L’ultima
giornata del Sentiero Roma prevede il passaggio dalla Val Masino alla
Valmalenco, con discesa finale a Chiesa Valmalenco o a Torre S. Maria:
si compie, così, il progetto grandioso di una traversata da Novate
Mezzola, alle porte di Valtellina e Valchiavenna, al cuore della Valmalenco,
baricentro delle Alpi Retiche.
Dal rifugio Ponti, seguendo
le abbondanti segnalazioni, si può salire al passo di Corna Rossa.
Questo itinerario, nella sua prima parte, coincide con quello seguito
dagli alpinisti che scalano il Disgrazia. Si attraversa il primo torrente
che scende dal ghiacciaio di Preda Rossa, per poi salire sul filo della
grande morena centrale che termina ai piedi del medesimo ghiacciaio.
Seguendo le bandierine rosso-bianco-rosse, si scende, quindi, sul lato
opposto, seguendo un sentierino e, ignorate le indicazioni per il monte
Disgrazia, si raggiunge un masso sul quale è segnalato il percorso
per i rifugi Desio e
Bosio.
Volgendo lo sguardo alle spalle, si può godere di un buon colpo
d’occhio sulla poderosa costiera Remoluzza-Arcanzo, fra Valle
di Preda Rossa e Val di Mello, sulla quale sono individuabili, da nord
(cioè da destra) la bocchetta Roma, il pizzo della Remoluzza
(m. 2814), il pizzo di Averta (m. 2853), il pizzo Vicima (m. 2687),
la cima degli Alli, o Ali (m. 2725) e la cima di Arcanzo (m. 2715).
La
discesa termina sul greto del secondo torrente che scende dal ghiacciaio
e che deve essere attraversato. Il sentiero è a tratti ben visibile,
ma talora ci si deve affidare alle segnalazioni.
Fra massi rosseggianti sempre più numerosi e con immagini sempre
diverse del monte Disgrazia (m. 3678, alla cui sinistra si individua
bene la sella di Pioda, a sua volta a destra del monte Pioda), il percorso
prosegue, passando a monte della seconda morena della valle, quella
orientale, e giungendo ad un grande masso, su cui un’indicazione
indirizza ad un nevaio che è presente anche a stagione avanzata
e che deve essere risalito. E' già visibile, in alto, la piccola
depressione del passo (m. 2836), posto a sud della cima di Corna Rossa
(m. 3180); il monte Disgrazia, intanto, si defila sempre più
dietro la dorsale della punta di Corna Rossa.
Il nevaio va tagliato verso sinistra, o aggirato a monte, con cautela,
perché, nella parte alta, è abbastanza ripido, per cui
val la pena di calzare i ramponi. Raggiunta la fascia di rocce sul suo
limite superiore, si inizia la salita su un fondo costituito da terriccio,
sassi mobili e massi talora scivolosi. Per questo va affrontata con
cautela: in un paio di punti corde fisse la rendono più sicura.
Sono pochi i punti esposti, ma conviene ugualmente salire senza fretta.
Poco oltre il secondo punto attrezzato con corde fisse, si raggiunge
finalmente il passo, annunciato dalla punta del parafulmine
posto nei suoi
pressi (e tutt’altro che superfluo: la zona, per la presenza di
rocce con alto contenuto ferroso, è particolarmente bersagliata
dai fulmini; lo si tenga presente e si eviti, di conseguenza, di affrontare
la salita al passo in condizioni di tempo incerto).
La prima immagine che lo sguardo incontra, oltre il passo, è
quella del versante destro della Val Torreggio. Volgendo lo sguardo
a sinistra si vede il versante sinistro della Val Airale, prosecuzione
della Val Torreggio. Più a sinistra ancora, ecco il rifugio Desio
(m. 2830), chiuso perché pericolante, a seguito delle eccezionali
nevicate dell’inverno 2000-2001: esso rimane oltre il crinale,
per cui non è visibile per chi sale. Volgendosi ancora a sinistra
si ammirano la morena centrale di Preda Rossa, parte della costiera
Remoluzza-Arcanzo e, sul fondo, alcune fra le più famose cime
della Val di Mello, che, durante le precedenti giornate, abbiamo imparato
a conoscere bene: i pizzi del Ferro, la cima di Zocca ed i pizzi Torrone,
fra i quali spicca, per la forma a punta di lancia, il pizzo Torrone
orientale. Visto da qui, il rifugio Ponti non è che un piccolo
punto perso fra le gande.
Dal
passo di Corna Rossa, attraverso la Val Airale, si deve, ora, scendere
in Val Torreggio, il cui fondo è dominato dai Corni Bruciati.
Per farlo si seguono gli abbondanti segnavia rosso-bianco-rossi, che
dettano il percorso più razionale fra un mare di massi rossi
di tutte le dimensioni, in direzione sud-sud-est. Si presti attenzione
a non seguire la deviazione a sinistra, anch’essa segnalata, per
i laghetti di Cassandra.
In realtà potrebbe essere un’interessante variante visitare
questo splendido sistema di laghetti in un vallone nascosto ai piedi
del pizzo di Cassandra. In tal caso seguiamo i segnavia che ci guidano
nella traversata in direzione est, che ci porta a scendere da uno sperone
roccioso al più alto dei laghetti (m. 2746), nelle cui splendide
acque di un blu intenso si specchia il nevaio che scende dal ghiacciaio
della Cassandra. Proseguiamo, seguendo le rade indicazioni, descrivendo
un arco verso destra sud-est ed ignorando, sulla sinistra, la deviazione
per il passo Cassandra (m. 3097), che permette di accedere alla Vedretta
della Ventina, in alta Valmalenco.
L’arco descritto ci permette di giungere in vista dei due laghetti
inferiori (m. 2464). Prendendo ancora a destra scendiamo al più
grande, passando a sinistra di un pronunciato torrione, quotato 2710
metri,
ed
a destra di una enorme ganda. In prossimità del laghetto dobbiamo
superare, con una certa fatica, una fascia di grandi massi rossi (seguiamo
i segnavia, per non complicarci inutilmente la vita). Poi, piegando
ancora a destra, superiamo una breve porta e, sfruttando un facile canalino,
raggiungiamo il pianoro quotato 2391 metri. Volgendo a sinistra e seguendo
i segnavia bianco-rossi, superiamo, con cautela, un sistema di roccette
e, dopo un’ultima discesa, intercettiamo il sentiero principale
che dal passo di Corna Rossa scende alla piana della Val Torreggio.
Ma torniamo a questo sentiero principale. Con una discesa piuttosto
monotona, questo, a quota 2560 circa, piega a sinistra, passando dalla
direzione sud alla direzione sud-est. Lasciati alle spalle i grandi
massi, proseguiamo la discesa su un terreno misto, fino a giungere in
vista della splendida piana della Val Torreggio, dove, a 2086 metri
di quota, troviamo il rifugio Bosio. La piana, nella quale il torrente
Torreggio disegna qualche pigro meandro, è dominata, ad ovest,
dai Corni Bruciati (settentrionale, m. 3097, e meridionale, m. 3114),
che, alla fine, risultano le cime che più risaltano nell’intero
Sentiero Roma: li possiamo vedere, sotto diverse angolatura, infatti,
dalla Val Ligoncio e dal passo del Barbacan nord fino alla Val Torreggio,
cioè
durante tutte le giornate della traversata, esclusa la prima.
Dal rifugio Bosio, infine, inizia l’ultima parte della discesa.
Possiamo scegliere di scendere a Torre S. Maria o a Chiesa Valmalenco.
Nel primo caso abbiamo due possibilità. Seguendo il sentiero
che dal rifugio comincia a scendere verso destra (est-sud-est), raggiungiamo
l’alpe Palù (m. 1971), dalla quale iniziamo una lunga traversata
sul fianco meridionale della Val Torreggio, che termina allo splendido
terrazzo dell’alpe Piasci, dove si trova anche il rifugio Cometti
(m. 1720). Qui giunge una carrozzabile sterrata (chiusa al transito
dei veicoli non autorizzati), che scende fino a Torre.
La seconda possibilità prevede di seguire per un tratto il sentiero,
segnalato, che, in direzione est, scende all’alpe lago di Chiesa,
effettuando una traversata sul fianco settentrionale della Val Torreggio.
Dobbiamo prestare attenzione alla nostra destra: dopo circa mezzora
di cammino troviamo, in una radura, un cartello (indicazione per Torre),
posto un po’ più in basso rispetto al sentiero principale,
che indica la partenza di un sentiero secondario che scende in una splendida
pineta (direzione sud), raggiungendo una radura e, poco oltre, il limite
settentrionale dell’alpe Acquabianca (m. 1568), nel cuore della
Val Torreggio, sul suo versante settentrionale. Il sentiero piega, poi,
a sinistra: seguendo i
segnavia scendiamo,
quindi, all’alpe Son (m. 1364), dominata, sulla sinistra, dalla
dirupata rocca di Castellaccio (m. 1777).
La successiva discesa tocca le baite di quota 1284 e termina a Ciappanìco
(m. 1034), graziosa frazione di Torre S. Maria. Qui troviamo, sulla
parete di un’antica casa, la scritta “Benvenuti a Ciappanico
alto”, e, su un pannello arrugginito, l’indicazione “Sentiero
Roma”, che serve come indicazione per coloro che intendano effettuare
la traversata da est verso ovest (cosa, evidentemente, perfettamente
legittima e, in diversi punti, come il passo Camerozzo, perfino più
agevole, anche se la direttrice più tradizionale è quella
che abbiamo raccontato, da ovest ad est). Una strada asfaltata porta,
dopo 2,7 km, a Torre S. Maria.
Raccontiamo, infine, la discesa a Chiesa Valmalenco. Per effettuarla,
torniamo al rifugio Bosio: imbocchiamo il sentiero per l’alpe
Lago, che raggiungiamo dopo una lunga traversata sul fianco settentrionale
della Val Torreggio. L’alpe Lago è posta in una splendida
conca a quota 1614, che anticamente ospitava effettivamente un lago.
Sul limite orientale dell’alpe troviamo una carrozzabile che scende
fino ad intercettare la strada Chiesa-Primolo. Meglio, però,
seguire l’antica mulattiera, che troviamo nel primo tratto della
carrozzabile (se ne stacca sulla destra). Dopo una discesa nello splendido
scenario di un bosco di larici, giungiamo ad intercettare la già
citata strada Chiesa-Prìmolo, in corrispondenza di un tornante
destrorso.
Seguendo la strada,
concludiamo la lunga discesa a Chiesa Valmalenco (m. 960).