Due sono i passi che
congiungono le due più celebri valli retiche, cioà la
Val Masino e la Valmalenco. Il primo, più facile e più
orientale è il passo di Corna Rossa (m. 2836), che si trova sull'ideale
prolungamento del Sentiero Roma dal rifugio Ponti al rifugio Bosio.
Il secondo, meno agevole da raggiungere, è il passo di Mello,
che congiunge la val Cameraccio, che chiude la Val di Mello, alla val
Sissone, in alta Valmalenco. Si tratta di un passo poco frequentato,
anche perché la discesa in Val Sissone è assai insidiosa
e richiede una preparazione alpinistica. Salire al passo dalla val Cameraccio,
invece, non è, a stagione avanzata, troppo difficile.
Il passo è molto alto (m. 2992), ed è raggiungibile partendo
dalla val di Mello o dalla valle di Preda Rossa. Nel primo caso dobbiamo
superare più di 1900 metri di dislivello ed impiegare sei-sette
ore di marcia, partendo dal parcheggio della val di Mello, percorrendola
interamente e salendo in val Cameraccio.
Un'interessante
alternativa, quasi equivalente in termini di dislivello complessivo
ma un po' più breve quanto al tempo necessario per raggiungere
il passo (quattro-cinque ore circa) è quella che parte dalla
piana di Preda Rossa.
Saliamo dunque in valle di Preda Rossa (m. 1955), fino alla piana, ed
incamminiamoci alla volta del rifugio Ponti (m. 2559), proseguendo,
poi, fino alla bocchetta Roma (m. 2898), che raggiungiamo dopo circa
due ore e mezza dalla partenza.
In una giornata serena, lo scenario della val Cameraccio e delle valli
laterali della val di Mello si presenta, da qui grandioso: è,
questo, uno dei punti più panoramici del celebre Sentiero Roma.
Ci attende ora una lunga discesa, sempre sul tracciato ben segnalato
del Sentiero Roma.
C'è
da superare, innanzitutto, il salto roccioso che separa la bocchetta
dalla val Cameraccio e che presenta, nel primo e nell'ultimo tratto,
passaggi insidiosi, agevolati dalle corde fisse: massima attenzione,
quindi! Oltre l'ultimo e più difficile saltino roccioso, approdiamo
ad un nevaietto, che scendiamo senza grosse difficoltà, raggiungendo
così la più tranquilla traccia del sentiero che, con qualche
saliscendi, ci porta ad una quota di poco inferiore ai 2500 metri (abbiamo
perso, quindi, circa 400 metri, che dovremo faticosamente risalire al
ritorno).
Comincia così la traversata della sterminata val Cameraccio,
unica, forse, fra le valli retiche, per il profondo senso di solitudine
e quasi di smarrimento che suscita, ma anche per il grandioso scenario
che le fa da corona. Il percorso, in particolare, ci permette di passare
ai piedi del monte Pioda (sciöma da piöda), che, visto da questa prospettiva, appare un'elegante
ed imponente piramide.
Raggiungiamo,
quindi, approssimativamente, la metà della valle, dove, in corrispondenza
di un grande masso, si trova la segnalazione della deviazione, a destra,
per il passo. Seguiamola e lasciamo il Sentiero Roma. Davanti ai nostri
occhi si presentano, sul crinale fra la val Cameraccio e la val Sissone,
quattro evidenti depressioni. Guardando da qui non possiamo indovinare
su quale di queste sia collocato il passo. Solo la carta ci aiuta, mostrandoci
che si trova sulla più orientale (destra), collocata immediatamente
a sinistra della lunga propaggine rocciosa che scende ad ovest dalla
cima del monte Pioda.
I segnavia sono piuttosto radi, e ci guidano, per un tratto, nella salita
fra grandi massi, che tende a destra. Poi scompaiono, e bisogna proseguire
a vista, risalendo un grande dosso morenico, che dà l'impressione,
illusoria, di condurre proprio in prossimità del passo. Spostandoci
gradualmente verso sinistra, evitiamo la faticosa fascia dei grandi
massi, ma dobbiamo prestare attenzione nella salita su un terreno caratterizzato
da ghiaietta e terriccio, assai scivolosi. Ovviamente questa descrizione
fotografa la situazione che possiamo trovare a stagiona avanzata, quando
la neve si è sciolta. Sormontato il dosso, scopriamo, con delusione,
che c'è ancora un buon tratto di cammino, anche se ora la pendenza
è meno impegnativa.
La
depressione su cui è collocato il passo è ora là,
ben evidente, di fronte ai nostri occhi. La carta ci assicura che in
prossimità del passo è collocato il bivacco Odello-Grandori,
ma lo sguardo non riesce ad individuarlo. Solo con grande attenzione
riusciamo a scovarlo: si trova sulla parte destra della depressione,
ed il suo colore si mimetizza quasi perfettamente con il grigio chiaro
del granito.
La neve, ritirandosi, lascia allo scoperto un terreno cosparso di ghiaia,
terriccio e sassi, talora molto instabili, perché poggiano su
lastre di ghiaccio che non si vedono. Saliamo quindi con attenzione,
fino al gradino roccioso terminale, proprio sotto il passo. E qui nasce
il dilemma: da che parte salire? Di segnalazioni, infatti, neppure l'ombra
(almeno fino all'autunno del 1999; non so se poi qualche pietosa mano
ha tracciato i provvidenziali segni). Adesso vediamo bene dove dobbiamo
arrivare (lo scatolone del bivacco è proprio lì, poco
sopra il nostro naso), ma è meno evidente la via per arrivarci,
perché sotto il bivacco la parete è piuttosto ripida.
Dobbiamo
quindi salire sui fianchi del gradino, quello di sinistra o quello di
destra. Il primo mostra un canalino non troppo difficile che sale verso
sinistra, e poi prosegue verso destra, pianeggiante, fino al bivacco.
In quest'ultimo tratto, però, è stretto ed esposto, senza
appigli di sicurezza, per cui, soprattutto se abbiamo uno zaino ingombrante,
dobbiamo affrontarlo con tutta la cautela di questo mondo. Scegliendo
il lato destro, ci si presenta la difficoltà rovesciata: è
il primo tratto ad essere più delicato, poi possiamo più
agevolmente piegare a sinistra, in direzione del bivacco.
Dal bivacco al passo non ci sono che pochi metri. La spaccatura nell'aspro
crinale roccioso ci permette di affacciarci ad uno scenario impressionante.
Sotto di noi ed alla nostra destra, la vedretta nord del Disgrazia,
selvaggia e tormentata. Alla nostra sinistra, le ripide e strapiombanti
pareti delle Cime di Chiareggio. Da qui non si scorge proprio quale
possa essere la via che permette di scendere in val Sissone. Gettando
lo sguardo verso nord, distinguiamo il pian del
Lupo
e Chiareggio; oltre, la valle del Muretto ed il passo omonimo.
Il dislivello superato per giungere fin qui è di circa 1500 metri.
Per tornare, possiamo ripercorre a rovescio il cammino effettuato, oppure,
se abbiamo un appoggio al parcheggio di val di Mello, scendere dalla
val Cameraccio. Sconsiglio però questa seconda soluzione, (che
potrebbe attrarre perché ci evita i circa 400 metri di salita
per approdare alla bocchetta Roma) a chi non conosce il percorso che,
sul lato destro (per chi scende) della valle permette di raggiungere
la casera del Cameraccio e la parte terminale della val di Mello: è
molto facile perdersi, perché esiste solo una traccia di sentiero
discontinua, i segnavia sono rari e sbiaditi e qualche ometto non facilita
di molto il compito.