VISITA AL PALAZZO
Al complesso si accede tramite un ampio portale che viene aperto ogni ora dal
custode, il quale guida i visitatori per le sale del palazzo. La strada che
conduce all'ingresso era in origine di proprietà comunale e tutti potevano
accedere liberamente ai giardini. Nell'Ottocento viene eretto l'alto muraglione
che circonda il complesso (utile anche perchè immagazzinava calore e utilizzato
per far maturare l'uva trasformata poi in vino) e anche la strada diventa
proprietà dei Vertemate. Subito sulla sinistra incontriamo una piccola chiesa
dedicata a Santa Maria Incoronata e costruita intorno al 1680 come cappella
sepolcrale della famiglia. In realtà nessun membro venne mai sepolto qui. Alle
funzioni religiose partecipava anche il popolo, da cui però i proprietari si
distinguevano sedendosi nella balconata sopra l'ingresso. Da notare sono lo
stemma dei Vertemate sul pavimento tra le due file di banchi, gli affreschi
raffiguranti San Francesco d'Assisi e Sant'Antonio da Padova e la dedica sul
muro alla sinistra dell'ingresso che spiega come nel 1985, alla morte
dell'ultimo proprietario, l'Ing. Luigi Bonomi, la moglie, Maria Eva Sala, decide
di lasciare la propria abitazione al Comune di Chiavenna.
Davanti all'ingresso del palazzo troviamo la statua di un cane. Secodo la
leggenda questo cane si è trovato per caso a passeggiare per la stradina e,
entrato per sbaglio nell'abitazione, è "rimasto di sasso" dopo aver visto le
meraviglie dei Vertemate. Da quel giorno è si è fermato lì a fare la guardia al
palazzo.
L'edificio presenta una struttura ad U e tra le due brevi ali laterali si viene
a creare una piccola corte che si apre su un castagneto. Sulla facciata,
piuttosto semplice e volutamente non dipinta, si trova il portale dell'entrata
principale che risale al 1577 e sul quale sono incisi i nomi dei committenti. Le
finestre sono distribuite in modo ordinato secondo multipli di tre sia sulla
facciata che sul retro.
In origine il portale non esisteva e il pavimento del corridoio d'accesso era
formato da ciottoli. Qui infatti era possibile entrare anche con i cavalli. Il
soffitto è dipinto con scene mitologiche: Giunone con l'uccellino dal bel canto,
Cerere che simboleggia il denaro e le ricchezze, Bacco dio del vino e delle orge
ed infine una donna con un evidente simbolo fallico. Sulle pareti vi sono figure
che rappresentano gli elementi naturali, l'aria, l'acqua, la terra e il fuoco.
Queste figure sono uno dei primi esempi di prospettiva della zona. Il popolo,
osservando questi disegni, si sentiva minacciato da quegli sguardi così profodi
da sembrare veri e così decide di accecare le figure. Ai lati di quest'ultime
troviamo anche delle scritte di nomi che avevano la funzione di registro.
A sinistra entriamo nella Sala di Giove e Mercurio, ampia e luminosa,
completamente affrescata con allegorie e figure mitologiche. I mobili e i
pavimenti non sono originali ma comunque antichi. Il palazzo è stato per un
certo periodo di tempo abbandonato a se stesso, e questa bellissima sala è stata
utilizzata addirittura come fienile. Le esalazioni del letame e del fieno,
aggiunti all'umidità tipica del piano terra, hanno reso i colori dei dipinti
molto più accesi e forti. Da notare è la raffigurazione di Marte alla fine della
parete di destra, il cui piede e la cui lancia sembrano ingrandirsi e diventare
più minacciosi man mano ci si avvicina.
A destra (sempre dal corridoio) si accede alla stüa, sala così chiamata per la
grande stufa che troviamo appena entrati sulla sinistra. Essa è in maiolica, ha
un'alta colonna ed è originale dell'area germanica, probabilmente di Norimberga.
Veniva alimentata dalla stanza attigua, poichè i domestici dovevano evitare di
disturbare le riunioni importanti che si tenevano in questa sala. Essa è
chiamata sala delle udienze perchè qui venivano celebrati i processi (si noti in
un angolo la stanzetta dello scrivano). E' molto particolare perchè presenta il
soffitto affrescato e le pareti in legno. Questo legno è piuttosto resinoso ed è
probabilmente di pino cembro. Sul soffitto vediamo un ciclo di dipinti che
raffigurano il giardino di Diana con le vergini. Giove si innamora della giovane
Callisto e la mette incinta. Callisto si rifiuta di spogliarsi davanti alle
altre fanciulle perchè si vergogna della propria gravidanza. Giunone, moglie di
Giove, per gelosia trasforma Callisto in un orso dopo che ella ha dato alla luce
il proprio figlio. Il bambino, cresciuto va a caccia e sta per uccidere l'orso,
inconsapevole che si tratta della propria madre. Giove allora interviene e
trasforma anche il figlio in orso. Una nuvola trasporta madre e figlio in cielo.
E' così che viene spiegata la nascita della costellazione dell'Orsa Maggiore e
dell'Orsa Minore. Attigua a questa sala troviamo la sala d'attesa di Perseo,
dove ammiriamo un bel tavolo in scaiola, il marmo dei poveri, proveniente
dall'Emilia. Proseguendo incontriamo la cucina, poi usata come sala da pranzo,
caratterizzata da un grande camino e da pareti molto scure.
Al primo piano ci immettiamo in un lungo corridoio definito galleria per i
numerosi quadri appesi alle pareti. Sono per lo più ritratti dei membri di
famiglia; famoso è il primo sulla destra, il quale si dice rappresenti il
fantasma del palazzo, conosciuto soprattutto per gli scherzi ai danni del gentil
sesso. Il soffitto delle galleria è caratterizzato da cassettoni che diventano
più piccoli man mano si procede verso la finestra per creare un senso di
profondità.
Accediamo poi alla stanza di Napoleone, interamente rivestita in legno e
risalente al '700. E' così chiamata perchè nella lotta contro i Grigioni una
delegazione di aristocratici chiese l'intervento a Napoleone. Napoleone, pur
concedendo il proprio appoggio, non soggiornò mai nel palazzo. Il proprietario
ha voluto però mantenere questo nome per la stanza al fine di attirare numerosi
ospiti e clienti. A chi gli faceva notare che Napoleone in realtà non aveva mai
soggionato lì, egli spiegava che in realtà il Napoleone in questione era proprio
lui: aveva infatti la fortuna di chiamarsi Napoleone Brianzi! Il Brianzi,
antiquario milanese, acquista l'intera proprietà nel 1902, e ne cura il restauro
e il nuovo arredo, introducendo pezzi d'epoca provenienti da altre dimore, di
cui pure rimane solo una parte. Da notare in quasta stanza sono la bellissima
stüa, la toilette nell'angolo, la libreria e la cassettiera a specchio. Nella
stanza attigua troviamo sulla sinistra un fine inginocchiatoio con lo stemma
dell'aquila imperiale. I letti del palazzo sono tutti molto corti. I nobili
infatti solevano dormire semisdraiati per prevenire i tentativi di
avvelenamento.
Al secondo piano i locali sono molto più raffinati e anche i soffitti sono molto
più lavorati. Degne di nota sono la camera degli amorini, utilizzata come
guardaroba, la stanza delle arti, dei mestieri e degli amori, dove ammiriamo
mobili del '600, e la stanza delle cariatidi, molto luminosa, utilizzata
comecamera da letto dei proprietari. Da notare è la cariatide sopra la porta,
seduta e compiaciuta, mentre le altre sono tutte in piedi. Lungo il corridoio
troviamo due quadri, uno dirimpetto all'altro, i quali raffigurano Piuro prima e
dopo la frana del 1618. Tali dipinti, di autori diversi ed entrambi sconosciuti,
rappresentano una testimonianza storica rilevanteper la zona. Ma la vera perla
del palazzo è la stanza dello zodiaco, dove troviamo dipinti i segni zodiacali e
figure umane che rappresentano le varie professioni e i periodi dell'anno. Il
soffitto in legno intagliato è molto profondo e riccamente decorato. Lungo la
parete sinistra ammiriamo il modello di una nave: si dice che un Vertemate abbia
preso parte ai preparativi dei viaggi di Cristoforo Colombo verso il nuovo
mondo, e questa nave ne ricorda la storia. La stanza, tripudio di barocco, può
risultare quasi eccessiva per l'abbondanza di decorazioni e raffigurazioni.
Seguono infine la stanza del vescovo, dove soggiornava il vescovo durante le sue
visite, e la camera di Carducci, poeta molto stimato nella zona e consciuto per
le poesie dedicate a Madesimo.
Oltre alla villa è possibile visitare i rustici utilizzati per la lavorazione
dei terreni agricoli circostanti, le stalle per il bestiame, il torchio, la
ghiacciaia (che sostituisce il crotto, unica mancanza) e la casa del custode.
Il complesso ha mantenuto intatta nel tempo la sua struttura originaria, e anche
la bellissima tenuta rispecchia fedelmente l'immagine del passato. Il giardino a
valle si sviluppa su due livelli. In quello più alto troviamo l'orto e numerose
specie di fiori, in quello più basso la vasta vigna, con la cui uva si è
cominciato a produrre un vino bianco dal sapore raffinato e aristocratico.
L'acqua per il mantenimento di questa zona proveniva da una sorgente a nord e
trasportata verso il basso attraverso uno avanzato sisteme di irrigazione basato
su canali che corrono tutto intorno alle aiuole. Quest'acqua veniva utilizzata
anche per la peschiera situata nel giardina all'italiana nella zona a ovest del
palazzo. Qui troviamo anche una statua di Ercole al centro di una fontana e
tracce di affreschi con temi mitologici (lungo il muro perimetrale). Nella parte
più bassa è da ammirare il bellissimo viale delle rose circondato da alberi da
frutto. Alle spalle del palazzo, verso monte, vi è invece un vasto castagneto.
Il palazzo poteva quindi dirsi completamente autosufficiente dal punto di vista
alimentare.
Dal 1988 il complesso è diventato museo di proprietà del comune di Chiavenna, il
quale si è preoccupato non solo della sua conservazione, del restauro delle
opere lignee interne e dei quadri, ma ha anche offerto particolare cura alla
componente agricola, dando nuova vita al vigneto, all'orto, al giardino e al
frutteto.
Nelle vicinanze sorge
Chiavenna, una delle cittadine principali della provincia
di Sondrio, non soltanto dal punto di vista storico-artistico, ma anche per la
sua cucina tipica e il suo ambiente naturale (Cascate dell'Acqua Fraggia e
Marmitte dei Giganti). Vi invitiamo pertanto a visitare la pagina ad essa
dedicata dove troverete itinerari e curiosità interessanti e utili se siete
interessati ad una visita completa del territorio.