Sul crinale fra media Valtellina e Val Masino

 

 

Le valli di Preda Rossa e Terzana, viste dalla cima di quota 2127. Foto di M. Dei CasIl pizzo Mercantelli è la seconda elevazione (dopo la cima di Granda) sul grande crinale che separa Valtellina e Val Masino, e che culmina nell'alpe Scermendone e nella cima di Vignone. La via più semplice per raggiungerlo parte dal maggengo di Our di Cima, sopra Buglio: si tratta di percorrere la pista che conduce all'alpe Granda e, una volta giunti qui, dirigersi a destra (nord-est), passando per il nuovo rifugio ed imboccando la pista per Scermendone. Effettuiamo, così, una lunga diagonale, che ci porta, superata una croce in legno, ad una doppia serie di due brevi tornantini, gli unici della pista. Poco oltre il secondo, dobbiamo prestare attenzione ad un sentierino che se ne stacca, sulla sinistra, risale ripido il fianco boscoso e porta sul limite sud-occidentale dell'alpe Scermendone, nei pressi del rudere di una baita. Salendo sul crinale dell'alpe, ci appare lo splendido scenario del monte Disgrazia e dei Corni Bruciati. Per raggiungere il pizzo, dobbiamo procedere non verso l'alpe, ma verso sinistra (sud-ovest), salendo oltre una conca, fino a trovare, sulla sinistra, un sentierino che percorre il crinale che separa la Val Masino dalla media Valtellina.
Un secondo interessante itinerario per raggiungere questo crinale, che però richiede esperienza escursionistica, parte dalla località Valbiore (m. 1234), di fronte alla grande frana (alla quale si sale in automobile sulla strada che, da Filorera, appena oltre Cataeggio, si stacca sulla destra dalla ss. 404 della Val Masino - indicazioni per i rifugi Scotti e Ponti). Incamminiamoci, dunque, sulla pista sterrata che sale verso la valle di Sasso Bisolo, sul lato destro (per noi) della valle. Il gruppo del Masino, visto dalla cima di quota 2127. Foto di M. Dei CasDopo un buon tratto, raggiungeremo una galleria, che dovremo percorrere munendoci di una torcia elettrica, perché nel punto centrale la visibilità è azzerata, e di un casco, perché parte della copertura della volta è, in alcuni punti, caduta.
Poco oltre l’uscita dalla galleria, attraversiamo su un ponte il torrente che scende dalla valle, e ci portiamo sul suo lato sinistro (per noi). Poi la strada sterrata intercetta la strada asfaltata (interrotta più a valle dalla frana): seguendola, raggiungiamo la bellissima piana della valle di Sasso Bisòlo, uno degli angoli più gentili della severa ed aspra Val Masino. All’inizio della piana troveremo, sulla sinistra della strada, il rifugio Scotti (m. 1500). Qui la valle mostra un volto gentile, bucolico.
Senza addentrarci nella piana, scendiamo, ora, dalla strada verso destra, cioè verso il suo lato opposto, raggiungendo, in breve, un ponte che ci porta ai piedi dell'ombroso fianco di sud-est della valle: qui troviamo una baita, alla cui destra parte il ben visibile sentiero che sale in un bel bosco di abeti, in direzione sud-ovest, fino al prato di Prada (m. 1710), suggestivo e solitario terrazzo panoramico sulla selvaggia costiera Cavislone-Lobbia, che separa la Val Masino dalle valli della Merdarola e di Spluga. Alla nostra destra, appare un breve scorcio della più estesa alpe Granda, posta più o meno alla stessa quota.
Raggiungiamo, ora, la sommità del prato, dominato da una surreale solitudine (solo i resti di un calec testimoniamo di una vita consegnata da un lontano passato): superata una fascia boscosa, troviamo un secondo prato, quello dell’Acquafredda. Dal suo limite superiore di sinistra inizia, quindi, una salita a vista: raggiunta, infatti, una piccola pianetta superiore (sopra il limite superiore sinistro del prato), dobbiamo cercare la via meno impervia per guadagnare il crinale dell’alpe Scermendone (presso il suo limite sud-occidentale), rimanendo leggermente a sinistra del ripido crinale che scende all’Acquafredda. Il crinale che conduce al pizzo Mercantelli. Foto di M. Dei CasL'ultimo tratto della salita è il più ripido e sfrutta un piccolo canalino, che conduce al crinale, a sinistra della cima quotata 2127 metri: dobbiamo prestare, quindi, un po' di attenzione, ed evitare di effettuare questa escursione in presenza di ghiaccio, neve e terreno bagnato.
Come già detto, possiamo raggiungere agevolmente questo punto salendo a Scermendone dall'alpe Granda. In entrambi i casi, prima di percorrere il crinale fino alla cima del pizzo Mercantelli, non possiamo mancare di salire sulla cima di quota 2127 metri (e lo possiamo fare in modo relativamente facile percorrendo per un tratto il sentierino sul lato sud del crinale, ed attaccando appena possibile le balze erbose che in breve ci portano ad essa): questo punto di osservazione è, infatti, di eccezionale valore panoramico. Verso ovest e nord-ovest, possiamo distinguere, da sinistra, il corno di Colino e la cima del Desenigo, in valle di Spluga, la severa ed impressionante costiera Cavislone-Lobbia, che incombe sopra Cataeggio, le cime della Merdarola, testata della valle omonima, il monte Spluga, il pizzo Ligoncio, la punta della Sfinge ed i pizzi dell'Oro, testata delle valli Ligoncio e dell'Oro, la costiera del Barbacan, le cime d'Averta ed i pizzi Badile, Cangelo e Gemelli, nella testata della val Porcellizzo. Verso est e nord-est possiamo, invece, ammirare, da destra, le valli Terzana e di Preda Rossa, il pizzo Bello, il passo di Scermendone, i Corni Bruciati, il monte Disgrazia e le cime della costiera Remoluzza-Arcanzo, che separa la valle di Preda Rossa dalla Val di Mello. Per non parlare dell'eccellente panorama orobico verso sud. Insomma, uno scenario che non dobbiamo esitare a definire superbo.
La cime del pizzo Mercantelli. Foto di M. Dei CasIncamminiamoci, poi, verso il pizzo, tornando, dalla cima di quota 2127, al sentierino che si trova poco sotto, sul versante sud, cioè sul versante opposto, rispetto a quello della Val Masino; questo prosegue, appena sotto il crinale, in direzione sud-ovest. C’è anche una sorta di sentierino gemello che, per un lungo tratto, segue il crinale, sul quale si susseguono numerosi spuntoni solitari di roccia, guardiani di un tempo scomparso. Entrambi vanno percorsi con prudenza, e conviene appoggiarsi, a seconda dei punti, ora all'uno, ora all'altro crinale, perché qualche punto è un po' esposto (questa escursione, quindi, va evitata in presenza di ghiaccio o di terreno particolarmente scivoloso).
Alla fine possiamo raggiungere, superata un’ultima sella erbosa, i 2070 metri della vetta del pizzo, segnalata da una bandierina metallica. Anche questa vetta è molto panoramica, sia nella direzione della Valtellina medio-bassa che in quella della valle dell’Oro e della costiera Cavislone-Lobbia. Se siamo saliti da Valbiore al ritorno ci conviene, per evitare una pericolosa discesa a vista e per chiudere un interessante anello, scegliere, da Scermendone, una diversa via.
Torniamo, quindi, al limite di sud-ovest dell'alpe Scermendone ed imbocchiamo il sentierino che parte sotto il primo baitello diroccato dell’alpe, che si trova alla nostra destra, e scende ad intercettare la pista Granda-Scermendone. Il baitello si trova in una specie di conca, sul versante meridionale del crinale: per trovare la partenza del sentiero, dobbiamo seguire la verticale che da esso conduce al limite del bosco. Con qualche serrato tornantino, ci conduce ad una più larga pista, che parte in corrispondenza della baita di mezzo dell'alpe Scermendone (se fatichiamo, quindi, a trovare il sentierino, portiamoci a questa baita, che si trova fra la casera, più grande, e la chiesa di san Quirico, alle spalle della quale possiamo anche facilmene raggiungere, in caso di necessità, il bivacco Scermendone; scendiamo, quindi, dalla baita di mezzo verso sud, e troveremo la partenza della pista).
Il pizzo Mercantelli, visto dall'alpe Granda, nei pressi del punto di partenza del sentiero per Taiada. Foto di M. Dei CasUna lunga discesa in direzione sud-ovest, nella quale troviamo solo una doppia serie di brevissimi tornantini ed una deviazione a sinistra (in corrispondenza di una croce di legno) per l'alpe Merla, ci conduce, quindi, all'alpe Granda, dove, usciti dal bosco, troviamo subito il nuovo rifugio, sul lato sinistro della parte nord-orientale dell'alpe stessa.
Raggiunto il rifugio, proseguiamo tagliando l'alpe, per portarci sul lato opposto. Tenendoci, ora, sul limite destro dell’alpe, non lontano da una vasca in cemento per la raccolta dell'acqua, cerchiamo con attenzione la partenza del sentiero che scende , in un bel bosco, alla baite Taiada. Per trovare la partenza, percorriamo il limite del bosco, fino a trovare alcuni segnavia rosso-bianco-rossi sul tronco di alcuni alberi. Il sentiero effettua prima una diagonale, poi piega leggermente a destra e scende più deciso, con rapidi tornanti, ai prati delle baite Taiada. Raggiunto il limite superiore dei prati, non vediamo subito le baite, poste sul limite inferiore: dobbiamo scendere per un tratto, prima di scorgerle.
Le baite, poste a quota 1500, sono un ottimo osservatorio sulla cime del Cavalcorto ed i pizzi del Ferro. Dal limite inferiore di destra delle baite parte, infine, un sentiero, sempre segnalato da segnavia rosso-bianco-rossi, che entra subito nel bosco ed effettua una lunga raversata del fianco montuoso e ci riporta alla strada sterrata che sale da Valbiore a Sasso Bisolo, in corrispondenza di un cartello che segnala l'alpe Granda. Attenzione a non imboccare, dalle baite Taiada, un sentiero gemello che entra nel bosco pochi metri più in alto.
Una secondo e più lunga possibilità di ritorno a Valbiore è rappresentata dalla discesa da Scermendone alto a Scermendone basso, resa possibile da una comoda pista che si imbocca dal lato opposto (di nord-est) dell'alpe, alle spalle della chiesetta di san Quirico e del bivacco Scermendone: la pista si stacca subito, sulla sinistra, da quella che si inoltra sul lato destro (per chi sale) della val Terzana. La cime del Cavalcorto ed i pizzi del Ferro visti dalle baite Taiada. Foto di M. Dei CasA Scermendone basso, poi, possiamo imboccare sulla sinistra (se lo conosciamo; in caso contrario rischiamo azzardate discese a vista) il sentiero che, passando per Corticelle, tagliando i prati di un'alpe e rimanendo sul fianco sinistro della valle, scende direttamente alla piana di Sasso Bisolo, ad un ponte che ci permette di atraversare il torrente; in caso contrario, possiamo proseguire diritti, superare su un ponticello il torrente ed imboccare il più facile e segnalato sentiero che taglia una grande frana sul fianco montuoso che scende dal Sasso Arso e ci porta al limite della piana di Preda Rossa, dalla quale possiamo proseguire nella discesa a Sasso Bisòlo seguendo la strada asfaltata, oppure il vecchio sentiero che la taglia in più punti.
Il ritorno a Valbiore, passando per l'alpe Granda, avviene dopo circa 5 ore di cammino, necessarie per superare un dislivello in altezza di circa 900 metri. Se, invece, il punto di partenza e di arrivo è Our di cima, il dislivello scende a circa 700 metri, ed il tempo a 3 ore e mezza.

Difficoltà
EE (escursionisti esperti)
Dislivello
mt. 900 (da Valbiore); mt. 700 (da Our di cima)
Tempo
5 h (da Valbiore); 3 h e 30 min. (da Our di cima)



(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

Cartina Kompass 1:35.000 di Val Masino, Val Codera e Costiera dei Cech
Testo e fotografie a cura di M.Dei Cas

Torna alla pagina iniziale del sito
Torna al settore corrente...

Ultima Modifica: Domenica, 11 Febbraio, 2007

--- Waltellina.com 2000,2007 - All Right Reserved ---





eXTReMe Tracker