Un facile ma elegante anello di mountain-bike che ci permette di scoprire
il volto più gentile delle Orobie centro-orientali ha come punto
di partenza il rifugio Saffratti,
che si trova nell'alpeggio di San Salvatore, all'imbocco della valle
del Livrio. Il periodo compreso fra l'inizio dell'estate e l'autunno
inoltrato è il più propizio per effettuarla, mentre in
inverno ed in primavera solo muniti di un paio di sci o di racchette
per camminare sulla neve possiamo godere della bellezza di questi scenari.
Usciamo dunque dalla tangenziale di Sondrio all'altezza dello svincolo
per la via Vanoni (il primo per chi viene da Morbegno, l'ultimo per
chi viene da Tirano). Lo svincolo ci porta sulla via Vanoni, che non
va percorsa nella direzione di Sondrio, ma in quella opposta, seguendo
le indicazioni per Albosaggia. Attraversato così il ponte sull'Adda,
svoltiamo subito a sinistra e cominciamo a salire verso il centro del
paese. La strada, dalla quale il panorama su Sondrio e la media Valtellina
è ottimo, dopo alcuni tornanti passa sotto l'imponente muraglione
della chiesa parrocchiale. Poco oltre, raggiungiamo il centro, dove
si trovano la piazza del Municipio e, a breve distanza, la famosa torre
Paribelli: qui, fra l'altro, possiamo ammirare uno dei migliori esempi
di stüa, cioè di stanza interamente foderata in legno, della
provincia di Sondrio. Dal centro di Albosaggia partono due strade, che
salgono agli alpeggi principali. La prima, che si imbocca dalla piazza
del municipio, conduce alla località Campelli. La seconda, che
parte sotto la piazza, porta a San Salvatore. Potremmo anche partire
da qui con la bicicletta, se abbiamo nelle gambe un buon allenamento.
Dobbiamo comunque imboccare quest'ultima, che, subito dopo il ponte
sul torrente Torchione, si stacca sulla sinistra dalla strada principale,
che invece scende verso la frazione Torchione passando proprio a fianco
delle mura del castello Paribelli. La strada per san Salvatore è,
nel primo tratto, piuttosto stretta, ma poi si allarga e sale ai bei
maggenghi di Ca' de Moi e delle Foppe.
Lasciata
sulla nostra sinistra la deviazione per Albosaggia vecchia, raggiungiamo,
a 775 metri, le case di S. Antonio, dove si trova una bellissima chiesetta,
il cui restauro è terminato nell'estate del 2002. Continuiamo
a salire, sul fianco orientale della valle del Livrio, nella quale stiamo
entrando, e, superato il maggengo di Ca' dei Pesc. Raggiungiamo il tratto
finale della strada per San Salvatore. La pendenza della strada si fa
più ripida e l'asfalto lascia il posto al fondo in cemento. La
permanenza di tratti innevati anche fino alla primavera avanzata può
rendere problematico il transito di normali autoveicoli: in tal caso
vale la pena di percorrere a piedi quest'ultimo tratto. Alla fine raggiungiamo
un bivio: scendendo a destra, su una stradina sterrata, ci portiamo
ad un piccolo parcheggio nei pressi del ponte sul torrente della valle
della Chiesa, dove possiamo lasciare l'automobile. Superato il ponte,
solo un breve tratto pianeggiante ci separa dalla piazza antistante
la chiesetta di San Salvatore (m. 1311). Si tratta di una delle più
antiche chiese del versante orobico, in quanto risale al VI secolo e
testimonia l'importanza della valle del Livrio, una delle più
frequentate vie di comunicazione fra Valtellina e versante orobico bergamasco
fin dall'alto Medioevo. Poco prima della chiesa, sulla sinistra, ecco
il primo dei rifugi che l'anello ci farà toccare, il Saffratti,
che può costituire, al suo termine, anche un ottimo punto di
appoggio per il ristoro e l'eventuale pernottamento. L'edificio sorge
proprio sul limite inferiore dell'alpeggio, costituito da ampi e bellissimi
prati che si stendono per oltre cento metri sul versante orientale della
Val del Livrio. Torniamo ora indietro, al bivio, ed imbocchiamo la pista
che conduce alla sommità dei prati, in località Alla Ca'
(m. 1434). Qui troviamo dei cartelli che indicano la partenza di un
bel sentiero, segnalato anche da segnavia bianco-rossi, che attraversa
un incantevole bosco di larici, dove il gioco di luci e l'armonia dei
luoghi concorrono a suscitare un senso di profonda pace. Se percorriamo
l'anello come escursionisti, sfruttiamolo; altrimenti proseguiamo la
salita lungo la pista, per staccarcene quando, dopo un ultimo tornante
sinistrorso, si dirige decisamente verso sinistra. Smontiamo di sella
ed imbocchiamo il sentierino (segnavia bianco-rossi), salendo fino a
quota 1700, dove lascia il bosco e risale, ripido e diritto, un'erta
radura, lasciando alla propria destra un paio di baite, fino ad un bivio
segnalato da cartelli, dove dobbiamo prendere a destra. Dopo aver percorso
un breve tratto, riconosciamo facilmente la partenza di un sentiero
pianeggiante, che segue un canale di gronda che si addentra sul fianco
orientale della valle del Livrio.
Possiamo
rimontare in sella ed in pochi minuti raggiungiamo una bella baita,
sulla sinistra del sentiero: si tratta di un bivacco sempre aperto,
il bivacco Baita della
Calchera (m. 1830), di proprietà del comune di Albosaggia,
luogo ideale per una sosta ristoratrice ma rispettosa di suppellettili
ed arredi, ed anche ricovero provvidenziale in caso di improvviso peggioramento
delle condizioni meteorologiche. Se, terminata la sosta, proseguissimo
sul sentiero che comincia a salire effettuando una lunga traversata
del fianco sinistro (per chi sale) della valle, raggiungeremmo, alla
fine, il lago di Publino ed il rifugio Caprari, dopo aver attraversato
alcune gallerie scavate nella roccia (una delle quali richiede una torcia
elettrica, perché, nella sezione centrale, la visibilità
si azzera). Ma riserviamo questa soluzione per un'altra volta (magari
per il giorno successivo, dopo aver pernottato al rifugio Saffratti)
e spingiamo la bicicletta su per un'ampia radura che si stende alle
spalle del bivacco, seguendo una traccia di sentiero che ne raggiunge
il limite superiore di destra, portando, in breve, all'alpe di Camp
Cervè (m. 1954). La bella conca dell'alpe è adagiata ai
piedi del pizzo Campaggio (m. 2502, dal termine dialettale campacc,
cioè gerlo), che si mostra, da qui, in tutta l'eleganza e simmetria
della forma. Presso le due baite dell'alpe ritroviamo anche la strada
sterrata che abbiamo lasciato imboccando il sentiero dopo il tornante
sinistrorso: la strada, infatti, dopo aver effettuato un giro più
lungo, termina proprio qui. Seguiamo ora questa strada, che ci permette
di risalire in sella e che sale per un breve tratto, valicando il facile
crinale che separa l'alpe dalla bellissima ed ampia conca il cui limite
inferiore è occupato dal lago della Casera (m. 1920), al quale
sale anche il sentiero da cui ci siamo staccati sulla destra per imboccare
il canale di gronda che porta al bivacco baita della Calchera. Rimanendo
sulla strada, senza scendere al laghetto, raggiungiamo le baite che
si trovano a sud-est dello specchio d'acqua.
L'ultima
di queste baite, riconoscibile anche per il pannello solare sul tetto,
è il terzo dei rifugi che incontriamo lungo l'escursione, il
rifugio Baita Lago della
Casera (m. 1966). Dalle baite è ancora ben visibile, sulla
destra, il pizzo Campaggio, mentre alla sua sinistra spicca il pizzo
Campaggino. Dall'alpe, raggiungendo il fianco montuoso fra le due cime,
si può salire al crinale, puntando ad un ben visibile masso a
forma di gerlo (da qui il nome del pizzo), per poi seguirlo verso destra
e salire, dopo un ultimo ripido tratto, al pizzo Campaggio. Noi, invece,
continuiamo a seguire la strada, lasciamo alle nostre spalle la conca
della Casera e, proseguendo verso nord-est, raggiungiamo una conca ancora
più ampia, quella delle Zocche, dove troviamo, in rapida successione,
tre bellissimi laghetti, nei quali si specchia il pizzo Meriggio (vedi
foto a sinistra). Il più grande dei laghetti delle Zocche è
quello centrale (m. 2061), e, dopo averlo raggiunto, abbiamo di fronte
due possibilità: proseguire salendo al passo di Portorella (m.
2123), per poi scendere all'alpe Meriggio, oppure scendere al quarto
dei rifugi, il bivacco baita
dei Sciüch. Fermiamoci però, prima, a godere della bellezza
incantevole di questi luoghi ed osserviamo il passo di Portorella, che
non è lontano. Per raggiungere il bivacco dobbiamo scendere di
sella e perdere quota, sfruttando un ben visibile corridoio erboso che
si apre, fra radi larici, in direzione sud-ovest, sotto il più
grande dei laghetti delle Zocche. Sciüch, in dialetto, significa
grosso tronco, ed è proprio un grosso ceppo ad imporsi alla vista
quando raggiungiamo la baita del bivacco (m. 2016), anch'esso sempre
aperto. Anche qui non possiamo non rimanere colpiti dall'aspetto bucolico
e gentile di questi luoghi, esaltato dalla solitudine che vi regna in
primavera o in autunno.
A
questo punto l'escursione sta volgendo al termine: per chiudere l'anello
non ci resta che scendere ancora, fino a riguadagnare la strada sterrata
che, percorsa verso sinistra, ci riporta alla conca delle Zocche e di
qui a san Salvatore. Ripercorrendo a rovescio il primo pezzo dell'escursione
torniamo, dopo circa cinque-sei ore di comodo cammino, a San Salvatore.
Se, invece di prendere a sinistra, ci dirigiamo
a destra, raggiungiamo l'alpe Meriggio. Qui troviamo una seconda strada
che sale direttamente all'evidente sella posta fra il pizzo
Meriggio e la punta della Piada. Sul versante opposto si aprono
gli ampi prati al centro dei quali si trova la solitaria baita Meriggio
(m. 2107), dai quali la visuale sulla val Caronno, con i pizzi di Scais
e Redorta, e sulla val Venina è ottima. Vale allora la pena di
lasciare per una mezzoretta la bici e salire alla cima: basta dirigersi
verso destra (sud-ovest), seguendo un sentiero che percorre il crinale.
Dalla croce della vetta, a 2346 metri, il panorama, a 360 gradi, è
superbo: in particolare, verso nord, possiamo facilmente distinguere,
se la giornata è limpida, il monte Disgrazie e le imponenti cime
della testata della Valmalenco. Tornati alla sella, possiamo scendere
all'alpe e tornare a san Salvatore seguendo la pista verso sinistra.
Se però abbiamo lasciato l'automobile nel centro di Albosaggia,
ci conviene prendere in direzione opposta, a destra, salendo per un
tratto e cominciando una lunga discesa che ci porta alla località
Campelli (m. 1316). Dai Campelli parte una comoda strada asfaltata che
ci porta all'automobile. In questo caso abbiamo percorso un anello completo,
che merita di essere chamato "Anello dei maggenghi ed alpeggi di
Albosaggia".