Corna in Monte

Un suggestivo anello di mountain-bike nel cuore delle Orobie centrali
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 Autore: M. Dei Cas

Dalla Val Tartano, ad ovest, alla Val Madre, ad est, sembra che la catena orobica, nel suo settore centrale si chiuda, e presenti agli osservatori che percorrono la media Valtellina solo una costiera ripida e severa, solcata solo dalla profonda, nascosta ed apparentemente inaccessibile Val Fabiòlo e da una serie di selvaggi valgelli. Su questo ombroso fianco montano si sviluppano boschi bellissimi, come il Bosco Nono, sopra Colorina, ed insediamenti poco conosciuti, ma di grande fascino, meta ideale di escursionisti solitari o di cultori della mountain-bike alla ricerca di percorsi facili e remunerativi.
Lasciamo, quindi, la statale 38 al secondo passaggio a livello che si incontra procedendo da Ardenno in direzione di Berbenno. Raggiungeremo così, oltrepassato il ponte sul fiume Adda, le case di Selvetta di Colorina, paese che conobbe un rapido sviluppo solo dopo la bonifica della piana omonima, nel secolo XIX.
Proprio alle spalle della chiesa parrocchiale di S. Carlo, parte la strada per Ròdolo; chi fosse a piedi, può, in alternativa, imboccare una mulattiera che risale i primi boschi sul fianco orobico, giungendo ad intercettare, in corrispondenza di una cappelletta, la strada asfaltata. Lasciamo, quindi, l’automobile e cominciamo a salire in bicicletta. La strada non ci permette l’esperienza, sempre affascinante, della traversata del bosco, ma ci regala, nel primo tratto, interessanti scorci su Selvetta e sulla piana omonima.
In entrambi i casi, poco oltre la cappelletta, troveremo un bivio: prendiamo a sinistra, seguendo le indicazioni per Ròdolo (m. 685). Raggiunto il paese, a 4 km dall’inizio della strada da Selvetta, prendiamoci il tempo necessario per ammirarne la chiesa della B. V. Immacolata, il cui nucleo originario risale, probabilmente, al secolo XV.
Lasciamolo, quindi, alle nostre spalle, imboccando la strada sterrata che si dirige verso sud-est (sinistra), raggiungendo, dopo circa 2,5 km, le baite della località Corna in Monte (m. 910), dove si trova la bellissima chiesetta di S. Margherita, restaurata di recente. Soffermiamoci ad osservare i dipinti sulla facciata, prima di proseguire, raggiungendo il termine della strada e risalendo, con la bici in spalla, i prati del maggengo.
Alle spalle delle baite più alte si raggiunge facilmente un sentiero che, percorso verso destra (est), conduce, dopo una breve traversata in pineta, ai prati della località Azzòlo (o Lazzuòlo, m. 1116): si tratta di una splendida conca, quasi nascosta fra i fitti boschi del versante montuoso, che regala un’intensa sensazione di pace ed armonia. Qui, alle spalle della baita più alta, parte il sentiero che sale al Gallonaccio (m. 1459). Noi, invece, proseguiamo verso ovest sul sentiero, che rientra nel bosco e ci porta, in breve, alla sommità dei prati del maggengo della Brusada, o delle Bruciate, poco al di sopra dei 1100 metri.
Scesi al limite inferiore dei prati, intercettiamo la pista sterrata, dove possiamo risalire in sella. La pista conduce, dopo alcuni tornanti, alla strada asfaltata che sale verso Alfaedo, nei pressi di un masso sul quale è scolpito il viso di un alpino. Salendo verso sinistra, raggiungiamo, in breve, la bella chiesa settecentesca di S. Gottardo, posta all’ingresso del paese (m. 803). Il vicino ossario propone, sulla facciata, l’inquietante dipinto di una figura con il cappello cardinalizio posto a copertura non del capo, ma del teschio: un bel modo di rappresentare la morte che livella gli uomini di diversa condizione. Dal Alfaedo si gode di un’ottima visuale sulla piana di Ardenno e sul versante retico che la sovrasta.
Il ritorno a Selvetta, che chiude l’anello, sfrutta la comoda strada asfaltata, scendendo sulla quale, ignorata una deviazione a sinistra per Alprato, ci ritroviamo, dopo 5 km, a Selvetta.
L’intero anello Richiede circa un’ora e 45 minuti, propone una parte ciclabile di circa 14 km ed un dislivello in salita di 840 metri circa. Se percorriamo l’anello a piedi, invece, mettiamo in conto circa 4 ore di cammino.
Un’ultima indicazione: teniamo presente che Selvetta è posta su quella pedemontana orobica che va da Albosaggia, alle porte di Sondrio, fino all’imbocco della Val di Tartano, ricongiungendosi con la ss. 38 dello Stelvio nei pressi del viadotto sul torrente Tartano. Si tratta di una strada assai sfruttata dai ciclisti, perché molto meno trafficata della ss. 38. E’, quindi, possibile Inserire quest’anello in una più ampia pedalata ai piedi del versante orobico centrale.

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