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Le emozioni della natura a due passi da noi: alla scoperta
di flora, fauna e stupendi paesaggi alpini!
L’individuazione d’un nuovo percorso in quota, che definiremo
“sentiero-scoperta” e di cui parleremo dettagliatamente in seguito, ci
fornisce lo spunto per descrivere quello che si può a ragion veduta finalmente
definire il Sistema integrato di sentieri e rifugi delle Alpi Orobie
nord-orientali. Esso interessa tre provincie: Brescia, Bergamo e Sondrio.
Per la sua posizione privilegiata di “confine” nelle Orobie, l'area alpina
compresa tra la porzione ovest del comune di Édolo, quella nord di Malonno,
Paisco-Loveno, Schilpario e Vilminore di Scalve, quella sud di Teglio,
Aprica e Córteno Golgi, offre grandi balconate panoramiche, praticamente
a 360°, sulle intere Retiche, l'Ortles-Cevedale, il massiccio dell'Adamello-Presanella,
le Alpi Camoniche, la Concarena, la Presolana e le Orobie nord-centrali.
Oltre ad essere un’area alpina di per sé bellissima da ogni punto di vista:
ambientale, floro-faunistico e morfologico.
Proponiamo di seguito un trekking esemplificativo di tre giorni, difficoltà
media, con accenni alle possibili molteplici varianti e, via via, brevi
indicazioni circa le risorse di maggior interesse attraversate. Il periodo
consigliato è da metà giugno a fine settembre. |
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1° giorno, meta il Rifugio Nani Tagliaferri al Passo Venano (2.328 m.)
per Malga Demignone
Alternative:
a) i sentieri n. 7 (prenderà il 317) e poi n. 5 (diventerà 301- G.V.O.)*,
lungo il versante orografico sinistro della Val Belviso per M.ga di Pila;
b) il sentiero n. 12 (prenderà il 312) lungo la Val di Pila (belle fioriture
di giglio martagone); c) da Schilpario per la Val di Vò (segnavia n. 413).
Avendo come base Aprica o dintorni (gli alberghi e residence
di Aprica, il camping di San Pietro, il rifugio Cristina, ecc.), si parte
di buon'ora per Ponte Frera in Val Belviso (punto estremo dove si può
arrivare in auto) e si raggiunge pressappoco l'estremità sud dell'omonimo
lago artificiale. La salita inizia imboccando a est una carrareccia che
in corrispondenza di Radici di Campo s’immette nella prima parte del 24
(prenderà il 311) o Sentiero dei camosci, ora carrozzabile, portando all’ampia
conca di M.ga Demignone (1.904 m.). Qui si svolta a destra, dove il nuovo
sentiero (il 301-G.V.O.) s’immerge subito in un vero e proprio giardino,
dapprima di rododendri, poi doronici e molteplici altre specie, indi ranuncoli
glaciali e vari tipi di primule. Se l’ora mattutina non è troppo avanzata,
è il caso di guardarsi intorno in ogni direzione: siamo nel regno dei
camosci e non sarà difficile scorgerne piccoli branchi o individui isolati,
prima col binocolo, poi a occhio nudo, magari a poche decine di metri.
Possibile anche l’avvistamento dell’ermellino, delle onnipresenti marmotte,
del gallo forcello o dell’aquila. Le vette che si ammirano intorno sono
numerose: citiamo solo il bellissimo Demignone, l’imponente Torena e il
Gleno. Una cartina dettagliata ci aiuterà a identificarle tutte. Bella
anche la veduta sull’ormai lontano Lago Belviso. Arrivati più o meno nel
punto in cui il sentiero incrocia l’asse longitudinale della valle, si
abbandona il 301-G.V.O. e s’imbocca a sinistra il n. 13 (prenderà il 313),
che sale più ripidamente, giungendo in mezz’oretta al P.so di Venano (2.328
m.). Appena scollinato, ci si presenterà subito il bel Rifugio Tagliaferri,
a lato del quale è la grande campana posta qui nel 1997 con l’apporto
di CAI Aprica e Vilminore, in memoria dei caduti della montagna (ogni
estate v’è la cerimonia in loro onore). Ci accoglierà il signor Francesco
Tagliaferri, del quale non tarderemo a scoprire l’affabilità, la simpatia
e, soprattutto, le ottime qualità culinarie. Per i più arditi, possibilità
nel pomeriggio di salita al M.te Tornello o a una delle altre cime circostanti. |
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2° giorno, mete il Bivacco Davide (2.645 m.) e il Rifugio Torsolèto (2.390
m.)
Lasciato di buon’ora il Tagliaferri, si parte in direzione
est lungo il segnavia n. 416 (è parte del Sentiero Italia, tratto Lombardia
Sud). Il programma è di raggiungere il Bivacco Davide e il Rifugio Torsolèto,
toccando ben sette passi in comode sei-sette ore (circa 8-9 km in linea
d’aria e 15 di sentiero). Transiteremo nell’ordine da Venano, Vò, Demignone,
Veneròcolo, Sellerino, Sèllero e Torsolèto. La lunga, anche se mai difficile
traversata in quota che ci attende ci riserva un po’ di fatica, soprattutto
per la lunghezza, ma anche meravigliose scoperte e panorami mozzafiato.
La prima parte fino al P.so del Vò (2.368 m.) è in leggera salita. Il
sentiero rimane costantemente sul versante sud (Bergamo), dàndo sulla
profonda Valle di Vò e sulle belle Orobie centrorientali (dalla Presolana
al Pizzo Camino). La flora presente a queste quote nel periodo giugno-luglio
è una delle attrattive più interessanti per gli appassionati. Attireranno
la nostra attenzione decine di specie, dai colori e dalle fogge diversissime.
Tra i fiori più interessanti le numerose varietà di primule, la linaria
alpina, le pulsatille, ecc. Dato uno sguardo al più fresco versante nord
dal P.so del Vò, c’incammineremo ora verso il Demignone (2.485 m.), dopo
un po’ salendo più ripidamente. È qui che incominceremo a vedere, guardando
con attenzione, l’autentica rarità di questa zona: la timida viola di
Comolli, presente in piccoli gruppi in mezzo al caratteristico sfasciume
brunastro. Dal P.so Demignone un sentiero scende nell’omonima valle a
nord, ma noi proseguiamo in quota, raggiungendo rapidamente in leggera
discesa il P.so del Veneròcolo (2.314 m.), incrocio di sentieri. Qui arrivano
infatti: dalla Val Venerocolino il sentiero n. 414, dall'Alpe di Pisa
il 6 (prenderà il 301-G.V.O.) e dalla Val di Campo l'11 (prenderà il 332).
Continuiamo per un tratto praticamente in piano lungo il 416, che lasciamo
però presto per imboccare a sinistra il 122, il quale ci porta in salita
ai 2.412 m. del Passo Sellerino. Da qui, virando di 90° ancora a sinistra
(nord), inizia la parte più impegnativa, tutta
in cresta. Quello che ci apprestiamo a percorrere è una specie di sentiero-scoperta,
non attrezzato e quindi adatto ad escursionisti esperti, ma praticato
abitualmente da appassionati della zona e battuto dai guardiaparco. È
l’ideale per tutti quegli escursionisti che si sentono un po’ esploratori
e che desiderano scoprire vie e punti d’osservazione nuovi, uscendo –
seppure senza rischi – dal sentiero ufficiale (utile, in ogni caso, essere
accompagnati da una guida). La via, di eccezionale pregio panoramico,
è facilmente individuabile poiché segue la cresta verso nord-nord-est,
in direzione dapprima del M.te Tre Confini o Veneròcolo (2.590 m.), indi
dei M.ti Colombaro (2.687) e Sèllero (2.744 m.). La parte fuori dal sentiero
segnato (ca. 2 ore) termina sul Sèllero, “tetto” del nostro trekking,
con l’immissione nel Sentiero “4 Luglio”. Seguendolo in direzione della
maratona del cielo si raggiunge rapidamente P.so Sèllero (2.439
m.), sebbene la discesa sia ripida, con anche due brevi tratti di corda
fissa. Quella che abbiamo appena descritto è oltretutto una valida e più
rapida alternativa all'unica via ufficiale, la quale dal P.so Veneròcolo
– dapprima ancora per il 416, poi per un sentiero a sinistra – prosegue
verso est e scende dal P.so Sellerino in Val del Sèllero (alta Val Paisco),
fino ad una quota intorno ai 2.000 m., ossia decisamente in basso per
dover poi risalire al P.so Sèllero lungo il 164. Dal P.so Sèllero è richiesta
un’altra ora e mezza di cammino per arrivare al P.so Torsolèto (2.578
m.), da dove c’è l’ultimo strappo per il Bivacco Davide (2.645 m.). Qui,
ammirato ancora una volta lo stupendo panorama sul Lago Pìcol, s’impone
la scelta tra il pernottamento quassù o quello più confortevole al bel
Rifugio Torsolèto, 30 minuti a valle verso sud-est, ricostruito e gestito
dall’Assoc. Amici del Rif. Torsolèto.
È a questo punto d'obbligo una parentesi sull’origine
– o almeno la storia più recente – delle tre strutture fin qui toccate,
tutte tra l'altro costruite o ricostruite negli anni ‘90. In tutti e tre
i casi c'è alle spalle una storia commovente e tragica. Se il Tagliaferri,
infatti, è intitolato alla memoria dell'alpinista bergamasco Nani, fratello
del gestore Francesco, perito durante una spedizione sul Pucayrca (Ande
peruviane) nel 1981, e il Torsolèto è dedicato agli alpinisti camuni Battistino
Bonali e Giandomenico Ducoli, caduti nel 1993 sull'Huascaràn nella Codillera
Blanca, il Bivacco Davide, a sua volta, è stato intitolato dai famigliari,
originari di Córteno Golgi, ad un ragazzo 22enne amante della montagna
morto tragicamente nel 1992, Davide Salvadori. Dal "Davide" passa ogni
anno, dal '94, la già nominata maratona del Sentiero "4 Luglio", l'Alta
Via (n. 7) realizzata dal CAI Santìcolo con la collaborazione di decine
di volontari. |