Facciamo
un salto indietro nel tempo, di circa 20.000 anni, portandoci nel cuore
del Pleistocene superiore, al tempo dell’ultima glaciazione, quando
la Valtellina era percorsa da un’immensa colata dello spessore
di circa 1.800 metri, che si muoveva alla velocità di circa 10-15
metri al giorno. L’azione di questa enorme massa di ghiaccio ha
dato alle sue montagne la forma che siamo abituati ad ammirare. Da questo
abbagliante oceano emergeva solo il profilo delle catene orobica e retica,
con le relative testate e costiere. Si deve all’azione poderosa
dei ghiacci anche la formazione dei caratteristici circhi glaciali,
vale a dire pianori e conche situati ad una quota superiore ai 1.600-1700
metri.
I ghiacci esercitarono azioni diverse: un’azione abrasiva, che
lisciava la superficie rocciosa sottostante, un’azione di frantumazione
della massa rocciosa ed, infine, un’azione di escavazione, cioè
di asportazione del materiale roccioso frantumato. In circostanze particolari
il concorso di queste azioni ha determinato questi caratteristici circhi,
dalla tipica forma semicircolare, delimitata da pareti scoscese. Molti
di questi circhi ospitano i laghetti alpini di origine glaciale.
Fra i più belli e caratteristici della catena orobica sono da
annoverare sicuramente i laghetti di Porcile, sulla testata della Val
Lunga, che hanno una disposizione caratteristica, su tre ripiani successivi,
detta “a rosario”. Essi costituiscono altrettante perle
della Val di Tartano, la maggiore attrattiva per gli escursionisti che
amano raggiungere scenari suggestivi ed incontaminati con uno sforzo
relativamente ridotto.
Per salire a visitarli portiamoci con l’automobile al parcheggio
terminale della carrozzabile che, da Tartano, si addentra in Val Lunga, posto poco oltre la località Arale (termine connesso con il bergamasco “aral”, cioè “spianata con cataste di legna da ardere”, oppure con il canavesano “eral”, cioè “spianata nel casale”), dove
si trova il rifugio Beniamino (m. 1485).
Dal parcheggio raggiungiamo, poco oltre la località
di Cesura, denominata così perché costituiva il punto
di separazione fra la parte della Val Lunga permanentemente abitata
e la parte abitata solo d’estate, il “Senter
de la Crus de Purscil” (segnavia rosso-giallo-rossi e rosso-bianco-rossi),
che si addentra in direzione del fondovalle e porta al passo di Tartano, sormontato dalla caratteristica
grande croce denominata, appunto, Croce di Porcile.
Nel primo tratto
camminiamo all’ombra di un fresco bosco, per poi uscire all’aperto
ed oltrepassare la Prima Baita (m. 1584) e la Baita Bianca (m. 1624).
Proseguiamo a salire verso sud, oltrepassando, su un ponte di cemento,
il torrentello che scende dalla val Dordonella. Pieghiamo, poi, leggermente
a destra (sud-est) e, attraversata una breve fascia di larici, raggiungiamo
la verdeggiante conca erbosa che ospita le baite della Casera di Porcile
(m. 1809). Siamo, qui, nel cuore dell’antichissima civiltà
del Bitto, il celeberrimo formaggio grasso d.o.p. prodotto nelle vicine
valli del Bitto di Albaredo e Gerola, ma, appunto, anche in Val di Tartano.
Attraversato il torrente che attraversa, pigro, l’amena piana,
non ci dirigiamo verso le baite, ma proseguiamo verso destra, fra radi
larici e pascoli, in direzione sud-ovest, fino alla Baita del Zapel
del Lares (m. 1900), dove si trova un bivio: il Senter de la Crus de
Purscil prosegue verso destra, mantenendo la direzione sud-ovest; noi,
invece, dobbiamo prendere a sinistra (sud-est), imboccando il Senter
di Lach, che attraversa il torrentello che esce dal più piccolo
e più basso dei laghi, il Lach Pinìi (lago Piccolo, m.
2005). Incontriamo, quindi, la Baita Pianu (m. 2000), con un bel tavolino
che invita ad una sosta ristoratrice, e, poco oltre, il primo laghetto,
uno specchio d’acqua modesto.
Proseguendo
sul sentiero, eccoci, dopo pochi minuti, al secondo lago, il Lach Grant
(Lago Grande, m. 2030), specchio d’acqua più ampio, splendido,
nei suoi colori, soprattutto in autunno, quando riflette i colori brillanti
ed accesi che anticipano l’impero delle bianche nevi invernali.
Qui troviamo quattro cartelli; quello che indica la direzione dalla quale proveniamo dà la casera di Porcile a 30 minuti ed Arale ad un’ora e 10 minuti; quello che indica la direzione alla nostra sinistra dà la bocchetta dei Lupi (che si raggiunge percorrendo il Senter de la Val di Lüf) ad un’ora e 30 minuti, Valmadre a 2 ore e 20 minuti ed il passo di Valbona a 4 ore e 20 kinuti (Gran Via delle Orobie); i due cartelli che segnalano la traccia di destra (e che sono però diversamente orientati) danno, invece, l’uno il passo di Tartano a 30 minuti, quello di Pedena a 3 ore e 10 minuti e quello di S. Marco a 5 ore (Gran Via delle Orobie), il secondo, maggiormente orientato verso il monte,
dà il passo di Porcile a 40 minuti. È questa la direzione che ci interessa.
Prendiamo dunque a destra, troviando, subito, una targa del Sentiero Andrea Paniga (la sezione occidentale della Gran Via delle Orobie); poco oltre, dobbiamo prestare attenzione ad una biforcazione, alla quale non proseguiamo sul sentiero che punta a destra, ma pieghiamo a sinistra (indicazione “GVO” e segnavia bianco-rosso su una roccia). Dopo una salita con qualche tornantino, superiamo una portina e ci affacciamo ad una pianetta con fondo di torba, e troviamo il bivio principale: la Gran Via delle Orobie prosegue a destra, per salire al crinale e portarsi al passo di Tartano; noi, invece, prendiamo a sinistra, sul sentiero segnalato con la numerazione 201.
Ci portiamo, così, alla baita quotata 2095 metri, leggermente rialzata rispetto alla riva settentrionale del terzo dei laghetti di Porcile, il lago di Sopra (“lac de Sura”), che resta alla nostra destra.
La visita alle tre perle della Val Tartano è, così, terminata:
possiamo riposarci e godere dell’ottimo panorama, soprattutto
verso nord, dove ammiriamo la Costiera dei Cech e diverse cime del gruppo
del Masino. Camminiamo da circa due ore, ed una sosta nel silenzioso
scenario di questi luoghi ristora corpo ed anima.
Poi, dobbiamo decidere se intraprendere subito il ritorno, oppure allungare
l’escursione. Nel secondo caso, abbiamo un paio di interessanti
possibilità.
Possiamo, innanzitutto, salire al vicino passo di Porcile (m. 2290),
posto sulla testata della valle, fra il monte Cadelle, a nord-est (m.
2843) ed il monte Valegino, a sud-ovest (m. 2415). Ecco come viene descritto
il passo dalla Guida alla Valtellina del CAI di Sondrio (1873): "Continuando...dopo
Tartano a risalire per il versante orientale si entra nella Val Lunga,
disseminata di casolari e di alpi. In alto essa offre tre valichi...
Il secondo valico s'apre fra la cima di Valegina e il monte Cadelle
(2530 m.), e conduce direttamente a Foppolo; il sentiero che guida a
questo passo si stacca dall'ultima baita, in fondo alla valle, e sale
ripido costeggiando tre graziosi laghetti."
Se optiamo per questa soluzione, dobbiamo portarci alla baita solitaria
nei pressi della riva orientale del lago. Proseguiamo senza scendere alle rive del lago, ma rimanendo alti sul versante che lo sbarra a nord; seguendo i
segnavia rosso-bianco-rossi, affrontiamo, quindi, l’ultima parte della salita al passo di Porcile. Il sentiero (in diversi tratti non c’è una vera e propria traccia, e si può salire a vista) volge leggermente a destra ed assume la direzione sud-est, verso l’evidente sella del passo, intagliata fra il versante che culmina nella cima delle Cadelle, a sinistra, ed il monte Valegino (m. 2415), a destra. Salendo, possiamo per un buon tratto godere di un ottimo scorcio sul lago di Sopra, che resta, basso, sulla nostra destra.
In corrispondenza di una piccola pozza, ignoriamo una deviazione segnalata, sulla sinistra, per il passo di Dordona (sentiero 201 A) e proseguiamo nella salita al passo. Poco oltre, troviamo anche un sentiero che si stacca sulla destra da quello per il passo, ed effettua una traversata che taglia il versante settentrionale del monte Valegino, congiungendosi con il sentiero che, raggiunto il crinale, si porta al passo di Tartano. Noi però ignoriamo anche questa seconda deviazione.
Ci affacciamo, così, al corridoio terminale; il passo, però, non è posto sul punto più basso della depressione, ma sulla sinistra, un po’ più in alto; per raggiungerlo, quindi, il sentiero piega per un tratto a sinistra, salendo un po’, quindi punta al crinale: questo ci permette di evitare una faticosa fascia di massi.
Dai 2290 metri del passo ci affacciamo sulla Val Brembana e possiamo vedere, più in basso, la località turistica di Foppolo (m. 1500). Sul passo troviamo tre cartelli. Quello che si riferisce alla direzione dalla quale proveniamo dà i laghi di Porcile a 30 minuti (segnavia 201), il passo di Tartano ad un’ora (segnavia 201) e la Ca’ S. Marco a 5 ore (segnavia 101). Nella direzione della Val Brembana, invece, due cartelli danno rispettivamente il monte Cadelle ad un’ora e Foppolo (segnavia 201) ad un’ora e mezza. Il sentiero, sempre
segnalato, prosegue, scendendo in alta Val Brembana. Dal passo possiamo
intravedere anche uno scorcio della piana che ospita
la
località di Fòppolo.
Torniamo, ora, al Lach de Sura, per illustrare una seconda possibilità
di ampliamento dell’escursione. Nei pressi della sua riva occidentale
parte un sentiero alto (segnavia rosso-bianco-rossi), che effettua una
prima salita, una successiva discesa ed una seconda salita, che conduce,
dopo un ultimo strappo in una fascia di bassa vegetazione, al dolce
crinale della Val Lunga, appena ad est del passo
di Tartano. Da qui la discesa alla croce del passo (m. 2108) è
breve. Una discesa breve ma interessantissima: da questo osservatorio,
infatti, possiamo cogliere in un solo colpo d’occhio tutti e tre
i laghetti di Porcile, apprezzando, in particolare, gli ampi catini
glaciali che li ospitano e la disposizione progressiva a semicerchio,
in una progressione, dal basso, da sinistra a destra. Raggiunto il passo,
possiamo osservare le fortificazioni che erano parte integrante del
vasto sistema orobico (Linea Cadorna), costruito durante la Prima Guerra
Mondiale nel timore che l’esercito austro-ungarico, violando la
neutralità svizzera, calasse in Valtellina dalla Valle di Poschiavo.
Il ritorno dal passo alla piana di Porcile avviene seguendo il comodo
sentiero segnalato, che si ricongiunge con quella che abbiamo già
percorso alla baita di quota 1900.