Ci sono due passi
che mettono in comunicazione la Val Masino con il territorio svizzero.
Il primo è il passo di Bondo (pas de bund, m. 3169), in Val Porcellizzo, che
presenta difficoltà alpinistiche e tratti su ghiacciaio. Il secondo
è il passo di Zocca (pas da zòca, m. 2746), nella valle omonima (laterale
della Val di Mello, al quale, invece, si sale con relativa facilità,
in assenza di neve (quindi a stagione avanzata o tarda).
Raggiungiamo, quindi, la val di Mello, percorriamola fino ad oltrepassare
la località di Cascina Piana (m. 1092) e ad incontrare l'indicazione
della deviazione sulla sinistra per il rifugio Allievi. Il
sentiero, recentemente sistemato nei punti più ripidi con una
comoda gradinatura, sale, nel primo e faticoso tratto, sulla sinistra
(per noi) della valle, per poi attraversare il torrente Zocca su un
bel ponte, anch'esso collocato da poco.
L'ulteriore
salita fino alla casera di Zocca (seminascosta, sulla destra, a m. 1725)
non dà molti momenti di respiro, per poi cominciare ad assumere
pendenze meno severe, uscendo dal fresco bosco di conifere e tagliando
in diagonale il fianco destro della valle, fino ad affacciarsi al corridoio
che immette nella piana che, per la sua conformazione, dà il
nome alla valle (m. 2016).
Attraversata la piana sul lato destro, raggiungiamo il piede dell'ultimo
ed ampio zoccolo glaciale che ci separa dal circo superiore della valle.
I segnavia ci guidano nel tratto in cui la traccia sembra perdersi,
finché la ritroviamo e, seguendola, risaliamo faticosamente lo
zoccolo, attraversando due vallecole e portandoci, nell'ultimo tratto,
verso sinistra, sul bordo di un marcato canalone che scende verso la
piana. Siamo ormai in vista dei rifugi Allievi e Bonacossa (m. 2385),
che raggiungiamo dopo aver attraversato, proseguendo verso sinistra
(nord-ovest), un torrentello. Dal parcheggio della val di Mello ai rifugi
sono necessarie dalle tre alle quattro ore di cammino, per superare
gli oltre 1300 metri di dislivello.
I
rifugi sono fra i più frequentati delle Alpi centrali, anche
perché la valle di Zocca è una delle mete più ambite
degli scalatori, per le innumerevoli ed interessanti vie di ascensione,
aperte ed ancora da aprire, che le sue famose cime (da ovest, cima di
Zocca, m. 3174, punta Allievi, m. 3225, cima di Castello, m. 3392, punta
Rasica, 3305, pizzo Torrone occidentale, m. 3351) offrono. Inoltre sono
anche un punto di appoggio obbligato per chi percorre il celeberrimo
Sentiero Roma. Purtroppo sono stati danneggiati da una rovinosa valanga
scesa dal vallone della cima di Castello nell'inverno 1999-2000, in
seguito alle eccezionali precipitazioni nevose dell'autunno.
Noi, però, non ci accingiamo ad effettuare alcuna scalata, né
a percorrere il Sentiero Roma. Cerchiamo, invece, alle spalle dei rifugi,
i segnavia che ci indirizzano al percorso che permette di salire al
passo di Zocca. Il passo è ben visibile già dai rifugi,
guardando verso nord.
Osserviamo
l'evidente depressione sulla cresta di granito che chiude la valle:
distingueremo, nella sua parte sinistra, un piccolo ma ben marcato ago
roccioso, che segna il limite destro del passo.Cominciamo, quindi, la
salita, tendendo leggermente a sinistra, fino a raggiungere un grande
ometto posto sopra un masso, che segnala una traccia di sentiero.
Seguendola, ci portiamo ai piedi del ripido crinale che scende dalla
depressione, più o meno al suo centro. Iniziamo ad attaccarlo nella sua
parte sinistra, tenendone il lato destro. In alcuni tratti il sentiero è
buono, ma discontinuo e, soprattutto, privo di segnavia. Solo gli ometti
ci guidano. La salita richiede cautela per qualche sasso mobile, ma non
è difficile. Man mano che il passo si fa più vicino, l'ago alla sua
destra assume l'aspetto più imponente di una sorta di torre guardiana.
Alla nostra sinistra, nei momenti di pausa necessaria, possiamo vedere
l'aspra e dirupata parete orientale della cima di Zocca, mentre a destra
si scorge un vallone che si inoltra sul fianco occidentale del gruppo di
cime che comprende la punta Allievi.
Alla
fine, dopo poco più di un'ora dai rifugi, guadagniamo i 2746
metri del passo, dove su un sasso, nel 1930, è stato segnalato
il confine italo-svizzero. Oltre il passo, si apre lo scenario suggestivo
dell'ampio vallone della lingua sud-orientale della Vedretta dell'Albigna.
A sinistra è ben visibile la poderosa costiera granitica sulla
quale si collocano la Sciora di dentro, l'Ago di Sciora e la Sciora
di fuori. Il dislivello complessivo dell'escursione è di poco
inferiore ai 1700 metri, ed il tempo necessario è di circa cinque
ore.