Il
bivacco Passi dello Zebrù è situato a cavallo tra la Val
Cedec e la Val Zebrù, in una zona dincommensurabile bellezza
panoramica, in vista delle cime dei gruppi dellOrtles e del Cevedale.
Inoltre, essendo nel parco dello Stelvio, potremo facilmente imbatterci
nei vari animali, dalla marmotta allo stambecco, che sono i veri padroni
di queste montagne. E opportuno pertanto non scordare di portare
con sè un buon binocolo e la macchina fotografica. Nella zona
anche l'interesse storico si fa sentire essendo noi nei pressi di trincee
della grande guerra.
Va detto che la salita al bivacco non è alla portata di tutti;
la lunghezza dei percorsi e lalta quota da raggiungere lo rendono
accessibile solo ai più preparati. Esistono comunque, su entrambi
gli itinerari che descriveremo, dei rifugi intermedi dove poter sostare
per rifocillarci o per pernottare. Inoltre, per i più pigri,
sono stati istituiti dei servizi navetta che percorrono la prima parte
dei due percorsi.
Prima di parlare degli itinerari è doveroso però scrivere
ciò che ci viene segnalato da un visitatore che ringraziamo a
nome di tutti: "...intendo informarvi che il bivacco Passi dello
Zebrù (che in realtà non è un bivacco vero e proprio,
ma una postazione per i guardiaparco) è distutto e inutilizzabile.
Esso infatti non ha una parete in quanto distrutta, non so per quale
causa (esso è infatti di legno con tetto in lamiera)".
Un secondo visitatore ci segnala a due anni di distanza: "il
bivacco al Passo di Zebrù confermo che è completamente
distrutto, per nessun motivo decidete di bivaccare presso lo stesso
perchè è pericolante e assolutamente non usufruibile".
Ciò significa che invece di ritenerlo una possibile meta per
la notte lo calcoleremo soltanto come eventuale punto di riferimento
per un'ottima escursione come
già
detto pocanzi.
1° Itinerario: Valle dello Zebrù. La località
di partenza è Niblogo, che si raggiunge partendo da Bormio e
passando, dopo alcuni chilometri, per Madonna dei Monti e la frazione
di Piazzola. A Niblogo si entra in Val Zebrù e, proseguendo a
mezza costa, in breve si arriva in località Ponte delle Tre Croci
(m.1619), dove troviamo un vasto parcheggio ed unarea attrezzata
a pic-nic. Da questo punto il traffico è vietato ai mezzi non
autorizzati. Parcheggiata lauto ci avviamo a piedi, consapevoli
che si aspettano circa dieci chilometri di cammino ed un dislivello
da superare di 1400 metri. Lasciamo sulla destra la deviazione per Pradaccio
e, superato su un ponte il torrente Zebrù, iniziamo a salire
rapidamente nel bosco. Poco dopo troviamo unaltra deviazione per
la medesima località e proseguiamo a mezza costa fino a quota
1750, dove passiamo unaltra volta il torrente. Con un paio di
tornanti saliamo ora ripidamente fino alle baite di Zebrù di
Fuori (m.1850), ove troviamo il rifugio chiuso del Parco Nazionale.
Proseguendo, arriviamo alle case di Zebrù di Dentro (m.1869)
e poi di Chitomas (m. 1881), ai piedi della Pala dOro, parete
dolomitica che si erge per ben 1200 metri sopra le nostre teste. La
strada ora è meno faticosa e, passando tra pini mughi, arriviamo
a quota 1900, ove attraversiamo per la terza volta il torrente in vista
delle baite di Pecè. Ancora due ponti e arriviamo a Pramighen
e poi, in piano, fino alla vasta conca ove troviamo il rifugio
Campo (m.1989). Oltre il rifugio troviamo lultimo ponte, con
il quale passiamo definitivamente alla sinistra del torrente e, con
unaltra mezz'ora di cammino, arriviamo alla baita del Pastore
(m.2168). Fin qui avremo impiegato circa tre ore, ma la parte più
ripida ed impegnativa sta solo per iniziare. La strada volge a sinistra.
Prendiamo quota con vari tornanti e, superata
unarea
da pic-nic ed un sentiero che ridiscende a Campo, saliamo lungo la morena
abbandonata dai ghiacciai dello Zebrù durante il loro ritiro.
Ora la strada diviene sentiero. Più a monte è visibile
la sagoma del rifugio V°Alpini-
Bertarelli (m.2878). Verso quota 2600 troviamo sulla destra la deviazione
per i Passi dello Zebrù (segnavia n. 20). Valichiamo lemissario
della Vedretta della Miniera e ne superiamo il cordone morenico, poi
iniziamo un tratto a mezza costa in vista dei ghiacciai del versante
nord delle Cime dei Forni. Arriviamo poi ad un canalino ripido, ove
occorre prestare attenzione per la presenza di rocce smosse. Infine,
superato un tratto alquanto accidentato e sovente innevato, anche in
estate, giungiamo alla meta agognata. Tempo complessivo: circa 6 ore.
2° Itinerario: Val Cedec. Questo percorso è indubbiamente
più breve e meno faticoso. Il dislivello da superare è
ridotto ad 800 metri, percorribili in due ore e mezzo. Partiamo dal
rifugio Ghiacciaio dei Forni (m.2219),
facilmente raggiungibile in auto da S. Caterina Valfurva. Dal rifugio
imbocchiamo la strada, chiusa al traffico privato, che sale verso nord
est e prendiamo subito quota con un paio di tornanti. Continuiamo a
mezza costa, ammirando le grandiose colate delle vedrette dei Forni.
Verso quota 2300 troviamo sull
a
sinistra il sentiero per le Baite dei Forni e la Valle della Manzina
e, proseguendo, entriamo in Val Cedec. Risaliamo ora tutta la vallata
fino alla sua testata. La vista si fa sempre più ampia sul Gran
Zebrù (m.3851), che si erge di fronte a noi e sul Monte Pasquale
(m.3553) alla nostra destra.Poi, con un tratto più impegnativo
e dopo aver superato un torrentello, giungiamo al rifugio
Pizzini-Frattola (m.2706) a cui come al solito rimandiamo per maggiori
dettagli. Da qui proseguiamo con un sentiero che sale tra sfasciumi
verso nord ovest. Il cammino è abbastanza faticoso, ma è
anche alleviato dallo splendido panorama che via via si allarga sulla
sottostante vallata. Il percorso non sempre è evidente, ma è
ben segnalato. Dobbiamo superare uno sperone ed una valletta innevata
per giungere al passo orientale (quota 3000) e da qui, in breve, su
una delle cime ove troviamo il nostro bivacco.
Tempo di percorrenza dalla Pizzini: circa un'ora; dislivello: circa
300 metri.