
Da Bioggio ai prati di Bioggio, cioè dal maggengo di mezza montagna
all’alpeggio: un’escursione classica alla scoperta delle
antiche vie attraverso le quali si articolava la vita contadina, con
i suoi ritmi lenti e continui, le sue fatiche, le sue pause. Vie antiche
alle quali, per la verità, si sono in buona misura sovrapposte
le vie moderne percorse da veicoli a due e quattro ruote.
Come portarci, innanzitutto, a Bioggio? È possibile arrivarci
con l’automobile partendo dalla parte alta di Cercino (paese che
si raggiunge salendo da Piussogno, sulla provinciale Valeriana Occidentale)
e percorrendo 2 km su una carrozzabile in terra battuta, oppure partendo
da Mello, seguendo la carrozzabile per S. Giovanni di Bioggio, imboccando
la pista per i prati Aragno e lasciandola, sulla sinistra, al secondo
tornante destrorso). È possibile, ovviamente, anche arrivarci
a piedi, in tre quarti d’ora, da Pianezzo (frazione alta di Traona,
raggiunta da una strada asfaltata), seguendo l’antica mulattiera
che parte
al
termine della carrozzabile che attraversa Pianezzo.
Una volta a Bioggio (m. 771), la salita ai prati di Bioggio può
seguire, sulla carta, due vie: l’antico sentiero che sale sul
versante ad occidente del borgo, oppure quello che sale sul versante
ad oriente. Il secondo è, però, l’unico praticamente
fruibile in sicurezza, in quanto il primo, che quasi nessuno più
percorre, presenta alcuni punti problematici per l’orientamento.
Nessuno dei due, comunque, è segnalato con segnavia.
Partiamo, dunque, dalla soluzione sicura. Dalle baite più alte
di Bioggio, dove troviamo anche un bel lavatoio, ristrutturato nel 2005,
imbocchiamo il sentiero che prende a destra. Dopo una salita di circa
un quarto d’ora, raggiungiamo il limite occidentale di un bel
prato, con una abitazione. Il sentiero ne percorre il limite, restando
alla sua sinistra, per poi salire, dopo pochi metri, alla pista sterrata
S. Giovanni di Bioggio-Prati Aragno, appena sotto il terzo tornante
destrorso.
Dobbiamo, ora, seguire la pista fino in fondo: essa termina appena a
monte dei prati Aragno (m. 1146), in territorio del comune di Mello,
lasciando il posto ad un sentiero che, con una diagonale verso ovest,
sale alla parte bassa dei prati di Bioggio (m. 1258). Prima di raggiungerla,
si biforca: dobbiamo seguire il ramo di sinistra, perché quello
di destra sale alla parte alta dei prati. Ad una seconda biforcazione,
possiamo seguire indifferentemente l’uno o l’altro ramo.
Possiamo salire ai prati anche da S. Giovanni di Bioggio, sfruttando
un sentiero per lo strascico del legname (che sale, quindi,
diritto
in un bel bosco di castagni): lo troviamo alle spalle della chiesa,
sul versante a monte (prestiamo attenzione, però, a non seguire
il sentiero che prende a destra, in direzione del cuore del Vallone,
ma quello che sale, ripido e diritto, nel bosco). Questo sentiero taglia
per tre volte la pista sterrata, in corrispondenza di altrettanti tornanti
sinistrorsi. Poi, però, non lo troviamo più, e ci tocca
seguire la pista fino ai prati Aragno.
Vediamo, ora, il sentiero più difficile. Anche questo parte dalle
ultime baite di Bioggio, ma si dirige a sinistra. Inizialmente la traccia
non è chiarissima, ma poi il bosco si infittisce ed il sentiero
si fa più chiaro (non è un paradosso: qui di false tracce
non ce ne sono, si cammina quasi assediati dalla vegetazione), anche
se, in alcuni punti, è un po’ sporco. Non ci sono tornanti:
per un bel tratto si sale, in diagonale, verso nord-ovest, fino ad una
quota approssimativa di 1030 metri.
Qui lo scenario muta: il bosco si dirada ed il sentiero raggiunge una
fascia di rocce affioranti, sulle quali, con un passaggio un po’
esposto, passa. Superate le rocce, si giunge ad un punto critico, nel
senso che non è facile trovare la ripartenza del sentiero. Ci
si trova in una sorta di piccola radura; a sinistra una labile traccia
prosegue, con andamento pianeggiante, supera altre boccette e raggiunge
un punto dal quale si apre uno scorcio panoramico su Cino, per poi perdersi.
In alto, a destra, pare di intuire un’altra traccia, ma è
solo un falso indizio. Il vero sentiero riprende nella parte alta della
radura, e prosegue salendo nel bosco, assumendo, gradualmente, la direzione
nord-est. La traccia torna a farsi discreta, ma si deve procedere con
molta attenzione, perché in alcuni punti si rischia di prendere
false
tracce. Dopo un buon tratto di salita, si raggiunge un’ampia radura
panoramica, dalla quale si scorge una buona parte della bassa Valtellina.
La meta non è lontana: dopo un ultimo tratto di salita, si raggiunge
il limite sud-occidentale dei prati di Bioggio, in corrispondenza dell’ultima
baita, a 1250 metri circa. Ma, ripeto, si tratta di un sentiero che
richiede molto fiuto e senso dell’orientamento; è del tutto
sconsigliabile, poi, percorrerlo in discesa.
La baita raggiunta riporta, sulla facciata, una sorta di storia per
disegni e brevi commenti, anzi, due storie: quella del partigiano Mario
Copes, che fu catturato dai tedeschi il 28 ottobre 1944 e che subì
la rottura dell’orecchio destro per il colpo del calcio di un
fucile, per poi scomparire; quella di Schignano, piccolo borgo in Val
d’Intelvi, con le cascine come una volta, dove la gente, nel 1940,
viveva con una mucca e due capre o pecore, facendo le calze. Fa riflettere
quest’idea di consegnare alle pareti delle baite frammenti della
storia passata. In una cornice che favorisce la riflessione.
Mentre riflettiamo, possiamo salire per un tratto: incontreremo la pista
tagliafuoco che giunge fin qui dall’alpe Piazza, ad ovest, sul
limite della Costiera dei Cech. Seguendola per un tratto, troviamo,
sulla sinistra, la partenza di un sentiero che effettua una diagonale,
superando alcuni ruderi di baita, e porta alla parte alta dei prati
di Bioggio, alle baite di quota 1348. Qui troviamo le prime indicazioni,
in vernice blu, del sentiero che prosegue per l’Oratorio dei Sette
Fratelli, passando per il Piazzo della Nave (ampio poggio a quota 1637,
che vediamo bene, sulla verticale dei prati di Bioggio).
Seguendo queste indicazioni si sale con qualche tornante, si superano
tre vasche per la raccolta dell’acqua e si giunge, presso
la
baita più alta, a quota 1440, ad un bivio: il sentiero per l’Oratorio
dei Sette Fratelli prosegue, segnalato, sulla destra, mentre sulla sinistra
un sentiero, non segnalato, inizia una lunga diagonale, in direzione
ovest-nord-ovest, che si conclude ai prati Brusada: teniamolo a mente,
perché ne riparleremo. Ovviamente la salita al Piazzo della Nave,
luogo mitico ove si racconta sia approdata l’Arca di Noè,
o, più in alto ancora, all’Oratorio dei Sette Fratelli,
splendido eremo di una suggestione incomparabile (m. 2010) rappresentano,
ovviamente, ideali prosecuzioni dell’escursione ai prati di Bioggio,
ma richiedono un buon allenamento.
Raccontiamo un’ulteriore possibilità, interessante, anche
se poco nota. Una volta raggiunta la pista tagliafuoco, salendo dalle
baite occidentali della parte bassa dei prati, non procediamo verso
destra, ma cerchiamo il sentierino che parte, tagliando una fascia di
prati a monte della pista, raggiungendo una grande cisterna in plastica
per la raccolta dell’acqua. Questa è collocata nei pressi
di una sorgente, a valle di una fascia occupata da materiale franoso.
A sinistra della sorgente il sentiero prosegue (inizialmente segnalato
da una serie di nastri di plastica), con traccia ben visibile, iniziando
una lunga diagonale verso nord-ovest e salendo con pendenza graduale.
Si tratta davvero di un buon sentiero, che tuttavia non è segnato
su alcuna carta. Dopo aver oltrepassato il rudere di due baite isolate
in una radura, il sentiero conduce al limite sud-orientale dei prati
Brusada, in territorio del comune di Cino.
Per
la verità non possiamo salire subito ai prati, perché
incontriamo un cartello che ci ammonisce che il sentiero che vi accede
è privato. È un cartello che celebra anche un misterioso
San Rastelé, rappresentato con tanto di rastrello in mano e celebrato
il 3 gennaio. Parrebbe, nella sostanza, un gioco di parole, visto che
un altro cartello ammonisce a starsene lontani (Rastelé = rasté
lé, cioè state lì?); probabilmente è il
nome delle baite più basse dei prati. Comunque noi proseguiamo
sul sentiero di destra, che non raggiunge i prati, ma sale, nella selva,
sul loro lato orientale; più in alto li raggiunge e li risale,
in diagonale, piegando leggermente a sinistra, e poi a destra, fino
alla baita più alta (m. 1584).
Il panorama, da qui, è davvero ampio, abbraccia tutte le Orobie
centrali ed occidentali e raggiunge l’alto lago di Como. Abbiamo,
ora, due possibilità per tornare ai prati di Bioggio. La prima
sfrutta il sentiero alto che porta al bivio sopra la parte alta dei
prati di Bioggio, la seconda la pista tagliafuoco.
Nel primo caso, raggiunta la baita più alta dobbiamo prendere
a destra, imboccando il sentiero che varca l’alta valle di Siro
e oltrepassa alcune baite, iniziando una lunga diagonale in graduale
discesa, che ci riporta al bivio sopra citato: qui prendendo a sinistra
procediamo verso il piazzo della Nave, mentre continuando a scendere
ci ritroviamo, alla fine, alla parte alta dei prati di Bioggio.
Se vogliamo, invece, sfruttare la pista tagliafuoco dobbiamo scendere,
dalla baita più alta dei prati Brusada, in diagonale verso sinistra,
sfruttando un sentiero dapprima poco evidente, seminascosto dalla sterpaglia,
poi più chiaro. Esso raggiunge il limite inferiore di destra
(per noi) dei prati, ed inizia una discesa nel bosco. La traccia è
sempre ben visibile, per cui non ci sono problemi a seguirla.
Attraversato un valloncello, raggiungiamo la baita isolata di Cuper
di sopra (Coper volt), dove un cartello ci informa di una curiosa storia
di altri tempi: il Bernardìn, padrone della Ca’ d’Ambrusìn,
l’aveva fatta intonacare per renderla riconoscibile rispetto alle
altre baite; qui dovevano, infatti, un venditore di Rogolo doveva portargli
un caprone per il quale aveva già pagato la caparra. Oggi questo
venditore farebbe davvero fatica a trovare la baita, quasi soffocata
dalla vegetazione. Proseguiamo la discesa fino ad un bivio, al quale
prendiamo a sinistra. Dopo l’ultimo tratto della discesa, sempre
verso sinistra, nel quale superiamo un piccolo corso d’acqua,
raggiungiamo, infine, la pista tagliafuoco, ad est dei prati Nestrelli.
Percorrendo la pista verso sinistra, cioè verso est, alla fine
torniamo ai prati di Bioggio.
Qualche indicazioni sui tempi. La salita da Bioggio ai prati di Bioggio
comporta il superamento di un dislivello di 480 metri, ed avviene in
un’ora ed un quarto circa. L’anello Bioggio-Brusada, a sua
volta, comporta un dislivello di 340 metri, e richiede un’ora
e tre quarti di cammino.