Seconda
tappa - Il Culmine di Dazio
Dopo aver pernottato
a Traona o nella vicina Morbegno, ci accingiamo a vivere la seconda
giornata di questa settimana interamente dedicata alla Costiera dei
Cech. Protagonista di questa giornata è il Culmine di Dazio,
cioè il singolare promontorio roccioso che offre più
di un motivo di interesse, dal punto di vista geologico, naturalistico
(è una zona protetta) e climatico. Si trova infatti proprio
laddove il solco della Valtellina descrive una sorta di esse,
per cui funge un po' da spartiacque fra la bassa e la media valle.
E' inoltre una sorta di scrigno che nasconde scorci di rara bellezza
paesaggistica, ignoti spesso anche a coloro che abitano nella zona.
Ma procediamo con ordine. La nostra automobile oggi deve raggiungere
Desco (m. 290), grazioso paesino posto sul confine della Costiera,
sopra le rocce più basse del fianco meridionale del Culmine,
che scendono quasi a picco sul fiume Adda. 
Per arrivarci possiamo percorrere a ritroso parte dell'itinerario
della prima tappa, da Morbegno a Campovico, proseguendo poi per Paniga
e di qui alla meta, oppure staccarci sulla destra dalla SS 38 a Talamona,
seguendo le segnalazioni per Paniga, attraversando un sottopassaggio
ed un ponte sull'Adda a senso unico, con regolazione semaforica.
Risalendo il paese di Desco, lasciamo la strada asfaltata per imboccare
una stradina che se ne stacca sulla sinistra e raggiunge il muraglione
di un vallo paramassi. A questo punto non dobbiamo proseguire sulla
strada, ma imboccare sulla sinistra un sentierino, segnalato con qualche
segnavia rosso-bianco-rosso, che sale in diagonale verso ovest, attraversa
un corpo franoso, piega a nord per attraversare un vallone e ne lascia
gli ombrosi anfratti per arrampicarsi su alcuni terrazzamenti del
fianco meridionale del Culmine. La traccia non è sempre evidente,
ma con un po' di attenzione non si può sbagliare, e si raggiungono
le case di Porcido, piccolo nucleo rurale posto a 586 metri.
Il sentiero sale fra le poche case, gli orti e le vigne, in un'atmosfera
quasi irreale. Non bisogna però pensare che si tratti di luoghi
abbandonati: nei finesettimana, anche d'inverno, qui si incontreranno
persone che salgono in baita per gustarsi il tepore di questi luoghi.
Porcido,
che è frazione di Morbegno, riserva anche una piccola gemma,
una chiesetta seminascosta fra il fianco del monte e la vegetazione,
uno scorcio veramente incantevole.
Proseguendo sempre verso nord-ovest, raggiungiamo una carrozzabile
che ci fa perdere leggermente quota, con qualche tornante, ma ci regala,
soprattutto in autunno, uno splendido gioco di colori.
La carrozzabile termina immettendosi nella strada asfaltata che sale
da Morbegno a Dazio, e che già conosciamo: siamo alla piana
di Dazio, e percorriamo la strada in direzione del paese. In corrispondenza
del cimitero, però, dobbiamo deviare a destra, percorrendo
una stradina che entra ben presto nel bosco. Dobbiamo seguire le indicazioni
per il Crotto ed ignorare una deviazione a destra. Superato il bar-ristoro,
continuiamo a salire, con diversi tornanti, su una larga mulattiera
che si snoda sul fianco settentrionale del Culmine, fiancheggiata
da boschi di grande interesse naturalistico (non a caso, come già
detto, la zona è sottoposta a particolare tutela ambientale).
Si tratta di salire per poco più di trecento metri, per raggiungere
la cima del Culmine (o Còlmen, come si dice dialettalmente),
a 916 metri.
Non
si deve immaginare che si tratti di una vetta rocciosa o di uno stretto
crinale: ci ritroviamo piuttosto su un largo corridoio, che corre
per parecchie centinaia di metri, ricoperto di vegetazione.
All'inizio di tale corridoio troviamo anche un tavolo per una sosta
ristoratrice, e da qui possiamo gettare uno sguardo sul panorama,
che spazia sull'intera media Valtellina (scorgiamo, sullo sfondo,
il gruppo dell'Adamello), sulla bassa Valtellina, sull'imbocco della
val di Tartano, sui monti di Talamona e su alcune delle cime del gruppo
del Masino, fra le quali spicca, per altezza e mole, il monte Disgrazia.
Il ritorno all'automobile può avvenire ripercorrendo l'itinerario
dell'andata, oppure con un'interessante variante, che allunga un po'
il percorso. Ridiscesi alla piana di Dazio, proseguiamo a destra,
in direzione opposta rispetto a quella dalla quale siamo venuti, e
lasciamo la strada, che piega a sinistra verso il paese, per imboccarne
una che invece conduce ad un gruppo di case che occupa il lembo orientale
della piana. Qui, in corrispondenza di una cappelletta e di una fontanella,
imbocchiamo una strada sterrata che piega leggermente a destra e conduce
ad un grande traliccio e ad una chiesetta sconsacrata.
Da
qui parte un sentiero (ignorare la deviazione che scende a sinistra)
che percorre, perdendo gradualmente quota, il fianco nord-orientale
del Culmine e termina alla chiesetta di San Giuseppe a Pilasco, frazione
di Ardenno - Màsino. Da Pilasco raggiungiamo la SS 38 e ne
percorriamo un tratto, per poi lasciarla e scendere, verso destra,
al Chiosco del Ponte (posto prima dell'inizio del ponte sul fiume
Tàrtano), dove parte una bella stradina sterrata che ci riporta
a Desco.
L'intera escursione richiede circa quattro ore.
Per sapere cosa ci riserva la terza giornata,
apri la relativa presentazione.