Geròla,
dunque, centro di antichissime tradizioni, cuore dell’omonima
valle del Bitto, paese la cui prosperità, legata soprattutto
all’agricoltura, è testimoniata anche dalla ricca chiesa
parrocchiale di S. Bartolomeo, staccatasi da Cosio già nel 1368.
L’edificio ha assunto l’attuale aspetto dopo i restauri
del 1796 e del 1928. Qui convergevano in buona parte i frutti di un’attività
zootecnica favorita dal clima e dalla conformazione dell’alta
valle.
I molteplici alpeggi che ne fanno da corona descrivono un arco che,
da nord-ovest a sud-est, comprende l’alpe Olano, sopra Mellarolo,
l’alpe Larice, sopra Rasura, l’alpe Ciof, sopra Pedesina,
le alpi Combana e Stavello, sopra Case di Sopra e San Giovanni, l’alpe
Vedrano, sopra Laveggiolo, l’alpe Trona Soliva, in fondo alla
valle della Pietra, le alpi di Pescegallo, sopra l’omonimo centro
turistico invernale ed estivo, l’alpe Bomino, nella valle omonima.
Si tratta dei luoghi nei quali si produce il formaggio grasso Bitto,
con latte intero di mucca, cui viene aggiunto ache latte di capra. Le
forme, con peso variabile dai 15 ai 30 kg, vengono prodotte e fatte
maturare nelle casere degli alpeggi, per 70 giorni, dopo i quali sono
pronte per il taglio, al quale si mostra un formaggio di colore giallo,
con buchi radi ed a forma di occhio di pernice.
Una
sagra nel mese di settembre celebra questo re di una cucina che solo
impropriamente si potrebbe definire povera.
Oltre Gerola, l’alta valle del Bitto si divide in alcune valli
terminali: da ovest, la val Vedràno, la valle della Pietra (che,
a sua volta, si divide nella valle dell’Inferno e nella valle
di Trona), la valle di Tronella e la valle di Pescegallo. Si tratta
di valli coronate dalle più caratteristiche cime di questo sezione
delle Orobie occidentali, cime non alte, ma frastagliate, dalle forme
curiose, talora bizzarre. La più tipica, quella che si impone
allo sguardo di chi risale la valle del Bitto fin dai suoi primi paesi,
è il torrione di Tronella.
Questa seconda sezione nel percorso sulla via del Bitto è costituita
da una salita, non lunga nel suo sviluppo, ma piuttosto serrata e faticosa:
dobbiamo, infatti, salire lungo la valle della Pietra, da Gerola fino
al rifugio di Trona Soliva, superando circa 850 metri di dislivello.
Per effettuare questa salita ci portiamo all’uscita del paese
e, ignorata la deviazione sulla destra per le frazioni di Castello e
di Laveggiolo, proseguiamo fino al ponte sul torrente che scende dalla
valle della Pietra. Appena prima del ponte, stacchiamoci dalla strada
sulla destra, percorrendo per un breve tratto una strada asfaltata che
ci conduce ad un secondo ponte, superato il quale ci troviamo sul lato
sinistro (per noi) della valle della Pietra. Percorriamo, così,
per un buon tratto una bella mulattiera, fino ad intercettare una pista
sterrata, che, tagliando un bel bosco di larici, ci porta ad una radura
con alcune baite, a quota 1250.
Qui troviamo un ponte che ci riporta sul lato destro della valle, dove
seguiamo per un tratto l’argine del torrente, prima di cominciare
a salire in un bosco, trovando, a quota 1450 circa, un bivio. Un cartello
ci informa che entrambi i rami portano al rifugio di Trona, quello di
destra in un’ora, quello di sinistra in un’ora e mezza.
Il
primo, infatti, sale deciso sul fianco della valle, in un bellissimo
bosco, per poi sbucare, a quota 1700, su un ampio dosso, occupato dai
prati e da qualche larice solitario, e salire, con traccia debole, fino
ad intercettare, a quota 1900, la mulattiera che da Laveggiolo effettua
la traversata all’alpe di Trona Soliva. Noi dobbiamo, però,
seguire la traccia di sinistra, che, dopo qualche metro, supera un primo
torrentello che scende dal fianco orientale della valle, per poi incontrarne,
più in alto, un secondo.
Stiamo salendo, con diversi tornanti, su una bella mulattiera, con fondo
lastricato di pietre, in uno scenario che non manca di elementi di asprezza,
legati alle slavine che hanno reso irregolari le macchie e la vegetazione.
Intorno a quota 1580 incontriamo una deviazione, sulla sinistra: si
tratta di un sentiero che punta verso il bacino artificiale di Trona.
Noi proseguiamo sul tracciato principale, che in alcuni punti è
scavato nella roccia, ed a quota 1620 metri circa varchiamo in senso
opposto, cioè da sinistra a destra, il torrentello incontrato
più in basso, che in questo punto scende, molto suggestivamente,
da una lunga roccia, dalla pendenza non accentuata, con un fresco scroscio.
Più in alto, ritroviamo per la terza volta, a quota 1780 metri,
il corso d’acqua, e lo varchiamo da destra a sinistra, per poi
cominciare a risalire un largo dosso che porta al limite inferiore dei
pascoli di Trona, passando a destra della casera nuova di Trona (m.
1830).
Al
termine della salita, ci troviamo ad un quadrivio, nel quale alcuni
cartelli ci chiariscono un po’ le idee. Abbiamo, infatti, intercettato
la Gran Via delle Orobie, che, percorsa verso destra porta al rifugio
di Trona Soliva, mentre in senso opposto si dirige al bacino artificiale
di Trona. C’è anche un sentierino che si stacca dalla Gran
Via e punta deciso, in salita, alla bocchetta di Trona. Se intendiamo
effettuare un’unica tappa da Gerola al rifugio
Santa Rita o, ancora più avanti, a quello della Madonna
della Neve in val Biandino, quest’ultimo sentieo ci permette
di risparmiare una mezzora circa di cammino.
Se invece vogliamo far tappa al sentiero di Trona Soliva, o anche solamente
rimanere fedeli al percorso storico della Via del Bitto, dobbiamo dirigerci
verso destra: il rifugio, ottenuto riadattando la casera vecchia di
Trona (m. 1907), è già ben visibile, ai piedi dell’ampio
e luminoso anfiteatro di alpeggi che si dispiega ai piedi del versante
orientale del pizzo Mellasc (m. 2465). Lo raggiungiamo dopo un ultimo
tranquillo tratto: sono trascorse circa due ore e mezza dalla partenza,
ed abbiamo superato 850 metri in altezza.
Il panorama dal rifugio è bellissimo: guardando a sud, riconosciamo
lo sbarramento della diga di Trona e, alla sua destra, la mole imperiosa
del pizzo omonimo (m. 2510). Alle spalle della diga si vede bene anche
il solco della valle della Pietra, risalendo la quale si trova il bellissimo
lago Zancone (m. 1856) e la bocchetta di Trona (m. 2324). Più
a sinistra, il Torrione di Tronella (m. 2311), nel quale culmina la
frastagliata costiera che divide le valli di Trona e di Tronella.
Facciamo
un po' il punto della situazione. Se volessino riassumere le possibilità
di articolare la traversata della Via del Bitto, potremmo utilizzare
questo schema. In due giorni: da Morbegno a Gerola e da Gerola ad Introbio;
oppure: da Morbegno a Trona Soliva e da qui ad Introbio. In tre giorni:
Morbegno-Gerola, Gerola-Trona Soliva e Trona Soliva Introbio; oppure
Morbegno-Gerola, Gerola-Santa Rita e Santa Rita-Introbio.
Qualunque sia la scelta effettuata, la Via del Bitto prosegue raggiungendo
la bocchetta di Trona, il suo punto più alto: ma di questo si
racconta nella terza presentazione.