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Tappa - Da Codera a Frasnedo
Dal punto di vista dell’altimetria e dello sviluppo,
la seconda tappa del Sentiero Life, da Codera a Frasnedo, è analoga
alla prima. Dal punto di vista dell’impegno complessivo, invece,
la si deve considerare più dura, sia per la maggiore altezza media,
sia per la natura del terreno nel quale si articola.
Prima di raccontarla, però, qualche ultimo pensiero su Codera,
un paese che ha saputo conservare la sua identità, anche se dell’intensa
vita contadina del passato (si pensi che a metà del Seicento vivevano
stabilmente qui circa 400 persone) è rimasta solo una modesta,
ma tenace traccia.
È il pensiero che ci accompagna mentre lasciamo le sue case, per
iniziare, con questa seconda tappa, una traversata per molti aspetti unica,
quella che conduce dalla Val Codera alla Valle dei Ratti, traversata che,
nel primo tratto, sfrutta un sentiero che attraversa valloni e dirupi,
mantenendosi costantemente su una quota di poco superiore ai 900 metri.
Si tratta del tracciolino (o trecciolino), incredibile tracciato scavato,
negli anni Trenta del secolo scorso, in gran parte nella viva roccia,
fra dirupi di impressionante vertigine ed ardite gallerie. Esso aveva
la finalità di congiungere, mediante un trenino a scartamento ridotto,
le opere idroelettriche della Valle dei Ratti e della Val Codera. Il tracciato,
con oltre 12 km di sviluppo, congiunge, infatti, la diga della Val Codera,
sopra Codera, con la diga Sondel di Moledana, in Valle dei Ratti.
Partiamo,
dunque, da Codera e seguiamo le indicazioni che conducono
al ponte sul torrente Codera, piccolo capolavoro d’ingegneria, sospeso
sul vuoto: quaranta metri più in basso il torrente, mai stanco,
urla la sua inestinguibile rabbia. Al ponte si scende su un sentierino
che lascia l'abitato staccandosene sulla destra; dopo averlo attraversato,
incontriamo un bivio e prendiamo a destra, raggiungendo ben presto l’impressionante
forra terminale della Val Ladrogno, valicata da un secondo e non meno
ardito ponte, sul cui limite è posta, quasi a proteggere il viandante
da vertigini o apparizioni malefiche, una cappelletta. Poi troviamo un
secondo bivio, prendendo di nuovo a destra e lasciando alla nostra sinistra
le indicazioni per il bivacco Castorate-Sempione; attraversato un più
tranquillo bosco di castagni, saliamo alle case di Cii
(m. 851), deliziosa località dalla quale si gode di un colpo d’occhio
stupendo sul lago di Mezzola e sull’alto Lario. Su un sasso ci viene
dato il benvenuto, ed insieme ci viene rivolto l’invito a rispettare
i prati, invito che deve sempre rimanere ben impresso nella mente dell’escursionista,
perché significa, spesso, rispettare il lavoro di chi strappa ancora
alla montagna, con fatica, di che vivere. Ma proseguiamo: ora il sentiero,
che torna ad inoltrarsi in un bosco più rado, sembra farsi meno
evidente, ma non lo si può perdere: alla fine si congiunge con
il tracciolino.
Seguendolo verso destra, valichiamo il solco della Val Grande, entrando
poi in un bel bosco, sul grande dosso di Cola. Qui il tracciolino
viene tagliato da un sentiero che, percorso in salita, conduce a Cola
(m. 1018), mentre percorso in discesa porta a San Giorgio di Cola. Vale
la pena di perdere circa un’ora rispetto alla tabella di marcia
per visitare questi due paesini. La salita a Cola (si
raggiungono le sue baite, a 1018 metri, in pochi minuti) ci consente di
visitare un luogo immerso in un’atmosfera fuori del tempo, con ottimo
panorama sull'alto Lario. Solo nella bella stagione qualcuno viene ancora
fin quassù: dell’antica e tenace vita sembra si conservi
solo un impercettibile sussurro.
Torniamo poi al tracciolino e lasciamolo subito, in discesa, una discesa
per quasi duecento metri nel cuore impressionante dell’ombroso vallone
di Revelaso, una sorta di Purgatorio da cui si riemergiamo, sul lato opposto
del vallone, superando un tratto di sentiero esposto e non protetto (attenzione,
dunque). La risalita porta, in breve tempo, al bellissimo abitato di San
Giorgio di Cola (m. 748), dove si troveranno sicuramente persone
gentili disposte a regalare indicazioni e consigli. San Giorgio se ne
sta adagiato in una bella conca, nascosta, a chi guarda dal fondovalle,
alle spalle di un impressionante sperone roccioso, sul lato sinistro orografico
della Val Codera, dal quale scende un'ardita mulattiera, quasi gemella
di quella percorsa il primo giorno, che porta alla frazione Campo di Novate
Mezzola. La sua chiesetta, nello splendido marmo San Fedelino, se ne sta,
tranquilla, nel mezzo di prati curatissimi, circondata dall’affetto
e dalla devozione delle case antiche.
Riprendiamo, dalle case alte del paese, il cammino e, seguendo le indicazioni,
incamminiamoci sulla mulattiera che riporta, per via
diversa e più tranquilla (direzione est) al tracciolino. Presso
l'ultima casa del paese, poco prima del cimitero, troviamo un grande masso
nel quale è scavato un avello celtico, che testimonia un'antichissima
colonizzazione del paese. Una leggenda lega questo avello alla prodigiosa,
tremenda e vittoriosa lotta del cavaliere San Giorgio contro il dragone,
che incarnava le forze del male. Superati il cimitero (anch’esso
davvero singolare, posto, com’è, sotto un enorme masso) ed
un bel bosco di betulle, intercettiamo di nuovo il tracciolino, che dobbiamo
percorrere, per un brevissimo tratto, in senso contrario, cioè
verso sinistra, prima di incontrare la segnalazione della partenza del
sentiero che dovremo seguire per salire alla forcella di Revelaso. Si
tratta di una freccia bianca contornata di rosso, posta, insieme con la
targa gialla del Sentiero Life, su un masso a lato del tracciolino, nei
pressi di un traliccio. Se abbiamo scelto di non effettuare il fuori-programma
della discesa a S. Giorgio giungiamo, invece, fin qui più comodamente
seguendo il tracciolino, che attraversa il vallone di Revelaso e propone
un tratto nel quale dobbiamo prestare attenzione, perché esposto
alla caduta di massi.
Dobbiamo, ora, lasciare il tracciolino ed iniziare a salire sul sentiero
che, tagliando il fianco meridionale dell’aspro vallone
di Revelaso (o Val Revelàs, che scende dalla parete meridionale
del Sasso Manduino), ci porta alla forcella (o forcola) di Frasnedo, l’unica
porta naturale fra Val Codera e Valle dei Ratti. Un sentiero davvero suggestivo,
che non è segnato, se non nella prima
parte, neppure sulla carta IGM. Cominciamo, dunque, a salire, in un bosco
di betulle, sempre accompagnati dall’assidua e graditissima compagnia
dei segnavia bianco-rossi, superando un valloncello e raggiungendo una
prima baita solitaria (località Alla Valle, m. 1051). Procedendo
in direzione est, il sentiero aggira una formazione rocciosa (il tratto
è attrezzato da corde fisse ed allargato con dei tronchi), che
precede un secondo e più marcato vallone. I tratti esposti della
discesa nel vallone e della successiva risalita sono anch’essi protetti
da corde fisse.
Raggiunti lidi più tranquilli, proseguiamo fino ad incontrare una
radura con due nuove baite, quasi nascoste nel cuore del bosco (m. 1192).
Attraversiamo, nella successiva salita, una bella pineta, con diversi
tornanti, fino a raggiungere il limite inferiore dell’ultimo e più
aspro tratto, dove la pendenza si fa più accentuata e la traccia
più debole. Il sentiero, ora, serpeggia fra l’erba, che minaccia
sempre di mangiarselo di nuovo (dico di nuovo perché è stato
appena pulito nel luglio del 2006; se, però, non vi saranno interventi
successivi, prima o poi sarà sommerso dall’erba). Cominciamo
ad intuire ed intravedere la meta, costituita dalla sella posta sulla
verticale della direttrice di salita. Alla nostra destra sta un aspro
fianco roccioso, che mette paura solo a guardarlo. Qualche larice stroncato
dai fulmini rende l’atmosfera ancora più inquietante. L’ultimo
tratto della salita è anche il più faticoso, perché
la pendenza si fa davvero notevole; qualche sosta si impone e, guardando
alle spalle, riconosciamo le case di Cola, dominate dall’affilata
punta Redescala (m. 2304). I radi larici sparsi lungo il pendio sembrano
mostrarci tutta la loro solidarietà.
Alla fine, non senza aver pagato un copioso tributo di sudore al severo
vallone, nelle due ore di salita di salita, siamo alla sospirata forcella
di Frasnedo (m. 1662), dove il cartello giallo del Sentiero Life
sembra sorriderci, congratulandosi con noi per la perseveranza. 760 metri
circa di dislivello dividono il tracciolino dalla forcella, non uno scherzo!
Ora il dado è tratto: col piede sinistro siamo ancora in Val Codera,
con quello destro già in valle dei Ratti (o viceversa). Nessun
roditore in vista: la valle, infatti, deve il suo nome alla nobile famiglia
comasca dei Ratti, che, in passato, ne possedevano tutti gli alpeggi.
Una valle che ci mostra il suo versante meridionale, ricco di boschi e
di alpeggi. Una tranquilla discesa in scenari più gentili ci attende.
Nel primo tratto effettuiamo un lungo traverso a destra, restando poco
al di sotto del crinale, che propone, qui, lo spettacolo un po’
desolante di diversi scheletri di larice. Nel traverso attraversiamo un
corpo franoso e, dopo aver gettato un’ultima occhiata al lago di
Mezzola, entriamo in un bel bosco, intervallato da amene radure. Il sentiero
comincia a scendere, rimanendo approssimativamente sul crinale fra Valle
dei Ratti e Vallone di Revelaso, in direzione sud-ovest. Poi, appena prima
di una bella radura panoramica, sul tronco di un grande faggio troviamo
una ben visibile freccia che segnala il cambiamento di direzione, verso
sinistra. Una seconda segnalazione di deviazione si trova, sempre in bella
evidenza, su un masso. Inizia una discesa più decisa, che termina
alla parte alta di Frasnedo.
Due i sentieri praticabili e segnalati dai segnavia bianco-rossi. Suggerisco
quello che sta più a destra, leggermente più in basso: lo
si trova scendendo per un tratto quasi in diagonale verso sinistra (qui
la traccia di sentiero è piuttosto incerta), fino a trovare, aiutati
dai
segnavia, un sentiero marcato, che prosegue scendendo verso sinistra.
Su un masso troviamo anche il rassicurante quadratino azzurro con il logo
del progetto Life. Poco sotto, passiamo a valle di uno splendido bosco
di radi larici, che lasciano filtrare abbondante la luce del sole che
si stende, con un effetto di rara suggestione, su un tappeto di felci.
Difficile trattenere la tentazione di fermarsi e guardare.
Poi, superata una piccola radura, affrontiamo l’ultimo tratto, che
ci porta a monte delle case più alte di Frasnedo,
appena sopra la chiesetta dedicata alla Madonna delle Nevi (m. 1287).
In breve siamo al sagrato della chiesetta, sulla cui facciata, fra i santi
Rocco ed Antonio, si legge una dedicazione in latino, dalla quale ricaviamo
che il popolo di Frasnedo la fece erigere nel 1686 a perpetua memoria
dell’apparizione di fiori fra le nevi. La chiesetta è posta
in posizione rialzata, rispetto al corpo centrale del paese. Paese simpatico
davvero, Frasnedo, che si anima di vita nella stagione estiva, nonostante
i villeggianti debbano salire fin quassù da Verceia con un’ora
e mezza buona di cammino, in quanto la strada carrozzabile non accede
alla valle, ma si ferma ad una quota approssimativa di 600 metri. È
questo, come già detto, il motivo principale che ha conservato
alla valle un volto antico, pressoché intatto.
Termina qui la seconda tappa: il pernottamento si effettua presso un ostello
allestito per servire il Sentiero Italia (che giunge fin qui, anch’esso,
da Codera percorrendo, però, interamente il tracciolino e salendo
al paese lungo l’ultimo tratto della mulattiera Verceia-Frasnedo)
ed il Sentiero Life. Lo troviamo all’uscita del paese in direzione
dell’alta valle (la pista passa sotto la chiesa), nell’edificio
posto in corrispondenza del punto d’arrivo della teleferica. Per
informazioni al riguardo, però, è bene telefonare ai numeri
034344337 oppure
034344064: qualora, per qualsiasi motivo, l’ostello non fosse agibile,
è gioco-forza anticipare il “tappone ammazzagambe”,
comunque previsto per la terza giornata, a questa seconda giornata, proseguendo
nella salita al bivacco Primalpia (cfr. presentazione della terza giornata).
Se tutto va bene, invece, ecco il saldo della giornata: abbiamo superato
circa 900 metri di dislivello (fuori-programma esclusi: questi portano
il dislivello complessivo a circa 1200 metri), in 6 ore approssimative
(o 7, con i fuori-programma); lo sviluppo complessivo, infine, è
di circa 13 km.
Chi volesse ulteriori informazioni o aggiornamenti, può
rivolgersi all’ERSAF, a Morbegno (SO), tel. 02 67404.581, fax 02
67404.599, oppure all’Infopoint ERSAF, tel. 02-67404451 o 02-67404580;
può anche scrivere a oscar.buratta@ersaf.lombardia.it,
oppure a life@ersaf.lombardia.it.
Risulta utile anche la consultazione del sito Internet www.lifereticnet.it/italiano/home.htm
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