Accanto
ai numerosi motivi di interesse storico che Chiavenna
offre ai visitatori, vi sono anche diverse curiosità. Una, in
particolare, colpisce per la sua singolarità: su diversi portoni
di diverse dimore, dense di storia illustre, troviamo, al posto del
classico battente, una figura di serpe in ferro battuto. Stupisce la
scelta, se si pensa che il serpente è uno dei più classici
simboli del male, nella sua forma insinuante, subdola e repellente.
Evidentemente la serpe posta a guardia di questi portoni assume una
diversa valenza, si carica di un significato protettivo.
Un’antica leggenda spiega l’origine di tale significato.
Essa narra di un tempo nel quale i Chiavennaschi dovettero subire le
conseguenze negative di una vera e propria invasione di moscerini e
piccoli insetti, conseguenze non solo fastidiose, ma anche disastrose
per l’agricoltura: gli indesiderati ospiti, infatti, banchettavano
alle spalle delle fatiche e del sudore dei contadini, prendendo d’assalto
i raccolti, ed in particolare la frutta e la verdura.
Si
trattava di un vero flagello biblico, ed i Chiavennaschi, dopo averle
provate tutte per liberarsi degli insetti, si rivolsero, esasperati,
ad un mago che aveva fama di potente operatore di sortilegi e magie.
Costui amava parlare per enigmi, ed enigmatica fu la risposta che diede
loro: si limitò a chiedere se avessero visto una serpe bianca,
senza aggiungere null’altro che potesse chiarire il senso delle
sue misteriose parole. I Chiavennaschi rimasero assai stupiti di fronte
ad esse, ma non osarono chiedere di più, limitandosi a rispondere
che di serpi se ne potevano vedere molte, ma di bianche non se n’erano
mai viste. Se ne tornarono, quindi, a casa, convinti che il mago non
volesse o non potesse aiutarli. Lo stupore aumentò, poi, quando
videro il mago entrare nella cittadina, la sera di quello stesso giorno,
chiamando a raccolta la gente intorno a sé. Cosa stava accadendo?
Il mago ci aveva ripensato? Egli, incurante degli occhi dai quali trasparivano
questi interrogativi, chiese, con voce ferma, che si preparasse un grande
falò. Nessuno osò chiederne la ragione, e la catasta di
legna fu preparata. Egli stesso appiccò il fuoco, e questo divampò,
diffondendo i suoi bagliori nelle ombre della sera.
Ad
un certo punto il mago estrasse dal suo mantello uno strumento magico,
e cominciò ad intonare una melodia. Una melodia strana, che non
si era mai udita, una melodia magica, che evocò, dal fuoco, un
essere misterioso. All’inizio non si riusciva a distinguere cosa
fosse quell’essere che prendeva forma fra le fiamme, poi la sua
forma si fece più chiara, più definita. Era una serpe
bianca, la serpe bianca di cui aveva parlato il mago. Il misterioso
animale, guizzando fra le fiamme, attirò tutti gli insetti ed
i moscerini che avevano infestato la zona. Tutti, proprio tutti, furono
così inghiottiti dalle fiamme e sparirono, per sempre. Gli abitanti
di Chiavenna avevano assistito alla scena, e rimasero sbigottiti.
Non si erano ancora ripresi dallo stupore, quando accadde qualcosa di
ancor più prodigioso: il fuoco si era fatto ancora più
vivo, quasi accecante, e la serpe, che sembrava fare tutt’uno
con il fuoco, si protese in direzione del mago, lo avvolse nelle sue
spire e lo trascinò nel cuore delle fiamme.
Tutto
questo accadde in pochi istanti. Il mago, sempre avvolto nelle spire
della serpe, cominciò ad ardere, consumandosi, e con lui si consumava
anche la serpe. Alla fine non si vedevano che le fiamme: la serpe ed
il mago erano spariti. Anche le fiamme cominciarono a spegnersi, rapidamente,
lasciando, sotto lo sguardo degli esterrefatti presenti, il posto ad
un gran mucchio di tizzoni fumanti.
Immaginate, ora, cosa poteva passare nella mente di coloro che avevano
assistito agli eventi di quella serata prodigiosa. I pensieri si rincorrevano,
e con essi i contrastanti sentimenti di sollievo e timore, sollievo
per la fine del flagello degli insetti distruttori, timore per la fine
miserevole del mago.
Ma il pensiero dominante riguardava la misteriosa serpe bianca: cos’era?
Quale significato aveva? In alcuni prevalse l’idea che essa fosse
la manifestazione visibile della forza magica evocata dal mago, che
aveva liberato la città dagli insetti nocivi, altri preferirono
pensare che fosse una forza magica che aveva punito il mago per aver
attuato un sortilegio empio e, probabilmente ingannatore: forse, infatti,
egli intendeva impadronirsi della città, dopo averla liberata,
e soggiogarne gli abitanti, forse era stato addirittura lui a scatenare,
con le sue pratiche magiche, l’invasione degli insetti, che nulla
aveva di naturale.
In
entrambi i casi, la serpe bianca venne vista come forza protettiva,
vuoi contro gli insetti, vuoi contro i malefici e le pratiche magiche
subdole ed ingannatrici. E come tale venne posta sull’uscio di
diversi palazzi.