Fra val Dordonella e Valmadre

 

 


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La costiera che divide la Val Lunga (laterale orientale nella quale si divide l’alta Val di Tartano) dalla Valmadre è fra le più singolari delle Orobie valtellinesi. Per due motivi: propone cime più elevate rispetto a quelle della testata della Val Tartano (due di queste, la cima Vallocci ed il monte Seleron, superano i 2500 metri, mentre nessuna cima della testata li raggiunge) e, nel contempo, tre passi facilmente praticabili che consentono di passare dall’una all’altra valle (da sud, la bocchetta dei Lupi, il passo di Dordonella e la bocchetta di Cògola). 
La cima Vallocci è posta su questa costiera e deve cedere, per soli 9 metri, la palma di punto più alto della Val La cima Vallocci. Foto di M. Dei CasTartano al monte Seleron, più a nord sulla medesima costiera. Ma non per questo merita di essere trascurata. Il suo nome deriva da "Vallocèi", contrazione di "valloncelli", piccoli avvallamenti.
La salita a questa cima, oltre a regalare un panorama superbo, consente, infatti, di visitare la più bella e luminosa laterale della Val Lunga, la val Dordonella, sul cui fondo si trova il passo omonimo, che consente una facile discesa al rifugio Casera di Dordona, poco sotto il passo di Dordona, in alta Valmadre. Siccome l’ultimo tratto che precede la cima è ripido ed un po’ esposto, si tratta di una salita riservata ad escursionisti esperti; chi non se la sentisse di affrontarla potrà ugualmente sentirsi appagato dall’incontro con questa valle.
L’escursione parte dal parcheggio con il quale termina la carrozzabile di Val Lunga che, da Tartano, risale, con fondo asfaltato e poi sterrato, la valle fin oltre l’ultima località, i fienili Arale, dove si trova il rifugio Beniamino. Parcheggiata, dunque, l’automobile ad una quota di circa 1490 metri, lasciamo alla nostra destra il ponte che scavalca il torrente Tartano ed imbocchiamo il tratturo che, volgendo a sinistra, ritorna verso la località Arale, ma lasciandolo subito, sulla destra, per immetterci sul sentiero che, procedendo in direzione sud-sud-est, porta alla casera ed ai laghetti di Porcile.
Il rifugio Beniamino. Foto di M. Dei CasDopo un primo tratto nel bosco, il sentiero prosegue all’aperto, diritto: i segnavia sono pochi, e sono quelli “storici” rosso-giallo-rossi. Superiamo, salendo, due strappi piuttosto severi ed altrettante vasche in cemento per la raccolta dell’acqua, lasciano, in basso a destra, un gruppo di baite, prima di approssimarci al ponte in cemento che scavalca il torrente che scende dalla val Dordonella. Prima di raggiungerlo, vediamo, alte su una fascia di prati alla nostra sinistra, due baite quotate 1699 metri. Fra queste due baite ed il ponte, nel punto in cui il sentiero volge leggermente a sinistra e si interrompe un muretto alla sua sinistra, sul limite basso dei prati, possiamo individuare, con un po’ di attenzione, la partenza di una traccia che se ne stacca sulla sinistra, risalendo i prati con un breve tratto a destra ed una diagonale a sinistra, e portando alle due baite di quota 1699.
Lasciamo, dunque il sentiero per la casera di Porcile ed imbocchiamo questo sentierino, che ci porterà in val Dordonella. A destra della prima baite un’altra traccia prende a destra ed effettua una traversata, salendo gradualmente, fino ad attraversare, a quota 1750, il ramo settentrionale del torrente Dordonella. Sul lato opposto, piega a sinistra, risale per un tratto il dosso, fino ad intercettare una mulattiera che proviene da sinistra (dalle baite della Corna, m. 1785, a monte delle due baite di quota 1699). La mulattiera procede verso destra e ci porta ad attraversare il ramo meridionale Il torrente Dordonella. Foto di M. Dei Casdel torrente Dordonella, a 1800 metri circa, poco a monte rispetto ad un curioso panettone roccioso, iniziando, poi, ad inanellare una serie di tornanti che risalgono una fascia di ontani. Ai tornanti segue una diagonale verso destra, ed una nuova svolta a sinistra. Davanti a noi, in alto, la rocciosa e caratteristica cima di Val Lunga, mentre sulla destra, in fondo alla Val Lunga, distinguiamo facilmente la larga sella del passo di Tartano, sorvegliato dalla grande croce.
Raggiungiamo poi una zona battuta da slavine, e qui la traccia latita un po’; non ci sono, però, problemi, perché vediamo più in alto la casera più bassa di Dordona (m. 1989), che possiamo raggiungere anche salendo a vista. Dalla casera più bassa dobbiamo, quindi, portarci alla casera di quota 2071, a nord-est della prima (in alto a sinistra): anche in questo caso se perdiamo la traccia, possiamo salire per un tratto a vista, fino ad individuare il sentiero che, sostenuto da muretti a secco, riattraversa, da destra a sinistra, il ramo meridionale del torrente Dordonella, raggiungendo il baitone. La traccia prosegue verso sinistra (nord) e riattraversa anche il ramo settentrionale del torrente Dordonella, piegando poi a destra e portando alla baita della Cima (m. 2175); possiamo anche accorciare la salita risalendo direttamente il dosso erboso a monte del baitone, superando una baita isolata ed affacciandoci al gradino di soglia dell’alta valle, dove, proseguendo verso nord-est, guadiamo il torrente Dordonella e ci portiamo alla baita della Cima, che è posta proprio sotto la verticale della Il baitone di val Dordonella. Foto di M. Dei Cascima Vallocci.
Di fronte a noi, dunque, l’ampio e ripido versante sud-occidentale della cima, che potrebbe essere affrontato, anche se con fatica, fin quasi sotto la cima, dove si deve piegare a destra per portarsi sul crinale meridionale. Più comodo e meno faticoso, anche se più lungo, è però il percorso che passa per il passo di Dordonella, posto sulla depressione che chiude ad est la valle.
Per raggiungere il passo dalla baita della Cima dobbiamo volgere a destra (sud-est), attraversando un ampio recinto delimitato da bassi muretti a secco, per poi proseguire, su traccia, verso il fondo della valle, sempre rimanendo a sinistra del torrente. In prossimità dell’attacco del facile versante sotto il passo la traccia si fa più evidente e porta, con alcuni tornanti, ai 2316 metri del passo. Dal passo si apre l’ampio scenario dell’alta Valmadre, con il passo di Dordona (m. 2061), cui giunge una sterrata che prosegue scendendo a Foppolo.
Torniamo, ora, un po’ indietro, sul versante della val Dordonella, fino a trovare, al primo tornante sinistrorso (per chi scende), una traccia che se ne stacca sulla destra, tagliando in leggera salita il versante appena sotto il crinale e toccando quest’ultimo in corrispondenza di una sella posta a nord del passo. Il percorso, ora, risale verso nord il facile e largo crinale, supera alcuni ometti, passa a sinistra di una fascia di massi e raggiunge tre grandi la baita della Cima. Foto di M. Dei Casometti. Il più alto di questi ometti è posto sulla sella di quota 2420, che precede il punto nel quale il crinale si impenna e propone il tratto più ostico della salita.
Oltrepassato l’ometto, il sentiero è sempre visibile, ma sale, dopo un tratto ripido, ai piedi di un gruppo di roccette sullo stretto crinale, che aggira all’inizio appoggiandosi sulla sinistra (val Dordonella), per poi proseguire al centro, con esposizione a destra. Saliamo, dunque, con calma ed attenzione. Alla fine raggiungiamo l’ultimissimo tratto che precede la cima: qui il sentiero riprende un andamento tranquillo.
Sui 2510 metri della cima erbosa ci attende una piccola croce ed un grandioso panorama.  A nord, da sinistra, si propongono le cime della Costiera dei Cech, seguite dal gruppo del Masino, che si propone nella sua integrale bellezza, con i pizzi Parcellizzo (m. 3075), Badile (m. 3308), Cengalo (m. 3367) e del Ferro (occ. m. 3267, centr. 3289 ed or. m. 3234), le cime di Zocca (m. 3174) e di Castello (m. 3386), la punta Rasica (m. 3305), i pizzi Torrone (occ. m. 3349, cent m. 3290, or. m. 3333), il monte Sissone (m. 3330) ed il monte Disgrazia (m. 3678). Segue la testata della Valmalenco, che propone, da sinistra, il pizzo Gluschaint (m. 3594), le gobbe gemelle della Sella (m. 3584 e 3564) e la punta di Sella (m. 3511), il pizzo Roseg (m. 3936), il pizzo Scerscen (m. 3971) il pizzo Bernina (m. 4049), i La val Dordonella. Foto di M. Dei Caspizzi Argient (m. 3945) e pizzo Zupò (m. 3995), la triplice innevata cima del pizzo Palù (m. 3823, 3906 e 3882), ed il più modesto pizzo Varuna (m. 3453). Proseguendo verso destra, si scorge il gruppo dello Scalino, con il pizzo Scalino (m. 3323, la punta Painale (m. 3248) e la vetta di Ron (m. 3136). Sul fondo, ad est, il gruppo dell’Adamello. A sud-est, sud e sud-ovest è tutto un susseguirsi di scenari, fuga di quinte, cime dei settori orobici centro-orientale, centrale ed occidentale, con un colpo d’occhio interessantissimo sulla Val Brembana. In primo piano, ovviamente, la parte alta di Valmadre e Val Lunga, separate dalla cima dei Lupi, a sinistra, e dalla cima di Val Lunga.
Conti alla mano, abbiamo pagato il godimento di questo scenario con circa 4 di cammino, necessarie per superare un dislivello approssimativo in salita di 1020 metri. OK, il prezzo è giusto. Due ultime notazioni: il ritorno all’automobile avviene per la medesima via di salita e questo percorso è anche una classica ascensione per gli amanti dello sci-alpinismo.
La val Dordonella. Foto di M. Dei Cas

Difficoltà
EE
Dislivello
1020
Tempo
4 h



(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass del Parco delle Orobie Valtellinesi
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

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Ultima Modifica: Giovedì, 16 Agosto, 2007

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