E'
disponibile, grazie all'iniziativa ed all''impegno di molti volontari
e di alcune associazioni ed istituzioni, come Comune di Colico, Comune
di Piantedo ed ANLC, grazie, ancora, alle numerose donazioni da parte
di privati e grazie, infine, al duro lavoro di molti volontari, appassionati
della montagna, escursionisti, trialisti e cacciatori, una nuova struttura
legata alla civiltà degli escursionisti ed alla buona educazione
di quanti frequentano la montagna: si tratta del bivacco "Baita
del Lago" al laghetto Scoggione della piana delle Zocche (sopra
l’alpe Scoggione), sempre aperto e quindi a disposizione di chi
volesse utilizzarlo come punto d’appoggio per traversate di un
certo respiro. Inaugurazione: domenica 10 settembre 2006.
La baita, a 1698 metri, è collocata ad un quarto d’ora
di cammino dal rifugio Scoggione, del CAI di Colico e, come questa,
si raggiunge con una bella camminata di circa due ore e mezza, che parte
dai monti Rùsico (località più alta raggiungibile
con l’automobile), sopra Villàtico (Colico). Vediamo, quindi,
innanzitutto come procedere con l’automobile.
Raggiunta Colico, saliamo a Villatico,
passando a sinistra della chiesa, e di qui proseguiamo, per un buon
tratto, diritti nella salita, verso sud-est, seguendo le indicazioni
per Fontanedo e S. Rocco. Raggiungiamo, così, la località
Robustello (Acqua la Fevra, m. 456), dove troviamo,
subito dopo un’area pic-nic, una piazzola ed un trivio: una stradina,
sulla sinistra, attraversa il torrente Inganna e scende verso la frazione
di Chiaro, mentre una strada asfaltata, sulla destra, procede verso
S. Rocco.
Noi dobbiamo, invece, proseguire diritti, verso Fontanedo (indicazioni
per l’alpe ed il rifugio Scoggione e l’Alta Via delle Orobie).
Siamo, ora, su una stretta pista in cemento, che prosegue nella salita,
raggiunge un grande spiazzo e prosegue, a destra. Troviamo una pista
secondaria, in terra battuta, che si stacca sulla destra, e la ignoriamo,
prima di superare il torrente Inganna su un ponticello; salendo ancora,
troviamo un cartello che segnala, sulla sinistra, la partenza di un
sentiero per le Torri di Fontanedo.
Ora, vale davvero la pena spendere mezzora di tempo e qualche briciola
di energia in più per andare a visitare quel che resta dell’antico
borgo
fortificato
della torre, dove si vede ancora una torre di avvistamento in buone
condizioni. Ne vale la pena perché possiamo calarci, con un effetto
di potente suggestione, nell’atmosfera di un antico borgo medievale,
dove il silenzio profondo racconta ancora della vita dei secoli passati.
Lasciamo, quindi, l’automobile allo slargo nei pressi del cartello
e mettiamoci in cammino sul sentierino, che, in breve, intercetta un
sentiero più largo che proviene da destra, cioè dalla
chiesetta di S. Elena di Fontanedo (indicazioni per l’anello di
Fontanedo). Proseguiamo verso sinistra, per pochi minuti, immersi nel
cuore di uno splendido bosco di castagni, fino a trovare un bivio, al
quale prendiamo a sinistra: dopo una brevissima discesa, siamo all’arco
che ci introduce all’antico borgo. Sulla nostra destra, la torre,
che si erge ancora, orgogliosa, nonostante il bosco l’abbia ormai
nascosta alla visuale di chi non vada proprio a visitarla.
Il bosco che ci circonda ci impedisce di renderci pienamente conto della
sua funzione: pensiamo, però, che la torre fu edificata nel 1357
da Barnabò Visconti (o forse fu rafforzata una struttura preesistente),
su uno sperone del crinale che dal monte Legnone scende verso nord,
per sorvegliare quella che allora era una via di comunicazione strategica,
la via della Scalottola (oggi chiamata Sentiero del Viandante), da Lecco
alla Valtellina. La sua struttura è quella tipica delle torri
fortificate, come quelle di Teglio e di Domofole, in Valtellina: vi
si accedeva, mediante una scala di legno retraibile, dal primo piano,
mentre il piano più basso era privo di aperture, per evitare
che i nemici potessero facilmente prenderla. Vicino alla torre, possiamo
ancora riconoscere i segni del borgo fortificato.
Dopo questo tuffo nel passato, riemergiamo al presente, tornando ad
uno dei suoi simboli metallici (l’automobile) e riprendendo a
salire, sulla stretta pista in cemento: in breve, dopo aver superato
un secondo cartello che indica le torri di Fontanedo, raggiungiamo la
località Fontanedo (m. 598), dove si trova anche
la bella chiesetta quattrocentesca di Sant’Elena. Il nome della
località deriva da “fontane”, in quanto la zona,
così come l’intero versante che si stende a nord del monte
Legnone, è ricco di sorgenti d’acqua. Appena prima delle
baite, troviamo un bivio, al quale prendiamo a sinistra (indicazioni
per l’agriturismo la Rossa e l’alpe Scoggione). Oltrepassato
l’agriturismo, continuiamo a salire per un buon tratto, verso
nord-est, fino alla località
monti
di Rùsico, una bella fascia di prati a mezza costa, dove la pista
in cemento termina. Ci conviene, però, lasciare l’automobile
un po’ prima, cioè quando incontriamo un ampio pianoro
con alcuni castagni secolari: più avanti, infatti, non è
facile trovare parcheggio.
Ci mettiamo, dunque, in cammino da una quota approssimativa di 730 metri.
Raggiunta la parte alta di Rusico, dove la pista con fondo in cemento
termina, prendiamo a sinistra, seguendo le indicazioni per l’alpe
Scoggione (si tratta di cartelli del CAI di Colico, che segnalano il
sentiero B1; ci accompagnano nella salita, insieme ai segnavia ross-bianco-rossi
e bianco rossi; seguiamoli, dunque, per evitare di imboccare, in alcuni
punti, deviazioni secondarie). La mulattiera per l’alpe procede
nel primo tratto verso sinistra, all’ombra di un bel bosco di
castagni, superando anche un singolare muricciolo messo proprio di traverso
sulla sua sede. A quota 760 metri circa troviamo un punto panoramico
(con ottimo colpo d’occhio sull’alto Lario) ed un bivio:
non dobbiamo seguire il sentiero che prosegue diritto, con andamento
pianeggiante, ma quello che prende a salire, alla nostra destra (i cartelli
ci sono sempre d’aiuto).
Più in alto, usciamo dal bosco in una radura: un corridoio, percorso
verso sinistra, ci introduce alla parte bassa dell’alpe
Prato (m. 958). Passiamo a destra di un evidente poggio roccioso,
sormontato da rade betulle: lasciamo un attimo il sentiero e raggiungiamo,
in breve, la sua sommità, per godere dell’eccellente panorama
che si apre di fronte ai nostri occhi: questa volta sono l’alto
Lario, il lago di Mezzola e lo sbocco della Val Codera a proporsi al
nostro sguardo. L’alpe Prato è costituita ba una piccola
conca di prati, con una baita ed una fontanella; il cartello del CAI
di Colico annuncia che proseguendo la salita ci porteremo al pian Formica,
all’alpe Scoggione e, volendo (o potendo), al monte Legnone. Questi
cartelli non danno, per una forma di cautela o di incoraggiamento, indicazioni
sui tempi di percorrenza.
La
salita riprende, sulla sinistra, in un bellissimo bosco di faggi: i
segnavia rosso-bianco-rossi si alternano a quelli bianco-rossi. Da qui
all’alpe Scoggione terremo la direzione sud, seguendo il lungo
crinale che scende, verso nord, dal monte Legnone e sul quale passa
il confine fra la provincia di Sondrio e quella di Lecco; il sentiero,
proponendo una serie di tornanti, ci porta ora al di qua, ora al di
là di questo confine.
Il pian di Formica (m. 1218) è raggiunto dopo
un’ulteriore mezzora circa di salita: il cartello, nella direzione
in cui procediamo, annuncia l’alpe Scoggione, il passo Colombano
ed il monte Legnone. Riprendiamo a salire, inizialmente verso sinistra,
in un fitto bosco che ci toglie in buona parte la luce del giorno, e
che sembra uscito proprio da uno di quei libri di fiabe cui resta affezionata
la nostra memoria di bambini. La salita non lascia un attimo di respiro,
ma il timore che salti fuori qualche strega ci dissuade dal concederci
pause. Altri tre quarti d’ora circa di cammino, ed il bosco prende
a diradarsi un po’: un cartello annuncia che abbiamo raggiunto
la località Bancol, a 1507 metri. L’alpe, ormai, è
vicina. Procediamo verso sinistra, trovando ben presto un nuovo bivio:
non dobbiamo proseguire in piano, ma salire, verso destra (la direzione
è indicata dal solito cartello bianco, che riporta l’alpe
Scoggione, il passo Colombano ed il monte Legnone).
Poco sopra, un grande masso con un ben visibile ometto, sulla destra,
annuncia l’uscita dal bosco (che ora è una bella pineta):
approdiamo ad una dimensione diversa, lo splendido terrazzo dell’alpe
Scoggione. Ci accolgono, sulla sinistra, una baita e due ruderi,
mentre poco più in alto vediamo a sinistra il rifugio
Scoggione (m. 1575) e, a destra, una grande baita. Il rifugio è
sede sociale della sezione di Colico del C.A.I. Molto ampio è
il panorama, ma ne parleremo più avanti, perché analogo
è quello che si gode dal bivacco Baita del Lago, posto poco più
a monte, ad una ventina di minuti di cammino. I cartelli presso il rifugio
segnalano che, alla nostra destra (ovest) parte il sentiero del
Pivion,
che passa per Spisarota e raggiunge, dopo tre ore di cammino, al rifugio
Roccoli-Lorla. Si tratta di un sentiero difficile, che, in caso di neve,
rende consigliabili i ramponi. Noi dobbiamo invece puntare a nord (cartello
del Parco delle Orobie Valtellinesi, che segnala il sentiero 138, per
l’alpe Legnone, data a 40 minuti di cammino).
Ci rimettiamo, dunque, in marcia, seguendo la comoda pista che parte
proprio alle spalle del rifugio, oppure il più rapido (e ripido)
sentiero che sale diretto, tagliandola in diversi punti. Sulla pista
incontriamo anche il “Ponte del saggio”, chiamato così
perché venne rifatto, nel 2001, da Angiolo Tarabini (il “saggio”),
con l’aiuto degli amici dello Scoggione, sotto il patrocinio del
C.A.I. di Colico. Il ponte precedente risale alla guerra del ’15-’18,
e rientra fra le infrastrutture previste dalla linea difensiva Cadorna
sull’intero versante orobico valtellinese (il generale temeva
che gli Austro-ungarici dilagassero in Valtellina, sfondando il fronte
dello Stelvio o violando la neutralità svizzera e passando per
la valle di Poschiavo; mulattiere, casematte e fortificazioni avrebbero
dovuto impedire l’accesso ai valichi orobici ed assicurare una
posizione strategica di vantaggio per il cannoneggiamento); esso serve,
in particolare, la mulattiera che raggiunge il crinale posto poco sotto
la vetta del monte Legnone, ad est (quella stessa che può essere,
oggi, sfruttata dagli escursionisti per raggiungere la panoramicissima
vetta).
Se seguiamo la pista, usciamo, infine, dal bosco sul lato orientale
(di sinistra) del piano delle Zocche, ampio ripiano sul quale si dispongono,
a diversa altezza, due grandi conche (zocche). La mulattiera prosegue
verso sinistra, per piegare, infine, a destra (in realtà
prosegue
a sinistra per l’alpe Legnone, e se ne stacca, sulla destra, un
ramo che porta, in breve, alla Baita del Lago). La meta, dopo due ore
e mezza di cammino, è, dunque, raggiunta (il dislivello in salita
è di 970 metri circa).
Il bivacco Baita del Lago è posto a 1698 metri
di quota, a nord, in posizione leggermente rialzata, del laghetto Scoggione,
quotato sulla carta I.G.M. 1692 metri. Questo laghetto, che sta subendo
un lento processo di interramento, muta di parecchio il suo aspetto
nei diversi mesi dell’anno. Raggiunge, infatti, il livello massimo
all’inizio della stagione estiva, quando riceve l’apporto
delle acque di fusione dei sovrastanti nevai, per poi scemare gradualmente,
riducendosi di molto a fine stagione.
A sud, sulla destra, si impone il severo profilo della parete settentrionale
del monte Legnone. Se guardiamo alla nostra destra, in direzione ovest,
vediamo la sommità boscosa della cima di Scoggione (m. 1703),
per la quale passa il confine fra le provincie di Sondrio e Lecco (il
rifugio Scoggione ed il bivacco Baita del Lago ricadono ad est di tale
confine, e rientrano, quindi, nel territorio valtellinese, per la precisione
entro i confini del comune di Piantedo; da Piantedo, fra l’altro,
sale un sentiero che intercetta la mulattiera Rùsico-Alpe Scoggione
in corrispondenza di un masso che segnala il bivio). Se, con una breve
digressione, ci portiamo nel bosco della cima di Scoggione troviamo
i resti di una fortificazione militare.
Ma
torniamo al bivacco, per parlare del panorama, davvero eccellente ed
emozionante. Davanti a noi distinguiamo le apertura della bassa Valchiavenna,
della Val Codera e della Valle dei Ratti. In particolare, sulla destra,
si mostra buona parte della testata della Val dei Ratti, presidiata,
sul lato sinistro, dalla caratteristica mole squadrata del Sasso Manduino,
alla cui destra il più alto pizzo Ligoncio si mostra curiosamente
come un esile spuntone leggermente inclinato a sinistra; più
a destra ancora, la cima del Desenigo, che nasconde il gruppo del Masino,
e l’inconfondibile profilo del monte Disgrazia. A sinistra del
Sasso Manduino, invece, si distingue bene il pizzo di Prata, sul versante
occidentale della bassa Val Codera, e più a sinistra ancora il
monte Matra, riconoscibile per la larga base. Proseguendo verso sinistra
(ovest), osserviamo le cime delle alpi Lepontine.
Un colpo d’occhio più suggestivo su questa catena è,
però, quello che si apre procedendo dal rifugio verso ovest (cioè,
di nuovo, in direzione della cima di Scoggione): ci affacciamo ad un
versante scosceso, dal cui limite dominiamo buona parte del lago di
Como.
Qualche parola, infine, sul bivacco e sulle possibilità di proseguire
l’escursione da qui. La struttura, su due piani, è dotata,
al piano terra, di acqua potabile, punto cottura con fornello a gas,
generi di prima necessità ed un simpatico caminetto; al piano
superiore si trovano, invece, brande che consentono il pernottamento
a 10 persone. Particolarmente suggestiva è la possibilità
di fruire di una veranda protetta da vetrata, e quindi di dormire, letteralmente,
sotto le stelle.
Dal bivacco, imboccando la mulattiera che prende ad est, si raggiunge,
in circa mezzora di cammino, l’alpe Legnone, dove si trova il
rifugio omonimo, punto di appoggio sulla Gran Via delle Orobie. Teniamo
presente che viene considerata variante più ampia di questa Gran
Via quella che abbiamo percorso salendo da Colico (che sostituisce,
quindi, quella che sale da Delebio), e che si conclude, a piacere, al
bivacco Baita del Lago o al rifugio Legnone.
La seconda possibilità escursionistica è quella che prevede
la salita al monte Legnone, che può avvenire in due modi: raggiungendo
l’alpe Legnone ed imboccando la mulattiera militare che ne risale,
arditamente, il versante orientale, oppure, per via più breve,
staccandosi dalla mulattiera Scoggione-Legnone, sulla destra (direzione
sud), dopo il primo tratto, salendo alla bocchetta di Colombano (m.
1970), per poi scendere ad intercettare la già citata mulattiera
che sale dall’alpe Legnone al crinale sud-est del monte Legnone.