La Val Masino è fra le più
note, nell’arco retico, per le opportunità alpinistiche
ed escursionistiche offerte alla numerosa compagine dei suoi estimatori.
Molto minori, purtroppo, sono invece le possibilità riservate
agli amanti della mountain-bike, in quanto, al di là della percorribilità
delle strade che vi si inoltrano fino ai centri di Cataeggio, di San
Martino e dei Bagni di Masino, vi è una sola possibilità
di un contatto più ravvicinato con i suoi celeberrimi scenari
di alta montagna, ed è offerta dalla strada costruita dall’ENEL
negli anni Sessanta, quando venne elaborato il progetto, poi rimasto
sulla carta, di costruzione di una grande diga nella piana di Preda
Rossa. Ed è proprio alla celeberrima piana, adagiata, ad oltre
1900 metri, al cospetto della parete sud del monte Disgrazia, che la
strada conduce.
Partiamo, dunque, da Cataeggio, centro amministrativo della valle, posto,
a 787 metri, proprio laddove dal suo tronco principale si stacca la
valle di Sasso Bisòlo, il cui prolungamento è costituito
dalla terminale valle di Preda Rossa. Attraversiamo il paese e saliamo
alla contigua frazione di Filorera, dove troviamo la deviazione a destra
segnalata dai cartelli che indicano il rifugio Ponti. Attraversato il
torrente Masino in prossimità del nuovo complesso Polifunzionale
della montagna, seguiamo la comoda strada che risale il fianco sinistro
(per noi) della valle di Sasso Bisòlo, raggiungendo, dopo alcuni
tornanti, quella sorta di cimitero di grandi massi rappresentata ora
dalla località Valbiore, investita, in due tempi successivi,
da una grande frana.
Qui,
a 1234 metri, possiamo parcheggiare l’automobile, per salire in
sella alla bicicletta e percorrere una pista che, attraversato il torrente,
risale il fianco opposto della valle, fino ad una galleria che, pur
non essendo molo lunga, presenta il doppio inconveniente di non essere
illuminata (una torcia si rende, quindi, necessaria) e di non essere
ancora stata posta in sicurezza (pezzi di copertura si sono già
staccati, per cui è necessario munirsi di un casco). Tutto sommato
sarebbe, quindi, preferibile bypassarla, imboccando, da Valbiore, il
vecchio sentiero per il rifugio Ponti, che conduce poco più a
monte della galleria stessa, anche se ci impone di condurre a mano la
bicicletta. Poco oltre l’uscita della galleria si trova un ponte,
che ci riporta sul lato sinistro (per noi) della valle. La pista, qui,
viene intercettata dal sentiero che sale da Valbiore e, dopo un tornante
sinistrorso, si congiunge con la strada asfaltata. La frana di Valbiore,
infatti, ne ha seppellito quel troncone compreso fra la località
e questo punto. Ci accingiamo, dunque, ad entrare nel cuore della riposante
valle di Sasso Bisolo, dove potremo incontrare, ai lati della strada
o sulla carreggiata, mucche e vitellini intenti ad un pascolo tranquillo.
All’ingresso della piana siamo accolti da un’atmosfera di
grande raccoglimento: la valle ci appare protetta dai fianchi boscosi
e dalle quinte terminali, ultimo bastione di rocce e conifere che ci
separa dalla piana di Preda Rossa. Un’ampia conca verdeggiante
ospita il pascolo di miti animali e qualche fumo che si alza pigro lascia
indovinare l’attività antica e quieta di un casaro. Difficile
resistere alla tentazione di fermarsi e respirarne profumi e colori.
Sulla sinistra della strada si trova anche il rifugio
Scotti (m. 1500), ottimo punto di appoggio per chi volesse cimentarsi
in un più ampio circuito, distribuito su due giornate (vedi la
variante in calce a questa scheda). La strada, superata la sbarra dell’ENEL,
si avvia alla serie di tornanti che vincono i ruvidi bastioni boscosi
che si frappongono fra la valle e la piana di Preda Rossa.
Le
pendenze sono abbordabili, il fondo molto buono: è un vero piacere
esercitare i propri garretti su strade di questo genere, magari in un
giorno feriale, in alta o bassa stagione, quando la solitudine accompagna
con la sua discreta seduzione il fascino di questi luoghi di straordinaria
bellezza. Sul lato sinistro della valle, in particolare, le selvagge
cascate di granito della laterale val Vicima ci restituiscono interamente
quel senso di severo monito che rende unico il clima della Val Masino.
Poi, improvviso, dopo un ultimo tornante, appare, regale ed imponente,
il profilo del monte Disgrazia, a chiudere lo scenario di una nuova
valle, di un nuovo orizzonte aperto, proprio quando sembrava che potessimo
essere sazi di bellezza. E’ difficile contenere un moto di sorpresa,
soprattutto per chi lo vede per la prima volta: sembra lì, imperioso
e solenne, eppure ci vorrebbero due-tre ore di cammino per raggiungere
il piede dei suoi contrafforti (accompagnati, s’intende, da una
guida alpina). Se possibile, evitiamo di salire fino a qui nei giorni
festivi o in piena stagione: ci risparmieremo il fastidio di trovare
i primi prati ridotti a maxi-parcheggio e di udire il multiforme vociare
di uno stuolo di turisti intenti ad allestire pic-nic, a sonnecchiare
o a rinfrescare i piedi nelle acque del torrente. La piana di Preda
Rossa è appena lì dietro, oltre un breve gradino e qualche
masso, alle soglie dei 2000 metri: un incanto, una quiete infinita,
un sogno. Percorriamola, tranquillamente, seguendo una traccia che la
attraversa proprio nel mezzo: alla fine incontreremo il sentiero che
sale al rifugio Ponti.
Torniamo indietro e percorriamo una pista che ne segue il limite di
destra e poi sale: guadagneremo un secondo e più piccolo pianoro,
una piccola perla, dove il torrente che scende dal ghiacciaio di Preda
Rossa indugia e, quasi, si ferma. Alla nostra destra il fianco tormentato
e riarso dei Corni Bruciati. Di fronte, la dorsale impressionante della
grande morena centrale.
Ma è tempo di por fine a questo divagare, per tornare sulla traccia
del nostro circuito. Di nuovo al punto in cui termina la strada, dunque:
troveremo, sulla destra per chi entra nell’antipiana, un ponte
che attraversa il torrente.
Oltre,
un sentiero, segnalato, scende ad un valloncello e poi taglia il fianco
di una grande frana scesa dal Sasso Arso. Dovremo, qui, condurre la
bicicletta a mano, fino a che, varcato un secondo ponticello, raggiungeremo
l’alpe di Scermendone basso (m. 2000). Portiamoci, ora, sul limite
meridionale dell’alpe, tagliandola nei pressi del piccolo sperone
che la delimita ad ovest e lasciando alla nostra destra la sua baita.
Troveremo una larga mulattiera che sale, con qualche tornante, verso
l’alpe di Scermendone alto: possiamo affrontarla risalendo in
sella, fino a raggiungere, a 2130 metri circa, il limite nord-orientale
del lunghissimo dosso di Scermendone, in prossimità del bivacco
Scermenone e della chiesetta di san Quirico.
Il dosso, che costituisce il largo crinale che separa la Val Masino
dalla media Valtellina, è estremamente panoramico: da questo
balcone privilegiato lo sguardo spazia non solo sulle più famose
cime della valle dell’Oro e della Val Parcellizzo (Val Masino),
sulla piana di Preda Rossa e sul monte Disgrazia, ma anche su buona
parte della compagine orobica. Se saliremo all’alpe la terza domenica
i luglio, la troveremo in parte occupata da escursionisti che si ritrovano
per bivaccare e celebrare la festa di san Quirico. Sempre in sella,
percorriamo, seguendo le tracce di sentiero, l’alpe: dopo una
lunga traversata, ci troveremo al suo limite di sud-ovest, in corrispondenza
della casera di quota 2103. Se abbiamo tempo, possiamo raggiungere il
limite estremo dell’alpe, lasciare per un’oretta la bicicletta
e, seguendo un sentierino che percorre lo stretto crinale, appoggiandosi
ora all’uno, ora all’altro lato, raggiungere il pizzo Mercantelli
(m. 2070), che è un po’ il baricentro del circuito proposto.
Dalla sua bandierina tricolore in metallo godremo di un panorama molto
ampio, anche in direzione della bassa Valtellina.
Ritorniamo
alla bicicletta, individuiamo l’ultima e semidiroccata baita dell’alpe,
scendiamo al limite inferiore del prato antistante e troveremo un sentierino
che scende, con qualche ripido tornante, ad una pista più larga.
Qui potremo risalire in sella e, seguendola verso destra, calare, dopo
una lunga discesa, all’alpe Granda (m. 1680). Anche quest’alpe
può essere percorsa interamente, fino al limite opposto, quello
sud-occidentale, dove si trova il rifugio
Alpe Granda. Ma per completare il circuito dobbiamo rimanere nei
pressi del limite di nord-est, portarci sul suo lato destro, trovando,
dopo qualche decina di metri, proprio sul limitare del bosco, un sentierino
che scende, verso nord-ovest, fino alle baite Taiada (m. 1492). La discesa
può essere effettuata, almeno in parte, rimanendo in sella; è
però essenziale trovare il sentiero e non scendere a vista: nei
boschi della Val Masino i “fuori pista” possono portare
all’esperienza estremamente spiacevole di chi si trova “incrapelato”,
cioè intrappolato in mezzo a rocce (crap) fra le quali non si
sa più districare. Dal ripido prato che sovrasta le baite scendiamo
all’ultima baita di destra: nei suoi pressi troveremo un sentiero
che, sempre verso destra (nord-est) si inoltra nel bosco e comincia
una lunga traversata che, tagliando una buona parte del fianco montuoso,
ci riconduce alla pista che da Valbiore sale verso Sasso Bisolo. Questa
discesa deve essere effettuata conducendo la bicicletta a mano, con
qualche cautela in alcuni passaggi. Dalla pista, raggiungere l’automobile
è un attimo. Postilla: questo circuito può, ovviamente,
essere percorso anche a piedi, purchè si sia ottimi camminatori:
richiede, infatti, circa 7 ore di cammino.
Variante: se abbiamo due giorni, possiamo effettuare
un circuito più ampio con partenza ed arrivo ad Ardenno.
Da
Ardenno, il primo giorno, raggiungiamo Cataeggio, e da qui il rifugio
Scotti, dove possiamo pernottare. Il secondo giorno saliamo a Preda
Rossa ed a Scermendone alto, per poi scendere all’alpe Granda;
qui, però, invece di portarci sul lato destro dell’alpe,
cerchiamo, sul lato sinistro, una baita isolata; alla sua sinistra,
nei pressi del limite del bosco, troveremo un sentiero che scende verso
sud-est, fino al maggengo di Our di Cima (m. 1440), sopra Buglio. Di
qui inizia una lunga e bella discesa, su una strada con fondo in cemento
prima, in asfalto poi, fino a Buglio. Da Buglio, l’ultima discesa
ad Ardenno è facile e senza problemi.