LA SERPE BIANCA DI CHIAVENNA

Perchè sui portoni di Chiavenna si vede una serpe (leggenda)
Testi a cura di M. Dei Cas

La serpe su molti portoni di Chiavenna. Foto di M. Dei Cas Accanto ai numerosi motivi di interesse storico che Chiavenna offre ai visitatori, vi sono anche diverse curiosità. Una, in particolare, colpisce per la sua singolarità: su diversi portoni di diverse dimore, dense di storia illustre, troviamo, al posto del classico battente, una figura di serpe in ferro battuto. Stupisce la scelta, se si pensa che il serpente è uno dei più classici simboli del male, nella sua forma insinuante, subdola e repellente. Evidentemente la serpe posta a guardia di questi portoni assume una diversa valenza, si carica di un significato protettivo.
Un’antica leggenda spiega l’origine di tale significato. Essa narra di un tempo nel quale i Chiavennaschi dovettero subire le conseguenze negative di una vera e propria invasione di moscerini e piccoli insetti, conseguenze non solo fastidiose, ma anche disastrose per l’agricoltura: gli indesiderati ospiti, infatti, banchettavano alle spalle delle fatiche e del sudore dei contadini, prendendo d’assalto i raccolti, ed in particolare la frutta e la verdura. Si trattava di un vero flagello biblico, ed i Chiavennaschi, dopo averle provate tutte per liberarsi degli insetti, si rivolsero, esasperati, ad un mago che aveva fama di potente operatore di sortilegi e magie.
Costui amava parlare per enigmi, ed enigmatica fu la risposta che diede loro: si limitò a chiedere se avessero visto una serpe bianca, senza aggiungere null’altro che potesse chiarire il senso delle sue misteriose parole. I Chiavennaschi rimasero assai stupiti di fronte ad esse, ma non osarono chiedere di più, limitandosi a rispondere che di serpi se ne potevano vedere molte, ma di bianche non se n’erano mai viste. Se ne tornarono, quindi, a casa, convinti che il mago non volesse o non potesse aiutarli. Lo stupore aumentò, poi, quando videro il mago entrare nella cittadina, la sera di quello stesso giorno, chiamando a raccolta la gente intorno a sé. Cosa stava accadendo? Il mago ci aveva ripensato? Egli, incurante degli occhi dai quali trasparivano questi interrogativi, chiese, con voce ferma, che si preparasse un grande falò. Nessuno osò chiederne la ragione, e la catasta di legna fu preparata. Egli stesso appiccò il fuoco, e questo divampò, diffondendo i suoi bagliori nelle ombre della sera.
Ad un certo punto il mago estrasse dal suo mantello uno strumento magico, e cominciò ad intonare una melodia. Una melodia strana, che non si era mai udita, una melodia magica, che evocò, dal fuoco, un essere misterioso. All’inizio non si riusciva a distinguere cosa fosse quell’essere che prendeva forma fra le fiamme, poi la sua forma si fece più chiara, più definita. Era una serpe bianca, la serpe bianca di cui aveva parlato il mago. Il misterioso animale, guizzando fra le fiamme, attirò tutti gli insetti ed i moscerini che avevano infestato la zona. Tutti, proprio tutti, furono così inghiottiti dalle fiamme e sparirono, per sempre. Gli abitanti di Chiavenna avevano assistito alla scena, e rimasero sbigottiti.
Non si erano ancora ripresi dallo stupore, quando accadde qualcosa di ancor più prodigioso: il fuoco si era fatto ancora più vivo, quasi accecante, e la serpe, che sembrava fare tutt’uno con il fuoco, si protese in direzione del mago, lo avvolse nelle sue spire e lo trascinò nel cuore delle fiamme. Tutto questo accadde in pochi istanti. Il mago, sempre avvolto nelle spire della serpe, cominciò ad ardere, consumandosi, e con lui si consumava anche la serpe. Alla fine non si vedevano che le fiamme: la serpe ed il mago erano spariti. Anche le fiamme cominciarono a spegnersi, rapidamente, lasciando, sotto lo sguardo degli esterrefatti presenti, il posto ad un gran mucchio di tizzoni fumanti.
Immaginate, ora, cosa poteva passare nella mente di coloro che avevano assistito agli eventi di quella serata prodigiosa. I pensieri si rincorrevano, e con essi i contrastanti sentimenti di sollievo e timore, sollievo per la fine del flagello degli insetti distruttori, timore per la fine miserevole del mago.
Ma il pensiero dominante riguardava la misteriosa serpe bianca: cos’era? Quale significato aveva? In alcuni prevalse l’idea che essa fosse la manifestazione visibile della forza magica evocata dal mago, che aveva liberato la città dagli insetti nocivi, altri preferirono pensare che fosse una forza magica che aveva punito il mago per aver attuato un sortilegio empio e, probabilmente ingannatore: forse, infatti, egli intendeva impadronirsi della città, dopo averla liberata, e soggiogarne gli abitanti, forse era stato addirittura lui a scatenare, con le sue pratiche magiche, l’invasione degli insetti, che nulla aveva di naturale. In entrambi i casi, la serpe bianca venne vista come forza protettiva, vuoi contro gli insetti, vuoi contro i malefici e le pratiche magiche subdole ed ingannatrici. E come tale venne posta sull’uscio di diversi palazzi.

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