Il
rifugio Anzana si trova in territorio svizzero, all’alpe Pescia
Alta, poco oltre il confine italo-svizzero che separa la val Saiento
(la prima laterale che incontriamo sulla nostra sinistra entrando in
Val Poschiavo, nel Canton Grigioni) dall’estremità orientale
del versante retico della media Valtellina, che, con un lungo dosso,
cala su Tirano. Lo si può raggiungere attraverso cinque itinerari,
qui di seguito riportati.
Il primo e meno faticoso prevede l’ingresso in Val Poschiavina
da Tirano. Superata Campocologno,
raggiungiamo Campascio ed imbocchiamo, sulla sinistra, la strada che
sale in Val Saiento, passando per il rifugio Monte Scala e per Cavaione
(m. 1302). Proseguiamo poi inoltrandoci nella valle, fino all’alpe
Pescia Bassa (m. 1832) ed alla conca dell’alpe Pescia Alta (m.
2054), dove si trova, isolata dalle baite dell’alpe e sul lato
opposto del torrente della valle (cioè sulla sinistra per chi
sale, vale a dire a sud), il rifugio, a 2050 metri. Vale però
la pena raggiungere il rifugio dal territorio italiano, perché
ciò ci permette alcune escursioni di grande bellezza e panoramicità.
I punti di partenza possono essere quattro: Prato Valentino, sopra Teglio,
Nemìna alta e le Baite Campione, sopra Bianzone, l’alpe
Lughina, sopra Tirano.
1. Da Prato Valentino. Dalla ss 38 raggiungiamo, salendo da Tresenda
o da San Giacomo, Teglio (m. 850) e, seguendo le indicazioni, proseguiamo
per Prato Valentino (m. 1700), dove si trova anche il rifugio
Baita del Sole. Incamminiamoci, quindi, sulla comoda pista che risale
i prati usati, nella stagione invernale, come piste da sci. Oltrepassato
il primo punto di arrivo degli impianti di risalita (m. 2227), proseguiamo
in direzione del secondo ed ultimo. Prima di raggiungerlo, stacchiamoci
però dalla pista sulla destra, in corrispondenza di una rete
di contenimento, seguendo i segnavia bianco-rossi (siamo, infatti, sul
Sentiero Italia, nel tratto che congiunge la Val Fontana a Tirano).
Operiamo, così, un bella e panoramica traversata dell’alta
valle di Boalzo, passando sopra le baite del Méden. Al termine
della traversata, troviamo un bivio: mentre a destra il Sentiero Italia
prosegue ed aggira il fianco meridionale del Pizzo Cancano (m. 2436),
noi effettuiamo una breve salita sulla sinistra, guadagnando l’ampia
sella presso la quale è collocato il passo del Méden (a
2417 metri).
Dalla
sella, posta sul largo crinale che fa da confine fra Italia e Svizzera,
possiamo, incamminandoci per un tratto verso il territorio svizzero,
scorgere la bella conca dove si trova l’alpe di Pescia Alta. Se
non abbiamo fretta, prima di scendere all’alpe percorriamo il
crinale e saliamo, senza problemi, sulla cima del pizzo Cancano, dal
quale il colpo d’occhio, a 360 gradi, è ampio e suggestivo.
D’inverno dalla cima del pizzo si può scendere, con un
elegante percorso scialpinistico che segue per un tratto il crinale
verso nord-ovest e poi scende verso nord, direttamente all’alpe,
e poi a Pescia Bassa. Se invece siamo a piedi, torniamo sui nostri passi
alla sella e scendiamo, tendendo leggermente a sinistra, sull’ampio
terrazzo del crinale, fino a trovare il sentiero che porta all’alpe.
È però possibile una variante che allunga un po’
il percorso, ma può essere sfruttata dagli amanti della mountain-bike.
Al bivio, invece di salire alla sella del passo, proseguiamo, aggirando
il pizzo Cancano e scendendo proprio sotto l’evidente sella denominata
Colle o Collo d’Anzana, che si trova poche decine di metri sopra
il sentiero. Il percorso fin qui può essere per ampi tratti affrontato
in sella alla bicicletta: ora portiamola con noi alla sella (m. 2224),
sorvegliata da una Madonnina, per poi collinare tranquillamente, seguendo
i cartelli, in direzione del rifugio (che, a differenza delle baite
dell’alpe, vediamo solo all’ultimo momento, perché
è nascosto da un dosso).
2. Da Nemìna alta. Raggiungiamo Bianzone, staccandoci dalla ss
38 ad 8 chilometri da Tirano (in direzione di Sondrio), presso l’eviddente
Chiesa della Madonna del Piano. Saliamo nella parte alta del paese,
fino ad incontrare un bivio: qui imbocchiamo la strada di destra, seguendo
le indicazioni per Piazzeda e Bratta. Salendo ancora, troviamo un secondo
bivio, al quale prendiamo a sinistra (indicazioni per Piazzeda e Nemìna).
Attraversato,
su un ponte, il torrente della Valle di Bianzone, seguiamo la strada
che ci porta, dopo diversi tornanti, al bel nucleo di Piazzeda (m. 892).
La strada si fa, poi, pista in terra battuta, e porta ai prati di Nemìna
bassa, Nemìna di mezzo e Nemìna alta (m 1743). Ci conviene
lasciare l’automobile a Nemìna bassa (m. 1338), salendo
a piedi fino a Nemìna alta. Da quest’ultima alpe parte
una pista che attraversa il bel bosco del fianco orientale del crinale
che scende dal pizzo Cancano. Nell’ultimo tratto la pista si fa
sentiero e sale ad intercettare il Sentiero Italia, a poca distanza
dal punto in cui questo passa sotto il Colle d’Anzana. Possiamo
così salire al passo, e di qui scendere facilmente al rifugio
(indicato, da un cartello, a venti minuti di cammino), come sopra riportato.
3. Dalle Baite Campione. Raggiungiamo, come sopra descritto Bianzone
e, al secondo bivio, prendiamo a destra, seguendo le indicazioni per
Bratta. Dopo diversi tornanti, raggiungiamo prima il cimitero, poi la
bella chiesa di San Bernardo (m. 1034). Proseguiamo, superando la contrada
Bonadeo ed i bei prati di Palfrè (m. 1330). La strada, divenuta
pista in terra battuta con un fondo sempre buono, sale fino alle Baite
Campione (m. 1634). Se, però, siamo buoni camminatori lasceremo
l’automobile a Palfrè e seguiremo la strada fino alle baite,
per scaldarci i muscoli. Alle baite troveremo una piccola piazzola per
il parcheggio. Da qui parte una pista con fondo erboso, che ci conduce
ad un bivio. Ci conviene prendere a destra: saliremo per un percorso
più lungo, ma su un sentiero ben tracciato e più bello.
Attraversiamo una radura, verso destra, e ritroviamo il sentiero che
comincia a salire con un lungo traverso nel bosco, fino a raggiungere,
in corrispondenza di un’incantevole radura, il bel dosso che scende
verso sud dalla vetta Salarsa. Qui il sentiero sale, ripido, per un
buon tratto, poi piega a destra, attraversando un bosco che presenta
ancora gli evidenti segni di un incendio. Dopo un tornante a sinistra,
saliamo ancora per un tratto, fino ad una seconda e molto più
ampia radura. Dopo averla attraversata in diagonale verso destra, oltrepassiamo
un ultimo rado boschetto, per sbucare nell’ampio terrazzo della
Colma, fra i 1900 ed i 2000 metri. Qui la traccia si perde, ma non c’è
problema (casomai il problema può nascere se torniamo per lo
stesso percorso: lasciamo, in questo caso, qualche segnale che ci faccia
riconoscere il punto nel quale possiamo ritrovare il sentiero): proseguiamo
a vista, tendendo leggermente a sinistra ed oltrepassando una conca
nella quale si trova, talora, un microlaghetto.
Non
tarderemo molto ad intercettare il Sentiero Italia, a 2150 metri circa.
Prendiamo, quindi, a sinistra e, aggirato un dosso, guadagniamo il punto
in cui il sentiero passa proprio sotto il Colle d’Anzana, per
poi proseguire come indicato sopra. Se però abbiamo tempo, non
perdiamo l’occasione per salire alla Vetta o Dosso Salarsa (m.
2279), un fuori-programma che comporta un ritardo di non più
di trenta-quaranta minuti. Raggiunto il Sentiero Italia, proseguiamo,
salendo a vista, in direzione del crinale sul quale passa il confine
italo-svizzero. Dopo averlo facilmente raggiunto, proseguiamo verso
destra, fino a guadagnare, altrettanto facilmente, la vetta arrotondata
e poco pronunciata. Si tratta di un osservatorio estremamente panoramico,
in tutte le direzioni.
4. Dall’alpe Lughina. Chi giunge a Tirano da Sondrio, incontra,
poco prima della centrale idroelettrica e del Santuario della Madonna,
la contrada Ragno. Lasciamo la ss 38 in direzione della contrada e cominciamo
a salire su una strada che, ben presto, ci porta ad un bivio. La stradina
di destra conduce allo xenodochio
di Santa Perpetua. Noi, invece, proseguiamo a sinistra, su una strada
piuttosto stretta, che raggiunge le contrade di Novaglia, Novaione e
Piatta. Si tratta dell’ultimo tratto del Sentiero Italia che scende
verso Tirano. Alla fine, eccoci all’alpe Lughina (m. 1464). Qui
ci mettiamo in cammino, ignorando la pista che si dirige alla località
Sasso, sul sentiero segnalato dai segnavia bianco rossi, che sale, con
rapidi tornanti, fino alla cima di un dosso boscoso, dove incontriamo
una croce. Proseguendo, raggiungiamo le baite dell’alpe Frantelone
(m. 1831) e, dopo circa mezzo chilometro, ci troviamo allo stesso punto
intercettato da chi sale dalle Baite Campione. Il seguito del percorso
è quello descritto sopra. Esiste però un secondo possibile
itinerario che parte dall'alpe. Ad un bivio segnalato, proseguiamo entrando
in territorio svizzero, dove, presso una baita, troviamo un cartello
che segnala il sentiero per la Piana (30 minuti), che attraversa il
fianco boscoso che scende dalla Vetta Salarsa fino al fondovalle. Perdiamo
così un centinaio di metri di quota: il cartello che ci attende
quando intercettiamo una pista carrozzabile ai prati della Piana, infatti,
indica 1350 metri. Seguiamo verso sinistra la carrozzabile, che, in
breve, lascia il posto ad una pista con fondo erboso. C'è una
breve interruzione per uno smottamento, ma la pista prosegue subito
dopo, fino al ponte ai prati Rossat (m. 1484), che ci porta sul lato
opposto della val Saiento (il destro per noi che la risaliamo). Qui
la pista diventa un ripido sentiero, che ci fa guadagnare un centinaio
di metri di quota e ci porta ad intercettare la bella carrozzabile che
da Cavaione sale verso l'alpe di Pescia Bassa. Non resta, ora, che seguire
la carrozzabile per raggiungere prima quest'alpe (m. 1832) e poi il
rifugio). Anche questo secondo itinerario può essere suggerito
agli amanti della mountain-bike, con l'avvertenza che il tratto Lughina-Piana
e quello Rossat-strada non sono ciclabili.