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Tappa - Da Frasnedo al rifugio Omio
Eccolo, il tappone ammazzagambe: la terza giornata del
Sentiero Life è di quelle toste, e prevede la traversata da Frasnedo
al rifugio Omio in Valle dell’Oro, passando per il bivacco Primalpia,
il passo omonimo, l’alta Valle di Spluga, il passo del Calvo e la
Val Ligoncio.
Si lascia, dunque, Frasnedo, in direzione dell’alta
valle, sfruttando prima un tratturo, poi un sentiero che, rimanendo sulla
destra orografica della valle (sinistra, per chi sale), scende ai prati
di Corveggia (m. 1221), dai quali si gode di un buon
colpo d’occhio sull’alto Lario, ed ai quali giunge anche un
sentiero più basso, che passa per Moledana. Addentrandoci ancor
più nella valle, raggiungiamo, in breve, un bivio (anzi, trivio,
considerando la direzione dalla quale veniamo: questo giustifica le tre
frecce bianco-rosse in evidenza su un masso) con alcuni cartelli della
Comunità Montana Val Chiavenna, che indicano sulla destra il sentiero
A1, per l’alpeggio Nave (dato a 45 minuti), l’alpeggio Lavazzo
(dato ad un’ora e 30 minuti) ed il passo del Culmine (dato a 2 ore
e 15 minuti). I cartelli segnalano anche che il medesimo sentiero porta,
in 2 ore e 25 minuti, al monte Bassetta (sul crinale fra Valle dei Ratti
e Costiera dei Cech), dal quale si scende al maggengo di Foppaccia (dato
a 3 ore e 25 minuti), per poi tornare, alla fine, a S. Fedele di Verceia
(tempo complessivo: 4 ore e 30 minuti). Un ottimo circuito escursionistico,
per chi parta da Verceia e sia ottimo camminatore.
Ma a noi, per ora, interessa l’altro sentiero, quello di sinistra,
che porta, in 3 ore, al rifugio Volta. Troviamo, a questo bivio, anche
un cartello dell’A.N.P.I., che illustra la lunga traversata effettuata, per sfuggire all'accerchiamento da parte delle forze nazifasciste,
nel tardo autunno del 1944 dalla 55sima brigata partigiana Fratelli
Rosselli, da Introbio, in Valsassina, alla Val Gerola e di qui alla Costiera dei Cech, con successiva traversata alla Valle dei Ratti ed alla Val Codera e conclusiva discesa a Bondo (Svizzera) per la bocchetta della Teggiola. Nella seconda giornata del Sentiero Life ed in questa
terza, dunque, ricalchiamo (in senso inverso) le orme di parte di questa memorabile traversata
(con la non lieve differenza della buona stagione). All’alpe Primalpia
le direttrici si separeranno: per salire al passo di Visogno, infatti,
bisogna salire a destra, mentre noi prenderemo a sinistra. Ma intanto all’alpe dobbiamo ancora arrivarci.
Un cartello con la scritta cancellata, sempre a questo bivio, sta ad indicare
che la direzione per la capanna Volta è, per ora, anche quella
per il bivacco Primalpia.
Di nuovo in cammino, dunque, prendendo a sinistra. Dopo aver superato
una cappelletta, eccoci ai prati di Tabiate (m. 1253),
dove, su una baita, troviamo una targhetta azzurra con il logo “Life”.
Addentrandosi ancor più nella media valle, intorno ai 1400 metri
incontriamo un nuovo bivio, al quale bisogna prestare un po’ di
attenzione. Dal sentiero si stacca, sulla destra, un secondo sentiero
che scende ad un ponte sul torrente della valle. Su un masso una freccia
indica il bivio; in direzione del sentiero principale è aggiunta
la scritta, difficilmente leggibile, “Volta”: l’indicazione
va intesa nel senso che proseguendo su questo sentiero, cioè rimanendo
ancora per un lungo tratto sul lato sinistro (per noi) della valle, saliamo
verso il rifugio Volta del CAI di Como, posto, a 2212 metri, sul limite
dell’alpe Talamucca, nella parte centrale dell’alta valle.
Fin qui, tutto bene. Tuttavia sul
medesimo masso si trova la targhetta con il logo “Life”, il
che potrebbe indurci a credere che il Sentiero Life prosegua in questa
medesima direzione, e tocchi tale rifugio.
Non è così: dobbiamo scendere al ponte alla nostra destra,
che ci porta sul lato opposto della valle, dove troviamo una fascia di
prati con alcune baite. Un cartello che punta in direzione del ponte ha
la scritta cancellata (vi si leggeva l’indicazione per il bivacco
Primalpia). Probabilmente in futuro le indicazioni saranno più
chiare. Intanto, raggiunti i prati, dobbiamo salire verso il limite superiore,
più o meno sulla verticale rispetto al ponte, dove parte, segnalato
dal cartello giallo del Sentiero Life posto su un masso, il sentiero segnalato
che, dopo un primo traverso verso destra, piega a sinistra, superando
alcuni torrentelli, nella cornice di un bel bosco di larici, e raggiunge
l'alpe di Primalpia bassa, a m. 1678, caratterizzata da un grande larice
solitario al centro del prato. Approssimativamente sopra la verticale
del larice, leggermente a sinistra, il sentiero riparte, e, dopo un breve
tratto a destra, riprende la direttrice verso sinistra (est), sempre nella
cornice del bosco di larici.
Attraversate alcune radure, incontriamo i primi ruderi delle baite dell’alpe
di Primalpia alta. Incontriamo, quindi, un cartello che indica la deviazione
per l’alpe Nave e l’alpe Piempo, deviazione che ignoriamo.
Superato un ultimo torrentello, eccoci, infine, al simpatico edificio
del bivacco Primalpia,
recentemente edificato, a 1980 metri. L’interno è accogliente:
ci sono 18 brandine, disposte in letti a castello, c’è l’acqua
corrente, c’è una stufa a gas ed un focolare, c’è
la corrente generata da un pannello fotovoltaico.
C’è anche un simpatico cartello, con una scritta che recita
così: “Il pattume se si scende a valle portarlo con sé,
perché il camion non passa! Grazie!” Qualora fossimo nella
necessità di fermarci qui, ripaghiamo la generosa iniziativa di
chi ha voluto questo prezioso punto di appoggio con il massimo rispetto
per la struttura e magari con un contributo riconoscente. Gettato un ultimo
colpo d’occhio al circo terminale dell’alta Valle dei Ratti
(il panorama è davvero superbo), dobbiamo rimetterci in marcia
per raggiungere il passo di Primalpia, seguendo i segnavia bianco-rossi
lungo il sentiero, abbastanza evidente, che punta ad una baita solitaria,
sul lato opposto dell’alpe, a nord-est rispetto a noi. In realtà
la solitudine dell’alpe è apparente più che reale:
d’estate viene ancora caricata, per cui probabilmente ci sentirà
di ascoltare il rallegrante scampanio delle mucche, e magari anche il
meno rallegrante abbaiare del cane da pastore (chissà perché
questi animali considerano gli escursionisti dei nemici mortali dei capi
di bestiame che hanno imparato a sorvegliare: nel loro immaginario, probabilmente,
costoro ritemprano le forze divorandosi innocenti vitelli rapiti alla
loro mandria).
In breve, eccoci alla baita, che ospita gli alpeggiatori, sempre disposti
a scambiare qualche parola con questi curiosi umani itineranti, e ad offrire
preziose indicazioni. Oltre la baita, il sentiero prosegue, salendo leggermente
e puntando ad un crinale che separa l’alpe dal vallone che dovremo
sfruttare per salire al passo di Primalpia. Raggiunto il crinale erboso,
in corrispondenza di un grande ometto, si apre, di fronte ai nostri occhi,
di nuovo, più vicino, l’ampio scenario dei pascoli dell’alpe
Talamucca. Riconosciamo anche, facilmente, il rifugio Volta, che è
l’ultimo edificio, a sinistra, nel circo dell’alta valle.
Purché la giornata di buona,
o almeno discreta. Purtroppo la Valle di Ratti, per la sua vicinanza al
lago di Como, è spesso percorsa da correnti umide, che generano
nebbie anche dense, le quali ne velano la bellezza davvero unica. Se,
quindi, potremo godere di una giornata limpida, consideriamoci fortunati.
Scendiamo, ora, per un breve tratto sul crinale, fra erbe e qualche roccetta,
fino ad un masso, sul quale il segnavia, accompagnato dalla targhetta
azzurra con il logo “Life”, indica una svolta a destra. Dobbiamo,
ora, prestare un po’ di attenzione, perché il sentiero, volgendo
decisamente a destra, ci porta ad una breve cengia esposta, per la quale
scendiamo al canalone che adduce al passo. Le corde fisse ci aiutano nella
breve discesa, che sfrutta dapprima uno stretto corridoio nella roccia,
poi una traccia di sentiero esposta. Con le dovute cautele, eccoci sul
fondo del canalone, nel quale scorre il modesto torrentello alimentato
dai laghetti superiori. Seguendo i segnavia, lo attraversiamo e cominciamo
a risalire, sul lato sinistro (per noi) del canalone, un ampio versante
erboso disseminato di massi, ricongiungendoci con il Sentiero Italia Lombardia
nord 3. Il passo sembra lì, a pochi minuti di cammino.
Ma, come spesso accade in questi casi, quel che ci sembra un valico è
in realtà solo la soglia di un gradino superiore. La delusione
della scoperta, però, dura ben poco, perché, oltre la soglia,
ci appare, piccola perla di immenso valore, il laghetto di Primalpia (m.
2296), a monte della quale si trova la baita al Lago (m. 2351). Ecco uno
di quegli angoli di montagna solitaria e silenziosa che, da soli, ripagano
di ogni fatica. Passando a sinistra del laghetto, puntiamo alla selletta
che ci sembra essere, finalmente, il passo agognato. Ed invece, per la
seconda volta, raggiunta la selletta siamo alle soglie di un ultimo gradino,
una conca di sfasciumi che ospita un secondo e più piccolo laghetto
(m. 2389), con un nevaietto che rimane anche a stagione inoltrata.
Il passo, questa volta, è davvero davanti a noi: qualche ultimo
sforzo e, salendo sul fianco destro del canalino terminale, eccoci, finalmente,
al passo di Primalpia (m. 2476). Un passo che regala
un’emozione intensa, perché apre un nuovo, vasto ed inaspettato
orizzonte: davanti a noi, in primo piano, l’alta Valle di Spluga,
ma poi, oltre, un ampio scorcio della piana della media Valtellina, incorniciato,
sulla sinistra, dai Corni Bruciati (protagonisti dell’ultima giornata
del Sentiero Life), sul fondo dal gruppo dell’Adamello e, sulla
destra, dalla catena orobica, che mostra le sue più alte vette
della sezione mediana. Valeva davvero la pena di giungere, almeno una
volta nella vita, fin qui: ecco un pensiero che non potremo trattenere.
Qui, di nuovo, Sentiero Life e Sentiero Italia Lombardia nord 3 si separano:
il secondo, infatti, effettua la lunga discesa della Valle di Spluga,
passando per i suoi splendidi laghetti (dal passo si vedono solo quelli
più piccoli, inferiori, mentre resta nascosto il più grande
lago superiore).
Il Sentiero Life, invece, rimane in quota, effettuando una traversata
dell’alta Valle di Spluga che, passando per il passo gemello della
bocchetta di Spluga, sale al passo del Calvo. Dobbiamo, quindi, innanzitutto
portarci alla bocchetta dello Spluga, prestando attenzione a non imboccare
il sentiero che scende sul fianco destro della valle omonima, ma portandoci
a sinistra del passo, dove un sentierino scende per un tratto sul fianco
della testata della valle, per poi congiungersi con una traccia che effettua
la traversata
alla bocchetta. Qualora perdessimo il sentierino, scendiamo per un breve
tratto lungo il Sentiero Italia: troveremo, in basso rispetto al sentiero,
sulla sinistra, un masso, sul quale è segnalata la triplice direttrice
per Frasnedo (cioè per il passo di Primalpia, che abbiamo appena
lasciato), per la Val Masino (Sentiero Italia) e per la capanna
Volta (è la direttrice che ci interessa, a sinistra). Nella
medesima direzione, troviamo, poi, un secondo masso, con una freccia nera,
in campo bianco, e con la scritta “Cap. Volta”, affiancata
da un segnavia bianco-rosso e dalla targhetta azzurra con il logo “Life”:
è questa la direzione da prendere (a sinistra). Non possiamo, dunque,
sbagliare.
Il sentierino taglia il fianco dello sperone montuoso che separa i due
valichi. Superata una breve fascia di massi, guadagniamo una posizione
dalla quale è possibile ammirare un ampio scorcio del lago superiore
di Spluga, che, purtroppo, dobbiamo lasciare qualche centinaio di metri
più in basso rispetto a noi (è a 2160 metri, mentre noi
stiamo oltrepassando la quota 2500), ma che, anche da qui, ci regala qualcosa
del fascino profondo e selvaggio delle sue scure acque. Si tratta di un
lago che merita un’attenta considerazione, anche perché è
il più grande dell’intera Val Masino (valle ricchissima di
scenari alpini incomparabili, ma assai povera di laghi: menzionati il
lago di Spluga, appunto, e quello, in Val Terzana, di Scermendone, li
abbiamo praticamente menzionati tutti). Sullo sfondo, le più alte
cime della catena orobica.
Oltrepassato un masso che segnala un bivio (a destra si scende alla baita
Spluga, nei pressi del già citato lago, a sinistra si prosegue
per la capanna Volta), al quale prendiamo a sinistra, eccoci, alla fine,
alla bocchetta di Spluga (m. 2522), dove, su un masso,
ritroviamo la targa gialla del Sentiero Life. Amplissimo il panorama,
non solo in direzione della media Valtellina, ma anche,
sul lato, opposto, in direzione della media Valle dei Ratti e dell’alto
Lario. Dobbiamo, ora, stare attenti (soprattutto nell’eventualità,
non remota, di foschia e visibilità limitata) a non seguire le
indicazioni per la capanna Volta, che ci portano a scendere alla bocchetta
verso sinistra (tali indicazioni – segnavia rosso-bianco-rossi -
si giustificano in riferimento ad un percorso che, dalla bocchetta, scende
in alta Valle dei Ratti e di qui al rifugio Volta). Dobbiamo, invece,
rimanere a destra: raggiunta, sul lato opposto della bocchetta, una grande
placca di granito con un segnavia rosso-bianco-rosso sulla sinistra, in
segnavia bianco-rosso affiancato dalla targhetta azzurra con il logo “Life”
sulla destra, troviamo il punto nel quale le due vie si separano.
Noi prendiamo a destra, senza però perdere quota, ma cominciando
a salire a ridosso delle grandi placche di granito che scendono dalla
testata nord-occidentale dell’alta Valle di Spluga. Incontriamo
alcuni segnavia rosso-bianco-rossi, poi un grande quadrato bianco, e,
ancora, segnavia rosso-bianco-rossi sul fianco della testata. Il sentiero
sale decisamente, snodandosi fra gli ultimi magri pascoli, per poi raggiungere
la sterminata e caotica zona di sfasciumi che riempie interamente l’angolo
nord-occidentale dell’alta valle. Ora possiamo, guardando in basso,
alla nostra destra, vedere il lago superiore di Spluga nella sua interezza.
Ancora più suggestiva ci appare, sullo sfondo, la fuga di quinte
delle valli orobiche (sezione centro-orientale). Terminano i pascoli e
si fa meno accentuata, ma non meno faticosa, la salita: dobbiamo, infatti,
ora districarci fra massi di ogni dimensione, con pazienza e cautela,
seguendo la direzione dettata dagli abbondanti segnavia. La cautela è
d’obbligo: siamo ormai stanchi, e la possibilità di procurarci
una storta, o peggio, anche su un terreno apparentemente non pericoloso
è dietro l’angolo. Alle nostre spalle, intanto, si rende
ora ben visibile, sull’angolo sud-occidentale della valle, la cima
del Desenigo (m. 2845).
Ma dove andremo a finire? Dov’è il passo del Calvo che ci
porterà alle soglie della Val Ligoncio? Se guardiamo davanti a
noi, vedremo una larga depressione, apparentemente accessibile, dietro
la quale occhieggiano, furbi ed un po’ impertinenti, i Corni Bruciati.
Non è quello il passo. Si trova più a sinistra, ed è
costituito da un intaglio appena distinguibile su una più modesta
depressione, riconoscibile per la grande e liscia placca giallastra sottostante.
Se poi queste indicazioni non bastassero a capire qual è la meta,
poco male: con un po’ di pazienza, seguendo i segnavia ed alcuni
grandi ometti, ci si arriverà. Dietro la bocchetta dello Spluga
appare, ad un certo punto, anche l’inconfondibile corno del monte
Legnone: ce lo ricordiamo, ha dominato lo scenario della prima giornata
del sentiero. Alla nostra sinistra, le formazioni gotiche e tormentate
della testata nord-occidentale della Valle di Spluga. Un’avvertenza:
se, per qualunque motivo, ci trovassimo nella necessità di scendere
a valle, cioè di scendere dalla Valle di Spluga,
non scegliamo di scendere, a vista, attraversando la fascia di sfasciumi
in direzione del lago: la fascia è, infatti, chiusa dal salto di
qualche centinaia di metri di rocce lisce, arrotondate e ripidissime.
Dopo quasi un’ora di traversata, eccoci, infine, alla base del passo:
un grande cerchio bianco contornato di rosso ci segnala che inizia un
tratto esposto e potenzialmente pericoloso. L’ultimo tratto della
salita, infatti, sfrutta una cengia a ridosso del fianco roccioso di destra
del versante (le corde fisse assistono questo passaggio), poi uno stretto
e ripido corridoio erboso (anche qui le corde fisse sono di grande aiuto),
ed infine un’ultima brevissima cengia (sempre corde fisse), che
ci porta non direttamente all’intaglio del passo, ma ad uno stretto
corridoio che lo precede. Ora vediamo l’intaglio, alla nostra sinistra
(su una placca rocciosa sono assicurate la targa gialla del Sentiero Life
ed una scatola metallica), ma dobbiamo prestare attenzione anche nell’ultimo
passaggino, per evitare di cadere in un singolare buco che si spalanca,
improvviso, alla nostra sinistra, sotto un grande masso.
Eccoci, infine, ai 2700 metri del passo del Calvo. Se
il passo di Primalpia emoziona, quello del Calvo toglie addirittura il
fiato, perché spalanca, improvvisa e sublime, di fronte a noi,
l’intera compagine delle cime del gruppo del Masino e del monte
Disgrazia. Da sinistra, l’occhio esperto riconosce, da sinistra,
i pizzi dell’Oro (m. 2695, 2703 e 2576), sulla testata della valle
omonima, la cima del Barbacan (m. 2738), sulla costiera che separa la
Valle dell’Oro dalla Val Porcellizzo, le cime d’Averta (m.
2778, 2861), il pizzo Porcellizzo (m. 3075), la punta Torelli (m. 3137),
i pizzi Badile (m. 3308) e Cengalo (3367), che spiccano, per mole ed altezza,
sulla testata della Val Porcellizzo, i pizzi Gemelli (m. 3221 e 3259),
i pizzi del Ferro occidentale (o cima della Bondasca, m. 3267), centrale
(m. 3287) ed orientale (m. 3200), sulla testata della valle omonima, la
cima di Zocca (m. 3175), la punta Allievi (m. 3123), la cima di Castello
(m. 3386), la punta Rasica (m. 3305), le celeberrime cime della Valle
di Zocca, ed ancora i pizzi Torrone occidentale (m. 3349), centrale (m.
3290) ed orientale (m. 3333, riconoscibile per il sottile ago alla sua
sinistra), sulla testata della valle omonima, il monte Sissone (m. 3331,
le cime di Chiareggio (m. 3203, 3107 e 3093) ed il monte Pioda (m. 3431),
sulla testata della Val Cameraccio, ed infine il monte Disgrazia (m. 3678),
che signoreggia per mole ed eleganza su tutte le altre cime, ed ancora
loro, i Corni Bruciati (m. 3097 e 3114), sulla testata della Valle di
Preda Rossa, lo scenario conclusivo del Sentiero Life.
È, questo, il punto più alto ed emotivamente più
forte dell’intero sentiero. Resta l’ultima discesa, in Val
Ligoncio e Valle dell’Oro, che ha come meta il rifugio Omio, dove
si conclude questa terza giornata. Siamo stanchi, una certa tendenza alla
rilassatezza si può fare subdolamente strada, complice il pensiero
ingannevole: “il più è fatto!” Invece dobbiamo
rimanere concentrati ed attenti, perché il primo tratto della discesa
sfrutta la lunga ed esposta cengia del Calvo (battuta da cacciatori, molto
prima che da escursionisti), adeguatamente
attrezzata ma pur sempre da affrontare con la debita cautela e da evitare
in presenza di neve o dopo abbondanti precipitazioni (tanto per fare un
paragone forse familiare a diversi lettori, assomiglia un po’ alla
discesa dal passo del Barbacan sud- est in Val Porcellizzo, lungo il Sentiero
Risari, da molti utilizzato come prima trappa di un abbreviato Sentiero
Roma). Ma dove ci troviamo esattamente? Ora, guardando una cartina ci
accorgiamo che sul punto di incontro fra le valli di Spluga, Ligoncio
e dei Ratti è posta la cima del Calvo, o monte Spluga (m. 2967),
che resta, nascosto, alla nostra sinistra. In realtà le cime del
Calvo sono due: la già citata è quella occidentale, e ve
n’è una seconda, orientale (m. 2873). Ebbene, la cengia che
sfrutteremo taglia, in diagonale, proprio in fianco nord-orientale di
questa seconda cima, dalla base massiccia. Dopo questi chiarimenti geografici,
cominciamo a scendere.
La traccia di sentiero segue la lunga cengia, in gran parte assistita
da corde fisse, sempre molto utili. Scendiamo con calma, assicurandoci
alle corde fisse. Sulla nostra destra si apre il selvaggio circo terminale
della Val Ligoncio (la sezione meridionale di quella che genericamente
viene denominata Valle dell’Oro), segnata dai repulsivi salti delle
cime che la incorniciano. Distinguiamo anche, più a sinistra, la
spaccatura della bocchetta di Medaccio, a destra della punta omonima,
per la quale si può passare dalla Val Ligoncio alla Valle della
Merdarola. Dopo un ultimo canalino di terriccio scivoloso ed una brevissima
risalita, eccoci, alla fine, alla base del passo. Alla nostra sinistra
vediamo un nevaietto che rimane per l’intera stagione (può
servire come punto di riferimento per chi voglia riconoscere la cengia
del Calvo guardando dalla Omio). Proseguiamo al discesa, un po’
faticosamente e senza allentare l’attenzione, superando una fascia
di grandi massi. Alle nostre spalle si fa più riconoscibile il
poderoso fianco roccioso della cima del Calvo
orientale. Alla sua destra, dopo una curiosa sequenza di irti spuntoni,
defilata, la cima del Calvo occidentale, sulla verticale del nevaietto.
La discesa prosegue, seguendo i segnavia rosso-bianco-rossi, fino ai primi
pascoli. Dopo un masso che presenta anche una croce rossa, attraversiamo
un torrentello che scende dal nevaietto e proseguiamo nella discesa, in
diagonale, verso sinistra. Dopo un buon tratto di discesa, fermiamoci
e volgiamo lo sguardo: le due cime del Calvo sono ancora più riconoscibili,
e si distingue anche, sul fianco di quella orientale, la cengia che abbiamo
sfruttato scendendo dal passo del Calvo. In direzione opposta, al centro
della valle, si distingue il rifugio
Omio.
Ed è lì che, alla fine, ci porta il sentiero, che si snoda
fra i pascoli della Val Ligoncio, superando diversi torrentelli e balze.
Nell’ultimo tratto il sentiero intercetta i due rami del sentiero
Dario di Paolo, che salgono ai passi della Vedretta, per il quale si scende
nell’alta Valle dei Ratti, e Ligoncio, per il quale si scende in
valle d’Arnasca.
Al rifugio Omio (m. 2100) ci godiamo, alla fine, il meritato riposo, dopo
8 ore di cammino: il dislivello in altezza superato è, infatti,
ragguardevole (m. 1600 circa), come lo è lo sviluppo (km. 18 circa).
Prima di chiudere questa relazione, vale la pena di suggerire una possibile
variante del Sentiero Life, utile per chi disponga di
soli cinque giorni, invece dei sei necessari. Questa variante prevede
che la prima giornata sia dedicata alla salita al bivacco Primalpia da
Verceia, e la seconda alla traversata Primalpia-Omio (sfruttando
l’itinerario già descritto). È necessario, quindi,
solo illustrare come effettuare la salita al bivacco da Verceia. Una premessa,
però: questa variante non tradisce lo spirito del Sentiero Life,
perché parte pur sempre da un paese che si affaccia sul lago di
Mezzola, non lontano dal Pian di Spagna. Oltretutto, il 3 e 4 settembre
2005 la Carovana di Legambiente, percorrendo una versione “ridotta”
del sentiero in due sole giornate, ha scelto di articolarle così:
Verceia-Bivacco Primalpia e Bivacco Primalpia-Rifugio Omio.
Dopo
questa excusatio non petita, vediamo come procedere. Portiamoci, con l’automobile,
alla parte alta di Verceia, sul lato sinistro, cercando le indicazioni
per la Valle dei Ratti. Una stradina che passa per la frazione di Vico
termina, dopo un ultimo tratto sterrato, ad una quota approssimativa di
600 metri. Qui possiamo parcheggiare, negli spazi consentiti, ed imboccare
la segnalata mulattiera per la Valle dei Ratti e per Frasnedo.
Una mulattiera molto bella, riposante, che taglia, a quota 900, il tracciolino,
passa appena sotto il bel nucleo di Càsten e porta, alla fine,
a Frasnedo. Come proseguire da Frasnedo al bivacco Primalpia lo abbiamo
già raccontato. Chi volesse guadagnare una quarantina di minuti
può, però, scegliere questo itinerario alternativo, che
rimane più basso e taglia fuori Frasnedo. Giunto al tracciolino,
lo imbocca verso destra, fino alla diga di Moledana (attenzione
al trenino a scartamento ridotto!). Qui attraversa il camminamento della
diga posta a monte dell’impressionante ed orrida forra del torrente
ed imbocca il sentiero sul lato opposto della valle. Giunto ben presto
ad un trivio, segue le indicazioni per Moledana (sinistra), ignorando
quelle per Verceia (destra) e per la Foppaccia (destra, salendo).
Giunto alle poche case di Moledana, controlla il tempo,
sfruttando un simpaticissimo termometro a corda (funziona così:
corda secca = bel tempo, corda bagnata = pioggia, corda rigida = freddo,
corda mossa = vento, corda invisibile = nebbia o bere meno, no corda =
ce l’hanno
rubata). Poi, ignorando il cartello che segnala, sulla destra, il sentiero
per l’alpe Nave, prosegue diritto, fino ad un ponte, sfruttando
il quale torna sul lato sinistro (per chi sale) della valle, in corrispondenza
di alcune baite. Di qui prosegue nella salita e, ignorata una deviazione
a sinistra per Frasnedo ed una deviazione a destra, raggiunge, alla fine,
ai prati di Corveggia. L’itinerario successivo
è il medesimo descritto sopra.
Questa variante comporta un dislivello in salita di circa 1400 metri,
e richiede 4-5 ore di cammino. Il suo vantaggio non è solo quello
di abbreviare di un giorno il Sentiero Life, ma anche quello di rendere
decisamente meno faticosa la seconda (terza) giornata, che si conclude
al rifugio Omio.
Chi volesse ulteriori informazioni o aggiornamenti, può
rivolgersi all’ERSAF, a Morbegno (SO), tel. 02 67404.581, fax 02
67404.599, oppure all’Infopoint ERSAF, tel. 02-67404451 o 02-67404580;
può anche scrivere a oscar.buratta@ersaf.lombardia.it,
oppure a life@ersaf.lombardia.it.
Risulta utile anche la consultazione del sito Internet www.lifereticnet.it/italiano/home.htm
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