I Corni Bruciati

Fra Val Masino, Valmalenco e versante retico
Prima giornata: da Preda Rossa al rifugio Bosio, per il passo di Corna Rossa

Il monte Disgrazia si riflette in un piccolo specchio d'acqua nel pianoro che raggiungiamo salendo verso la grande morena di Preda Rossa. Foto di M. Dei CasL'itinerario che viene qui proposto potrebbe anche essere effettuato in un'unica giornata, ma ciò comporterebbe uno sforzo fisico veramente considerevole, per cui è consigliabile dividerlo in due giornate, anche per poter gustare con maggiore calma i grandiosi scenari che esso ci offre. Siamo infatti nel cuore del gruppo del Disgrazia, e dobbiamo descrivere un anello che chiude i famosi Corni Bruciati, che con il loro inconfondibile profilo rossastro si fanno riconoscere anche dall'occhio meno esperto. Il punto di partenza dell'itinerario potrebbe essere il rifugio Ponti, ma questo comporterebbe l'impegno di una terza giornata, per cui partiamo dalla piana di Preda Rossa (cfr. la scheda del rifugio Ponti).
Raggiunto il punto in cui termina la strada asfaltata che sale dalla valle di Sasso Bisolo (dove si trova il rifugio Scotti), ci incamminiamo verso la piana. I Corni Bruciati visti dal sentiero che porta alla grande morena della valle di Preda Rossa.  Foto di M. Dei CasTuttavia non la attraversiamo al centro, come fanno coloro che salgono al rifugio, ma ci portiamo sul suo lato destro, seguendo una strada sterrata che lo percorre interamente, per poi salire ad un secondo e più piccolo pianoro, che costituisce una piccola perla: nelle giornate limpide lo scenario è di un'incredibile solarità. Nella salita possiamo, inoltre, ammirare da vicino il poderoso fianco rossastro dei Corni Bruciati, che avremo modo di osservare, durante il cammino, da diversi profili. La strada termina, per lasciare il posto ad una traccia di sentiero che ben presto, però si perde. Dobbiamo tagliare il pianoro fino al suo lato terminale sinistro, per cercare una nuova traccia che sale ad una seconda pianetta: ci ritroviamo così ai piedi dell'impressionante grande morena della Valle di Preda Rossa. Salendo sul filo della grande morena centrale della valle di Preda Rossa. Foto di M. Dei Cas
Un sentierino ne percorre il filo, salendo ripido fino a raggiungere più o meno la quota del rifugio Ponti, intercettando il sentiero che da esso si stacca per il monte Disgrazia e per il passo di Corna Rossa. Deviando a sinistra, potremmo raggiungere il rifugio; proseguendo sul filo della morena, giungeremmo invece ai piedi del ghiacciaio di Preda Rossa, che viene risalito, in direzione della sella di Pioda, da quanti scalano il monte Disgrazia. Noi invece scendiamo a destra, superiamo un torrente che scende dal ghiacciao, risalendo poi a superare una seconda morena e seguendo i segnavia che ci fanno avvicinare al fianco orientale della valle. Il maggiore dei torrenti che scendono dal ghiacciaio di Preda Rossa. Sullo sfondo, il monte Disgrazia. Foto di M. Dei CasLa traccia ci porta presso un grande masso, sul quale è scritta, in caratteri molto grandi, l'indicazione del rifugio Desio. Dobbiamo oltrepassare un pianoro occupato spesso, anche a stagione avanzata, da un nevaio, prima di giungere ai piedi della costiera, che attacchiamo in corrispondenza di un nevaio. Questo va risalito in direzione del vertice di sinistra, oppure in parte fiancheggiato a destra, salendo per gande, ed alla fine tagliato verso sinistra. Nell'ultima parte la pendenza è significativa, per cui sono consigliabili i ramponi.
Tocchiamo poi un terreno misto costituito da sassi mobili e terriccio, che rende piuttosto faticosa l'ulteriore salita al passo di Corna Rossa. In alcuni punti questa è agevolata da corde fisse; bisogna prestare comunque molta attenzione, perchè alcuni passaggi sono esposti. Le corde fisse agevolano i punti più delicati nella salita al rifugio Desio. Foto di M. Dei CasIl passo non è facilmente riconoscibile sulla costiera, e non possiamo neppure sperare di vedere il rifugio Desio prima di raggiungerlo, perchè questo è nascosto pochi metri oltre il valico. L'unico indizio del fatto che ormai la salita è terminata è il parafulmine, posto non a caso nei pressi del rifugio: questa zona è estremamente bersagliata dai fulmini, per il contenuto ferroso delle rocce che la costituiscono (e che le conferiscono il caratteristico colore rossastro, che spiega anche il nome della valle, che significa "Pietra rossa"). E' dunque imprudente affrontare la salita con tempo incerto, anche perch´┐Ż non ci si può poi appoggiare al rifugio, dichiarato inagibile dopo le eccezionali nevicate dell'inverno 2000-2001. Non ci possiamo dunque fermare ai 2836 metri raggiunti, ma dobbiamo intraprendere la discesa, seguendo le indicazioni ed i segnavia, prima per sfasciumi, lungo la valle Airale (attenzione a non prendere a sinistra per il lago della Cassandra), poi su terreno meno faticoso, nell'alta val Torreggio, dove, in una bella piana disseminata di larici, raggiungiamo alla fine la meta della prima giornata, Il rifugio Desio e, sullo sfondo, la cima di Corna Rossa (m. 3180). Foto di M. Dei Casil rifugio Bosio (m. 2086), dopo aver varcato il torrente Torreggio su un bel ponte, collocato recentemente dai cacciatori.
Questo stesso percorso, effettuato però partendo dal rifugio Ponti, costituisce un classico prolungamento del celeberrimo Sentiero Roma, ed anche un tratto del Sentiero Italia Lombardia nord 3 - direttrice settentrionale.
Il tempo complessivo impiegato per la traversata è di 4 ore, ed il dislivello superato è di circa 1000 metri.
Per proseguire nel cammino, apri la relazione sulla seconda giornata.

 

Difficoltà
EE (escursionisti esperti)
Dislivello
mt. 1000
Tempo
4 h
Cartina Kompass 1:35.000 Val Masino, Val Codera e Costiera dei Cech
Testo e fotografie a cura di M.Dei Cas
Seconda giornata: dal rifugio Bosio a Preda Rossa per i passa di Caldenno e Scermendone

Le valli Airale e Torreggio viste dal passo di Corna Rossa. Foto di M. Dei CasLa seconda giornata di questo giro intorno ai Corni Bruciati comincia dunque dal rifugio Bosio e prevede il ritorno a Preda Rossa attraverso due passi, quello di Caldenno e quello di Scermendone.
La salita al primo passo avviene facilmente seguendo le indicazioni poste proprio nei pressi del rifugio. Si tratta di superare poco più di quattrocento metri seguendo un tracciato che sale lungo il fianco della valle, in direzione sud-ovest, con una leggera svolta a sinistra che permette di guadagnare l'ultimo balcone del versante montuoso ed una verso destra che porta al passo con un ultimo tratto verso ovest.
Il panorama offerto dai 2517 metri del valico è particolarmente ampio ed interessante. Il monte Disgrazia appare in tutta la sua bellezza, fiancheggiato dal pizzo Cassandra. Più ad est ottima è la visuale sul gruppo dello Scalino, sulla media Valtellina, sul gruppo dell'Adamello e sulla catena orobica orientale. il monte Disgrazia ed il pizzo Cassandra visti dal passo di Caldenno. Foto di M. Dei CasAd ovest si presenta al nostro sguardo la costiera che separa le valli di Postalesio e Terzana, e possiamo già distinguere l'intaglio del passo di Scermendone.
A sud, infine, appare buona parte della valle di Postalesio, scendendo lungo la quale potremmo raggiungere l'alpe Caldenno, prato Isio, Prato Gaggio ed infine Postalesio.
Noi dobbiamo invece tagliare tutta l'alta valle, seguendo il sentiero segnalato che ci porta all'ampia ganda posta ai piedi della costiera occidentale.
Lo scenario piuttosto desolato di questa grande estensione di pietre ha suscitato nella fantasia dei pastori che si spingevano fin nei suoi pressi l'idea che dovesse trattarsi di un luogo di segregazione eterna per le anime dannate, al quale era stato inflitto il supplizio di scalpellare eternamente quelle pietre. Si dice quindi che nelle sere e nelle notti particolarmente silenziose si può udire lo scalpellio sinistro e disperato di queste anime senza pace. Dal passo di Caldenno possiamo già distinguere quello di Scermendone, costituito dall'intaglio più marcato nella costiera che ci sta di fronte (a sinistra nell'immagine). Foto di M. Dei Cas
Noi, però, passiamo di qui quando ancora è pieno giorno, altrimenti non avremmo il tempo di portare a termine l'escursione; tendiamo comunque ugualmente l'orecchio: non si sa mai...
Quel che è certo è che, raggiunto il piede della ripida costiera, ci attende una salita piuttosto faticosa, su un sentiero che si inerpica faticosamente fra le pietre, fino a guadagnare i sospiratissimi 2595 metri del valico.
L'orizzonte si amplia di molto, davanti ai nostro occhi: abbiamo infatti di fronte l'intera val Terzana, che si stacca ad est dalla valle di Preda Rossa, ma il nostro sguardo raggiunge, ad ovest, le cime del lato sud-occidentale del gruppo del Masino.
A nord-ovest, ecco di nuovo i protagonisti dell'escursione, i Corni Bruciati (m. 3097 e 3114), che, visti da qui, mostrano un profilo più slanciato.Da destra: il monte Disgrazia, il passo di Scermendone ed i Corni Bruciati, visti dalla costiera meridionale della val Terzana. Foto di M. Dei CasSe avessimo il tempo di salire per un buon tratto sul versante meridionale della valle potremmo godere di un panorama ancora più suggestivo, sia verso nord che verso ovest.
La discesa della val Terzana è tranquilla e rilassante: per un primo tratto procediamo tendendo leggermente a destra, poi pieghiamo a sinistra e, superato un torrentello, ci portiamo ai piedi del fianco meridionale della valle.
Il suo aspetto è molto diverso da quello della valle di Postalesio: qui dominano tonalità più gentili, le tonalità di un verde che mostra molte delle sue sfumature.
A quota 2339 incontriamo anche un laghetto, il laghetto di Scermendone, di particolare interesse anche perchè, insieme ai laghetti della valle di Spluga, è l'unico specchio d'acqua di un certo rilievo in tutta la Val Masino.Il laghetto di Scermendone nello scenario verdeggiante della val Terzana. Sullo sfondo, a sinistra, il passo di Scermendone. Foto di M. Dei Cas
Lasciato sulla nostra sinistra il laghetto, proseguiamo, con un tracciato dolce, fino all'alpe al Piano di Spini (m. 2198), oltrepassandola e raggiungendo, su un sentiero molto lago e comodo, la parte terminale dell'alpe Scermendone alto.
Quest'alpe occupa la parte superiore del lunghissimo crinale che separa la Val Masino dal fondovalle valtellinese compreso fra Berbenno ed Ardenno. Se capitiamo qui la terza domenica di luglio troveremo molte tende: si celebra infatti la festa di san Quirico, al quale è dedicata la chiesetta (m. 2131) che protegge l'alpe, e molti escursionisti si danno appuntamento qui per festeggiare. In prossimità del punto che abbiamo raggiunto, poco prima della chiesetta, si trova anche un possibile ricovero sempre aperto, il bivacco Scermendone, che ci può tornare assai utile in caso di cattivo tempo. Non manca ormai molto: dobbiamo ora tornare indietro di qualche passo ed imboccare un sentiero che, staccandosi da quello della val Terzana proprio nel suo tratto finale, scende al ben visibile pianoro sottostante, l'alpe di Scermendone basso. Qui giunti, non dobbiamo dirigerci a sinistra, in direzione della baita dei pastori, ma attraversare l'alpe a destra del piccolo promontorio che delimita ad ovest l'alpe. Arriviamo così ad un ponticello che ci permette di superare il torrente e ci porta ad un sentiero segnalato, che taglia il grande corpo della frana scesa dal crinale sud-occidentale del Sasso Arso (m. 2314). Un'immagine tardo-primaverile dei Corni Bruciati, visti dalla piana di Preda Rossa. Foto di M. Dei CasStiamo tornando agli scenari rosseggianti della piana di Preda Rossa: infatti il sentiero, superato un secondo torrentello, ci riporta proprio all'inzio della piana, e precisamente ad una passerella che ci permette di oltrepassare il torrente che scende dal ghiacciaio di Preda Rossa.
Riportiamoci per un attimo nel cuore della piana ed osserviamo per l'ultima volta i Corni Bruciati, ripensando alla leggenda ad essi legata: un tempo, si dice, questo fianco montuoso ospitava ricchi alpeggi, ma l'egoismo dei pastori che negarono ad un viandante (sotto le cui spoglie si celava Cristo) il ristoro di un po' di cibo determinò un terrificante incendio, che annientò i pascoli, lasciando solo arido pietrame rosseggiante. Ora questi luoghi non sono più meta di pastori, ma di escursionisti. La nostra seconda giornata si conclude così dopo cinque ore di cammino, con un dislivello in salita di circa 650 metri.

 

Difficoltà
EE (escursionisti esperti)
Dislivello
mt. 650
Tempo
5 h
Cartina Kompass 1:35.000 Val Masino, Val Codera e Costiera dei Cech
Testo e fotografie a cura di M.Dei Cas

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