Il
primo paese che si incontra, salendo in Val Masino, è Cataeggio
(787 m). L’abitato termina con la frazione di Filorera (841
m), dove si incontra anche la deviazione per la valle di Sasso
Bisolo. Se, ignorata questa deviazione, si prosegue, si raggiunge
la piana di Zocca, dove campeggia la Preda di Remenno, o Sasso
Remenno (943 m).
Oltre la Preda di Remenno la strada, dalla quale sono ben visibili
la cima del Cavalcorto e la , raggiunge San Martino
(923 m). Da qui si può proseguire verso i Bagni di Masino, oppure
imboccare (quando è permesso) la strada per la val di Mello.
Raggiunta San Martino, portiamoci, superando un ponte, sul lato
destro (per noi) del torrente. Seguendo l’argine in cemento,
si raggiunge, dopo pochi metri, l’imbocco di un sentiero che
si addentra sul lato meridionale (di destra, per noi) della
val di Mello.
Ben
presto, se si fa attenzione, si vede una deviazione a destra,
che sale gradualmente nella boscaglia. Il sentiero si fa poi
più evidente e guadagna quota, con alcuni tornanti, in una bella
pineta.
Il sentiero, all’inizio promettente, riserva però una delusione:
uscito dalla pineta, sembra perdersi su un terreno segnato da
una grande massa franosa. Se però si risale il corpo franoso
e, alla sua sommità, ci si sposta verso destra, si ritrova una
traccia evidente, che prosegue, con qualche bello scorcio panoramico
sulla valle del Ferro, superando una fascia di rocce nei boschi.
Bisogna comunque prestare un’attenzione costante: in diversi
punti il sentiero può essere perso in un dedalo di false tracce.
E'
dunque consigliabile farsi guidare, per questa escursione, da
persone esperte dei luoghi. È, inoltre, bene memorizzare i passaggi
meno evidenti, lasciando anche tracce preziose per il ritorno.
Ignorata una deviazione sulla destra, si affronta l’ultimo tratto,
che è il più insidioso, perché la traccia si fa molto labile.
Risalito un fianco erboso a destra di un dosso, si raggiungono,
dopo una breve traversata a sinistra, le due baite poste a quota
1727, su un piccolo terrazzo dal quale si può godere lo spettacolo
della testata della valle del Ferro e, alla sua sinistra, della
cima del Cavalcorto. Si tratta di due baite poste, più o meno,
a metà strada fra gli alpeggi di Arcanzolo ed Arcanzo. La baita
più piccola è ancora in discrete condizioni, mentre quella più
grande è ridotta a ben poco.
Sulla
destra delle baite, stando alle carte, parte un sentiero che
dovrebbe salire per un breve tratto e biforcarsi in due tracciati,
l’uno che scende verso destra ad Arcanzo e l’altro che compie
una traversata a sinistra verso Arcanzolo.
In ogni caso, si devono evitare "fuorisentiero": la
natura dei luoghi non li permette, in quanto discese a vista
con tutta probabilità condurrebbero sull'orlo di precipizi
senza sbocco. E', questa, una montagna severa, che non tollera
improvvisazioni e che, quindi, va affrontata con il massimo
rispetto.