In occasione dell’anno internazionale
della montagna (2002) è stato inaugurato, nel mese di maggio,
un interessantissimo sentiero (in realtà, un intreccio di molteplici
sentieri) che permette di effettuare una traversata integrale, a quote
medio-alte (in buona parte comprese fra 1000 e 1300 metri), del versante
retico compreso fra Sondrio e Tirano. Il percorso, che nasce dall’iniziativa
del CAI di Ponte e di quello di Sondrio (ed ha trovato, poi, l’appoggio
dei Comuni interessati e delle Comunità Montane di Sondrio e
Tirano), è stato denominato “Sentiero del Sole”,
per evidenziarne una delle caratteristiche più importanti: la
felice esposizione solatia della montagna attraversata lo rende, infatti,
percorribile per quasi tutto l’anno, eccezion fatta per quelle
poche settimane in cui abbondanti nevicate possono ostruirne parzialmente
il tracciato.
Un sentiero perché? Per tanti motivi, primo fra tutti la riscoperta
di una sensibilità per quei sentieri di costa medio-alta che
hanno rappresentato un elemento di fondamentale importanza nella vita
contadina dei secoli passati, e che oggi, a causa dell’incuria,
sono spesso minacciati dalla stretta soffocante di un sottobosco disordinato
e caotico o dalle ferite di smottamenti di piccole e medie dimensioni.
Tale riscoperta è anche recupero della
gioia del camminare puro, nell’abbraccio protettivo o talora anche
misterioso di selve e boschi. Infatti il sentiero potrebbe anche chiamarsi
“Sentiero dei Boschi”, perché consente un incontro
ravvicinato con le dimensioni sempre diverse e sorprendenti dei boschi
che costituiscono una ricchezza di incommensurabile valore nel contesto
del nostro patrimonio montano, quei boschi dove il sole non è
assente, ma non la fa da padrone, e si limita a disegnare suggestivi
ricami di luce fra le fronde.
Ma
c’è di più: all’uscita dai boschi, incontreremo
prati, maggenghi ed alpeggi di grande bellezza, sia per l’amenità
dei luoghi, sia per il loro valore panoramico.
Un sentiero per chi? La risposta non è univoca: per buona parte
del tracciato, un sentiero per tutti, ma, in alcuni passaggi, un sentiero
che richiede quella cautela e quel rispetto che si debbono sempre alla
montagna. Quindi, non pensiamo ad una scampagnata di integrale relax,
ma, per compiere l’intera traversata, equipaggiamoci adeguatamente,
scegliendo le scarpe da trekking più affidabili, evitando i pantaloncini
corti e portando con noi, magari, anche l’equipaggiamento di assicurazione
alle corde fisse ad anello (in alcuni punti ci tornerà utile).
Se, invece, siamo amanti dell’assoluta
tranquillità, scegliamo quei tratti che ci offrono le maggiori
garanzie in tal senso. Ma di ciò si dirà nel racconto
della camminata, cercando anche di evidenziare le molteplici modalità
ed i tempi flessibili con cui si può fruirne.
La relazione è organizzata in sei momenti, che possono costituire
altrettante sotto-tappe di una traversata in tre giorni (tempo necessario
ad un camminatore medio, mentre buoni camminatori ce la possono fare
in due giorni).
In cammino, dunque, partendo dal piano, e
precisamente dalla località Trippi (la si raggiunge staccandosi
dalla ss. 38, per chi proviene da Tirano, appena prima del passaggio
a livello oltre il quale inizia la tangenziale di Sondrio; per chi proviene
da Morbegno, invece, si deve lasciare la tangenziale allo svincolo per
via Vanoni ed attraversare la città, per portarsi al suo limite
orientale). Qui (m. 291), in prossimità di un anfiteatro per
rappresentazioni all’aperto, troviamo un parcheggio dove lasciare
l’automobile, per cominciare a salire lungo la Sassina, bella
mulattiera con fondo in grisc che attraversa i vigneti del Grumello
(con un’ottima veduta su Sondrio, Montagna piano e la media Valtellina
fino a Teglio), fino al sagrato della chiesa di S. Antonio (m. 414).
Lasciamo
alla nostra sinistra la strada che porta al Castello Grumello (ma una
visita ai suoi ruderi non comporta un eccessivo ritardo sulla tabella
di marcia e rappresenta un’esperienza di sicuro interesse) e proseguiamo,
seguendo alcuni segnavia bianco-rossi (i segnavia che ci guideranno
lungo l’intera traversata), alla volta del centro di Montagna,
paese già nominato come vico montania nel 971 e feudo medievale
dei De Capitanei di Sondrio. I segnavia ci guidano fino alla chiesa
arcipretale di S. Giorgio (m. 567), edificata nel 1429: sulla sua facciata
un dipinto ritrae il santo nella famosa lotta contro il drago. I segnavia
ci fanno poi piegare verso sinistra, per raggiungere la bella contrada
di Ca’ Paini (m. 622). Dalla contrada un sentierino sale verso
San Giovanni e Carnale, ma possiamo anche seguire la strada asfaltata,
nella medesima direzione, fino alla contrada di Ca’ Bongiascia
(m. 923). Qui lasciamo la strada, per imboccare, presso una fontana,
il sentiero che, superato su un ponticello il torrente Davaglione, conduce
alla bella radura nella quale è collocato il castello Mancapane
(m. 909), che sembra fronteggiare la chiesa di San Giovanni, il cui
campanile fa capolino, ad ovest, dai bei boschi che ammantano l’opposto
versante della valle. Il castello è
di origine medievale (sec. XIII), ed è stato, come gli altri
in Valtellina, distrutto nel sec. XVI dai Grigioni. E’ composto
da una torre e dalla cinta esterna, con un ingresso posto in alto per
ragioni difensive, cui si accedeva mediante una scala retraibile. La
sua funzione principale era quella di avvistamento, ma poteva servire
anche ad offrire rifugio a persone ed animali. Si tratta, quindi, di
un’interessantissima testimonianza storica, anche perché,
per la sua struttura, è stato definito il più tipico castello-recinto
dell’intero arco alpino.
Proseguendo
sul sentiero verso est, superiamo, mediante un ponticello, una seconda
vallecola, passiamo proprio accanto al Mulino di Ca’ Zoia (altra
interessante, anche se più modesta, struttura che ci parla del
passato di questi monti) e raggiungiamo la frazione Ca’ Zoia (m.
904), dalla quale, in breve, intercettiamo la strada che da Montagna
sale verso l’alpe Mara. Seguiamo per un tratto la strada asfaltata,
superando la chiesetta di Santa Maria Perlungo (o Perlongo, m. 915,
edificata nella località in cui venne scoperta una lapide nord-etrusca,
o retica, a testimonianza dell’antica colonizzazione dei luoghi).
Proseguiamo ancora e, al primo tornante sinistrorso, ignoriamo la deviazione,
sulla destra, per le Foppe, mentre al successivo tornante destrorso
ignoriamo quella, sulla sinistra, per san Giovanni. Raggiungiamo così
un secondo tornante sinistrorso, dal quale si stacca, verso destra,
una carrozzabile sterrata, in corrispondenza di un cartello che indica
il Sentiero del Sole, a quota 1100 metri circa.
Seguendo i segnavia, ne percorriamo un tratto,
staccandocene poi, sulla destra (la strada prosegue per Nesarolo), ed
inoltrandoci nell’ombroso e roccioso cuore della val Rogneda,
fino ad un ponticello, che ci permette di attraversare l’omonimo
torrente, a circa 1350 metri di quota. Sull’altro lato della valle
ci attende un breve tratto che sale, ripido, con traccia labile, verso
nord (sinistra), fino ad intercettare un sentiero più tranquillo,
che attraversa, perdendo molto gradualmente quota, una bella pineta
e conduce fino alla località di Prasomaso, in corrispondenza
dell’ex sanatorio Umberto I. Dobbiamo ignorare le piste che tagliano
il sentiero, il quale corre sul limite superiore del recinto dell’ex
Sanatorio, fino a sbucare ad un tornante destrorso (per chi scende)
della strada asfaltata che da Prasomaso sale verso Boirolo, poco al
di sotto di quota 1230 metri.
Dalla
strada, in caso di necessità, è possibile scendere a Tresivio
(oppure la si può sfruttare per chiudere un lungo anello a piedi:
lasciando l’automobile a Montagna, si può seguire il percorso
fin qui descritto, per poi scendere a Tresivio, sfruttando le scorciatoie
che tagliano diversi tornanti, e ritornare, infine, al punto di partenza
seguendo la strada panoramica nel tratto Tresivio-Montagna; questo anello
richiede circa sei ore di cammino). Se invece decidiamo di proseguire
sul Sentiero del Sole, possiamo considerare conclusa qui la prima semitappa:
siamo in cammino, infatti, da circa quattro ore ed abbiamo superato
un dislivello in salita di circa 1050 metri, per cui una sosta che spezzi
questa prima giornata di cammino si impone.
Teniamo però presente, per concludere, che se il dislivello ci
spaventa ma non vogliamo rinunciare alla traversata, nulla ci vieta
di salire con l’automobile da Montagna fino a quota 1100, imboccando,
poi, a piedi il sentiero per Prasomaso. In questo caso il dislivello
si riduce drasticamente a circa 250 metri, ed il tempo necessario a
circa un’ora.
Per poseguire nel cammino sul sentiero, apri la presentazione della
seconda semitappa.