Visita ad una delle perle delle Orobie valtellinesi

 

 

La chiesetta in località Valmadre. Foto di M. Dei CasLa Prima Guerra Mondiale è conosciuta anche come la "grande guerra", ed impegnò l'esercito del Regno d'Italia contro quello dell'Impero Austroungarico su diversi fronti. La linea del fronte passava dallo Stelvio ed interessava i gruppi dell'Ortles, del Cevedale e dell'Adamello. Lo stato maggiore italiano temeva che la pressione austriaca potesse determinare un cedimento su questo versante, con la conseguente invasione della Valtellina. Se anche questa, poi, fosse stata persa, per l'esercito nemico si sarebbe aperta una facile porta per l'invasione delle grandi città del nord, e l'esercito italiano sarebbe stato preso, nella pianura Padana, fra due fuochi e posto in una situazione strategicamente drammatica. Il rischio era reso più concreto dalla possibilità che gli Austriaci invadessero la neutrale Svizzera, passando per i Grigioni e la Val Poschiavina. Per fronteggiarlo, il generale Cadorna decide di allestire una serie di fortificazioni sui passi orobici di più facile accesso, come quelli di Dordona, san Marco, di Verrobbio e di Stavello, al fine di evitare che l'esercito nemico li utilizzasse per invadere su più direttrici, attraverso le valli bergamasche, la pianura Padana. Tali postazioni erano costituite da trincee, polveriere, cunicoli e postazioni di osservazione e di artiglieria. Oggi se ne possono osservare i resti, i ruderi di un fronte mancato, perché, per fortuna, la guerra non giunse mai ad insanguinare il bel suolo orobico.
Scorcio della Valmadre. Foto di M. Dei CasUna delle più facili escursioni per visitare questi luoghi sfiorati dalla storia è quella che permette di visitare la Val Madre, nel cuore delle Orobie centrali. La valle, anche per le attività di estrazione del ferro che vi si esercitavano fu, fino al secolo XVI, una delle più importanti del versante orobico valtellinese ed una delle più interessate dai commerci con il versante bergamasco (il paese che si trova al suo sbocco, Fusine, deve il suo nome alle fucine nelle quali il ferro veniva lavorato).
Raggiungiamo, dunque, Fusine, staccandoci dalla statale 38 a destra al passaggio a livello di San Pietro-Berbenno. Dal limite orientale del paese parte una strada asfaltata che risale, per diversi chilometri, il fianco montuoso che sovrasta il paese. Oltrepassiamo così la bella chiesetta della Madonnina (m. 552) e le baite di Ca' Manari (m. 800), per poi effettuare un lungo traverso verso ovest, che ci introduce nella valle, sul fianco orientale. Dopo un ultimo tratto in terra battuta, la strada ci porta al centro di Valmadre (m. 1195), dove, lasciata l'automobile nel parcheggio vicino al piccolo cimitero, troviamo, oltre ad alcune belle baite, una graziosa chiesetta ed una meridiana che ci ricorda come il tempo, scorrendo implacabile, ci toglie, a poco a poco, la vita. La Madonnina collocata al passo di Dordona. Foto di M. Dei CasCiascuno reagirà a questo messaggio secondo il proprio carattere e la propria sensibilità (con qualche scongiuro o qualche meditazione): in ogni caso questo ammonimento non ci impedirà di inoltrarci nella valle, seguendo la comoda carrozzabile che, dopo aver attraversato due volte il torrente Marasco, ci porta al piano delle baite Forni (m. 1452). Qui ci si presentano due possibilità: Possiamo lasciare la strada sterrata seguendo una traccia che parte dalla baita alla nostra destra e, dopo aver fiancheggiato un torrente, porta ad un ponticello che ci permette di oltrepassarlo e di trovare, poco oltre, una ben visibile mulattiera che sale verso sul fianco occidentale della valle, oppure possiamo proseguire fino alla fine della strada, imboccare un sentierino che, piegando a destra, attraversa tre corsi d'acqua, raggiungere un dosso erboso con una baita e, risalendolo, intercettare la mulattiera sopra citata.
Il sentiero giunge poi ad un bivio: lasciamo la traccia di destra, che sale alla casera di Dordona, per seguire quella di sinistra, che punta alla baita della Croce, che si trova nei pressi di un grande traliccio (m. 1944). Il suo nome è legato alla presenza di una croce, in corrispondenza di un trivio, segnalato da un cartello: prendendo a destra si sale alla bocchetta dei Lupi (m. 2316), che conduce in val Lunga (Val di Tartano), mentre prendendo a sinistra si raggiunge la casera di Valbona e si può salire al passo omonimo (m. 2324), che porta in Val Cervia; in entrambi i casi si percorre un tratto dell'Alta Via delle Orobie. Il cunicolo scavato nella roccia al passo di Dordona. Foto di M. Dei CasNoi, però, ignoriamo entrambe queste possibilità, e proseguiamo nella salita, seguendo i segnavia bianco-rossi. Per la verità non ci si può sbagliare, perché il passo è lì, ben visibile, davanti ai nostri occhi, e può essere raggiunto anche con una salita a vista. Dopo circa due ore e mezza - tre ore di cammino, eccoci infine al passo (m. 2061), una larga sella che introduce all'alta val Brembana (dal passo sono ben visibili Fòppolo e le relative piste di sci).
Proprio sul passo troviamo, oltre a qualche resto di altre fortificazioni, un cunicolo scavato nella roccia, che conduce ad un osservatorio dal quale si domina buona parte della Val Madre. Queste fortificazioni furono costruite fra il 1916 ed i primi mesi del 1917 dalla milizia territoriale, costituita in gran parte da soldati reclutati sul posto o, più raramente, su base regionale. L'area della cosiddetta "linea Cadorna", che correva su buona parte del crinale orobico, era presidiata da tre battaglioni della Milizia territoriale, dalle compagnie alpine Morbegno, Tirano, Edolo e Vestone e da quattro drappelli di Alpini sciatori della Regia Guardia di Finanza.
Il monte Disgrazia visto dalla postazione al passo di Dordona. Foto di M. Dei CasDopo la drammatica ritirata conseguente alla disfatta di Caporetto gran parte di questi reparti venne inviata al fronte, perché la linea Cadorna aveva assunto un'importanza strategica minore, di fronte alla minaccia prioritaria di uno sfondamento della linea del fronte che si era stabilizzata sul Piave.
Oggi si stenta a credere che questi luoghi, che sembrano votati alla pace ed al silenzio, abbiano potuto ospitare uomini e mezzi che sarebbero dovuti servire per la guerra. Una guerra di cui non sembra più aleggiare, qui, che un vago ricordo, mentre sullo sfondo là, a nord, la mole regale del monte Disgrazia sembra ispirare altri pensieri.




Difficoltà
E (escursionistica)
Dislivello
mt. 870
Tempo
3 h


(una versione Powerpoint della suddetta relazione è disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

Cartina Kompass del Parco delle Orobie valtellinesi, settori 4 e 5
Testo e fotografie a cura di M.Dei Cas

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Ultima Modifica: Domenica, 11 Febbraio, 2007

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