La
Val Tàrtano è una delle mete più ambite da coloro che amano
praticare lo sci-alpinismo nella cornice delle Orobie valtellinese,
particolarmente adatta a questa attività sportiva. Per salire
in valle basta staccarsi dalla ss. 38 dello Stelvio, sulla destra
(per chi procede da Morbegno verso Sondrio), dopo il viadotto
sul grande conoide del torrente Tàrtano ed appena prima del
successivo ponte sul fiume Adda. Percorso un breve tratto della
Pedemontana orobica, la lasciamo, sempre sulla destra, per imboccare,
seguendo la segnalazione, la strada che si inerpica sull’aspro
fianco occidentale del Crap del Mezzodì, bastione roccioso che
separa la parte terminale del corso del Tartano dalla val Fabiòlo.
Dopo diversi tornanti e chilometri, una breve galleria scavata
nella roccia ci introduce alla prima località della valle, Campo
Tartano, adagiata in una bella e panoramica conca. Proseguendo,
raggiungiamo, dopo altri 5 chilometri circa, il centro principale
della valle, Tartano (m. 1210), collocato al punto di congiunzione
fra la val Lunga (est, sinistra) e la val Corta (ovest, destra),
nelle quali la valle principale si divide.
La lunga costiera che separa le due valli parte, al suo limite
meridionale, dalla Cima di Lemma (m. 2348), si articola nelle
cime dell’elegante pizzo Scala (m. 2427), del monte Moro (m.
2277) e del monte Gavèt (m. 2318), e termina con il lungo dosso
Tachèr che, dai 2093 metri della sommità, scende fino alla frazione
Biorca, di Tartano.
La salita al dosso Tachèr rappresenta un interessante itinerario
alpinistico, oltre che, dall’estate al tardo autunno, escursionistico,
itinerario che ha il pregio della grande panoramicità. Per effettuarla
dobbiamo inoltrarci nel primo tratto della val Lunga, sfruttando
una stradina asfaltata. Il primo centro che incontriamo, sulla
nostra destra, è la frazione di Valle (m. 1237), riconoscibile
anche per il ponte ben visibile sul torrente Tartano. Proseguendo,
balza all’occhio, per il campanile della sua chiesa, la frazione
della Piana (m. 1282), anch’essa sulla destra e con un ponte
sul torrente.
Ebbene,
dobbiamo prendere come punto di riferimento un canalino in cemento
posto circa 150 metri prima di questa frazione, in località
Rondelli: da qui parte un sentierino che scende al torrente,
fino ad un ponte seminascosto su una piccola forra. Oltre il
ponte, parte una mulattiera ben tracciata e segnalata con segnavia
rosso-bianco-rossi, che sale, con rapidi tornanti, in un bel
bosco di abeti, fino a raggiungere, intorno ai 1500 metri, il
limite inferiore del sistema di alpeggi Gavèt-Gavedìn, uno dei
luoghi legati alla fama ed al gusto del formaggio della Val
di Tartano.
Dobbiamo ora risalire i prati dell’alpeggio, che in inverno
si trasformano in ottime piste per le scivolate sci-alpinistiche,
con un sistema di diagonali che tocca le diverse baite, fino
alla casera Gavèt, posta a 1724 metri. Qui, d’estate, troviamo
le segnalazioni che ci indirizzano verso sinistra (sud), tracciando
un itinerario che percorre il fianco del dosso e, salendo al
passo del monte Moro, permette di percorrere il classico anello
val Lunga-val Corta.
Per
salire al dosso dobbiamo, invece, proseguire verso la sommità
dei prati, fino all’ultima baita, presso la quale potremo individuare
il sentiero che, tagliando verso destra, conduce al suo crinale,
presso una bella radura posta a 1900 metri circa e riconoscibile
per la presenza di un calecc (tipica struttura usata dai pastori
e costituita da quattro mura in sasso, appena accennate, sulle
quali veniva posta, a mo’ di tetto, una tenda che questi portavano
con sé nei loro spostamenti).
La sommità del dosso si para di fronte al nostro sguardo, a
sud: per raggiungerla dobbiamo seguirne il crinale, disseminato
di una rada boscaglia, fino a raggiungere un grande ometto e,
poco oltre, i 2093 metri della cima. Il panorama dal dosso è
molto ampio: a nord l’imponente sistema del Màsino-Bregaglia,
ad ovest le cime del fianco occidentale della Val di Tartano,
ad est quelle del suo fianco orientale, con la successione degli
alpeggi della val Lunga.
La
discesa avviene seguendo la medesima via di salita, anche se
il tratto nel bosco va affrontato con molta cautela.