Un angolo dimenticato di Val Masino

 

 

 

Comune di
Val Masino

Filorera. Foto di M. Dei CasIl primo paese che si incontra, salendo in Val Masino, è Cataeggio (787 m). L’abitato termina con la frazione di Filorera (841 m), dove, oltrepassata la strettoia sulla cui destra si trova la chiesa di san Gaetano, si incontra anche, sulla destra della ex ss. 404, ora strada provinciale,, la deviazione per la valle di Sasso Bisolo.
Se, ignorata questa deviazione, si prosegue, si raggiunge il piano della Zocca, dove campeggia la Preda di Remenno, o Sasso Remenno (943 m), che, insieme ad altri monoliti di dimensioni impressionanti, sembra essere stata scagliata in un tempo immemorabile, dalla valle di Preda, sulla piana in una lotta fra titani, forse antichi signori di queste montagne. Si tratta del più grande monolito d'Europa, costituito di granito ghiandone ed attrezzato come palestra di arrampicata, molto nota e frequentata.
La Preda di Remenno. Foto di M. Dei CasProseguendo verso San Martino, possiamo ammirare lo scenario, veramente unico, del massiccio che separa la Val di Mello da quella dei Bagni, e che, visivamente, culmina nell'affilata cima del Cavalcorto, simbolo della verticalità della Val Masino. In questo scenario aspro e severo, una cappelletta che si trova a lato della strada introduce una nota gentile, che rimanda ad una religiosità antica.
A 3,6 km da Cataeggio, ed a 13,6 km circa dall'inizio della ex ss. 404, ora strada provinciale, della Val Masino, raggiungiamo San Martino (m. 923), posta all'imbocco della Val di Mello, La cima di Cavalcorto. Foto di M. Dei Casche mostra, da qui, due delle sue perle più preziose, i pizzi Torrone centrale ed orientale.
La Val di Mello offre numerosissime e conosciutissime possibilità escursionistiche, tutte legate alle valli laterali del suo versante settentrionale, percorse dal Sentiero Roma. Il versante meridionale, più aspro ed ombroso, è, invece, quasi sconosciuto, ma riserva anch'esso possibilità escursionistiche che richiedono cautela, ma hanno uno straordinario interesse panororamico. Fra queste, una delle meno difficili è la salita all'alpeggio di Arcanzolo.
Non è facile, però, trovare la partenza della mulattiera che porta all'alpe. Per raggiungerlo ci si deve portare sul lato opposto (meridionale, o destro, per chi entra) della valle, sfruttando un ponte dell’Enel posto sopra la presa del torrente, prima della località Ca’ dei Rogni. San Martino. Foto di M. Dei CasOltrepassato il ponte, si segue verso l’interno della valle (sinistra) un sentierino, che ben presto raggiunge alcuni prati, alla sommità dei quali parte, poco evidente all’inizio, il sentiero per l’alpe. Gettiamo, quindi, un ultimo sguardo, dai prati, alla località Ca' dei Rogni (ca de rogn), alla bassa valle del Ferro e, sulla sinistra, alla valle della Merdarola ed al pizzo Ligoncio, prima di iniziare la salita, che ci regala scorci panoramici sempre più suggestivi sulla valle del Ferro.
Stiamo risalendo un versante che impressiona per il suo aspetto selvaggio, ma la mulattiera è larga e ben tracciata, a testimonianza dell'antica importanza dell'alpeggio nell'economia contadina. Non ci sono segnavia, solo qualche raro segnale, come la lettera "A", in rosso, segnata su alcuni massi. La baita di quota 1613. Foto di M. Dei CasLa salita non concede respiro; qualche sosta, però, ci permette di gustare, sulla destra, interessanti scorci sulla val Torrone e, di nuovo, di fronte a noi, sulla valle del Ferro e sulla costiera che la separa dalla val Qualido.
Dopo aver superato alcuni tratti che si affacciano su paurosi strapiombi, raggiungiamo luoghi più tranquilli, mentre il panorama, alle nostre spalle, si va facendo più grandioso. Giungiamo, così, ad una radura posta ai piedi di una grande placca rocciosa; il sentiero la aggira sulla destra e raggiunge, in breve, una baita isolata a quota 1613. Come indicano due frecce rosse sul muro della baita, il sentiero riprende, sulla destra, attraversando una fitta pineta, prima di raggiungere una zona dove la vegetazione torna a diradarsi. La traccia si fa sempre più incerta, Dai pizzi del Ferro ai pizzi Torrone. Foto di M. Dei Case non è facile trovare, dopo alcuni zig-zag del sentierino, il punto in cui piega a destra per raggiungere la parte bassa di Arcanzolo (narcanzö, a 1770 metri), piccola oasi aperta immersa in una mare di aspri dirupi. Un tempo, però, si trattava di un alpeggio di dimensioni modeste ma significative: di proprietà di privati di S. Martino e Mello, permetteva di caricare 30 capi di bestiame.
Se, invece di deviare a destra, proseguiamo nella salita, risaliamo un canalino erboso, che ci permette di superare una fascia di roccette, fino a giungere alla parte più alta del versante, dominata dalla rocciosa parete settentrionale della cima di Arcanzo (m. 2715).
Dalla cima di Zocca ai pizzi Torrone. Foto di M. Dei CasSempre seguendo la labile traccia, raggiungiamo una pianetta estremamente panoramica e, proseguendo, ignoriamo una deviazione segnalata a sinistra per l'alpeggio di Mezzola (seguiamo, invece, l'indicazione per Arcanzo). Ci portiamo, così, nei pressi di quota 2000, guidati da qualche segnavia verde, per gustare il superbo panorama sui pizzi Torrone e sul monte Disgrazia. A sinistra dei pizzi Torrone, appaiono la punta Rasica, la cima di Castello e la cima di Zocca. Più a sinistra ancora si mostrano i pizzi del Ferro.
Dai pizzi Torrone al monte Disgrazia. Foto di M. Dei CasLa zona è, dal punto di vista panoramico, davvero splendida, ma non è priva di insidie: la traccia finisce per perdersi, e se non abbiamo memorizzato con estrema attenzione la via percorsa per salire, rischiamo di perderci, scendendo, cosa assai pericolosa in luoghi così dirupati. E' del tutto consigliabile, quindi, se non si conoscono questi luoghi, farsi accompagnare da persone esperte.

Difficoltà
EE
Dislivello
840 mt
Tempo
2 h e 30 min



(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass 1:35.000 Val Masino, Val Codera, Costiera dei Cech
Testo e fotografie a cura di M.Dei Cas

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Ultima Modifica: Giovedì, 30 Agosto, 2007

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