Vedretta Nord del Monte Disgrazia, in VALMASINO
a quota 2992 metri

 

 
Foto M.Dei Cas

Il bivacco è situato sul passo di Mello, che congiunge l'alta Val Cameraccio (parte terminale della Val di Mello) e l'alta Valmalenco. Si può salire dalla Val di Mello o dalla valle di Preda Rossa. Nel primo caso dobbiamo percorrere l’intera Val di Mello, partendo dal parcheggio: superata la località di Cascina piana, incontriamo la deviazione, a sinistra, per la valle di Zocca e attraversiamo, su un ponte, il torrente di val di Zocca; oltrepassata anche la località di Rasica e la deviazione, a sinistra, per la val Torrone, troviamo, poco oltre, il ponticello sul torrentello che scende dalla val Torrone, che mostra da qui, sul suo fianco sinistro, uno scorcio della parete della Meridiana. Il sentiero comincia quindi a salire in una fitta pineta, uscendo di nuovo all'aperto, a quota 1559, presso le baite della Casera di Pioda.
Non è facile trovare, qui, la ripartenza del sentiero: si deve evitare una traccia che corre, pianeggiante, verso il centro della valle, e risalire, invece, i prati alle spalle delle baite (sulla nostra sinistra): sul limite del bosco si ritrova il sentiero che, dopo una serie di rapidi tornantini, volge a sinistra e conduce, poco sopra i 1700 metri, ad una nuova radura, dove si trova una baita isolata, dominata dalla Torre del Cameraccio meridionale.
Il sentiero, con traccia più incerta, si avvicina alla costiera del Cameraccio, che separa la valle dalla val Torrone, mentre la boscaglia si fa sempre più rada. La val Cameraccio desta un forte senso di solitudine, per la sua vastità ed il suo silenzio. Il primo tratto della costiera Remoluzza-Arcanzo la separa dalla valle di Preda Rossa.
Bisogna prestare molta attenzione ai segnavia, per non perdere un sentiero dalla traccia assai labile. Esso piega per due volte a destra, riprendendo altrettante volte a salire più direttamente; superiamo, così, un primo torrentello, per poi puntare verso un secondo corso d'acqua; troviamo anche, su un masso, le indicazioni per il rifugio Ponti: tagliando la parte mediana della valle, infatti, si può puntare direttamente alla bocchetta Roma, e di qui scendere al rifugio, in valle di Preda Rossa. Nel tratto fra i due torrentelli è già ben visibile la testata della valle, dominata dal monte Pioda (m. 3431), dietro la cui cima si nasconde quella più famosa del monte Disgrazia. Superato il secondo torrentello, la salita prosegue per dossi erbosi, tendendo leggermente a sinistra. Alle spalle, si apre una visuale sempre più ampia sulla Val di Mello e, sullo sfondo, sulle valli Merdarola e Ligoncio.
Il Monte Pioda (Foto R.Moiola)Se intendiamo tornare per la medesima via di salita, ci conviene memorizzare bene il piccolo promontorio erboso raggiunto dopo l'attraversamento del secondo torrentello: da qui in avanti, infatti, la traccia si perde, per cui proseguiamo salendo, facilmente, a vista (ma nel ritorno, se non ritroviamo il punto dal quale si scende al torrentello, rischiamo di perderci fra le grandi placche rocciose della media valle).
Gli ultimi magri pascoli lasciano gradualmente il posto ad una fascia di massi, fra i quali si annida anche qualche nevaietto. Non esiste un percorso obbligato, la scelta della direttrice dipende dalla meta. Prendiamo come punto di riferimento il nuovo bivacco Kima, posto sul filo della morena centrale della valle: dovremo raggiungerlo, prima di salire al bivacco Odello-Grandori.
Proseguiamo salendo in verticale, o piegando leggermente a destra. Al termine della salita, fra quota 2600 e quota 2700, ci si ricongiunge con il sentiero Roma, che scende dal passo di val Cameraccio, il ben visibile intaglio a sinistra del pizzo Torrone orientale (m. 3333), caratterizzato dall’inconfondibile profilo a punta di lancia. Il sentiero è individuabile, più che per la traccia (che solo in alcuni tratti si vede), per i numerosi segnavia rosso-bianco-rossi che ne costellano il percorso (in qualche tratto troviamo anche le più vecchie croci color amaranto). Seguendo il sentiero verso destra, raggiungiamo, infine, il bivacco, dopo 5/6 ore di cammino (il dislivello in salita è di 1600 metri). Prendiamo, ora, a destra, in direzione del ben visibile nuovo bivacco Kima, sulla cresta della morena centrale della val Cameraccio. Raggiunto il bivacco, proseguiamo verso destra (est), scendendo per un po' sul filo della morena e raggiungendo, alla fine, una fascia di grandi massi. Sul più grande troviamo una scritta in vernice rossa ("passo di Mello" e "Chiareggio"), che indica il punto nel quale ci stacca dal sentiero Roma, sulla sinistra, e si comincia a salire al passo di Mello.

I segnavia sono piuttosto radi, e ci guidano, per un tratto, nella salita fra grandi massi, che tende a destra. Poi scompaiono, e bisogna proseguire a vista, risalendo un grande dosso morenico, che dà l'impressione, illusoria, di condurre proprio in prossimità del passo. Spostandoci gradualmente verso sinistra, evitiamo la faticosa fascia dei grandi massi, ma dobbiamo prestare attenzione nella salita su un terreno caratterizzato da ghiaietta e terriccio, assai scivolosi. Ovviamente questa descrizione fotografa la situazione che possiamo trovare a stagiona avanzata, quando la neve si è sciolta. Sormontato il dosso, scopriamo, con delusione, che c'è ancora un buon tratto di cammino, anche se ora la pendenza è meno impegnativa.
La depressione su cui è collocato il passo è ora là, ben evidente, di fronte ai nostri occhi. La carta ci assicura che in prossimità del passo è collocato il bivacco Odello-Grandori, ma lo La val Cameraccio vista dalla bocchetta Roma. Foto di M. Dei Cassguardo non riesce ad individuarlo. Solo con grande attenzione riusciamo a scovarlo: si trova sulla parte destra della depressione, ed il suo colore si mimetizza quasi perfettamente con il grigio chiaro del granito.
La neve, ritirandosi, lascia allo scoperto un terreno cosparso di ghiaia, terriccio e sassi, talora molto instabili, perché poggiano su lastre di ghiaccio che non si vedono. Saliamo quindi con attenzione, fino al gradino roccioso terminale, proprio sotto il passo. E qui nasce il dilemma: da che parte salire? Di segnalazioni, infatti, neppure l'ombra (almeno fino all'autunno del 1999; non so se poi qualche pietosa mano ha tracciato i provvidenziali segni).
Adesso vediamo bene dove dobbiamo arrivare (lo scatolone del bivacco è proprio lì, poco sopra il nostro naso), ma è meno evidente la via per arrivarci, perché sotto il bivacco la parete è piuttosto ripida. Dobbiamo quindi salire sui fianchi del gradino, quello di sinistra o quello di destra. Il primo mostra un canalino non troppo difficile che sale verso sinistra, e poi prosegue verso destra, pianeggiante, fino al bivacco. In quest'ultimo tratto, però, è stretto ed esposto, senza appigli di sicurezza, per cui, soprattutto se abbiamo uno zaino ingombrante, dobbiamo affrontarlo con tutta la cautela di questo mondo. Scegliendo il lato destro, ci si presenta la difficoltà rovesciata: è il primo tratto ad essere più delicato, poi possiamo più agevolmente piegare a sinistra, in direzione del bivacco.
Dal bivacco al passo non ci sono che pochi metri. La spaccatura nell'aspro crinale roccioso ci permette di affacciarci ad uno scenario impressionante. Sotto di noi ed alla nostra destra, la vedretta nord del Disgrazia, selvaggia e tormentata. Alla nostra sinistra, le ripide e strapiombanti pareti delle Cime di Chiareggio. Da qui non si scorge proprio quale possa essere la via che permette di scendere in val Sissone. Gettando lo sguardo verso nord, distinguiamo il pian del Lupo e Chiareggio; oltre, la valle del Muretto ed il passo omonimo.
Attenzione: la discesa sulla vedretta del Disgrazia è sconsigliabile se non si è guidati.
Sul lato destro della depressione si scorge il passo di Mello. Foto di M. Dei CasI circa 2.000 metri di dislivello richiedono circa 6/7 ore di cammino.

Salendo, invece, dalla valle di Preda Rossa risparmiamo almeno un'ora di cammino. Lasciata la macchina all'ingresso della piana di Preda Rossa (m. 1980), raggiungiamo rifugio Ponti e, di qui, seguendo gli abbondanti segnavia del Sentiero Roma, la bocchetta Roma. Scendiamo, quindi, sempre sul sentiero Roma, in alta Val Cameraccio (attenzione: le corde fisse ci aiutano, ma la prudenza ancor di più). Superato il nevaio ai piedi della costiera, proseguiamo con qualche saliscendoi, fino a raggiungere il masso già citato, al quale, dobbiamo lasciare il sentiero Roma, deviando verso destra e cominciando la salita al passo di mello, come sopra descritto. In questo caso il dislivello da superare scende a circa 1350 metri.





Il Monte Disgrazia (Foto R.Moiola)

- a Chiareggio in ore 3;
- al rifugio Ponti in ore 2;
- al rifugio Desio in ore 3.

- al Monte Sissone (N-O m.3331);
- al Monte Disgrazia (S-E m.3678, vedi foto);
- al Monte Pioda (S-E m.3431, vedi foto).



Difficoltà
EE (escursionisti esperti; attenzione ai passaggi terminali!)
Dislivello
mt. 2000
Tempo
6 ore

Proprietà:
CAAI Gruppo Centrale, via Silvio Pellico 6, 20121 Milano - tel. 02-86463516
Cartina Kompass n.93 - settore A5
Testo a cura di M.Dei Cas e fotografie di R.Moiola-M.Dei Cas

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Numeri di posti a dormire
6
Presenza di coperte nel bivacco
??
Presenza di acqua nei pressi
SI, di fusione
Presenza di telefono d'emergenza
NO
Presenza di stoviglie
??
Presenza di fornello a gas
??


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Ultima Modifica: Domenica, 11 Febbraio, 2007

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