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I laghetti di Torena
Nel luogo più incantevole della Val
Belviso
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La Val Belviso chiude, ad oriente, la sequenza delle valli del versante
orobico valtellinese. Il nome non le fu assegnato a caso: significa,
infatti, “di bell’aspetto”, e tale è, appunto,
per la sua luminosità ed apertura. Ma il suo angolo più
bello lo serba, nascosto, quasi al suo ingresso, sul versante occidentale.
Si tratta di un’ampia conca glaciale, che si stende ai piedi del
versante nord-orientale del monte Torena (m. 2911) e racchiude due splendidi
laghi, il lago Nero ed il lago Verde, i laghi (o laghetti) di Torena.
Un luogo di grande suggestione paesaggistica, raggiungibile con una
escursione di impegno medio, senza particolari problemi, quindi raccomandabile
a tutti.
Punto di partenza dell’escursione è Ponte Frera (m. 1381),
raggiungibile, con l’automobile, per due vie. Si può percorrere
la strada che da Tresenda sale verso Aprica, staccandosene, prima di
raggiungere la nota località turistica, sulla destra e scendendo
al ponte di Ganda (m. 915), all’imbocco della Val Belviso. Passati
sul versante opposto (destro per chi sale), si superano le Baite Valle
Aperta (m. 1064), la località S. Paolo (m. 1216) ed il rifugio
Cristina (m. 1255), raggiungendo, infine, la località Ponte Frera,
a 4 km dal ponte di Ganda.
Si può anche lasciare la ss. 38 dello Stelvio, in direzione del
versante orobico, a S. Giacomo di Teglio, salendo, poi, sulla strada
che conduce a Carona (strada in più punti piuttosto stretta).
Prima di raggiungere Carona, si trova, sulla sinistra, la deviazione,
segnalata, per la Val Belviso. Imboccandola, si prosegue verso est,
raggiungendo la soglia del fianco occidentale della Val Belviso e scendendo
ad intercettare l’itinerario sopra descritto, poco oltre il ponte
di Ganda. A Ponte Frera lasciamo l’automobile al parcheggio che
si trova appena oltre il ponte, dal quale si ammira l’imponente
sbarramento artificiale del lago Belviso (m. 1485).
Mettiamoci,
quindi, in cammino e riportiamoci al di qua del ponte, raggiungendo,
dopo pochi passi, un grande edificio, appena oltre il quale (verso valle),
alla nostra sinistra, parte una pista forestale. Il cartello segnala
che l’itinerario è numerato con il 317, e porta in un’ora
alla malga Fraitina, in 2 ore e 20 minuti alla malga Torena (dove si
trovano i laghi nero e Verde) ed in 5 ore e 30 minuti alla cima del
monte Torena. Dopo un lungo ed abbastanza ripido tratto verso sud-ovest,
la pista comincia ad inanellare una serie di tornanti. In alcuni tratti
possiamo riconoscere l’antico sentiero, che la intercetta, ripartendo
sul lato opposto, e possiamo utilizzarlo per guadagnare un po’
si tempo ed immergerci nel bel bosco di abeti. In alcuni punti, guardando
a sinistra, in basso, possiamo scorgere uno scorcio del lago Belviso,
e, sull’angolo sud-orientale della valle, il monte Tre Confini
(o Venerocolo, m. 2590).
All’ultimo tornante destrorso prima che la pista si interrompa,
raggiungiamo la malga Fraitina (m. 1698): un tratturo che si stacca
sulla sinistra dalla pista porta alle due baite dell’alpeggio.
Dobbiamo, ora, trovare il sentiero che prosegue nella salita: lo vediamo,
sulla nostra destra, poco dopo aver lasciato la pista, prima, dunque,
delle baite. Il sentiero, segnalato anche da alcuni segnavia bianco-rossi,
sale per un tratto nel prato verso sinistra, poi piega a destra ed entra
nel bosco, diventando più marcato.
La prima parte della salita porta ad una bella radura, dove si trova
anche una fontana; rientrati nel bosco, ne usciamo poco dopo in corrispondenza
dei prati del baitone di quota 1900, nei cui pressi si trova una seconda
fontana. Gli alpeggi della zona vengono ancora caricati d’estate,
per cui, in questa stagione sentiremo probabilmente lo scampanio delle
mucche. Se invece passiamo di qui in autunno, solo silenzio, ma anche
colori stupendi. Guardando verso sinistra, scorgiamo anche uno scorcio
del signore di questo angolo di valle, il monte Torena, l’ultimo
“gigante” della catena orobica verso oriente, che mostra
il suo caratteristico cupolone arrotondato.
Il
sentiero piega, poi, a sinistra, e ci porta ad un bivio, segnalato:
si stacca, sulla sinistra, infatti, il sentiero per la malga Pila (data
ad un’ora e 30 minuti), la malga Demignone (a 3 ore e 40 minuti)
ed il passo di Venerocolo (a 5 ore e 30 minuti). Il nostro sentiero,
invece, prosegue per la malga Torena (data a 20 minuti), dalla quale
si può proseguire per la malga Lavazza (data ad un’ora
e 20 minuti) e la malga Dosso (data ad un’ora e 50 minuti). Avanti
ancora, dunque fino ad un punto dal quale possiamo ammirare, davanti
a noi, la bella cascata che il torrente forma ad un salto roccioso,
uscendo dalla conca della malga Torena. Dopo aver superato una sorta
di porta nei pressi del torrente ed alcuni ultimi tornanti, eccoci,
infine, alla malga, raggiunta con due ore o poco più di cammino
(il dislivello in altezza è, approssimativamente, di 660 metri).
Vediamo subito, davanti a noi, il baitone, ma poi, guardando a destra,
è lo stupendo lago Nero (m. 2054) ad attrarre la nostra attenzione.
Un lago davvero pittoresco, anche per il caratteristico piccolo isolotto
interamente ricoperto di vegetazione (inizialmente, forse, non lo notiamo,
confondendolo con la riva opposta). Non possiamo non dare ragione a
Bruno Galli Valerio, profondo conoscitore ed amante dei monti di Valtellina,
e pioniere della loro esplorazione alpinistica, quando scrive: “(Il
lago Nero) con il suo isolotto nel mezzo, lo sfondo chiuso dalle cime
del Redasco e dell’Ortler, è tra i laghi alpini il più
artistico che abbia mai visto” (da Punte e passi, a cura di L.
Angelici ed A. Boscacci, edito, per il C.A.I., dalla Tipografia Bettini
di Sondrio nel 1998, pg. 98).
Portiamoci presso la sua riva ed osserviamo con attenzione: ci potrà
capitare di vedere un gran numero di pesciolini, le sanguinerole, di
cui si cibano le trote. Se, poi, ci portiamo sulla riva occidentale,
rivolta al versante montuoso, dove parte il sentiero per le malghe Gavazza
e Dosso, potremo individuare, nelle rocce a monte del sentiero, graffiti
preistorici. Per qual motivo i nostri antichissimi progenitori salirono
fin quassù? Per cacciare, forse, ma molto più probabilmente
per effettuare pratiche di culto in un luogo che, per la posizione panoramica,
doveva rivestire ai loro occhi un particolare valore magico.
Torniamo, ora, verso il baitone e superiamolo, seguendo il sentiero
che attraversa una fascia di formazioni rocciose scistose (una, davvero
curiosa e buffa, sembra ricoperta da un vero e proprio cappello di vegetazione),
in direzione sud, e ci porta alla grande conca ai piedi del monte Torena,
dove si trova il secondo lago, il lago Verde, un po’ più
alto (m. 2073). Il sentiero prosegue sulla sua riva destra, e poi comincia
ad inerpicarsi sul ghiaione ai piedi del versante sud-orientale del
monte Torena (la salita alla sua cima richiede ancora circa 3 ore di
cammino).
Possiamo
seguirlo, guadagnando un po’ di quota ed effettuando, poi, una
traversata verso sinistra, fino a raggiungere una posizione dalla quale
possiamo dominare, con lo sguardo, entrambi i laghi. Se lo scenario
sarà impreziosito dai colori dell’autunno, difficilmente
lo dimenticheremo.
Se non vogliamo tornare per la medesima via di salita, ci si offre la
possibilità di una stupenda traversata in Val Caronella. Dobbiamo,
però avere a disposizione due automobili per effettuarla, e lasciare
la prima a Carona. Torniamo, dunque, al lago Nero. Un cartello segnala
la partenza del già citato sentiero per la malga Gavazza (data
a 50 minuti), la malga dosso (data ad un’ora e 20 minuti) e la
malga Carbonella (data a 2 ore e 20 minuti). Il sentiero passa nei pressi
di un piccolo laghetto (che vediamo sul fondo della piana a nord del
lago Nero) e, prima di raggiungere la malga Lavazza, a valle del lago
Lavazza (m. 2134). Dalla malga Caronella, infine, inizia una lunga discesa
che porta a Carona. Questo lungo giro richiede circa 6 ore di cammino.
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| Difficoltà |
E (escursionistica) |
Dislivello |
mt. 660 |
| Tempo |
2 h |
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(una
versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)
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Cartina
Kompass del Parco delle Orobie Valtellinesi |
| Testo e fotografie a cura di M.Dei
Cas |
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