Il
pizzo Mercantelli è la seconda elevazione (dopo la cima di Granda)
sul grande crinale che separa Valtellina e Val Masino, e che culmina
nell'alpe Scermendone e nella cima di Vignone. La via più semplice
per raggiungerlo parte dal maggengo di Our di Cima, sopra Buglio: si
tratta di percorrere la pista che conduce all'alpe Granda e, una volta
giunti qui, dirigersi a destra (nord-est), passando per il nuovo rifugio
ed imboccando la pista per Scermendone. Effettuiamo, così, una
lunga diagonale, che ci porta, superata una croce in legno, ad una doppia
serie di due brevi tornantini, gli unici della pista. Poco oltre il
secondo, dobbiamo prestare attenzione ad un sentierino che se ne stacca,
sulla sinistra, risale ripido il fianco boscoso e porta sul limite sud-occidentale
dell'alpe Scermendone, nei pressi del rudere di una baita. Salendo sul
crinale dell'alpe, ci appare lo splendido scenario del monte Disgrazia
e dei Corni Bruciati. Per raggiungere il pizzo, dobbiamo procedere non
verso l'alpe, ma verso sinistra (sud-ovest), salendo oltre una conca,
fino a trovare, sulla sinistra, un sentierino che percorre il crinale
che separa la Val Masino dalla media Valtellina.
Un secondo interessante itinerario per raggiungere questo crinale, che
però richiede esperienza escursionistica, parte dalla località
Valbiore (m. 1234), di fronte alla grande frana (alla quale si sale
in automobile sulla strada che, da Filorera, appena oltre Cataeggio,
si stacca sulla destra dalla ss. 404 della Val Masino - indicazioni
per i rifugi Scotti e Ponti). Incamminiamoci, dunque, sulla pista sterrata
che sale verso la valle di Sasso Bisolo, sul lato destro (per noi) della
valle.
Dopo
un buon tratto, raggiungeremo una galleria, che dovremo percorrere munendoci
di una torcia elettrica, perché nel punto centrale la visibilità
è azzerata, e di un casco, perché parte della copertura
della volta è, in alcuni punti, caduta.
Poco oltre l’uscita dalla galleria, attraversiamo su un ponte
il torrente che scende dalla valle, e ci portiamo sul suo lato sinistro
(per noi). Poi la strada sterrata intercetta la strada asfaltata (interrotta
più a valle dalla frana): seguendola, raggiungiamo la bellissima
piana della valle di Sasso Bisòlo, uno degli angoli più
gentili della severa ed aspra Val Masino. All’inizio della piana
troveremo, sulla sinistra della strada, il rifugio
Scotti (m. 1500). Qui la valle mostra un volto gentile, bucolico.
Senza addentrarci nella piana, scendiamo, ora, dalla strada verso destra,
cioè verso il suo lato opposto, raggiungendo, in breve, un ponte
che ci porta ai piedi dell'ombroso fianco di sud-est della valle: qui
troviamo una baita, alla cui destra parte il ben visibile sentiero che
sale in un bel bosco di abeti, in direzione sud-ovest, fino al prato
di Prada (m. 1710), suggestivo e solitario terrazzo panoramico sulla
selvaggia costiera Cavislone-Lobbia, che separa la Val Masino dalle
valli della Merdarola e di Spluga. Alla nostra destra, appare un breve
scorcio della più estesa alpe Granda, posta più o meno
alla stessa quota.
Raggiungiamo, ora, la sommità del prato, dominato da una surreale
solitudine (solo i resti di un calec testimoniamo di una vita consegnata
da un lontano passato): superata una fascia boscosa, troviamo un secondo
prato, quello dell’Acquafredda. Dal suo limite superiore di sinistra
inizia, quindi, una salita a vista: raggiunta, infatti, una piccola
pianetta superiore (sopra il limite superiore sinistro del prato), dobbiamo
cercare la via meno impervia per guadagnare il crinale dell’alpe
Scermendone (presso il suo limite sud-occidentale), rimanendo leggermente
a sinistra del ripido crinale che scende all’Acquafredda.
L'ultimo
tratto della salita è il più ripido e sfrutta un piccolo
canalino, che conduce al crinale, a sinistra della cima quotata 2127
metri: dobbiamo prestare, quindi, un po' di attenzione, ed evitare di
effettuare questa escursione in presenza di ghiaccio, neve e terreno
bagnato.
Come già detto, possiamo raggiungere agevolmente questo punto
salendo a Scermendone dall'alpe Granda. In entrambi i casi, prima di
percorrere il crinale fino alla cima del pizzo Mercantelli, non possiamo
mancare di salire sulla cima di quota 2127 metri (e lo possiamo fare
in modo relativamente facile percorrendo per un tratto il sentierino
sul lato sud del crinale, ed attaccando appena possibile le balze erbose
che in breve ci portano ad essa): questo punto di osservazione è,
infatti, di eccezionale valore panoramico. Verso ovest e nord-ovest,
possiamo distinguere, da sinistra, il corno di Colino e la cima del
Desenigo, in valle di Spluga, la severa ed impressionante costiera Cavislone-Lobbia,
che incombe sopra Cataeggio, le cime della Merdarola, testata della
valle omonima, il monte Spluga, il pizzo Ligoncio, la punta della Sfinge
ed i pizzi dell'Oro, testata delle valli Ligoncio e dell'Oro, la costiera
del Barbacan, le cime d'Averta ed i pizzi Badile, Cangelo e Gemelli,
nella testata della val Porcellizzo. Verso est e nord-est possiamo,
invece, ammirare, da destra, le valli Terzana e di Preda Rossa, il pizzo
Bello, il passo di Scermendone, i Corni Bruciati, il monte Disgrazia
e le cime della costiera Remoluzza-Arcanzo, che separa la valle di Preda
Rossa dalla Val di Mello. Per non parlare dell'eccellente panorama orobico
verso sud. Insomma, uno scenario che non dobbiamo esitare a definire
superbo.
Incamminiamoci,
poi, verso il pizzo, tornando, dalla cima di quota 2127, al sentierino
che si trova poco sotto, sul versante sud, cioè sul versante
opposto, rispetto a quello della Val Masino; questo prosegue, appena
sotto il crinale, in direzione sud-ovest. C’è anche una
sorta di sentierino gemello che, per un lungo tratto, segue il crinale,
sul quale si susseguono numerosi spuntoni solitari di roccia, guardiani
di un tempo scomparso. Entrambi vanno percorsi con prudenza, e conviene
appoggiarsi, a seconda dei punti, ora all'uno, ora all'altro crinale,
perché qualche punto è un po' esposto (questa escursione,
quindi, va evitata in presenza di ghiaccio o di terreno particolarmente
scivoloso).
Alla fine possiamo raggiungere, superata un’ultima sella erbosa,
i 2070 metri della vetta del pizzo, segnalata da una bandierina metallica.
Anche questa vetta è molto panoramica, sia nella direzione della
Valtellina medio-bassa che in quella della valle dell’Oro e della
costiera Cavislone-Lobbia. Se siamo saliti da Valbiore al ritorno ci
conviene, per evitare una pericolosa discesa a vista e per chiudere
un interessante anello, scegliere, da Scermendone, una diversa via.
Torniamo, quindi, al limite di sud-ovest dell'alpe Scermendone ed imbocchiamo
il sentierino che parte sotto il primo baitello diroccato dell’alpe,
che si trova alla nostra destra, e scende ad intercettare la pista Granda-Scermendone.
Il baitello si trova in una specie di conca, sul versante meridionale
del crinale: per trovare la partenza del sentiero, dobbiamo seguire
la verticale che da esso conduce al limite del bosco. Con qualche serrato
tornantino, ci conduce ad una più larga pista, che parte in corrispondenza
della baita di mezzo dell'alpe Scermendone (se fatichiamo, quindi, a
trovare il sentierino, portiamoci a questa baita, che si trova fra la
casera, più grande, e la chiesa di san Quirico, alle spalle della
quale possiamo anche facilmene raggiungere, in caso di necessità,
il bivacco Scermendone;
scendiamo, quindi, dalla baita di mezzo verso sud, e troveremo la partenza
della pista).
Una
lunga discesa in direzione sud-ovest, nella quale troviamo solo una
doppia serie di brevissimi tornantini ed una deviazione a sinistra (in
corrispondenza di una croce di legno) per l'alpe Merla, ci conduce,
quindi, all'alpe Granda,
dove, usciti dal bosco, troviamo subito il nuovo rifugio, sul lato sinistro
della parte nord-orientale dell'alpe stessa.
Raggiunto il rifugio, proseguiamo tagliando l'alpe, per portarci sul
lato opposto. Tenendoci, ora, sul limite destro dell’alpe, non
lontano da una vasca in cemento per la raccolta dell'acqua, cerchiamo
con attenzione la partenza del sentiero che scende , in un bel bosco,
alla baite Taiada. Per trovare la partenza, percorriamo il limite del
bosco, fino a trovare alcuni segnavia rosso-bianco-rossi sul tronco
di alcuni alberi. Il sentiero effettua prima una diagonale, poi piega
leggermente a destra e scende più deciso, con rapidi tornanti,
ai prati delle baite Taiada. Raggiunto il limite superiore dei prati,
non vediamo subito le baite, poste sul limite inferiore: dobbiamo scendere
per un tratto, prima di scorgerle.
Le baite, poste a quota 1500, sono un ottimo osservatorio sulla cime
del Cavalcorto ed i pizzi del Ferro. Dal limite inferiore di destra
delle baite parte, infine, un sentiero, sempre segnalato da segnavia
rosso-bianco-rossi, che entra subito nel bosco ed effettua una lunga
raversata del fianco montuoso e ci riporta alla strada sterrata che
sale da Valbiore a Sasso Bisolo, in corrispondenza di un cartello che
segnala l'alpe Granda. Attenzione a non imboccare, dalle baite Taiada,
un sentiero gemello che entra nel bosco pochi metri più in alto.
Una secondo e più lunga possibilità di ritorno a Valbiore
è rappresentata dalla discesa da Scermendone alto a Scermendone
basso, resa possibile da una comoda pista che si imbocca dal lato opposto
(di nord-est) dell'alpe, alle spalle della chiesetta di san Quirico
e del bivacco Scermendone: la pista si stacca subito, sulla sinistra,
da quella che si inoltra sul lato destro (per chi sale) della val Terzana.
A
Scermendone basso, poi, possiamo imboccare sulla sinistra (se lo conosciamo;
in caso contrario rischiamo azzardate discese a vista) il sentiero che,
passando per Corticelle, tagliando i prati di un'alpe e rimanendo sul
fianco sinistro della valle, scende direttamente alla piana di Sasso
Bisolo, ad un ponte che ci permette di atraversare il torrente; in caso
contrario, possiamo proseguire diritti, superare su un ponticello il
torrente ed imboccare il più facile e segnalato sentiero che
taglia una grande frana sul fianco montuoso che scende dal Sasso Arso
e ci porta al limite della piana di Preda Rossa, dalla quale possiamo
proseguire nella discesa a Sasso Bisòlo seguendo la strada asfaltata,
oppure il vecchio sentiero che la taglia in più punti.
Il ritorno a Valbiore, passando per l'alpe Granda, avviene dopo circa
5 ore di cammino, necessarie per superare un dislivello in altezza di
circa 900 metri. Se, invece, il punto di partenza e di arrivo è
Our di cima, il dislivello scende a circa 700 metri, ed il tempo a 3
ore e mezza.