Il passo di Pedena è l’unico valico che consente
di passare dalla Val di Tartano alla Valle del Bitto di Albaredo. Di
qui, dunque, passa la Gran Via delle Orobie (denominata Sentiero
Andrea Paniga nelle Orobie occidentali), il sentiero che attraversa
l’intera catena orobica da Delebio all’Aprica. Esso è
posto sul lato sud-occidentale della Valle, e precisamente sul lato
sud-occidentale della Val Bùdria, il più occidentale dei
rami nei quali si divide l’alta Val di Tartano. Ecco come viene
descritto dalla Guida alla Valtellina del CAI di Sondrio (1873): "Un
sentiero facile, che scorre fra boschi e pascoli, conduce all'alpe Budria
e poi al passo di Pedina, a tre ore da Tartano, dal quale si gode splendida
vista sul bacino superiore del lago di Como e sulla catena del monte
Rosa".
La salita al passo rappresenta una facile escursione, che può
terminare, se si dispone di due automobili, con la discesa alla strada
provinciale per il passo di S. Marco, in Valle del Bitto di Albaredo.
Raggiungiamo, con l’automobile, Tartano (m. 1210). Attraversato
il paese, non seguiamo la strada asfaltata che prosegue per la Val Lunga,
ma deviamo a destra, scendendo per una stradina asfaltata alla contrada
Biorca (m. 1140). Al termine della stradina troviamo un ampio parcheggio,
presso la riva del torrente Tartano. Lasciata qui l’automobile,
incamminiamoci per una strada sterrata che, fiancheggiando il torrente,
risale, con pendenza moderata, il primo tratto della Val Corta. La strada
passa a valle dei ripidi prati che ospitano, alla nostra destra, le
frazioni di Ca’ Fognini, della Foppa e di Ca’ Bona. Abbiamo,
così, modo di osservare le numerose baite, un tempo centri pulsanti
di una vita modesta e tenace, oggi silenziosi testimoni di una presenza
umana che si rinnova solo nel periodo estivo o nei finesettimana. Interessante
la loro struttura: il piano inferiore, che ospita stalla e cucina, è
costruito in muratura,
mentre
quello superiore, con le stanze da letto, cui si accede da scale esterne
o ballatoi, è in legno, con tronchi sovrapposti e connessi ad
incastro negli angoli.
Ci sono alpeggi, in alto, nascosti dalla ripida fascia di boschi di
conifere e rocce: in particolare, l’alpe Pisello, ai piedi del
monte omonimo, che culmina nel passo del Pisello, per il quale si può
scendere all’alpe Madrera, sopra Talamona. Purtroppo questa bella
traversata è, per ora, del tutto sconsigliabile, perché
il sentiero è stata in buona parte mangiato dalla vegetazione,
a causa dell’abbandono dei luoghi. Alcune ripide vallecole scendono
al fondovalle della Val Corta, la valle del Pisello, la val Brusada
e la valle della Bratta, su un fianco montuoso ripido ed insidioso,
per chi volesse percorrerlo fuori dei sentieri. Ancor più selvaggio
è l’aspetto del fianco opposto della valle, alla nostra
sinistra (fianco orientale). Qui non vi sono prati; solo, in cima al
versante che separa Val Corta e Val Lunga, i prati della baita Tacher,
che guardano all’alpe Gavet, ai piedi del dosso Tacher.
La pista sterrata si fa sentiero e raggiunge il punto in cui la Val
Corta si biforca nella Val di Lemma (ramo di sinistra, orientale) e
nella Val di Budria (ramo di destra, occidentale). Il versante che divide
le due valli si presenta ai nostri occhi come un ampio e regolare dosso
interamente ricoperto da un bosco di conifere, ed è denominato,
in dialetto, lo Züch. Giungiamo, dunque, al bivio, segnalato: ignorato
il sentiero di sinistra, per la Val di Lemma, proseguiamo a destra,
e, superata la contrada Bagini, ci inoltriamo nella Val Budria.
Il sentiero attraversa, tranquillo, una fascia di prati, mentre si apre
al nostro sguardo la testata della valle: il passo di Pedena, sulla
destra, non si vede ancora, mentre si distinguono, sulla sinistra, le
cime del pizzo del Vento (m. 2235) e del monte Tartano (m. 2292). Raggiungiamo,
così, l’ampia conca terminale del fondovalle, al cui ingresso
si trova la casera di Val Budria (m. 1488). Qui il sentiero si perde,
per cui dobbiamo prestare attenzione ai segnavia. Se perdiamo anche
quelli, poco male: per trovare la partenza del sentiero che sale agli
alpeggi del circo terminale della valle, dobbiamo
mantenerci
a destra del torrente ed attraversare in diagonale, verso destra, tutta
la fascia di pascoli e massi, superando una baita isolata (m. 1555)
e salendo appena, fino al limite della boscaglia di ontani e bassa vegetazione
che ricopre il salto roccioso della valle. Il sentiero è largo
e marcato, in alcuni punti lastricato, anche, da una scalinatura di
massi, per agevolare la salita delle mandrie alla fascia degli alpeggi.
Dopo qualche tornante, raggiungiamo un ampio terrazzo di pascoli, dove
ci accolgono le due baite gemelle di Saroden (m. 1974), dalle quali,
in alto, a destra, è ormai ben visibile l’ampia sella erbosa
del passo. Proseguiamo, sulla traccia di sentiero, che si fa più
esile, fino alla vicina baita dei Pradelli di Pedena, posta sul margine
inferiore di un ampio corpo franoso. La traccia si fa ancora più
incerta: dobbiamo, ora, prestare attenzione ai segnavia rosso-bianco-rossi,
ed iniziare a salire decisamente, lasciando alla nostra destra il corpo
franoso.
Qualche zig-zag ci aiuta a vincere l’ultimo tratto, abbastanza
ripido, ed a toccare, dopo circa 3 ore e mezza di cammino, i 2234 metri
del passo, dove, su un masso, troviamo l’acronimo GVO, che sta
per Gran Via delle Orobie. Emozionante è il panorama che si apre:
abituati allo spazio raccolto della Val Budria, siamo sorpresi dell’ampiezza
dell’orizzonte oltre il passo. In primo piano, la Valle del Bitto
di Albaredo, con la Val Pedena e l’ampio dosso di Bema che la
separa dalla Val Gerola. Alle spalle del dosso, le cime del versante
occidentale della Val Gerola. Più a destra, le Alpi Lepontine
dell’alto Lario e della bassa Valchiavenna, ed infine la Costiera
dei Cech. Il passo è sorvegliato dalle vicine cime del monte
Pedena a nord (m. 2399) e del monte Azzarini a sud (m. 2431).
Alle
nostre spalle, si apre lo scenario silenzioso della testata della Val
Budria.
Come chiudere l’escursione? Possiamo, ovviamente, tornare per
la via di salita o, se abbiamo un’automobile ad attenderci alla
casera di Pedena (m. 1560), sulla strada per il Passo di S. Marco, scendere
per la val Pedena. In questo caso, dobbiamo stare attenti a non seguire
i segnavia bianco-rossi della Gran Via delle Orobie, che puntano verso
sud-ovest (sinistra), in direzione del passo di San Marco. Dobbiamo,
invece, scendere tenendoci, più o meno, al centro della valle,
aiutati da qualche raro segnavia rosso-bianco-rosso. Ad una quota approssimativa
di 2000 metri dobbiamo, poi, piegare leggermente a destra, e scendere
alla baita di quota 1871. Qui troviamo la traccia di sentiero che ci
permette di superare la fastidiosa fascia di bassa vegetazione che separa
l’alta valle dalla fascia di pascoli a monte della strada provinciale.
Il sentiero piega a sinistra (direzione sud-ovest) e, dopo una serie
di serrati tornanti, ci porta in vista della casera di Pedena, poco
a monte della strada provinciale.
Una terza soluzione è quella di effettuare un bell’anello
Val Budria-Val di Lemma, percorrendo, per un tratto, la Gran Via delle
Orobie in direzione est. Questa soluzione, rispetto alla prima, comporta
circa un’ora e mezza di cammino in più, ma, se abbiamo
sufficiente tempo a disposizione, è un’occasione da non
perdere per visitare anche la valle gemella che confluisce nella Val
Corta. Per farlo, torniamo alla baita dei Pradelli di Pedena e, seguendo
l’indicazione di un cartello, imbocchiamo il sentiero che attraversa
la conca ai piedi del passo e prosegue tagliando l’intera alta
valle, guadagnando quota molto gradualmente.
Si
tratta di un sentiero panoramico e rilassante: guardando a nord, dominiamo
l’intera Val Budria e, sul fondo, possiamo godere lo spettacolo
sempre affascinante delle cime del gruppo del Masino, fino al monte
Disgrazia. Passiamo, così, ai piedi del pizzo del Vento (m. 2235),
elevazione posta in una posizione curiosa, avanzata rispetto allo spartiacque
che separa la Val Tartano dalla Val Brembana. Il pizzo nasconde la bocchetta
di Budria, che si affaccia sulla Val Brembana.
Dopo essere passati a monte della Casera del Lago (m. 2082), giungiamo
ai piedi di un ripido crinale erboso, al termine del quale è
posta la bocchetta di quota 2202, dalla quale ci affacciamo all’alta
Val di Lemma. In basso, vediamo la baita quotata 2145 metri, alla quale
possiamo scendere anche a vista (la traccia di sentiero è piuttosto
debole). Proseguendo nella discesa, in direzione della ben visibile
casera di Sona di Sopra, approdiamo ad un ampio terrazzo ondulato, gli
alpeggi di Sona di Sopra, che costituiscono il lato occidentale dell’ampio
sistema di alpeggi dell’alta Val di Lemma. Qui, nelle stagione
estiva, è tutto un tripudio di colori e di vita vegetale: i prati
sono disseminati di margherite, campanule, fiori d’arnica, genziane,
anemoni. Un incanto per gli occhi e per l’anima.
Per scendere al fondovalle, dobbiamo lasciare il tracciato della Gran
Via delle Orobie, che effettua una traversata alla Casera di Lemma Alta,
taglia l’intera alta Val di Lemma e sale alla cima di Lemma, per
affacciarsi alla Val Lunga. Noi, invece, sfrutteremo un sentiero che
porta direttamente al fondovalle. Per trovarne il punto di partenza,
prendiamo come riferimento la casera di Sona di Sopra, dominata, a nord-ovest,
dal regolare pizzo Foppone (m. 2304) e dirigiamoci verso destra, salendo
un po’, fino al primo gruppo di roccette (le prime roccette del
lungo dosso che scende verso nord dal pizzo Vallone – m. 2249).
Una volta trovato, il sentiero non lo si può perdere, e ci accompagna
nella discesa in uno splendido bosco di larici, fino al torrente di
fondovalle.
Attraversato
il torrente su un ponticello, intercettiamo il sentiero che risale la
Val di Lemma. Percorrendolo verso sinistra, torniamo, infine, al bivio
Val Budria-Val di Lemma, dopo essere passati per le contrada di Zoccada
(o Sciucada) e Barbera. Nel tratto fra queste due ultime contrade il
sentiero fiancheggia il torrente che corre impetuoso in una piccola
gola rocciosa, dove è visibile una bella marmitta dei giganti,
scavata nello gneiss. L’anello completo Val Budria-Val di Lemma
richiede complessivamente circa 6 ore di cammino.