Accendi le casse: ascolterai il suono festoso delle campane
di Rasura (con qualche interferenza dovuta...al vento).
CONSULTA ANCHE LE MANIFESTAZIONI ANNUALI DELLA PROLOCO DI RASURA
Rasura
è, dopo sacco, il secondo paese che si incontra inoltrandosi
in Val Gerola sulla ex ss. 405, ora strada provinciale,. Per imboccarla, al semaforo all’entrata
di Morbegno (per chi proviene da Milano) ci si stacca dalla ss. 38 dello
Stelvio, sulla destra; ci si porta, così, ad una rotonda ed al
ponte sul Bitto, oltrepassato il quale si trova la partenza della ex ss.
405 (ora strada provinciale). Rasura, primo comune della Val Gerola, si trova a 9 km da Morbegno.
Il suo nome deriva da "rasus", terreno disboscato, con riferimento a qualche antico disboscamento.
Guardato da Sacco, il paese si mostra in tutta la sua pittoresca bellezza:
dalla fascia di boschi e prati emergono le case e, soprattutto, l'alto
campanile della chiesa di S. Giacomo; sullo sfondo, a far da splendida
cornice, le cime più belle della testata della Val Gerola, vale
a dire, da sinistra, il pizzo ed il torrione della Mezzaluna, il pronunciato
pizzo di Tronella ed il pizzo di Trona ("piz di vèspui").
Rasura non ha un territorio molto ampio (5,53 kmq). Sacco e Mellarolo ("menaröla") appartengono,
infatti, ancora al comune di Cosio Valtellino. Il confine settentrionale
è rappresentato, a monte della ex ss. 405, ora strada provinciale, dal solco della valle
denominata il Fiume ("la val"), percorsa dal torrente Rio Fiume ("fiüm"). Questo confine
giunge a lambire, a monte, l’alpe Olano (rientra nel territorio
di Rasura, infatti, solo un piccolo spicchio dell’alta alpe, ai
piedi dei versanti settentrionali della cima di Rosetta, "scima de la rusèta", e del monte
Combana).
Raggiunta
la cima del monte Combana ("munt de rusèta", m. 2327), esso piega a sud, toccando la cima
quotata 2304 e quella del monte Rosetta (m. 2360, massima elevazione
del territorio comunale), per poi piegare bruscamente ad est, seguendo
il crinale che separa l’alpe Culino (“cülign”, toponimo che deriva da "aquilino") dall’alta valle Combana.
Scendendo di nuovo verso valle, esso segue per un tratto il solco dell’alta
Valmala ("val màla", detta anche "val del pich"), per poi separarsene piegando ad est e correndo sul largo dosso
che ospita l’alpe Ciof e le Foppe ("'l fòp"). A valle della ex ss. 405, ora strada provinciale, il confine
scende fino al torrente Bitto, che separa il comune di Rasura da quello
di Bema.
Un piccolo comune, dunque, con 301 abitanti nel 2005 (dati ANCITEL),
raccolto intorno alla bella chiesa parrocchiale di S. Giacomo (m. 762),
di origine medievale, ma rifatta e riconsacrata nel 1610. Un piccolo
comune con uno splendido versante montuoso, che propone i luminosi alpeggi
di Ciof e Culino, l’omonimo laghetto, la facile e panoramicissima
cima della Rosetta (m. 2147), meta assai frequentata da escursionisti
e sci-alpinisti.
Un piccolo comune con una grande storia. Nel medioevo esso viene citato
per la prima volta nel 1244: rientrava nella squadra di Morbegno del
Terziere
inferiore
della Valtellina, e, dal punto di vista religioso, apparteneva alla
pieve di Olonio. La già citata chiesa di S. Giacomo divenne,
nel secolo successivo vicecura (1368) e parrocchia autonoma (1376).
Al tempo della famosa visita pastorale del vescovo di Como Feliciano
Ninguarda (1589) vi si contavano 45 fuochi, e nel 1624 342 abitanti
(più di ora!).
Il diplomatico e uomo d'armi Giovanni Guler von Weineck, governatore
per la Lega Grigia della Valtellina nel 1587-88, tracciò, nella
sua opera “Raetia” (Zurigo, 1616), il seguente quadro: “Da
Morbegno si stende in direzione di mezzogiorno, fra alti monti, fino
alle vette del confine veneto, una lunga vallata, ben disposta e popolosa,
la quale dal fiume Bitto che la percorre viene denominata valle del
Bitto. Essa è così larga e così lunga che comprende
ben sei comuni; la popolazione è bella, robusta, di florido aspetto,
coraggiosa e ben costumata. Quivi non prospera la vite; ma tuttavia
gli abitanti godono una grande agiatezza, perché traggono grossi
guadagni dall’allevamento di bestiame, dalla lavorazione dei panni
di lana, nonché da svariati mestieri che essi esercitano in diversi
luoghi d’Italia….Dopo Sacco, più addentro nella vallata
e sul medesimo versante, s’incontra il comune di Rasura, dove
pure si lavorano molti panni di lana; la famiglia più cospicua
del luogo è quella degli Amici, che si dicono pure Amigazzi (Migazzi).
Più in alto sorge una frazione detta Mellarolo.”
Un quadro che, probabilmente, pecca alquanto di ottimismo, dal momento
che egli aveva l'interesse ad evidenziare i frutti positivi del buongoverno
dei grigioni: dobbiamo pensare che le condizioni della gente, allora,
fossero meno prospere di quanto egli dice.
A
quei tempi, dunque, Mellarolo apparteneva a Rasura; poi passò
sotto l’amministrazione di Cosio Valtellino. Pochi decenni dopo le vicissitudini della guerra dei Trent’anni e della
peste del 1629-30 colpirono anche Rasura. Risale proprio a quel biennio un episodio che ci aiuta a comprendere il clima di profonda paura che si impadronì della popolazione. Ecco come lo racconta Cirillo Ruffoni, nell'introduzione all'Inventario dei toponimi valtellinesei a valchiavennaschi - Rasura, edito a cura della Società Storica Valtellinese: "...nel 1629 tocca proprio a Rasura venire investita dal contagio. Come succesde in questi casi, il paese viene chiuso, gli abitanti vengono confinati, viene cioè proibito loro di circolare e di avere contatti con gli abitanti di altri paesi e viene istituito un lazzaretto nella località Foppa, un po' fuori delle abitazioni. Siccome poi l'antica via di valle attraversava l'abitato, gli abitanti dei paesi superiori e cioè Pedesina e Rasura, per evitare i pericoli di contagio, decidono di cambiare percorso e realizzano la strada del Pich, che passa più a valle della precedente e taglia fuori tutte le abitazioni".
Terribile esperienza per gli abitanti di Rasura, che proprio in quegli anni, fra il 1629 ed il 1631, si aggrapparono al santo protettore degli appestati, quel san Rocco al quale costruirono una chiesetta ancora oggi in buone condizioni.
Dai registri anagrafici redatti in quegli anni dal curato don Bartolomeo Maxenti risultavano in Rasura, nel 1633, 245 abitanti: ad occhio e croce la peste si era portata via quasi il 30% della popolazione. Molti, in punto di morte, o come segno di riconoscenza per lo scampato pericolo, donarono, in quegli anni, beni alla chiesa, e ciò
consentì di finanziare il rifacimento della chiesa di S. Giacomo, a partire dal 1633: la consacrazione avvenne nel 1640. Possiamo ancora vedere, su una delle sue pareti, una meridiana, che, come accade sempre con questi strumenti che misurano l'inesorabile scorrere del tempo, propone un monito sulla fragilità della condizione umana, con una citazione evangelica: "nescitis diem neque horam", cioè "non sapete il giorno né l'ora" nei quali la vostra vita vi sarà chiesta.
Il Settecento fu un secolo di decisa ripresa, ma a tenere basso il numero degli abitanti contribuì il flusso migratorio (già iniziato, peraltro, nel secolo XIV), tanto che alla fatidica data del 1797 la
sua popolazione era ridotta a 200 abitanti.
Fatidica data, si è detto: è, infatti, quello l'anno che segna la fine del dominio delle Tre Leghe in Valtellina, conseguenza della bufera napoleonica che aveva investito l'Europa. Seguirono anni di frequenti mutamenti istituzionali. Nella prima ripartizione del dipartimento d’Adda e Oglio (legge 13 ventoso anno VI), il comune di Rasura apparteneva al distretto di Morbegno.
Nell’assetto definitivo della repubblica cisalpina, determinato nel maggio del 1801 (legge 23 fiorile anno IX), Rasura era uno dei settanta comuni che costituivano il distretto III di Sondrio del dipartimento del Lario. Dalla repubblica si passò al regno d'Italia, nel 1805, e il comune di Rasura venne ad appartenere al cantone V di Morbegno, come comune di III classe con 290 abitanti.
A seguito dell’approvazione del compartimento (decreto 31 marzo 1809), fu eseguita la concentrazione dei comuni, con decorrenza dal 1 gennaio 1810; tale comparto fu confermato nel 1815 e Rasura figurava (con 211 abitanti) comune aggregato al comune principale di Cosio, nel cantone V di Morbegno. Ccontro questa aggregazione si levò la protesta ufficiale dei rappresentanti di Rasura, che ottenne il ripristino dell'autonomia comunale: in base alla compartimentazione territoriale del regno lombardo-veneto, nel 1816 il comune di Rasura fu inserito nel distretto IV di Morbegno.
Nel 1853 Rasura, comune con convocato generale e con una popolazione di 275 abitanti, fu
inserito nel distretto III di Morbegno.
Nonostante epidemie e difficoltà (da segnalare, per esempio, un'epidemia di colera del 1836 ed una di vaiolo nel 1845), la prima metà dell'Ottocento fece segnare un costante incremento della popolazione. Alla proclamazione del regno d'Italia, nel 1861, Rasura vivevano 298 abitanti.
Nell’Ottocento l’economia del paese era centrata sulla tradizionale
produzione del formaggio Bitto, assai conosciuto ed apprezzato nei territori
del comasco ed anche del milanese, e sull’attività di una
segheria che era stata costruita nel centro del paese.
Agli inizi del
secolo successivo, però, iniziò un movimento emigratorio
che interessò diverse famiglie. Il nuovo secolo portò anche la costruzione della nuova carrozzabile, fra il 1910 ed il 1920, che unì Morbegno a Rasura. Venne anche la Grande Guerra, ma, è interessante osservarlo, fece decisamente meno vittime fra gli abitanti di Rasura (4, per la precisione) di quante non ne avrebbe fatte, nell'immediato primo dopoguerra (fine del 1918), la terribile epidemia di influenza detta "spagnola", che si portò via 24 abitanti. Fu di dodici uomini, infine, il tributo che il paese dovette pagare alla Seconda Guerra Mondiale.
Dagli anni Sessanta del secolo scorso si è assistito ad un progressivo spopolamento dei comuni della Val Gerola, per un flusso migratorio che aveva come meta soprattutto il fondovalle. Rasura, però, ha resistito allo spopolamento, anche perché molti dei suoi abitanti hanno scelto la soluzione del pendolarismo, pur di non lasciare la terra alla quale erano legati. Si assiste addirittura ad un incremento, che porta gli abitanti da 298 nel 1961 a 361 nel 1971. Una successiva flessione ha portat al dato di 301 abitanti del 2005, che evidenzia una sostanziale tenuta, a riprova della volontà della comunità, di mantenere viva la propria identità, anche con il supporto della
vivace attività
di animazione estiva della Pro Loco.