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...non costano nulla ma valgono molto!
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Lo spirito |
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Il corpo |
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I tempi |
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Il tempo |
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L'equipaggiamento |
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L'orientamento |
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Infortuni ed incidenti |
Lo spirito
Con che spirito andare in montagna? Ciascuno, ovviamente, ci va
con il suo. Spesso con lo spirito di conquista, per esibire, nel
racconto, nella documentazione fotografica e nel ricordo, il trofeo
della meta, vetta o rifugio che sia. È indubbio che raggiungere
una meta è un’esperienza emotiva di rara intensità. Mi sembra
però altrettanto vero che ogni tratto del percorso riserva emozioni
non meno preziose, anche se di minore intensità. Il percorso,
dunque, non vale meno della meta, perché ovunque all’occhio la
montagna regala qualche prezioso ed arcano scenario.
Lo spirito di chi frequenta la montagna deve essere, in ogni caso,
spirito di profondo rispetto.
Può essere utile, quindi, riassumere in un decalogo
il significato concreto di questo rispetto:
1. Rispetta l'ambiente: evita assolutamente di
abbandonare rifiuti, di prelevare esemplari di specie protette,
di porre in atto comportamenti che potrebbero provocare gravi
danni (soprattutto incendi), di lasciare scritte inutili, di danneggiare
cartelli e, più in generale, di compiere atti di vandalismo
che, se sono sempre odiosi, in montagna lo sono in misura ancora
maggiore.
2. Rispetta gli animali: non spaventarli, non
toccare i cuccioli che dovessi incontrare (i genitori potrebbero
non riconoscerli più), tieni al guinzaglio i cani che ti
accompagnano, soprattutto in prossimità dei pascoli.
3. Rispetta le persone che ti accompagnano: l'escursione
non è una corsa contro il tempo ed una particolare attenzione
va riservata a coloro che possono incontrare maggiori difficoltà
fisiche. Se affronti passaggi difficili, comportati con la massima
prudenza, per evitare di provocare danni agli altri (in particolare,
presta attenzione ai sassi mobili e, se ne fai precipitare qualcuno,
avverti subito gridando chi potrebbe trovarsi sulla sua traiettoria).
Cura la tua preparazione fisica e tecnica, per evitare di procurare
agli altri inutili preoccupazioni, disagi e rischi.
4. Rispetta le persone che incontri: è
sempre buona norma salutarle, perché qui nessuno è
un estraneo; se ti vengono chieste informazioni, offrile in modo
preciso ed oggettivo, evitando di minimizzare rischi ed impegno
connessi con percorsi che conosci o di spacciare come sicure indicazioni
di cui non sei certo.
5. Rispetta il lavoro di chi vive in montagna:
in particolare, rispetta i pascoli, camminando accuratamente entro
le tracce di sentiero che li attraversano.
6. Rispetta la tranquillità dei luoghi,
evitando di produrre rumori inutili e schiamazzi inopportuni (che
potrebbero anche provocare inutili allarmi, o coprire le grida
di chi si trova in difficoltà o pericolo).
7. Rispetta te stesso e chi lavora per la tua sicurezza,
verificando accuratamente il tuo stato di salute, assumendo tutte
le informazioni sulle condizioni meteorologiche ed ambientali
e curando con il massimo scrupolo l'equipaggiamento e l'abbigliamento
prima di intraprendere un'escursione; informati accuratamente
sulle caratteristiche del percorso che intendi intraprendere e
sui pericoli connessi; evita, infine, percorsi di livello superiore
ai tuoi limiti tecnici e fisici, per non esporre ad inutili rischi
te stesso e chi dovrebbe soccorrerti in caso di necessità.
8. Rispetta le persone che lasci a casa e quelle
che potrebbero venire alla tua ricerca, lasciando informazioni
accurate sul percorso che effettuerai, anche nei rifugi per i
quali passi.
9. Rispetta la funzione e le norme dei rifugi
nei quali ti fermi, leggendo con attenzione il relativo regolamento.
10. Rispetta bivacchi e rifugi incustoditi, evitando
di danneggiarne la struttura o la dotazione e lasciando qualche
genere di conforto che potrebbe essere utile a chi li utilizzerà
dopo di te.
Il corpo
Le escursioni vanno affrontate in condizioni fisiche adeguate,
scegliendo percorsi che siano al di sotto delle proprie possibilità
ed evitando accuratamente di strafare. Una stagione escursionistica
deve prevedere percorsi gradualmente sempre più impegnativi. L’escursionismo
non è necessariamente una faccenda da atleti, ed offre una gamma
tanto svariata di possibilità da permettere a ciascuno di ritagliarsi
percorsi su misura. Non è però neppure una passeggiata, per cui
se si è perso l’allenamento da tempo, è meglio riacquistarlo con
un po’ di pratica sportiva, prima di incamminarsi. Bisogna conoscere
bene eventuali problemi fisici, soprattutto di natura cardio-circolatoria
e respiratoria, e, nel dubbio, chiedere consiglio ad un medico
prima di arrischiarsi in escursioni, anche giudicate modeste.
Si ricordi che a quote anche non altissime la riduzione della
concentrazione dell’ossigeno può causare problemi anche seri.
Non si dovrebbe mai tornare distrutti da un’escursione. Stanchi,
certo, ma non spossati. L’escursione non è una forma di espiazione,
né una sorta di impresa di cui vantarsi in qualche discussione
fra amici: deve costituire invece un’esperienza di benessere.
I tempi
Le indicazioni sui tempi di percorrenza dipendono da molteplici
fattori, primo fra tutti le condizioni fisiche e l’allenamento
del o degli escursionisti. In linea di massima si può indicare
questa regola, per chi cammina con un buon passo su sentieri o
strade carrozzabili: nell’ipotesi di un cammino continuo e senza
soste, nella prima ora di marcia ci si alza di 400-500 metri,
nella seconda di 400, nella terza di 300-400. Se però si sale
a vista in un bosco con vegetazione irregolare, oppure si debbono
superare passaggi ostici, o ancora si cammina su neve, i tempi
aumentano, anche considerevolmente. La neve, in particolare, rende
la salita molto più faticosa, soprattutto se non si è muniti di
racchette. Per la discesa si calcolino tempi dell’ordine del 50-60%
rispetto a quelli di salita (nel caso di una discesa spedita,
anche se non a rotta di collo; una discesa tranquilla può comportare
anche il 70-80% dei tempi di una salita di buona lena). Mi permetto
di osservare che un’escursione cronometro alla mano rovina molte
delle possibilità di gustare scenari ed atmosfere che rendono
il contatto con la montagna un’esperienza che si imprime indelebilmente
nella memoria di chi la compie. Se poi si è in molti, e con passo
diverso, mi sembra come minimo doveroso adeguare il proprio passo
a quello di chi fa più fatica. Diverse persone vorrebbero effettuare
escursioni, ma temono di guastare la giornata ad escursionisti
più esperti ed allenati, rallentandone fastidiosamente la marcia.
Chi ama veramente la montagna non ha però difficoltà ad adeguare
il proprio passo a quello altrui, né arde per la smania di voler
a tutti i costi raggiungere una meta memorabile. In montagna il
cammino non vale meno della meta.
Il tempo
Le condizioni meteorologiche sono uno dei fattori più importanti
da tenere in considerazione quando si programma un’escursione.
È quindi di importanza decisiva conoscere le previsioni relative
alla zona dell’escursione, consultando gli appositi
bollettini meteo, senza fidarsi troppo dell’occhio e dell’impressione
che il cielo può suscitare ad una certa ora della giornata. Le
insidie legate al tempo, infatti, non sono da sottovalutare. Non
si tratta solo del rischio di tornare a casa fradici, o di vedersi
rovinato il panorama da foschia e nuvolaglia. In estate i temporali
costituiscono un rischio serio, perché in montagna, soprattutto
in certe condizioni ambientali, il rischio di venir colpiti da
fulmini, con esito assai spesso mortale, aumenta di molto.
Se dunque sono previsti temporali è meglio non assumersi alcun
rischio e differire l’escursione. Se poi si viene sorpresi dal
temporale, alcuni accorgimenti possono risultare decisivi per
evitare spiacevoli incontri ravvicinati con i fulmini. Bisogna
tener presente che questi prediligono oggetti a punta ed elevati,
quindi alberi (soprattutto se isolati o molto alti) o spuntoni
di roccia. Di conseguenza sarà bene evitare di sostare in prossimità
di oggetti del genere, o di trovarsi ad essere l’oggetto più alto
della zona. Se capita questo e si avvertono i segnali dell’imminenza
del fulmine (capelli che si rizzano, metalli che crepitano), bisogna
assumere una posizione ad uovo, con la testa rannicchiata fra
le ginocchia. Bisogna anche ricordare che gli oggetti metallici
che si hanno con sé, soprattutto se a punta o d’oro, costituiscono
un ulteriore fattore di pericolo. È bene quindi non portare con
sé alcun oggetto del genere che non sia strettamente necessario.
Si ricordi poi che l’acqua è ottima conduttrice di elettricità,
per cui non si deve sostare su un terreno inzuppato dalla pioggia.
Non è neppure consigliabile cercare riparo in baite semidiroccate
o comunque non isolate dall’esterno. Se si riesce a raggiungere
l’automobile, ci si può rifugiare al suo interno, dove si è al
sicuro (almeno dai fulmini). Il cattivo tempo presenta però anche
altri elementi di pericolosità. La visibilità, innanzitutto,
può ridursi improvvisamente e drasticamente, rendendo problematico
l’orientamento. La pioggia, poi, rende molto più insidioso
il terreno, aumentando di molto il rischio di scivolare non soltanto
sui sentieri (il che sarebbe già un problema, se questi sono esposti),
ma anche sui passaggi su roccia. In questo caso anche un percorso
attrezzato può diventare molto insidioso. I torrenti, in
caso di temporale violento, possono ingrossarsi improvvisamente,
rendendo problematico l’attraversamento o addirittura minacciando
di travolgere gli incauti che si trovassero a sostare presso le
loro sponde. Le piene improvvise di un torrente sono imprevedibili
anche perché legate talora al cedimento di dighe che il materiale
trascinato può formare a monte. Precipitazioni consistenti e violente,
infine, possono determinare frane e smottamenti, anche
sul tracciato dei sentieri. Il rischio di essere colpiti da sassi,
sempre presente in montagna, aumenta in questi casi di molto.
D’inverno il rischio dei temporali non sussiste. Tuttavia è importante
informarsi sulle condizioni del manto nevoso, per evitare il rischio
di slavine o valanghe, e tenendo presente che il massimo
rischio si ha quando la temperatura si innalza dopo abbondanti
nevicate, prima che il manto nevoso abbia modo di assestarsi.
In ogni caso si ricordi che canaloni e valloni sono le zone più
pericolose, perché lì buona parte della neve trascinata dalla
slavina finisce per incanalarsi. È bene informarsi anche sull’andamento
del vento. Incappare in una tormenta, con venti
forti, sferzanti e gelidi, è un’esperienza veramente spiacevole
ed anche seriamente rischiosa per chi non sia adeguatamente attrezzato
per difendersi dal freddo. Quando dunque le previsioni preannunciano
una giornata serena ma con forti venti bisogna mettere nel conto
che la salita ad alte quote espone a questo rischio. Il fattore
freddo non va mai sottovalutato. In una situazione di notevole
stanchezza fisica l’esposizione al freddo diventa una complicazione
rilevante. Al freddo intenso è legato anche il ghiaccio,
insidiosa trappola nelle escursioni invernali. Le colate di ghiaccio
costituiscono spesso un ostacolo insormontabile anche su sentieri
normalmente molto tranquilli. Se non si è attrezzati adeguatamente
(cioè con piccozza e ramponi), non ci si deve azzardare a metter
piede sul ghiaccio.
L'equipaggiamento
Cosa portare quando si va in montagna? Tutto
quello che serve o anche solo potrebbe servire. Uno zaino sovraccarico
ostacola inutilmente la marcia, ma, nel dubbio, è meglio
portare qualcosa che non servirà piuttosto che rischiare
di ritrovarsi senza un equipaggiamento necessario in frangenti
problematici.
Cominciamo dallabbigliamento. Evidentemente
questo dipende dalla stagione e dalla natura dei luoghi. Qualche
consiglio:
- evitare di scoprirsi troppo, soprattutto ad alta quota, dove
i danni alla pelle arrecati dai raggi ultravioletti sono maggiori;
- ricordarsi che le gambe scoperte aumentano il rischio di conseguenze
spiacevoli nel caso in cui si fosse morsi da vipere agli arti
inferiori;
- riparare la testa dal sole, con opportuni copricapo;
- difendere la vista dai raggi del sole, soprattutto quando si
cammina su nevai o ghiacciai, con opportuni occhiali;
- ricordarsi che le scarpe sono forse il capo di abbigliamento
più importante, per cui debbono essere scelte con cura
a seconda della natura del percorso, e soprattutto non devono
ferire il piede per leccessiva rigidità (se sono
nuove, è meglio provarle prima di intraprendere lunghe
escursioni);
- ricordarsi che in montagna si possono trovare temperature piuttosto
basse anche a stagione avanzata, e che, quando soffia, il vento
è assai rigido, per cui non deve mai mancare nello zaino
un capo che difenda dal freddo (i pile sono ottimi);
- portare, soprattutto se si suda molto, il cambio, almeno degli
indumenti superiori;
- portare comunque almeno un cambio di calze, perché ritrovarsi
con i piedi bagnati non è evenienza rara;
- non deve mancare neppure un paio di guanti, preziosi quando
ci si trova a dover effettuare qualche fuori percorso, soprattutto
nei boschi;
- farà ridere, ma una reticella che difenda il viso dalle
mosche in qualche luogo risulta preziosa; del resto, per quel
che pesa, val la pena di aggiungerla allequipaggiamento;
- i pantaloni debbono essere molto comodi;
- una fascia che protegga tempie ed orecchie dal vento può
risultare assai utile;
- è bene tenere nello zaino un paio di pantaloni ed una
mantella impermeabili.
Che altro mettere nello zaino?
- una torcia elettrica diventa decisiva quando si deve camminare
al buio o segnalare la propria presenza ad eventuali soccorritori;
si ricordi che il ritorno, anche su sentieri molto facili, diventa
assai difficile al calar delle tenebre, perché in un bosco,
senza torcia, non si vede proprio nulla;
- garze, bende e disinfettante non debbono mancare;
- per chi vuol percorrere sentieri attrezzati imbragatura e cordino
sono assolutamente consigliabili;
- il telefonino, quando prende, è una gran bella cosa;
si ricordi, comunque, di lasciar sempre detto dove si va, mettendo
magari per iscritto litinerario che si intende effettuare;
- qualche nastrino colorato potrebbe servire come segnale in caso
di passaggi problematici, soprattutto nei boschi;
- carta, altimetro e bussola sono ausili preziosi per lorientamento;
- qualche fazzoletto di carta potrebbe pur sempre servire; in
questo caso, però, evitare di lasciare tracce, soprattutto
in prossimità del sentiero;
Si beve e si mangia, in montagna? Ovviamente
sì. Qualche consiglio:
- le bevande pesano, ma non bisogna risparmiare sul peso tagliandole,
come non bisogna tenersi la sete credendo allingannevole
luogo comune che bere tagli le gambe quando si sale; bisogna bere
tutto il necessario, non appena si ha sete, anche perché
in montagna si perdono molti liquidi e ciò determina un
affaticamento del cuore; sono consigliabili almeno 1 o 2 litri
di bevande leggere (la semplice acqua è sempre ottima,
magari con laggiunta di un po di spremuta darancia);
non abusare degli integratori, utili per reintegrare sali minerali
persi, ma qualche volta difficili da assimilare quando lo stomaco
è molto affaticato; evitare gli alcolici, anche perché
lalcool, nel medio periodo, favorisce non il riscaldamento,
ma la dispersione del calore; evitare di bere a ruscelli e torrenti,
perché lacqua potrebbe essere inquinata da pascoli
o animali a monte;
- quanto al cibo, ognuno ha le sue predilezioni, ma bisogna ricordare
che in condizioni di affaticamento lo stomaco rigetta cibi troppo
complessi; sono quindi ottimi alimenti semplici ed energetici,
come la cioccolata, qualche frutto o anche qualche zolletta di
glucosio; da evitare invece il più possibile i cibi salati
o peggio ancora piccanti, perché inducono ulteriore sete;
- sono infine tassativamente ad evitare le tracce delle proprie
soste alimentari!
L'orientamento
Lorientamento è uno degli aspetti
più affascinanti legati allescursione. Studiare il
percorso carta alla mano, oppure rifarlo, seduti comodamente a
casa e consultando le carte è unesperienza sicuramente
molto piacevole.
Per non guastare questo aspetto ludico dellescursione
con spiacevoli e talvolta penosi fuori-programma (leggi: mi sono
perso), bisogna poter contare su alcuni fattori decisivi.
La carta, innanzitutto, possibilmente in scala 1:25.000.
Una buona esperienza nella lettura delle carte permette di preparare
adeguatamente lescursione a tavolino, soprattutto quando
si devono battere sentieri poco frequentati e non segnalati. Si
tenga però presente che mentre le mulattiere (indicate
con il tratto-punto-tratto) indicate dalle carte sono quasi sempre
in buone condizioni, i sentieri (indicati con una sequenza di
piccoli tratti) possono essere molto deteriorati, al limite dellimpraticabilità,
o, il che è quasi peggio, alternare tratti in cui la traccia
è ben visibile a tratti in cui questa scompare o si fa
molto debole. È questa la condizione peggiore, perché
in tal caso lescursionista, non volendo vanificare lescursione,
tenta con insistenza di proseguire, cercando ovunque tracce che
finiscono in luoghi scoscesi o presso dirupi. Se gli va bene (o
meglio, se è stato cauto) riesce poi a tornare sui suoi
passi. Se gli va male, si mette a girare a vuoto. Ma di questo
dirò più oltre. La carta, dunque, è un prezioso
alleato, non un sacro testo. La sua consultazione, infine, diventa
più chiara e proficua se si possiedono un altimetro (ricordarsi
di tararlo sempre in luoghi di cui si conosce laltitudine!)
ed una bussola.
Un altro alleato ancora più prezioso sono le informazioni
di chi conosce i luoghi. Ci sono itinerari sui quali è
del tutto consigliabile avventurarsi solo se accompagnati da persone
che li conoscono. Non si terrà mai abbastanza presente
che in certe zone perdere il sentiero significa girare a vuoto
senza riuscire a scendere a valle (perché la discesa a
vista termina sempre sopra dirupi pericolosissimi, per cui bisogna
proprio scendere per quel sentiero o sentierino che si è
percorso salendo). Non ci si può fare unidea adeguata
di questo se non lo si prova. Ma è meglio non provarlo.
E se non si conosce chi conosce i luoghi? Beh, alla partenza si
può sempre confidare nella cortesia di chi abita sul luogo:
costui chi darà molto volentieri informazioni che potranno
rivelarsi preziosissime (del tipo: stia attento, però,
che quando arriva a quella baita o a quel prato deve piegare a
destra, ignorando una traccia a sinistra
).
Terzo alleato sono le segnalazioni sul terreno, i segnavia,
così cari allocchio che li cerca e li trova magari
quando meno se li aspetta. Oggi la meritoria opera di segnalazione
dei sentieri si moltiplica, anche con lausilio di puntuali
cartelli. Quando si praticano sentieri difficili ma segnalati,
si presti molta attenzione a non saltare alcun segnavia: perderne
anche uno solo potrebbe significare portarsi fuori del tracciato.
Se poi la foschia dovesse ridurre di molto la visibilità,
questi segnali diventano ancora più essenziali, perché
la scarsa visibilità può disorientare anche chi
è molto pratico dei luoghi.
Quarto alleato è la nostra prudenza, congiunta ad
un buono spirito di osservazione. Se stiamo dunque salendo nel
bosco o nella boscaglia su un sentiero poco battuto e per noi
nuovo, dobbiamo fare molta attenzione a:
- osservare bene la natura dei luoghi, memorizzando punti di riferimento
preziosi, soprattutto quando il sentiero cambia direzione o si
fa poco evidente; la memorizzazione degli scenari deve avvenire
guardando al sentiero già percorso;
- lasciare qualche segno sul percorso, se possibile ometti costruiti
con qualche sasso sovrapposto, soprattutto in corrispondenza di
svolte del sentiero, ed in luoghi visibili anche da una certa
distanza; fettucce e nastri colorati appesi ai rami degli alberi
funzionano altrettanto bene;
- consultare spesso la carta, con lausilio di un altimetro,
per ricevere conferme della correttezza del percorso dallincontro
con baite segnalate dalle carte;
- tener presente che alcune tracce di sentiero possono essere
ingannevoli perché create dal ripetuto passaggio di animali;
- memorizzare anche alcuni punti di riferimento costituiti da
profili montuoso e scorci che appaiono in certi punti del sentiero;
- ricordare che i punti più critici sono costituiti dal
passaggio dal bosco o dalla boscaglia allaperto, anche solo
per lattraversamento di un prato; in questo caso bisogna
assicurarsi di poter ritrovare la traccia scendendo, perché
nei prati questa spesso si perde.
Chi frequenta sentieri poco battuti sa, inoltre, per esperienza
che qualche volta anche il punto di partenza dei sentieri è
difficile da trovare: qualche volta un po di vegetazione
lo nasconde, per cui si può perdere anche molto tempo prima
di trovarlo. Qualcosa di simile può accadere anche lungo
il percorso: qualche tratto può essere invaso dalla vegetazione,
per cui della traccia sembra perdersi ogni indizio, finché
ricompare anche solo qualche metro più a monte o a valle.
Ma se non si sa dove, si perde, di nuovo, diverso tempo. Assai
insidiosi sono poi i tratti che si dipanano nella bassa vegetazione
(ontani e ginestre), perché spesso bisogna proprio scostare
le piante per scorgere la traccia.
E se ci si perde? Non bisogna cedere alla tentazione di scendere
a tutti i costi, soprattutto in versanti montuoso insidiosi e
dirupati; è preferibile ricercare, con calma e meticolosità,
la traccia. Se si sono seguite le avvertenze sopra esposte, la
si ritroverà. Se la ricerca è inutile e se il telefonino
ha campo, non si esiti a chiedere aiuto, senza aspettare che il
calare delle tenebre renda più problematica la ricerca.
Se si è in più di uno, ci si divida nella ricerca,
rimanendo però sempre a portata di voce.
Infortuni ed incidenti
Non mi propongo di passare qui in rassegna
esaustivamente tutti i possibili incidenti ed infortuni legati
alla frequentazione della montagna. Darò solo qualche indicazione
di massima.
Quanto alle situazioni ed ai luoghi intrinsecamente pericolosi,
bisogna ricordare che:
- i sentieri sono in linea di massima sicuri, ma talora esposti;
nei tratti esposti si deve prestare quindi molta attenzione, soprattutto
in presenza di neve; tali passaggi vanno poi evitati se cè
ghiaccio;
- i sentieri attrezzati richiedono imbragatura e cordino, per
assicurarsi alle corde fisse;
- quando si cammina su un terreno reso scivoloso da terriccio
e sassi mobili bisogna prestare attenzione non solo a non scivolare,
ma anche a non far cadere sassi su coloro che si trovano più
a valle; se dovesse partire un sasso, anche se non si vede nessuno
più a valle, si deve gridare per avvertire del pericolo;
- quando si attraversano gande o corpi franosi bisogna sondare
con attenzione ogni sasso, prima di appoggiarsi ad esso con il
peso del corpo, perché questo potrebbe rivelarsi instabile
e provocare rovinose cadute, quando non addirittura franarci addosso;
in questi frangenti non ci si affidi troppo allimpressione
visiva di stabilità;
- quando si sale nel bosco o si arrampica non ci si fidi troppo
di rami o tronchi, che potrebbero spezzarsi proprio quando ci
si sospende ad essi lintero peso del proprio corpo, oppure
quando si è in condizioni di equilibrio precarie;
- assai insidiosa è quellerba liscia che si trova
spesso al di sopra del 1500 metri: se da un lato è assai
resistente e quindi garantisce prese abbastanza sicure, dallaltro
è molto scivolosa, per cui in pendii ripidi si rischiano
lunghe e pericolosissime scivolate;
- la neve va sempre affrontata con cautela, soprattutto quando
ricopre gande e massi, celando pericolose buche;
- le buche seminascoste si trovano anche su terreni in cui la
vegetazione ricopre irregolarmente corpi franosi: si deve dunque
procedere con prudenza, per evitare serie distorsioni;
- la discesa di per sé non è pericolosa, ma lo diventa
se affrontata in condizioni di notevole stanchezza e distrazione;
diventano in questo caso frequenti le storte alle caviglie, che
possono diventare vere e proprie distorsioni;
- sassi mobili sul sentiero e radici affioranti dal terreno sono
spesso causa di cadute, soprattutto durante la discesa;
- il ghiaccio è sempre uninsidia da cui tenersi alla
larga, se non si è adeguatamente attrezzati e preparati;
- in luoghi molto assolati, vicino a corsi dacqua, nelle
pietraie, nel sottobosco e nellerba che rende invisibile
il terreno si può celare linsidia delle vipere; se
si procede con passo pesante, si batte il terreno con le racchette
o il bastone e si evita di posare le mani o sedersi in luoghi
dove la vegetazione nasconde il terreno, si riducono al minimo
i rischi;
- le vipere non sono gli unici animali pericolosi in montagna;
ci sono anche le vespe, che possono allimprovviso assalire
lescursionista; in questo caso una rapida fuga ed un abbigliamento
adeguato limitano molto i danni;
- leccessiva esposizione al sole può essere causa
di malori;
- la discesa affatica molto le ginocchia; questo inconveniente
può essere molto ridotto se si dispone di racchette o almeno
di un bastone su cui scaricare alternativamente il peso del corpo.
Ciao, e buone escursioni!
Massimo Dei Cas
massimo@waltellina.com |