Dazio

Sul limite orientale della Costiera dei Cech

 

 

La chiesa parrocchiale di S. Provino a Dazio. Foto di M. Dei CasNascosta dietro la caratteristica formazione montuosa del Culmine di Dazio, che fa da spartiacque fra bassa e media Valtellina, sta un’incantevole piana, dove riposa il paesino di Dazio, a 568 metri sul livello del male, uno dei più piccoli della provincia di Sondrio (3,73 kmq). Qui possiamo trovare piante da frutta, oleandri, allori e palme, grazie al clima particolarmente mite che si gode anche nella stagione invernale.
La bellezza del luogo era apprezzata anche nei secoli passati. Ecco come il Güler von Weineck, governatore della Valtellina per le Tre Leghe dal 1587 al 1588, nell’opera “Raetia”, del 1616, lo presenta: “Venne così chiamato dalla parola dazio, perché un tempo il bestiame che si recava ad alpeggiare nella Valmasino doveva, passando di qui, pagare una tassa al feudatario. Questo villaggio sorge in amena posizione in una fertile pianura montana, elevata circa mille passi sull’Adda. All’estremo di questa pianura, verso mezzodì, sorge un piccolo monte detto la Colma di Dazio…A ponente di Dazio scorre il torrente montano chiamato Tovate e si stende la foresta di Roncaglia, la quale ripara il paese dai venti impetuosi del lago. I venti settentrionali vengono invece trattenuti dal monte di Caspano; e tutte queste condizioni favorevoli rendono il luogo salubre e fertile.”
Antica dimora a Dazio. Foto di M. Dei CasLa piana di Dazio rappresenta una sorta di porta naturale che congiunge il limite orientale della Costiera dei Cech con la Val Masino. Di qui passarono, fra gli altri, quegli alpeggiatori che, nei secoli scorsi, provenendo da Mello, cercarono nelle zone più remote della Val Masino nuovi alpeggi, dando così il nome a quella Val di Mello oggi celebre in tutto il mondo.
La conca è chiusa a sud dalla già citata formazione del Culmine di Dazio, ed a nord dall’estrema propaggine della Costiera dei Cech, che propone il tipico scenario alpino della Val Toate (o Tovate), nel quale spiccano, da est (destra), il corno di Colino (m. 2504), la torre di Bering (m. 2412), la cima quotata 2716 e la cima del Desenigo (m. 2854).
Oggi (2005) Dazio è un piccolo comune, di 371 abitanti, il cui territorio è delimitato, a sud, dal crinale del Culmine di Dazio, ad ovest dalla valle del torrente Toate, a nord dai boschi immediatamente a monte della chiesetta di S. Anna e, infine, ad est dalla frazione di Regolido (dalla quale si apre uno scorcio bellissimo sulla media Valtellina e sul gruppo dell’Adamello) e dal versante orientale del Culmine di Dazio.
Un piccolo territorio, denso però di storia, colore e tradizioni, che si anima, in particolar modo, d’estate, quando gli emigrati “romani” tornano alla terra da cui partirono i loro avi. I suoi abitanti hanno fama di essere particolarmente ingegnosi, ma Chiesetta a Dazio. Foto di M. Dei Casanche bizzarri ed imprevedibili, tanto da essere denominati, simpaticamente, "i matt de Dasc" (ma, per evitare reazioni risentite, ricordiamoci di chiamarli con il più corretto ed asettico “daziesi”).
Nel Medio-Evo Dazio Dazio rientrava nel terziere inferiore della Valtellina e nella squadra di Traona, ed apparteneva alla pieve di Ardenno (dalla quale si staccò nel 1637). Negli Statuti di Como del 1335 figurava come “comune loci de Dacio et eius vicinantia”. Il territorio comunale comprendeva, alla metà del secolo XVIII, anche le contrade di Rovoledo e Ceredo. Il vescovo di Como, di origine Morbegnese, Feliciano Ninguarda, nella sua visita pastorale del 1589, vi contò 80 fuochi (400-500 abitanti). Una generazione dopo, nel 1624, a Dazio si registravano 502 abitanti.
A distanza di pochi anni Valtellina e Valchiavenna vennero investiti dalla tremenda epidemia di peste portata dai Lanzichenecchi (1629-30), che scesero dallo Spluga nel contesto della Guerra dei Trent’Anni: la popolazione complessive delle valli fu decimata (si passò, forse, da 140.000 a 40.000 abitanti), ed anche Dazio risentì duramente di questo colpo. Iniziò, nella seconda metà del Seicento, quel consistente flusso migratorio verso Roma che ha creato, nella capitale, un’importante colonia di emigranti dal paese.
Solo nel Settecento iniziò una progressiva ripresa, ma ancora alla fine del secolo, quando la bufera napoleonica pose fine al La piana di Dazio. Foto di M. Dei Casdominio delle Tre Leghe in Valtellina e Valchiavenna, e precisamente nel 1797, la popolazione di Dazio (322 abitanti) risultava assai inferiore rispetto al 1624. Con l’organizzazione del dipartimento dell’Adda nel regno d’Italia (decreto 8 giugno 1805), il comune di Dazio venne ad appartenere al cantone V di Morbegno, come comune di III classe, con 263 abitanti. Nel 1815, poi, quando il dipartimento dell’Adda venne assoggettato al dominio della casa d’Austria nel regno lombardo-veneto, Dazio figurava, con 276 abitanti, insieme a Campovico e Valmasino, comune aggregato al comune principale di Civo, nel cantone V di Morbegno.
Nella seconda metà dell’Ottocento iniziò una progressiva crescita demografica che portò gli abitanti a 413 nel 1861 (anno in cui fu proclamato il Regno d’Italia), a 459 nel 1911 ed a 527 (massimo storico) nel 1921. Negli anni trenta un nuovo flusso migratorio, però, invertì la tendenza, riportando la popolazione a 360 abitanti nel 1936. Nel secondo dopoguerra, infine, la popolazione, pur subendo qualche oscillazione, rimase sostanzialmente stabile al di sopra dei 300 abitanti (attualmente, nel 2005, sono 371).
Dazio. Foto di M. Dei CasL’accesso al paese in automobile può avvenire per tre vie. La più semplice è costituita dalla strada che parte dal ponte sull’Adda all’uscita di Morbegno per la Costiera dei Cech: staccandosi dalla ss. 38 sulla sinistra all’altezza del primo semaforo all’ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano, indicazione per la Costiera dei Cech), si raggiunge il ponte e, dopo averlo attraversato, si prende a destra, salendo sulla comoda carrozzabile che porta, dopo 5 km, a Dazio.
Dalla strada statale della Val Masino si può, invece, raggiungere il paese staccandosene, sulla sinistra, all’altezza del Ponte del Baffo (prima di Cataeggio), ed imboccando la strada che passa nei pressi di Cevo e prosegue (strada di Valpòrtola) entrando nella Costiera dei Cech all’altezza di Bedoglio. Qui, invece di continuare verso Caspano, si scende verso sinistra e, superati Cadelpicco e Cadelsasso, si raggiunge la piana di Dazio.
Con itinerario un po’ più lungo ma assai bello e panoramico, infine, ci si può portare a Dazio partendo da Traona, sul fondovalle, al centro della Costiera dei Cech, salendo a Mello e proseguendo verso Civo; da qui si prende la strada che porta a Serone (centro amministrativo del comune di Civo), per poi scendere a Dazio.
Chi, invece, preferisse salire a piedi a Dazio dal fondovalle, può scegliere fra tre itinerari, che partono da Pilasco, frazione di Ardenno, Desco, frazione di Morbegno, e Campovico, anch’esso frazione di Morbegno. Si tratta, in tutti e tre i casi, di Scorcio di Dazio. Foto di M. Dei Cascamminate che non richiedono un grande impegno fisico, e regalano colori, profumi e panorami di grande impatto emotivo.

Difficoltà
/
Dislivello
/
Tempo
/
- Cartina Kompass 1:35.000 Val masino, Val Bregaglia e Costiera dei Cech
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas
La salita dal fondovalle a Dazio

La chiesa parrocchiale di Paniga. Foto di M. Dei Cas La salita da Desco a Dazio è un’escursione poco nota, ma di grande interesse e suggestione, in quanto taglia, da est ad ovest, il fianco meridionale del Culmine di Dazio, toccando luoghi di grande pregio paesistico e panoramico. Nei mesi più freddi, poi, se la neve non è troppo abbondante, può rivelarsi una soluzione azzeccata per sfruttare piacevolmente le ore di sole che le giornate più corte ci regalano. Recentemente il CAI di Morbegno ha curato la rivisitazione della segnaletica, operazione quanto mai opportuna, dal momento che l’itinerario, pur non difficile, non è banale, ed in diversi punti le indicazioni si rivelano preziose.
La nostra automobile deve raggiungere Desco (m. 290), grazioso paesino, nel territorio del comune di Morbegno, posto sul confine della Costiera, sopra le rocce più basse del fianco meridionale del Culmine, che scendono quasi a picco sul fiume Adda. Per arrivarci possiamo uscire da staccarci dalla ss. 38 a sinistra (se proveniamo da Milano) al primo semaforo posto all’ingresso di Morbegno, seguendo le indicazioni per la Costiera dei Cech. Raggiungiamo, così, il ponte sull’Adda, oltrepassato il quale prendiamo a destra. Il sentiero per Porcido attraversa il vallone. Foto di M. Dei CasSaliamo, quindi, per un breve tratto sulla strada per Dazio, ma la lasciamo subito, al primo tornante sinistrorso, staccandocene sulla destra e scendendo al ponte di Ganda, per poi proseguire fino a Campovico. Superato anche questo paese, proseguiamo fino a Paniga e, alla fine, dopo una breve salita, eccoci a Desco.
Se, invece, proveniamo da Sondro ci conviene staccarci, sulla sinistra, dalla ss. 38 appena prima di Talamona, allo svincolo per Paniga. Attraversato, verso destra, un sottopasso, ci portiamo al ponte di Paniga, con traffico a senso unico alternato regolato da un semaforo. Oltrepassato il ponte, prendiamo a destra, proseguendo fino a Desco, dove ci accoglie la cinquecentesca chiesa di S. Maria Maddalena. A Desco troviamo un parcheggio dove possiamo lasciare l’automobile.
Di questo borgo caratteristico e suggestivo, quasi abbarbicato sulle rocce che, in questo punto, cadono a picco sul fiume Adda, scrive il Guler von Weineck, nel resoconto del suo viaggio in Valtellina pubblicato nel 1616: “Cinquecento passi più in giù (rispetto a Pilasco), lungo il corso dell’Adda, sorge Desco che produce pregiati vini dolci”. In questo territorio le viti vengono piantate assai rare; si dispongono sulla nuda roccia e vengono coperte di terriccio, affinché le radici possano essere convenientemente coperte; La chiesetta di Porcido. Foto di M. Dei Casma le viti si abbarbicano nei crepacci e nelle spaccature delle rocce, dando un abbondante raccolto senza fatica dei contadini, i quali debbono soltato potare e concimare, oltrechè vangare il terreno due volte l’anno”.
Risalendo il paese di Desco, lasciamo la strada asfaltata per imboccare una stradina che se ne stacca sulla sinistra e raggiunge il muraglione di un vallo paramassi. A questo punto non dobbiamo proseguire sulla strada, ma imboccare sulla sinistra un sentierino, segnalato con qualche segnavia rosso-bianco-rosso, che sale in diagonale verso ovest, attraversa un corpo franoso (dove troviamo anche un piccolo crocifisso, quasi a proteggere il viandante dalla caduta sporadica di massi), piega a nord (destra) per risalire, con serrati tornanti, un vallone selvaggio. Raggiunto uno scuro roccione sulla nostra sinistra, ignoriamo una sentierino che si stacca a sinistra da quello principale, e proseguiamo fino a giungere in vista di un ardito muraglione a secco, che permette al sentiero una breve traversata a sinistra (con un breve tratto esposto: attenzione!), con la quale usciamo dalle ombre del vallone, per approdare ad una luminosa fascia di terrazzamenti adagiati sul fianco meridionale del Culmine.
Casa rurale a Porcido. Foto di M. Dei CasQui, come nella zona a immediatamente a monte di Desco, si produce quel pregiato vino dolce di cui parla il von Weineck. La felice esposizione dei luoghi, infatti, mantiene un clima sempre mite, preservando la zona dal morso dei rigori dell’inverno. La traccia non è sempre evidente, ma con un po' di attenzione e l’ausilio di qualche cartello, non si può sbagliare, e si raggiungono le case di Porcido, piccolo nucleo rurale, anch’esso frazione di Morbegno, posto a 586 metri. Il sentiero sale fra le poche case, gli orti e le vigne, in un'atmosfera quasi irreale. Non bisogna però pensare che si tratti di luoghi abbandonati: nei finesettimana, anche d'inverno, qui si incontreranno persone che salgono in baita per gustarsi il tepore di questi luoghi.
Porcido riserva anche una piccola gemma, una chiesetta seminascosta fra il fianco del monte e la vegetazione, uno scorcio veramente incantevole. Il panorama sulla bassa Valle di Tartano, sulla bassa Val Gerola e sulla bassa Valtellina è assai felice. Proseguendo sempre verso nord-ovest, dopo qualche saliscendi, raggiungiamo una carrozzabile che ci fa perdere leggermente quota, con qualche tornante, La bassa Valtellina vista da Porcido. Foto di M. Dei Casma ci regala, soprattutto in autunno, uno splendido gioco di colori, nella cornice di bellissimi boschi di castagno.
La carrozzabile, nella quale confluisce, da sinistra, una pista secondaria, termina immettendosi nella strada asfaltata che sale da Morbegno a Dazio: siamo alla piana di Dazio, e percorriamo la strada verso destra, in direzione del paese, che raggiungiamo dopo circa un’ora di cammino, avendo superato approssimativamente 300 metri di dislivello in salita.

Difficoltà
E
Dislivello
300 m
Tempo
1 h

La piana di Dazio. Foto di M. Dei Cas

- Cartina Kompass 1:35.000 Val Masino, Val Bregaglia e Costiera dei Cech
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas
La salita dal fondovalle a Dazio

Campovico. Foto di M. Dei Cas La via più agevole per raggiungere a piedi Dazio partendo dal fondovalle è quella che parte da Campovico. Le possibilità, per la verità, sono due: l’una passa per Cermeledo, la seconda per i Torchi Bianchi e Categno.
Prima di prenderle in esame, vediamo come raggiungere Campovico. Se proveniamo da Sondrio ci conviene staccarci dalla ss. 38 dello Stelvio, sulla sinistra, appena prima di Talamona, allo svincolo per Paniga. Invece di prendere a sinistra, per Talamona, prendiamo, poi, subito a destra, passando sotto un viadotto e raggiungendo il ponte arcuato di Paniga, sul quale il traffico, a senso unico alternato, è regolato da un semaforo. Oltre il ponte, prendiamo a sinistra e, dopo un lungo rettilineo, raggiungiamo Campovico (m. 235; attenzione: all’ingresso del paese è posto un semaforo che si posiziona automaticamente sul rosso se gli autoveicoli che sopraggiungono superano il limite di velocità).
La cappelletta sulla mulattiera Campovico-Cermeledo. Foto di M. Dei CasSe, invece, proveniamo da Milano ci conviene lasciare la ss. 38 al primo semaforo all’ingresso di Morbegno, seguendo le indicazioni per la Costiera dei Cech. Raggiunto il ponte sull’Adda, ci portiamo sul lato opposto del fiume e prendiamo a destra, imboccando la strada per Dazio. Al primo tornante sinistrorso, però, la lasciamo subito, staccandocene sulla destra, e scendendo al ponte di Ganda, per poi proseguire verso est, cioè in direzione di Sondrio, senza impegnare il ponte. Superiamo, quindi, una strettoia in corrispondenza dell’ex-centrale idroelettrica della Società Strade Ferrate Meridionali, che ed ha un motivo di grande interesse storico, essendo la prima della provincia di Sondrio: risale, infatti, al 1900 e venne costruita per servire l’elettrificazione delle linee Sondrio-Lecco e Colico-Chiavenna, le prime, in Italia, a sfruttare l’alimentazione elettrica aerea. Poco oltre la strettoia, ci troviamo al limite occidentale di Campovico: anche qui troviamo un semaforo posto per indurre gli automobilisti a moderare la velocità.
Campovico è frazione di Morbegno: si staccò, nel 1470 dalla parrocchia di Ardenno divenendo parrocchia autonoma. La mulattiera Campovico-Cermeledo. Foto di M. Dei CasCosì appare agli occhi di Guler von Weineck, che ne scrive nel resoconto del suo viaggio in Valtellina, pubblicato nel 1616: “Vicino ai Torchi c’è Campovico, in basso nella pianura vicino all’impetuoso torrente Tovate; è un villaggio assai antico che fu un giorno molto fiorente, sia per la sua numerosa popolazione, sia ancora per i mercati settimanali e per le fiere annuali che ivi si tenevano prima che fossero trasferiti a Morbegno. L’Adda ed il torrente Tovate, in mezzo ai quali sta Campovico, hanno poi rovinata e insabbiata non solo la pianura che era vasta e ridente, ma anche il paese stesso; e a tal segno che oggi si scorgono appena poche tracce della sua passata floridezza, perché gli abitanti si sono trasferiti in alto, a Cermeledo. Presso Campovico si combattè anticamente una sanguinosa battaglia contro i Milanesi, i quali durante la guerra con Como volevano occupare l’intera Valtellina; e avrebbero vinto i Milanesi, se in Valtellinesi non fossero stati di grande aiuto ai Com’aschi e a loro favorevoli”.
Cermeledo. Foto di M. Dei CasBene, dopo aver gustato il fascino di questi luoghi, vediamo ora la duplice via per la quale possiamo salire a Dazio. La più agevole e classica parte alle spalle del sagrato della secentesca chiesa parrocchiale della Visitazione, arroccata, a 281 metri, su un bel poggio che domina il paese, a monte del cimitero (al cui parcheggio possiamo lasciare l’automobile). Si tratta di una mulattiera, con fondo in asfalto, cemento e, più in alto, grisc, che sale, con diversi tornanti, sull’aspro versante montuoso che costituisce il fianco occidentale della Val Toate (o Tovate) e sembra incombere su Campovico. Oltrepassiamo una cappelletta, prima di attraversare la bella selva di castagni che precede le baite e le case di Cermeledo (anch'essa frazione di Morbegno), che si trovano, a 461 metri, immediatamente a valle della strada asfaltata che da Morbegno sale a Dazio.
Cediamo ancora la parola al von Weineck: “Mille passi al disopra di Campovico, sopra un ameno ripiano del monte sta Cermeledo: fertile paese, i cui campi, in parecchi punti vengono rinfrescati dai ruscelletti che scendono da Roncaglia. La popolazione è numerosa; ma buona parte di essa, essendo angusto il territorio, deve cercar lavoro in paesi forestieri”. La chiesa di San Nazzaro a Cermeledo. Foto di M. Dei CasPer raggiungere Dazio possiamo ora, semplicemente, salire alla strada asfaltata e seguirla finché, dopo un tratto non lungo, ci conduce all’ingresso occidentale della piana.
Vale però la pena scegliere una soluzione che allunga un po’ il percorso, ma lo rende assai più interessante e suggestivo. Percorso un breve tratto in salita sulla strada asfaltata, lasciamola, sulla sinistra, non appena troviamo le indicazioni per Cerido e la Centralina. Parte di qui una stradina che sale a Cerido. A lato della stradina, sulla sinistra, un sentiero porta, in breve, alla secentesca chiesa di S. Nazzaro di Cermeledo, la cui importanza è testimoniata dal fatto che nei secoli XVII e XVIII fu chiesa parrocchiale di Campovico. Siamo in località Dosso del Visconte, nei pressi del centro della Comunità di recupero di ex-tossicodipendenti denominata “La Centralina”.
Ecco, di nuovo, cosa scrive il von Weineck di questi luoghi: “Dopo Cermeledo vi è un luogo chiamato Dosso del Visconte: ivi in antico sorgeva un vetusto castello, che in seguito passò alla famiglia dei Castelli San Nazaro, patrizi di Como. Cerido. Foto di M. Dei CasEssi poi, fra Cermeledo e il castello edificarono una chiesa in onore di S. Nazaro, omonima ad altra chiesa che sorgeva in Como, presso il loro castello, e donde la famiglia aveva assunto il suo titolo e nome di Castelli San Nazaro.”
Torniamo sulla stradina per Cerido: percorrendola, in breve siamo alle case di questo splendido borgo (m. 508), dove è anche possibile visitare, ad orari stabiliti, un antico torchio risalente al secolo XVII. Dal paese parte una mulattiera, che in realtà è la prosecuzione di quella che da Campovico sale a Cermeledo, che attraversa uno splendido bosco di castagni. Superato un enorme masso, nella cui cavità è stato ricavata una piccola cantina, giungiamo ad un bivio, presidiato da una cappelletta: un cartello segnala che prendendo a destra imbocchiamo il sentiero che conduce a Ca’ Donai, cioè il limite occidentale della parte bassa di Dazio.
Potremmo, dunque, seguire tale sentiero per raggiungere Dazio, ma ci conviene proseguire sulla mulattiera, cioè prendere il ramo di sinistra, che corre a destra di un piccolo poggio boscoso. La cappelletta al bivio Vallate-Ca' Brunai. Foto di M. Dei CasOltrepassata una seconda cappelletta, usciamo dalla selva in corrispondenza dei bei prati che si stendono a valle della località Vallate, posta a monte di Dazio. La mulattiera sale fino ad intercettare, in corrispondenza di una cappelletta e di un grande castagno, la strada asfaltata che da Dazio porta a Serone.
Per scendere a Dazio possiamo sfruttare questa strada, oppure, meglio, un tratto del sentiero Anna. Troviamo la segnalazione di questo tratto presso il punto nel quale la mulattiera Cerido-Vallate confluisce nella strada asfaltata, a 697 metri: il sentiero da percorrere, infatti, parte da qui e, portatosi, sul lato opposto (settentrionale) di un torrentello che, più in basso, confluisce nel Toate, scende, nella cornice di un bel bosco di castagni, fino a Ca’ Brunai, sul limite occidentale di Dazio.
La salita da Campovico a Dazio per questo percorso più lungo richiede circa un’ora ed un quarto, e comporta un dislivello in salita approssimativo di 420 metri.
L'ultimo tratto della mulattiera prima di Vallate. Foto di M. Dei CasConsideriamo, ora, la seconda possibilità di salita a Dazio da Campovico. Un tempo questa salita poteva avvenire sfruttando la mulattiera di Categno e passando per i Torchi Bianchi, ora paese fantasma, devastato da un incendio e quindi pericolante, per cui è vietato il transito fra le sue case. Si tratta di un borgo un tempo assai importante. Di esso scrive il von Weineck: “Dopo duecento passi da Desco si arriva alla frazione chiamata Torchi, perché è una distesa di pregiate vigne sino a Cattegno: altro paesello che si eleva a circa cinquecento passi sopra l’Adda e che produce molti buoni vini, come le altre plaghe circostanti”.
Se vogliamo visitare, tenendoci a debita distanza, questo paese dobbiamo staccarci, sulla sinistra, dalla strada che congiunge Campovico a Paniga poco oltre Campovico. Lasciamo la provinciale Valeriana per imboccare una stradina sterrata, sulla destra, che porta al piede del monte. Qui possiamo lasciare l’automobile e cominciare a salire seguendo una carrozzabile asfaltata o la vecchia mulattiera che la taglia, fino ad incontrare La cappelletta di Vallate. Foto di M. Dei Casil cartello che segna l’inizio della zona di transito vietato, nei presso della chiesa di S. Abbondio, che si erge su un imponente terrapieno. Non ci resta che alzare lo sguardo e guardare al triste scenario delle case in rovina. Per aggirare l’ostacolo del tratto vietato, dobbiamo sfruttare un sentiero che intercetta la mulattiera per Categno più in alto.
Torniamo, allora, a Campovico e portiamoci al centro del paese, sotto la chiesa parrocchiale. Dirigiamoci, poi, ad est, verso il limite del paese, nei pressi del torrente Toate, e percorriamo la pista che ne fiancheggia l’argine fino a trovare un ponticello in metallo, che ci porta sul lato opposto, dove parte un sentiero segnalato da bolli rossi. Si tratta di un sentiero davvero suggestivo, a tratti scavato nella roccia, che sale ripido, raggiungendo una casupola isolata, con un ottimo colpo d’occhio sull’aspra ed impressionante forra terminale della val Toate (l’unica valle di una certa importanza sulla Costiera dei Cech). Il sentiero prosegue fino ad intercettare la mulattiera per Categno, a monte dei Torchi Bianchi. Categno. Foto di M. Dei CasSe percorriamo la mulattiera in discesa, cioè verso destra, potremo, quindi, raggiungerne il limite alto, occidentale: tenendoci a debita distanza, per evitare rischi, avremo, così, modo di osservare più da vicino gli scheletri delle abitazioni raggiunte dalle fiamme.
Torniamo, quindi, sui nostri passi e proseguiamo la salita (superando anche una cappelletta ed un punto panoramico dal quale si mostra la forra della val Toate in tutta la sua selvaggia bellezza) fino ad intercettare una carrozzabile con fondo in terra battuta, che, percorsa per un tratto verso destra, porta al bellissimo balcone panoramico di Categno (m. 488), dove si trova anche l’agriturismo dell’antica osteria di Categn. Percorriamo, ora, la pista in senso opposto, fino ad intercettare la strada asfaltata che dal ponte sull’Adda a nord di Morbegno sale a Dazio. Siamo al limite occidentale della piana, già in vista del paese, che raggiungiamo in breve, dopo circa un’ora di cammino, necessaria per superare un dislivello in salita approssimativo di 330 metri.
Categno. Foto di M. Dei CasUn'ultima osservazione: la salita da campovico a Dazio passando per Cermeledo è anche un ottimo percorso di mounain-bike, che si può combinare ad anello con altri.

Difficoltà
T
Dislivello
420 m (da Cermeledo) o 330 metri (da Categno)
Tempo
1 h e 15 min o 1 h
- Cartina Kompass 1:35.000 Val masino, Val Bregaglia e Costiera dei Cech
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas
Nel regno del "granito di Dazio"

La cima della Colmen. Foto di M. Dei Cas Il Culmine di Dazio, o, con termine dialettale, Colmen, o anche Culmen (m. 913), con il suo inconfondibile profilo arrotondato, si pone come spartiacque fra la media e la bassa Valtellina, fra la piana di Ardenno, ad est, ed il conoide di Talamona, ad ovest. Qui in fondovalle effettua una doppia curva, ad “s”, proprio perché nel suo corso sull’asse est-ovest si trova la strada sbarrata da questa formazione montuosa.
Di essa scrive il Guler von Weineck, nel resoconto del suo viaggio in terra di Valtellina, pubblicato nel 1616: “All’estremo di questa pianura (di Dazio), verso mezzodì, sorge un piccolo monte, detto Colma di Dazio: è dirupato, sterile e roccioso, ma sulla cima ha una piccola pianura; ivi si notano le rovine di un antico castello e parimenti cisterne, cunicoli sotterranei e miniere di ferro abbandonate.”
Curiosa è la natura geologica del monte: le rocce della sua sommità sono costituite da un plutone granitico, il cosiddetto “granito di Dazio”, generato dall’intrusione di magma in una preesistente struttura di rocce metamorfiche. Ciò avvenne in tempi antichissimi, prima ancora che la catena alpina si fosse formata. La Val di Tartano vista dalla cima della Colmen. Foto di M. Dei CasIl monte, dunque, è un vero e proprio vegliardo, al cui cospetto le più alte ed eleganti cime del gruppo del Masino sono ancora pivellini.
L’azione erosiva dei ghiacciai che nel quaternario scesero dalla Val Masino e dall’alta Valtellina fino alla bassa valle non riuscì, quindi, ad aver ragione di questo monte dal cuore di granito, che rimase, al centro della valle, come segno di tempi remotissimi. Tale azione, però, lo modellò, conferendogli la caratteristica forma arrotondata per la quale è facilmente riconoscibile dai più diversi angoli di visuale della media e bassa Valtellina. Aggiunge pregio alla zona la costituzione di un'area naturalistica protetta.
La salita alla cima partendo dalla piana di Dazio non è più che una facile passeggiata, che sfrutta una comoda e tranquilla mulattiera. Per effettuarla, dobbiamo partire dal cimitero del paese, staccandoci dalla strada principale che corre a sud del paese e percorrendo una pista sterrata (seguiamo le indicazioni per il Crotto). Ignorata una deviazione verso destra, raggiungiamo, in breve, il Crotto, per poi oltrepassarlo ed addentrarci in un bosco di castagni. La mulattiera, sempre evidente e ben segnalata, con segnavia rosso-bianco-rossi, sale, con ampi tornanti, verso la cima della Colmen (913 m), dove termina.
Se il tempo è bello, il panorama è molto ampio, sul versante della media Valtellina, su quello orobico e su quello della Val La media Valtellina vista dalla cima della Colmen. Foto di M. Dei CasMàsino. Guardando a sud, possiamo vedere l’intera la val Vicima (la prima laterale che si trova, sulla sinistra, entrando in val di Tartano, dopo Campo) ed il passo di Vicima, che permette la traversata in Valmadre. L’occhio esperto può riconoscere, in primo piano e leggermente a sinistra rispetto alla val Vicima, un’altra Colmen, quella di Campo Tartano (il Culmine di Campo). Guardiamo ora verso nord: riconosceremo alcune importanti cime del gruppo del Masino-Disgrazia: da sinistra, i tre pizzi del Ferro, Occidentale, Centrale ed Orientale, la cima di Zocca e la cima di Castello; poi le cime della costiera Remoluzza-Arcanzo rubano la scena ai più importanti pizzi Torrone, ma non al monte Disgrazia, alla cui destra emerge la tozza sagoma del Sasso Arso.
Il pianoro della cima, dove troviamo anche un tavolino, sembra immerso, soprattutto in autunno ed in inverno, in un’atmosfera magica. Abbiamo superato circa 350 metri di dislivello, in un’ora di cammino. Possiamo anche percorrere un lungo tratto del crinale di cima, seguendo una traccia di sentiero ed incontrando una micro-pozza d’acqua. Antichi sentieri, di cui però ora si è persa la traccia, consentivano di scendere per via diversa, seguendo, cioè, una direttrice occidentale ed una meridionale che conduceva a Porcido. Un progetto del CAI di Morbegno prevede il ripristino di questi sentieri: la cosa non potrebbe che suscitare il più vivo plauso di tutti gli appassionati dell’escursione.
Una preziosa segnalazione: la salita alla Colmen è possibile anche in mountain-bike; si tenga presente, però, che il I pizzi del Ferro, la cima di Zocca e la cima di Castello visti dalla cima della Colmen. Foto di M. Dei Casfondo non sempre agevole la rende un po' faticosa.
Non possiamo, infine, non riferire, in questa pagina dedicata al Culmine di Dazio, di una bella opportunità escursionistica resa possibile dalla recente iniziativa del CAI di Morbegno, che ha ripulito e segnalato l’antico sentiero che da Paniga sale a Porcido e di qui prosegue per la cima della Colmen. Un sentiero godibilissimo in autunno, inverno (in assenza di neve e su terreno asciutto) e primavera, che può costituire, oltretutto, un interessante quanto poco conosciuto itinerario che consente di raggiungere Dazio partendo dal fondovalle. Punto di partenza è il paesino di Paniga, ai piedi della Colmen, fra Campovico, ad ovest, e Desco, ad est.
Lo si raggiunge staccandosi dalla ss. 38, per chi proviene da Milano, allo svincolo segnalato per Paniga, sulla destra, dopo Morbegno e poco prima del viadotto sul torrente Tartano (allo svincolo corrisponde, sul lato opposto – settentrionale – della ss. 38 il ben visibile ponte arcuato di Paniga, che scavalca il fiume Adda). Una volta lasciata la strada statale, dopo pochi metri dobbiamo prendere a destra, passando sotto un cavalcavia. Dopo una successiva curva a destra, raggiungiamo il ponte di Paniga, sul quale il senso unico alternato è regolamentato da un semaforo.
Valicato il ponte, siamo a Paniga. Invece di piegare a sinistra (direzione per Campovico) o a destra (direzione per Desco), proseguiamo diritti, entrando in paese, e prendiamo, poi, a destra, fino al parcheggio nei pressi della chiesa della Madonna delle Grazie (edificata nel 1979), riconoscibile per la pianta circolare: qui, a 241 metri, lasciamo l’automobile.
Sul lato opposto della strada, rispetto a parcheggio, cioè sul lato nord vediamo, su una roccia presso un muretto, un segnavia bianco-rosso, che indica la partenza del sentiero. Prendendo a sinistra ci portiamo ad una cappelletta e, seguendo un Porcido. Foto di M. Dei Cassentierino che corre alle spalle delle case a ridosso del versante meridionale della Colmen, raggiungiamo il punto nel quale inizia la salita.
Su un muraglione di cemento, alla nostra destra, vediamo una grande scritta con una freccia verde, “Porcido”, che segnala, appunto, il sentiero per il paesino di mezza costa che costituisce la tappa intermedia della salita alla Colmen.
Il sentiero, zigzagando, supera alcuni rustici e guadagna rapidamente quota, regalando alcuni begli scorci su Paniga, Talamona e Morbegno. Si tratta di un bel sentiero, in parte scalinato e scavato nella roccia, che si inerpica sul ripido versante che sovrasta Pania, detto, con voce dialettale, “büró”. Alcuni punto esposti sono protetti da corrimano. Dopo il primo strappo, raggiungiamo il muragione di un rudere, oltrepassato il quale il sentiero riprende a salire, uscendo gradualmente dalla selva e dipanandosi fra rocce e vegetazione disordinata.
Di tanto in tanto, volgendo lo sguardo a destra, possiamo ammirare il conoide del torrente Tartano, Talamona e Paniga. Non allentiamo, però, l’attenzione, perché in alcuni punti un passo falso può procurare una caduta dalle conseguenze anche serie (e questo sia detto anche per alcuni punti Interno della chiesetta di Porcido. Foto di M. Dei Casdel tratto Porcido-Culmine). I tornantini si succedono, anche serrati, ed il sentiero conserva l’andamento complessivo verso nord-est.
Dopo qualche ultima giravolta fra muretti a secco, eccoci, dopo tre quarti d’ora circa dalla partenza, alla parte bassa occidentale dei prati di Porcido. Questo nucleo incantevole riposa su un bel pianoro di mezza costa sul versante meridionale della Colmen, a 586 metri di quota. Un nucleo di case, fra orti e vigneti, che conserva un incantevole sapore antico, impreziosito da una stupenda chiesetta. Qui giunge anche, dalla nostra destra, un sentiero che sale da Desco. Lo intercettiamo, proprio alla chiesetta, e proseguiamo verso sinistra (ovest), attraversando, a monte, le baite ed i rustici, su una larga mulattiera, delimitata a monte da muretti a secco. In compagnia dei segnavia bianco-rossi, superiamo alcuni rustici alla nostra destra ed una semicurva a destra, in un punto nel quale il colpo d’occhio sulla bassa Valtellina è ampio e suggestivo.
Poi, dopo un ultimo pezzo in salita, su fondo assai buono, in “grisc” (ciottoli lisci), troviamo due cartelli che segnalano un bivio, al quale, lasciando, la mulattiera, prendiamo a destra. I cartelli danno, nella direzione dalla quale proveniamo, Porcido a 10 minuti e Paniga a 40 minuti, e, nella direzione nella quale proseguiamo, il Culmine di Dazio a 45 minuti. Abbandoniamo, dunque, la direzione verso ovest, seguendo un sentierino che procede in direzione opposta (est), con andamento dapprima quasi pianeggiante, poi in progressiva salita. Il sentierino si allarga a mulattiera, nel cuore di un fresco bosco di L'ultimo tratto del sentiero per il Culmine. Foto di M. Dei Cascastagni, supera alcuni ruderi e conduce ad una radura, dove troviamo una grande baita abbandonata, che incombe sul sentiero con il suo muraglione meridionale.
Segue un tratto nel bosco, una radura ed un nuovo tratto nel bosco, finché gli alberi si diradano ed usciamo in vista dell’ultimo tratto, che si snoda su un vallone colonizzato da vegetazione disordinata, che scende verso sud appena ad ovest della cima del Culmine. Ora procediamo, su traccia più debole, fra ginestre, sterpaglie, roccette levigate e qualche scheletro d'albero. Davanti a noi, ad est, l’impressionante salto roccioso che scende verso il fondovalle a sud della cima del Culmine. Alla sua destra, il solco terminale della Val Tartano ed il conoide del Tartano.
Il sentiero, ora, piega, con alcuni tornantini, verso sinistra, ed assume un andamento verso nord. Seguendo il canalone e superando alcune formazioni di rocce affioranti, approdiamo, alla fine, al largo crinale immediatamente ad ovest del Culmine, in corrispondenza di un grande ometto.
Qui ci attende lo scenario più gentile di una rada selva, che il sole non fatica ad impregnare con la sua luce. Finora ci siamo mossi sul territorio del comune di Morbegno: ora raggiungiamo il confine che lo separa da quello di Dazio, e che passa proprio per il crinale del Culmine.
Seguendo i segnavia, su alcuni massi e tronchi d’albero, proseguiamo verso destra, fino a due cartelli, che indicano la direzione per il Culmine e quella per Porcido e Paniga (dalla quale siamo saliti).
Il cartello serve assai poco a noi, che potremmo facilmente procedere a vista, ma è preziosissimo, per trovare il punto in cui il sentierino si tuffa nel canalone, per chi lo percorre scendendo (che deve prestare attenzione a non seguire il sentierino che percorre per un buon tratto, verso ovest, il crinale Panorama orientale dalla cima del Culmine. Foto di M. Dei Cassommitale del Culmine).
Poche decine di metri ancora, e, lasciato alla nostra destra un baitone in fase di ristrutturazione, siamo nei pressi del culmine. Lo scenario si apre, a nord, magnificamente, sui pizzi del Ferro e le vette della Valle di Zocca. Sul pianoro sommatale del Culmine (m. 913) troviamo un nuovo cartello, che dà, nella direzione dalla quale siamo saliti, Porcido a 40 minuti e Paniga ad un’ora e 10 minuti.
Lo abbiamo raggiunto in un’ora e mezza e tre quarti circa di cammino (il dislivello in salita è di 664 metri). Da qui possiamo comodamente scendere a Dazio seguendo la larga mulattiera che parte a nord-est della cima.

Difficoltà
T
Dislivello
350
Tempo
1 h

(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass 1:35.000 Val masino, Val Bregaglia e Costiera dei Cech
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

La chiesetta di S. Giuseppe a Pilasco. Foto di M. Dei Cas Uno degli elementi più caratteristici del paesaggio che incontra lo sguardo di chi osservi il limite occidentale della media Valtellina è il Culmine di Dazio, meglio conosciuto come Còlmen. Il suo panettone boscoso, da sempre, chiude la visuale verso la bassa Valtellina, regalando, forse, l’impressione che la piana di Ardenno sia protetta, almeno verso ovest, da un abbraccio materno, anche se, d’inverno, è proprio la sua mole che le sottrae qualche ultimo raggio di sole al tramonto.
Proprio sul fianco di questo monte corre una comoda mulattiera che permette di salire alla piana di Dazio da Pilasco, frazione di Ardenno posta sulla riva destra del torrente Màsino, all’imbocco della valle omonima. Pilasco è raggiungibile direttamente dalla ss. 38 staccandosene all’altezza dell’albergo-ristorante Isola (sulla sinistra, per chi proviene da Milano, subito dopo aver oltrepassato il punto nel quale la strada statale è scavalcata dal ponte sul quale corrono i binari della ferrovia), Regolido. Foto di M. Dei Casoppure da Màsino, attraversando, su una passerella, l’omonimo torrente. Risalendo la strada che porta alla frazione fino al suo termine, se ci siamo staccati dalla ss. 38, oppure appena oltre il ponte sul Màsino, ci ritroviamo all’imbocco di una stradina sale alla chiesetta di san Giuseppe, a 304 metri. Dalla chiesetta il panorama su Ardenno e sulla media Valtellina fino al colle di Triangia è davvero suggestivo.
A destra della chiesetta parte una larga mulattiera che, dopo qualche tornante, si addentra nel bosco, iniziando una lunga traversata e tagliando il fianco settentrionale che dalla Colmen scende alla parte terminale della Val Masino. Giunti ad un bivio, dobbiamo scendere leggermente verso destra, ignorando il sentiero che, alla nostra sinistra, sale nella cornice di uno splendido bosco. Dal sentiero si vede bene, guardando verso nord, il paese di Biolo, all’imbocco della Val Masino.
Rustico di Regolido. Foto di M. Dei CasIl sentiero prosegue, con tracciato diritto, fino ad una sorta di corridoio naturale, per sbucare presso la chiesetta sconsacrata di S. Antonio. Dobbiamo, ora, passare dietro la chiesetta e sotto un grande traliccio, fino a raggiungere, presso una fontanella datata 1989, ed una cappelletta con l’affresco dell’Annunciazione a Maria Vergine, la strada che da Dazio porta a Regolido.
Spendiamo un po’ di tempo in più per visitare questo incantevole borgo, frazione di Civo: incamminiamoci verso destra fino a raggiungere le sue case, le sue baite (sulla facciata di una delle quali troveremo il dipinto della Madonna trafitta da sette spade) e la sua piccola chiesetta. Il borgo è posto proprio sul limite orientale dell’ampia conca che ospita Dazio, e, procedendo nella sua direzione, potremo gustare un suggestivo colpo d’occhio sulla media Valtellina fino al colle di Triangia, incorniciata, sullo sfondo, dal gruppo dell’Adamello. Sul versante retico di sinistra potremo, invece, individuare il monte Canale, fra Valmalenco e versante retico mediovaltellinese e, più vicino a noi, il pizzo Bello, sopra l’alpe Vignone, nel comune di Berbenno di Valtellina.
La chiesetta di Regolido. Foto di M. Dei CasTorniamo, infine, sui nostri passi: percorrendo la strada verso ovest, raggiungiamo, in breve, il limite orientale di Dazio, dopo circa 45 minuti di cammino, necessari per superare un dislivello approssimativo di 270 metri in altezza.
Un'ultima osservazione: la mulattiera Pilasco-Piana di Dazio può essere percorsa anche in mountain-bike, più agevolmente, anche se con un po' di attenzione, in discesa. E', quindi, possibile combinare ad anello questo itinerario con quello che porta a Dazio salendo da Campovico.

Difficoltà
T
Dislivello
270 m
Tempo
45 min.
- Cartina Kompass 1:35.000 Val masino, Val Bregaglia e Costiera dei Cech
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

La chiesetta di S. Anna. Foto di M. Dei Cas Percorso Anna: un nome simpatico per una simpatica passeggiata ad anello nei dintorni di Dazio. Sei brevi tappe, per gustare altrettanti assaggi della bellezza di un ambiente tranquillo e suggestivo, dove odori, suoni e colori suscitano un forte senso di pace e serenità. Lasciamo, quindi, l’automobile a Dazio (m. 568), e cominciamo a camminare.
La prima tappa porta da Dazio alla chiesetta di S. Anna, che dà anche il nome al percorso. Per raggiungerla dobbiamo portarci alla parte alta di Dazio, sulla strada per Serone, Roncaglia e Poira. Oltrepassato il punto nel quale da questa strada si stacca, sulla destra, la strada che sale a Caspano, passando per Cadelsasso e Cadelpicco, troviamo il cartello del percorso, che ci indirizza al sentiero che sale verso la chiesetta, peraltro ben visibile, a poca distanza, sul limite del bosco a nord di Desco. Troveremo altri cartelli come questo al termine di ogni tappa.
Pedruscin. Foto di M. Dei CasPochi minuti, e siamo al sagrato della chiesetta, a 658 metri. Gustato il panorama che da qui si gode sulla piana di Dazio e sul versante settentrionale del Culmine di Dazio, rimettiamoci in cammino. A sinistra della graziosa facciata parte un sentiero che ben presto si biforca: il ramo di sinistra sale, in uno splendido bosco di castagni, fino a Cadelpicco, poco sotto Caspano, mentre il ramo di destra, che coincide con il confine dei comuni di Dazio e di Civo, effettua una traversata, guadagnando gradualmente quota, fino ad intercettare la strada Cadelsasso-Cadelpicco, poco sopra Cadelsasso.
Ma noi dobbiamo procedere per altra via: ci attende la seconda tappa del percorso Anna, da S. Anna a Pedrüscìn. Tappa assai breve, per la verità: si tratta di proseguire in direzione opposta rispetto a quella dei sentieri menzionati, cioè verso ovest, attraversando su un ponticello il torrente Toate e salendo alle baite della località Pedrüscìn. Qui tutto sembra essersi conservato intatto da almeno un secolo a questa parte.
Avanti, ancora, per la terza tappa, che conduce da Pedrüscìn a Ca’ Busnarda. Si tratta di un gruppo di case che  Un tratto del sentiero Anna. Foto di M. Dei Cascostituiscono la parte più bassa della frazione di Naguarìdo. Siamo passati nel territorio del comune di Civo, e possiamo ammirare, alcune decine di metri sotto, il lato di sud-est della settecentesca chiesa di Naguarido (m. 744), dedicata alla Beata Vergine. Un breve fuoriprogramma ci permette di salire a gustare l’atmosfera antica del paesino.
Torniamo sul nostro percorso per la quarta tappa, da Ca’ Busnarda a Vallate. Finora abbiamo sempre guadagnato quota, ma ora cominciamo a scendere, nella belle cornice di una selva di castagni, da 720 metri circa ai 697 metri di Vallate, la frazione che si trova sulla strada Dazio-Serone, poco sotto Serone. Attraversiamo la strada asfaltata per trovare subito, sul lato opposto, in corrispondenza di una cappelletta e di un grande castagno, la mulattiera che scende a Ca’ Brunai.
Il tratto Vallate-Ca’ Donai è la quinta tappa del percorso. Scendendo verso Ca’ Donai, lasciamo alla nostra destra un torrentello che confluisce, Naguarido. Foto di M. Dei Caspiù in basso, nel torrente Toate, e, al di là di questo, la mulattiera che porta da Vallate a Cerìdo. Ci immergiamo, di nuovo, in una selva di castagni, fino a raggiungere la località di Ca’ Donai, appena prima del ponte sul torrente Toate.
Siamo ormai alla fine: varcato il torrente, torniamo in territorio del comune di dazio e, in breve, ci ritroviamo nella parte occidentale di Dazio, tornando all’automobile e chiudendo la sesta ed ultima tappa di questo percorso. Siamo in cammino da circa tre quarti d’ora, ed abbiamo superato un dislivello in altezza approssimativo di 140 metri.
Esiste una seconda interessante possibilità ei effettuare un percorso ad anello nei dintorni di Dazio: potremmo chiamarlo l’anello Dazio-Cadelpicco. Dal centro di dazio portiamoci, seguendo la strada asfaltata che si dirige alla parte orientale della piana, a Regolido, frazione di Civo. La monotonia della camminata è temperata dall’eccellente panorama che si apre sulla media Valtellina e sul gruppo dell’Adamello.
Vallate. Foto di M. Dei CasPresso la bella chiesetta di Regolido parte una mulattiera che sale, verso nord-ovest, in una selva di castagni. Incontriamo, sul percorso, un antico torchio, ristrutturato, prima di intercettare la strada asfaltata che da Dazio conduce a Cadelsasso. Ci ritroviamo, così, nella parte bassa della frazione di Civo. Portiamoci alla bella chiesetta, dedicata a S. Pietro apostolo (m. 747) ed edificata nel 1697. Di fronte alla chiesetta, una piccola piazza con una graziosa fontana, dove, racconta una leggenda, nel silenzio del primo chiarore del giorno si può udire la presenza di un misterioso essere che abita i boschi, l’”ometìn de Pesòlda”.
Incamminiamoci lungo la strada asfaltata e saliamo fino a Cadelpicco (m. 796): qui troviamo, sulla sinistra, nella parte bassa del paese, il tratturo che scende sul limite del bosco e diventa mulattiera. Dopo aver visitato la chiesa secentesca di S. Pietro martire, scendiamo, per questa mulattiera, fino alla chiesetta di S. Anna, dalla quale, in breve, torniamo a Dazio. Cappelletta di Vallate. Foto di M. Dei CasQuesto anello richiede circa un’ora ed un quarto di cammino, e comporta un dislivello approssimativo in altezza di 220 metri.

Difficoltà
T
Dislivello
140
Tempo
45 min
- Cartina Kompass 1:35.000 Val masino, Val Bregaglia e Costiera dei Cech
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

Per procedere occorre essere utenti registrati, inserisci i tuoi dati:

Oppure Registrati.