Un suggestivo e raro fenomeno di erosione

 

 

Piramide gemina nella riserva di Postalesio. Foto di M. Dei CasLe piramidi di erosione di Postalesio rappresentano un fenomeno di grande interesse, sia naturalistico che paesaggistico. Si trovano all’interno di una riserva naturale protetta, istituita nel 1984 e facilmente raggiungibile. Il loro nome dialettale è “pilùn”, cioè pilastri, colonne, perché, effettivamente, per la loro forma alta e slanciata richiamano maggiormente l’idea di un pilastro, o, anche, a seconda della consistenza, di una guglia o di una torre. Venivano chiamate, per questo, anche "Dom de Milàn", cioè duomo di Milano". Ce ne sono di tutte le dimensioni: le più modeste sono alte circa 3 metri, le più alte circa 12.
I fenomeni erosivi che le hanno generate sono facili da comprendere. All’inizio troviamo un terreno fortemente soggetto all’azione erosiva delle acque, perché di natura morenica scarsamente coesa e perché posto su un crinale ripido. Poi le acque cominciano la loro lenta ma inesorabile azione, scavando solchi sempre più profondi che lo incidono e disegnano un ramificato sistema di canali. Alcune porzioni di terreno, però, resistono all’azione erosiva, in quanto sono più compatte, grazie alla presenza di massi che esercitano sugli strati sottostanti del terreno una pressione compattante. Così l’acqua e gli altri agenti atmosferici hanno continuato a scavare intorno a queste porzioni di terreno, con il risultato finale che il terreno risulta disseminato di queste torri, dalle forme diverse, alcune più slanciate ed esili, altre più massicce, tutte, però, sormontate, a mo’ di singolare cappello, da uno o più massi. Questo ci dice la scienza. Piramide nella riserva di Postalesio. Foto di M. Dei Cas
Ma la fantasia popolare di spiegazioni così aride non vuol sentir parlare. Così, laddove fenomeni di questo tipo si sono manifestati, in diversi luoghi della catena alpina, sono fiorite leggende che hanno tratto spunto dalle forme singolari di tali piramidi, che richiamano strani esseri, forse principi e principesse, dame e cavalieri, streghe e stregoni, ridotti alla condizione minerale, pietrificati, per qualche arcano sortilegio di cui sono stati vittime.
Possiamo recarci a vedere con i nostri occhi, per decidere, poi, quale spiegazione ci sembra più convincente. Per farlo, basta imboccare la strada che, dal centro di Postalesio, sale in direzione dei maggenghi. Superata, ad un tornante sinistrorso, l’ultima frazione alta del paese, segue una serrata serie di dieci tornanti, che ci fanno guadagnare quota, finché, all’undicesimo tornante, destrorso, troviamo, sulla sinistra, a lato della strada (a 2,8 km circa dalla chiesa parrocchiale di S. Antonio), il parcheggio riservato ai visitatori delle piramidi (che sono segnalate anche da diversi cartelli). Lasciata qui l’automobile, dopo pochi passi raggiungiamo il maggengo denominato “Pra’”, o “Il Prato”, posto a 743 metri.
Senza entrare nei prati per non danneggiarli, seguiamo il sentierino, delimitato da parapetti in legno, che effettua un anello completo intorno alla zona, non molto ampia, interessata dal fenomeno naturale. Il Prato, nella riserva di Postalesio. Foto di M. Dei CasLe piramidi sono, infatti, concentrate in una zona che si colloca appena sotto il ciglio che delimita i prati del maggengo. Si tratta di un sentierino panoramico, con diversi punti di osservazione, che ci consentono di ammirare le piramidi da nord, ovest, sud ed est. Se percorriamo l’intero anello in senso antiorario, ci ritroviamo, alla fine, ad una piazzola di sosta appena sotto il parcheggio, con un tavolino ed una fontanella. Purtroppo, però, nel tratto inferiore il sentiero è danneggiato da un piccolo smottamento, ed invaso dalla vegetazione, per cui i punti di osservazione effettivamente fruibili, in attesa di un ripristino del percorso integrale, sono quelli da nord e da ovest. Bastano, comunque, per garantire la sensazione di un incontro ravvicinato con queste singolarissime formazioni naturali.
Sconsigliabili, infine, sono le deviazioni dal sentiero in direzione della valle del torrente Caldenno, che scorre, sotto la zona delle piramidi, ad ovest: si tratta di una zona scoscesa e selvaggia, e poi perché correre il rischio di subire la triste sorte della pietrificazione? Non dimentichiamo che il fenomeno di creazione delle piramidi è ancora in atto: Nei boschi della riserva di Postalesio, sopra la zona delle piramidi. Foto di M. Dei Casl’azione erosiva, infatti, o, se preferite, l’azione dei malefici non si interrompe, cosicché possiamo osservare abbozzi di nuove piramidi, che solo i nipoti dei nipoti dei nipoti dei nostri nipoti potranno, un giorno (fra qualche secolo, s’intende), vedere in tutta la loro singolare e compiuta bellezza. Per ora ci sono solo massi che sporgono dal terreno: un giorno questi saranno i singolari cappelli delle neonate piramidi.

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(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass n. 93, settore A7
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

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Ultima Modifica: Domenica, 11 Febbraio, 2007

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