Settima
tappa: ascensione al monte Brusada.
Chiudiamo con una facile, anche se lunga, ascensione, quella
al monte Brusada.
Dulcis in fundo o in cauda venenum? Nessuno delle
due espressioni latine fotografa la realtà di quest'ultima
tappa, la più faticosa, che permette di conoscere alcuni
fra i luoghi più significativi della parte occidentale
della costiera.
Dai 504 metri di Cino dobbiamo salire ai 2143 metri della vetta.
I conti sono presto fatti: sulla carta dobbiamo superare 1639
metri di dislivello e camminare per circa otto ore. Ma, se siamo
giunti fin qui, perché non chiudere in bellezza la settimana?
E allora raggiungiamo il limite superiore del paese e, percorrendo
una comoda carrozzabile, saliamo ai 1178 metri dei Prati Nestrelli.
Dal limite superiore orientale dei prati imbocchiamo quindi
un sentiero che si addentra nel bosco e sale all'isolata baita
di Cuper (o Coper) di sopra e raggiunge i Prati Brusada, il
cui limite inferiore è collocato a circa 1500 metri di
quota. Facciamo attenzione ad imboccare, dal limite superiore
dei prati Nestrelli, il sentiero che piega a destra, non quello
che sale verso nord.
Risaliti
i prati Brusada, raggiungiamo, nei pressi di una cappelletta,
il cartello che indica la direzione per salire al monte Brusada.
Si tratta di percorrere un sentiero che entra nel bosco e sale
gradualmente in direzione nord-ovest. Non troveremo altre indicazioni,
per cui dobbiamo stare attenti ai riferimenti naturali. La via
più semplice (ma non l'unica) per salire alla cima è
quella di staccarsi a destra dal sentiero quanto questo raggiunge
un ampio dosso boscoso che segue un pronunciato vallone erboso.
Siccome, però, non è facile trovare la deviazione,
risulta più semplice attaccare direttamente (se non c'è
neve) l'ampio ed evidente vallone erboso, che raggiunge il crinale
che separa la Valtellina dalla Val dei Ratti. La risalita del
vallone porta nei pressi del crinale, ad est della cima del
monte Brusada, alla quale si sale facilmente sfruttando una
sorta di ampio corridoio costituito da massi e sfasciumi.
Dalla
cima possiamo godere di un panorama ampio e suggestivo, non
solo sulla bassa e media Valtellina, ma anche sulle Alpi Lepontine,
sul Sasso Manduino e sui monti Sciesa ed Erbea.
Presso il grande ometto collocato sulla cima
possiamo quindi gustarci il meritato riposo, dopo circa cinque
ore di cammino.
Durante la sosta possiamo ripercorrere mentalmente ed in parte
anche visivamente le tappe più significative di questa
maratona escursionistica, che ci ha permesso di conoscere aspetti
senza dubbio poco noti, ma non per questo meno degni di attenzione
delle montagne valtellinesi.
Ci sono diverse possibilità per tornare a Cino. La più
ovvia ed anche più breve è quella di ripercorrere
a ritroso l'itinerario di salita.
Una
seconda possibilità prevede di scendere seguendo, con
molta cautela, il crinale che scende dalla cima verso sud ovest,
su una labile traccia di sentiero, fino a raggiungere il passo
del Culmine, dal quale, proseguendo nella medesima direzione,
si scende facilmente al monte Bassetta (m. 1746), dove si aprono
nuovamente due possibilità.
La prima prevede una discesa diretta verso i Prati dell'O, seguendo
un sentiero che parte verso sud dal limite occidentale del monte
e, dopo qualche tornante, descrive una diagonale verso est,
raggiungendo così i 1226 metri dei prati. Dai prati si
può seguire, verso est, una carrozzabile tracciata recentemente,
che conduce ai Prati Nestrelli, oppure imboccare una carrozzabile,
anch'essa recentissima, che si dirige in senso opposto, raggiungendo
l'alpe Piazza.
La
soluzione migliore, anche se più faticosa, è però
quella di percorrere il sentiero che dal monte Bassetta prosegue
la discesa verso sud ovest, mantenendosi sul crinale, fino alla
cima del monte Foffricio (m. 1109), poco prima della quale si
taglia a sinistra e si scende all'alpe Piazza, posta a 991 metri
di quota.L'alpe occupa una vasta radura ed è distesa
su un pianoro di grande bellezza. La discesa dall'alpe a Cino
sfrutta una comoda, ma un po' noiosa carrozzabile.
A questo punto, distrutti fisicamente ma galvanizzati nello
spirito, non ci resta che chiederci: dove abbiamo lasciato l'automobile?
Può darsi che sia a Cino, ed allora le nostre sofferenze
sono finite.
Se è a Mello, possiamo tentare un ultimo eroico strappo,
cioè una traversata di circa un'ora e mezza da Cino a
Cercino, da Cercino a San Giovanni di Bioggio e di qui a Mello.

Se invece è rimasta a Desco, non ci resta che scendere
da Cino a Mantello (in mezzora circa) e chiedere un passaggio
a chi transita sulla via Valeriana in direzione di Morbegno.
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