fra i suoi abitanti, consapevoli dell’amenità dei luoghi, è ancora vivo il simpatico adagio: “Roma capo del mondo, Castione subito secondo”. Al paese, costruito sul terrazzo alluvionale del torrente Bocco (che uscì rovinosamente dagli argini nell’agosto del 1520, causando, insieme all’esondazione dell’Adda, danni notevolissimi), si accede facilmente staccandosi dalla ss. 38 dello Stelvio, verso nord, a pochi km da Sondrio, in corrispondenza dell’ipermercato Iperal.
Risalendo la strada che conduce al centro del paese si rimane colpiti, oltre che dalla luminosità dei luoghi, anche dalla presenza di due chiese quasi gemelle. Quella più bassa ed antica è collocata sul dosso delle Motte ed è dedicata a S. Rocco. La sua costruzione iniziò nel Cinquecento, ma venne portata a termine, come testimonia la data sul portale, solo nel 1722. Più alta, al centro dell’abitato, è la chiesa parrocchiale di S. Martino, la cui struttura attuale risale al Seicento, secolo nel quale la parrocchia di Castione si staccò da quella di Sondrio (nel 1624, appena cinque anni prima che scoppiasse la terribile peste, causata dal passaggio dei lanzichenecchi, che determinò, secondo alcuni storici, un vero e proprio crollo demografico in Valtellina, la cui popolazione sarebbe scesa da circa 140.000 a circa 40.000 abitanti). Proprio davanti alla chiesa passa la bella strada di mezza costa che congiunge Berbenno a Triangia, e che costituisce un ottimo tracciato per chi voglia pedalare in tutta tranquillità, godendosi le numerose suggestioni panoramiche di questo lembo di Valtellina.
Si tratta di una zona che riveste anche un considerevole interesse geologico: a valle dei luoghi toccati dalla strada, infatti, passa la linea del Tonale, o linea insubrica, che, con andamento da est ad ovest, passa a circa un chilometro e mezzo a nord dell’alveo dell’Adda: si tratta di una fascia di rocce molto frammentate, in corrispondenza di una profonda faglia che separa, geologicamente parlando, l’Africa dal continente Europeo.
Dopo una breve visita al centro di Castione, torniamo, ora, un po’ indietro, scendendo fino al punto nel quale, sulla sinistra, troviamo la deviazione per la frazione dei Grigioni. Imboccando la stradina, portiamoci fino al piccolo parcheggio che si trova nel cuore delle case. Siamo nella pregiata zona del Grisùn, uno dei più famosi vini di Valtellina, anzi, stando a quanto scrive Giovanni Guler von Weineck, nel resoconto del suo viaggio all’inizio del Seicento (1616), il più pregiato di tali vini: “Presso Castione, al di sopra del fondovalle, s’innalza una collina rocciosa e soleggiata, ma fertile di vino, detta Grisoni: essa produce il vino migliore e più squisito di tutta la valle, vino che si può conservare dolce per lungo tempo e che dai mercanti viene esportato per venderlo alla corte degli imperatori, dei re, dei principi e dei più nobili signori”. Si tratta di una testimonianza imparziale, quindi attendibile e lusinghiera per l’intera zona.
Per la felice posizione climatica, questi luoghi furono abitati fin dai tempi più remoti: diverse, infatti, sono le testimonianze di incisioni rupestri preistoriche, nella zona compresa fra la Ganda e Triangia, e ciò rende queste zone, dal punto di vista dell’interesse archeologico e storico, accostabile alla rupe magna di Grosio ed alla rupe di Tresivio. La stessa fontanella del parcheggio ai Grigioni è adornata con un sasso con incisioni di origine preistorica (coppelle), ritrovato a poche centinaia di metri.
Da qui può partire il circuito: montiamo in sella e, lasciando alle nostre spalle le case (nelle cui cantine antiche si vinificava ancora fino alla metà del Novecento), cominciamo a salire lungo la stradina asfaltata in direzione est, tagliando la costiera del Sassella, fino ad incontrare un bivio: prendendo a destra si scende a Triasso (m. 450), piccolo nucleo di case riposto in una conca che si apre sull’aspro versante roccioso che sovrasta la Sassella. Riserviamo però la visita a Triasso alla seconda parte del circuito (nulla vieta, ovviamente, di scendere subito, percorrendo un circuito molto più breve: del resto le varianti possibili offerte da questa zona sono molteplici).
Al bivio, dunque, prendiamo a sinistra, e proseguiamo la salita in direzione della frazione di Moroni (da non confondere con l’omonimo borgo posto a valle rispetto a Triangia, in direzione di Sondrio). Incontreremo ben presto, alla nostra destra, una stradina che si stacca da quella che stiamo percorrendo ed attraversa una selva, portando ad alcune case. Nei pressi dell’ultima ed isolata baita, in località Ganda, troviamo la già citata rupe, scoperta recentemente, negli anni novanta del Novecento, che presenta 80 figure antropomorfe, di armati e di donne oranti, oltre a numerose coppelle e cataletti, risalenti all’Età del Bronzo medio-tarda. Torniamo sulla strada per Moroni: al fondo in asfalto si sostituisce quello in terra battuta, ed il tracciato passa a monte di un bel terrazzo prativo, prima di raggiungere le case della frazione, a 530 metri. Qui tutto sembra essere rimasto come mezzo secolo fa, quando il tempo era scandito dalla solerte operosità legata alle attività agricole. Attraversato il torrente Soverna, continuiamo a salire fino al termine della stradina, che confluisce nella più ampia strada che da Castione sale a Triangia.
Percorriamo, ora, questa strada fino al corridoio di Triangia, cogliendo anche l’occasione per qualche interessante fuoriprogramma. Poco prima di entrare nel corridoio, infatti, incontriamo, sulla sinistra, la deviazione per le frazioni di Gatti (m. 760) e di Bonetti. La stradina termina in corrispondenza della secentesca chiesetta di S. Maria Maddalena, posta a monte di una bella conca di prati, sul limite del bosco. Questo breve fuoriprogramma permette di gustare diversi scorci di abitazioni rurali che hanno conservato l’antico aspetto.
Raggiungiamo, infine, Triangia, il paese dei tre angeli, dal momento che il suo nome pare derivi dalla leggenda che vuole che tre angeli siano apparsi proprio in questi luoghi. Siamo poco al di sotto degli 800 metri: alla nostra destra non è facile capire dove sia la massima elevazione del colle di Triangia (m. 800), che si eleva di poco rispetto al piano di Triangia. La particolarità del colle, oltre all’estrema panoramicità (imbocchiamo la pista che ci porta fra i prati del colle: potremo ammirare un panorama indimenticabile sulla media Valtellina orientale ed occidentale), è anche quella di riunire i segni del passato più antico a quelli del presente tecnologico. Questi secondi sono immediatamente individuabili: si tratta dei ripetitori della RAI che segnano il limite orientale del colle. I primi, invece, vanno cercati con più attenzione: si tratta delle incisioni (coppelle) sul masso di Triangia, collocato in posizione isolata, nella parte occidentale del colle, ad ovest di Triangia.
Dopo una visita alla chiesa parrocchiale di S. Bernardo, torniamo indietro, verso Castione, lasciando, però, la strada principale alla prima deviazione a sinistra, in corrispondenza del piccolo cimitero: una stradina ci porta alla frazione di Piatta (700 metri), dove troviamo la chiesetta di S. Luigi, di probabile origine seicentesca, arroccata sul limite superiore di una rupe che precipita nel crinale sottostante. La sua posizione la rende ben visibile anche dal piano: alzando gli occhi, nella prima parte della salita da Grigioni a Moroni, la distinguiamo facilmente.
Potremmo, ora, prendere a destra e tornare sulla strada per Castione; scegliamo, invece, una variante assai più interessante e dirigiamoci a sinistra, oltrepassando la chiesetta e raggiungendo le ultime case della frazione, dove una pista scende decisamente verso est, verso la fascia di vigneti. Ad un bivio, prendiamo a destra, raggiungendo il punto in cui la pista termina. Imbocchiamo, quindi, il sentierino sulla destra, che effettua una breve traversata fino alla località del Poz. Il fondo è ciclabile, ma alcune piante ad altezza d’uomo ci impongono di scendere di sella per qualche decina di metri.
Il Poz è un gruppo di baite, con una fontana, davvero suggestivo. Proseguiamo sulla pista, che sale leggermente, ma stacchiamocene quando, sulla nostra sinistra, troviamo la partenza di una mulattiera che scende, decisa, alle case alte di Moroni. Il fondo impone una velocità moderata, ma la mulattiera, con qualche cautela, è interamente ciclabile. Al termine della discesa ci ritroviamo ai piedi di una suggestiva cascata che le acque del torrente Soverna formano per superare un salto roccioso. Poco sotto, eccoci al limite orientale di Moroni.
Scendiamo ora verso sinistra, sulla pista già percorsa in salita, fino al bivio, al quale prendiamo a sinistra, scendendo a Triasso. Raggiunto il limite orientale del paese, lasciamo la strada, che prosegue la discesa fino a Sondrio, ed imbocchiamo la stradina che se ne stacca sulla sinistra, tagliando la fascia dei terrazzamenti del Sassella, sopra la via Valeriana che corre nella parte occidentale di Sondrio. Dopo un primo tratto in leggera salita, iniziamo una discesa, gustando un panorama di rara bellezza su Sondrio e la parte orientale della media Valtellina.
Ci portiamo, così, sotto la frazione di Colombera, in vista dell’inconfondibile edificio del convento di S. Lorenzo, ma, invece di procedere in direzione della frazione, lasciamo la stradina asfaltata per proseguire la discesa su una larga mulattiera che se ne stacca sulla destra. Scendiamo, così, alla strada che da Sondrio sale in Valmalenco. Seguendola, raggiungiamo il piano, all’imbocco della via Bernina.
Senza percorrerla, prendiamo a destra, percorrendo interamente la via Valeriana e passando alle spalle dello stadio di calcio, fino al punto di partenza della stradina che sale verso Triasso. Dopo una breve salita, lasciamo la stradina per impegnare la mulattiera che se ne stacca sulla sinistra e porta al santuario della Madonna della Sassella. Questo santuario, cui i sondriesi sono molto devoti, ha una storia assai antica, altomedievale, che rimanda all’apparizione del 932, all’arciprete di Sondrio, della Vergine, che gli chiese che venisse eretta una chiesetta in suo onore. L’edificio che vediamo oggi è più recente di qualche secolo (risale al XV secolo): dal suo sagrato dominiamo con lo sguardo il conoide di Albosaggia e la città di Sondrio. Poco oltre il santuario, troviamo la Torre della Sassella, oggi ristrutturata ed adibita a ristorante.
Ci accingiamo, ora, a percorrere l’ultimo tratto del circuito: dal santuario, su una stradina asfaltata, scendiamo verso ovest, passando accanto ad una parete attrezzata come palestra di roccia, e, piegando a sinistra, ci affacciamo alla ss. 38. Non è necessario impegnarne la carreggiata: possiamo procedere sulla fascia sterrata che la delimita a destra (nord), fino a staccarcene sulla destra, procedendo sulla strada asfaltata che corre alle spalle della zona industriale e commerciale di Castione-Andevenno, fino ad intercettare la strada che sale a Castione.
Percorriamola fino a trovare, sulla destra, la partenza della strada per Grigioni, che ci riporta all’automobile, dopo circa due ore e mezza. Il dislivello superato in altezza è di circa 650 metri. Giova ricordare, in conclusione, che la fantasia di ciascuno potrà trovare molteplici varianti, ricombinando o selezionando i diversi segmenti del circuito, che sono, ovviamente, percorribili anche a piedi.

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