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festoso delle campane di S. Alessandro a Traona

Traona (toponimo citato per la prima volta nell’829 (atto di vendita
di beni “in Travona”) e, successivamente, in un atto di
vendita di selve, campi e vigne del 1020, nel quale si menziona l’espressione
“in loco et fundo Travauola”), è sicuramente uno
dei comuni “nobili” di Valtellina, per il suo rilievo storico
nel Terziere Inferiore della valle, cioè nella bassa Valtellina,
e per il suo ruolo di baricentro, per quasi un millennio, della Costiera
dei Cech.
All’origine della sua importanza sta sicuramente la posizione
geografica: Traona si trovava sulla via Valeriana, la via di transito
storica della Valtellina, presso il ponte di Ganda, nodo fondamentale
nel transito e nei commerci in bassa valle. Al ponte, infatti, si poteva
giungere, dal lago di Como, almeno fino al XII secolo, anche per la
via dell’Adda, allora navigabile. Il rilievo di Traona fu, nel
Medio Evo, legato anche alla presenza della potente famiglia dei Vicedomini,
cui l’imperatore Ottone
II,
in cambio dei loro servigi e della loro fedeltà, concedette in
feudo terre di Valtellina nel 983. Costoro scelsero, per la sua posizione
nodale, appunto Traona, dove possedevano, dal secolo XI, il castello
di Domofole, a monte del paese, ed esercitavano il diritto di centena
sui tronchi convogliati nel fiume Adda verso il lago di Como e sui capi
di bestiame da e per la Val Masino. Si fecero anche promotori di quell’aggregazione
che prese il nome di “Communitas montanae Domopholi”, una
sorta di grande comune che raccoglieva i borghi dell’intera Costiera
dei Cech, che però non fu destinata ad avere fortuna storica:
tramontata, infatti, la potenza dei Vicedomini, agli inizi del secolo
XIV, la Communitas si disgregò.
Nel 1335 di Visconti, signori di Milano, conquistarono la Valtellina
e fecero di Traona il capoluogo di una delle due squadre del Terziere
inferiore di Valtellina. La bassa Valtellina fu, dunque, divisa in due
squadre, quella di Morbegno, che raccoglieva i comuni a sud dell’Adda,
e quella, appunto, di Traona, con i comuni della sponda settentrionale.
A Traona risiedette un podestà, e vi fu posta anche una dogana,
spostando quella che prima era collocata ad Olonio. Ciò attirò
nel paese le nobili famiglie dei Parravicini, dei Vertemate, dei Malacrida
e degli Omodei, di origine comasca, che prosperarono esercitando gli
antichi diritti di centina sul commercio dei tronchi e sul transito
del bestiame. Traona divenne uno dei più importanti comuni guelfi
di Valtellina, e partecipò, nel 1370, alla ribellione contro
il dominio dei Visconti.
La piena autonomia della squadra di Traona, contestata, nel secolo XV,
da Morbegno, fu sancita definitivamente solo nel secolo successivo,
dalla Lega Grigia (i Grigioni), che, dal 1512, estese la sua autorità
sulla Valtellina. Per la verità il rapporto
fra
Traona ed i Grigioni non fu, sin dall’inizio, amichevole: nel
1515, infatti, il paese, insieme a Caspano, fu al centro di un tentativo
di ribellione contro il dominio dei nuovi signori venuti dall’opposto
versante retico. Traona ebbe confermato, comunque, fino al 1797, il
proprio podestà, che estendeva la sua giurisdizione sulle comunità
di Dubino, Mantello, Cino, Cercino, Mello, Dazio, Campovico, Ardenno
e Buglio, e che amministrava la giustizia civile e penale. A questa
figura si aggiungevano il cancelliere, che convocava i consigli di squadra,
ed i rappresentanti della squadra nel consiglio di valle.
Giovanni Guler von Weineck, uomo d’armi e diplomatico, governatore
della Lega Grigia in Valtellina nel biennio 1587-88, nella sua opera
“Raetia”, pubblicata a Zurigo nel 1616, così sottolinea
la felice posizione e l’importanza di questo centro: “A
ponente di Coffedo, dopo un buon tiro di schioppo, sempre sulle falde
della catena settentrionale, allo sbocco di un vallone che precipita
dall’alto, non troppo lontano dal lago di Como ed a giusta distanza
dall’Adda, sorge la grande borgata di Traona, così chiamata
come per voler dire terra buona. Il paese è alquanto elevato,
per ripararsi dalle rovinose piene del torrente, ed è il capoluogo
della squadra omonima. Ivi risiede il podestà della squadra di
Traona, da quando la giurisdizione di Cosio…venne divisa in due
squadre. In questo paese sorgono diversi palazzi ragguardevoli e signorili
e fiorisce numerosa la nobiltà; vi risiedono i Paravicini, i
Vicedomini, i Castelli S. Nazaro, i Malacrida, i Della Donna e parecchie
altre famiglie, che quasi tutte traggono la loro origine da Como, o
da altri luoghi dell’antico Ducato di
Milano.
Da queste e da altre stirpi nacquero in Traona parecchi gentiluomini,
che hanno conquistato rinomanza in molti regni ed in molti stati del
mondo, perché eccellono per dottrina, per valore personale e
per abilità di condottieri; per queste ragioni essi ottennero
da imperatori, re, principi e signori, grandi elogi, svariati favori
e cospicui privilegi”.
Nel medesimo periodo cui si riferisce la descrizione del von Weineck,
il vescovo di Como di origine morbegnese, Feliciano Ninguarda, effettuò
in Valtellina una visita pastorale (1589) e registrò, in Traona,
150 famiglie cattoliche e 15 riformate, alle quali si dovevano aggiungere
20 famiglia a Corazzo (nel complesso, possiamo stimare la presenza di
900-1000 anime circa). Una generazione dopo, circa, vale a dire nel
1624, il numero di abitanti di Traona è stimato in 1000. La compresenza
di cattolici e riformati (cioè protestanti) a Traona costituisce
un ulteriore elemento di interesse storico. Dal punto di vista religioso,
Traona si era staccata dalla pieve di Olonio nel 1441.
Poi, dopo lo scisma luterano nella prima metà del secolo successivo
(cui aderì la Lega Grigia), ecco sostituirsi in Traona la già
menzionata comunità protestante, costituita in prevalenza di
famiglie di Caspano, che risiedevano a Traona nella stagione invernale.
Le due comunità si scontrarono ben presto, in occasione dell’insurrezione
Valtellinese del 1620 contro il dominio dei Grigioni, nel contesto della
tragica Guerra dei Trent’anni. Traona divenne una delle roccaforti
delle truppe franco-veneto-sabaude, alleate dei Grigioni, che si contrapponevano
agli spagnoli ed agli imperiali, che invece volevano cacciarli dalla
Valtellina, nodo di comunicazione strategico fra i possessi dei primi
(milanese) e dei secondi (Tirolo).
Ma
nulla poté difendere Traona, come tutti gli altri comuni di Valtellina,
dal tremendo flagello della peste, potato dalla calata dei Lanzichenecchi,
che infierì a partire dal 1630 e dimezzò almeno la popolazione
della valle. Seguì un periodo di crisi economica e decadenza,
dal quale la Valtellina cominciò a risollevarsi solo nel secolo
successivo. È significativo osservare che la popolazione di Traona
registrata nel 1797, anno di congedo dei magistrati della Lega Grigia,
è di 1035 unità, cioè, sostanzialmente, la medesima
rispetto a due secoli prima. Traona venne poi inserita, nel periodo
napoleonico, come comune di III classe, nel V cantone di Morbegno. Nel
1807 contava 925 abitanti (725 nel centro, 200 a Bioggio, nucleo di
mezza montagna dove si trova la chiesetta di S. Maria, che fu, prima
di S. Alessandro, centro della pieve di Traona). Dal 1816 al 1853 fu
centro di distretto (distretto V di Traona), che comprendeva i comuni
di Campovico, Civo, Dazio, Mello, Cercino, Cino, Dubino, Mantello e
Valle del Masino), distretto che confluì, a metà del secolo
(1853), nel III distretto di Morbegno. Traona aveva, allora, 1159 abitanti.
Nel 1884 la “Guida alla Valtellina”, edita a cura della
sezione Valtellinese del CAI, così descriveva il paese: “Traona
(300 m, 1088 ab.), ridente borgata, capoluogo di mandamento. Superba
vista dalla chiesa, che trovasi su di un poggio alto un centinaio di
metri sopra il paese. Sede sotto i Visconti e i Grigioni di un podestà,
Traona fu, da tempo immemorabile, dimora di ragguardevoli famiglie.
Oggi vi hanno belle villeggiature varie famiglie Parravicini. Ad oriente
del borgo un torrente, denominato il
Vallone,
minaccia continuamente rovina alle circostanti campagne. Esso trasporta
al piano enormi quantità di massi e ciottoli di serizzo ghiandole,
provenienti dalla frana di S. Giovanni. Al di là del torrente
una strada selciata adorna di cappelle conduce ai ruderi di un antico
convento di frati.”
Nel Novecento Traona, grazie alla sua posizione, non ha subito il processo
di spopolamento che ha colpito i centri di mezza montagna, ed ha, anzi,
visto un incremento demografico che ha portato la popolazione attuale
(2290 abitanti, dato del 2005) ad un sostanziale raddoppio rispetto
al secolo XIX. L’incremento ha avuto un particolare impulso nel
secondo dopoguerra, con un aumento di circa 800 abitanti.
Dalla storia alla geografia: vediamo come si articola il territorio
comunale. Il suo confine passa, nell’angolo di sud-est, dal ponte
sull’Adda che si trova all’ingresso settentrionale di Morbegno
(e per il quale si accede alla strada provinciale n. 4 Valeriana occidentale),
e seguono, verso ovest, per un buon tratto, il fiume Adda. Poi, prima
di Piussogno, il confine volge a nord, passando ad est di questa località
e salendo lungo il versante montuoso per il quale passa la strada che
da Piussogno sale a Cercino. Volge poi a nord-est, includendo la frazione
di Moncucco, fino ad una quota di 625 metri circa; qui prende di nuovo
la direzione nord, salendo fino al crinale che separa la Costiera dei
Cech dalla Valle dei Ratti (punto di massima elevazione del territorio
comunale, m. 2200). Segue, poi, solo per breve tratto il crinale, verso
est, scendendo quasi subito verso sud-sud-est.
Della fascia di alta montagna a monte di Traona rientra nel suo territorio
il Piazzo della Nave (m. 2010), mentre ne resta fuori, in
territorio
del comune di Mello, l’Oratorio dei Sette Fratelli. Scendendo
alla media montagna, troviamo nel territorio di Traona i prati di Bioggio,
che si stendono su una fascia compresa fra i 1250 ed i 1350 metri, mentre
ne restano fuori i prati Aragno, più in basso, a 1150 metri (comune
di Mello). Il confine scende ulteriormente per il largo dosso sul quale
è tracciata la pista che da S. Giovanni di Bioggio (m. 697) sale
ai prati Aragno; la chiesetta di S. Giovanni rientra, appena, nel territorio
di Mello, mentre rientra in quello di Traona il nucleo di Bioggio, a
771 metri. A quota 450 metri circa il confine volge verso sud-est ed
est, procede per un buon tratto, fino al versante che sta immediatamente
a valle di S. Croce (che appartiene al comune di Mello): qui volge a
sud e scende al ponte sul fiume Adda, dal quale siamo partiti. Rientrano,
quindi, nel territorio di Traona in questa fascia che si colloca sulle
prime falde del monte della costiera, da ovest, le frazioni di Coffedo,
Convento, Mentasti, Poncia, Ca’ Pensa, Isolabella e Valletta.
Raggiungere Traona è abbastanza semplice. Se si proviene da Milano,
si può lasciare la ss. 38 dello Stelvio appena dopo la stazione
ferroviaria di Cosio Valtellino, sulla sinistra: una strada diritta
scavalca il fiume Adda ed intercetta, dopo circa un km., la provinciale
n. 4 Valeriana Occidentale in corrispondenza dell’ingresso orientale
di Traona. Se si proviene da Sondrio, invece, può essere più
comodo lasciare la ss. 38 all’ultimo semaforo in uscita da Morbegno,
sulla destra, seguendo le indicazioni per la Costiera dei Cech. Superati
un cavalcavia ed una rotonda, ci si porta al già menzionato ponte
sul fiume Adda, oltrepassato il quale si prende a sinistra. Dopo un
tirone ed una breve salita, si raggiunge la parte orientale di Traona.
All'ingresso del paese è ben visibile l'arco dell'antica porta
d'accesso a Traona, che fungeva anche da dogana, perchè qui venivano
riscossi i diritti di dazio per le merci in transito e soprattutto per
il bestiame. Alle spalle dell'arco, vediamo la sede comunale in uno
dei
palazzi Parravicini e, sul prato antistante, un avello sepolcrale che
risale al V secolo. Nel centro del paese diversi palazzi storici e cade
di particolare pregio ne testimoniano i fasti e l’antica nobiltà:
vi si trovano due palazzi Parravicini, un palazzo Parravicini-De Lunghi,
un palazzo Vertemate, una casa Torri, una casa Masssironi ed una casa
Bellotti.
Ma nulla rappresenta visivamente in misura maggiore lo spirito fiero
del paese della sua chiesa parrocchiale, dedicata a S. Alessandro, che
se ne sta alta, sopra le case, su un poggio rafforzato da grandi muraglioni.
Vi si accede, dal centro del paese, per una stradina acciottolata circondata
da un alto muro. Si deve spendere un tributo di sudore, per quanto modesto,
per potersi introdurre in questo spazio sacro. La sua presenza è
attestata dal 1286, ma è dal secolo XV che divenne il centro
della devozione plebana (prima lo era la chiesetta di S. Maria di Bioggio,
fra i boschi della mezza montagna). Dal bel porticato, quattrocentesco,
lo sguardo si può posare sull'intero paese, ma spazia anche oltre,
soprattutto in direzione degli ultimi lembi di Valtellina. Un panorama
eccellente, di ampio respiro, come di ampio respiro è la storia
del paese il cui spirito di pacata nobiltà ancora aleggia nell'ampia
spianata del sagrato.