La
chiesa prepositurale di S. Giovanni di Bioggio (m. 691) costituisce
uno dei luoghi più caratteristici dell’intera Costiera
dei Cech. È posta in un’incantevole radura sulla cima di
un bel poggio boscoso, a monte di Traona e ad occidente del profondo
vallone di S. Giovanni, che la divide da Mello. Sul limite inferiore
della radura si osservano ancora i resti di strutture di fortificazione,
che attestano l’importanza strategica del luogo. La chiesa è,
infatti, di origine medievale, ma subì una notevole trasformazione
nel secolo XVI, quando fu ampliata ed all’originario ingresso
rivolto ad oriente venne sostituito l’attuale, che guarda a sud.
Nel secolo successivo, e precisamente nel 1639, fu costruita l’imponente
doppia scalinata in serizzo, che consente di salire a tale ingresso.
Appena ad ovest della chiesa passa il confine che divide il territorio
del comune di Mello da quello di Traona, ma, al di là di questi
dettagli amministrativi, la chiesa è cara a tutti gli abitanti
dei paesi vicini. La raggiungono da sud un sentiero che sale da Pianezzo,
frazione alta di Traona, da ovest una pista sterrata che proviene da
Cercino e da Bioggio ed infine da est una carrozzabile che parte da
Bernedo, frazione di Mello. Questo convergere di vie testimonia la sua
centralità nel cuore e nella devozione degli abitanti di questo
angolo dei Cech.
Può essere anche il cuore di interessanti itinerari ad anello,
escursionistici o di mountain-bike. Ecco alcune possibili camminate
o pedalate.
Assumiamo sempre come punto di partenza Traona, che
si raggiunge staccandosi dalla ss. 38, sulla sinistra, al primo semaforo
all’ingresso da Morbegno (per chi proviene da Milano), seguendo
l’indicazione per la Costiera dei Cech,
superando
un cavalcavia, una rotonda ed il ponte sull’Adda e prendendo a
sinistra (strada provinciale Valeriana occidentale). Al termine del
lungo tirone che precede il paese, prendiamo a destra, impegnando la
strada che sale a Mello, e parcheggiamo l’automobile, mettendoci
in cammino, o salendo in sella. In questo secondo caso non dobbiamo
far altro che seguire la strada che, dopo 7 km e diversi tornanti, conduce
a Mello. Subito dopo l’ultimo tornante destrorso
che introduce alla parte bassa del paese, lasciamo la strada principale
prendendo a sinistra, per le vie S. Antonio e S. Giovanni. Proseguendo
a sinistra, attraversando le frazioni di Bernedo di
Fuori e Bernedo di Dentro. Alla strada asfaltata si sostituisce una
pista sterrata, che oltrepassa la cappella dedicata a S. Antonio, supera
un vallone secondario e si porta nel cuore del profondo vallone di S.
Giovanni. Raggiunto il lato opposto del vallone, la pista conduce, in
breve, alle spalle della chiesa di S. Giovanni, dove
ci accoglie, sicuramente gradita, una fresca fontana.
Vediamo, ora come giungere fin qui a piedi. Lasciamo sempre l’automobile
all’inizio della strada per Mello, ma ora, invece di seguirla,
tagliamo per la mulattiera che, salendo per la frazione Coffedo, porta
all’ex-convento di S. Francesco, proponendoci una serie di cappellette
che corrispondono alle tappe della via crucis. Alle spalle del convento
la mulattiera prosegue salendo fino ad un tornante destrorso della strada
per Mello. Dopo un breve tratto di questa strada, possiamo di nuovo
sfruttare un scorciatoia, che ci evita un bel pezzo di asfalto. Raggiunto
il terzo tornante destrorso della strada per
Mello,
ci ritroviamo alla frazione di Consiglio, che appartiene
già al comune di Mello (mentre Coffedo e l’ex-convento
di S. Francesco rientrano nel territorio di Traona). Qui, seguendo un’indicazione
per il castello, lasciamo la strada, sulla sinistra, ed imbocchiamo
una stradina che diviene, ben presto, sentiero; seguendolo, in pochi
minuti raggiungiamo i ruderi del castello
di Domòfole (m. 537), ai quali, purtroppo, non possiamo
avvicinarci, perché sono pericolanti.
Il castello altomedievale, di cui restano solo la torre, parte del muro
e della cappella di Santa Maria Maddalena, era chiamato popolarmente
Castello della Regina, essendo diffusa la credenza che vi avesse dimorato
la regina longobarda Teodolinda. E' probabile che la fortezza sia stata
piuttosto prigione di una meno nota regina longobarda, Gundeberga, accusata
ingiustamente di aver tramato per far morire il marito, il re Arioaldo.
A metà strada fra terra buona e miele, dunque, sta un luogo legato
ad una vicenda amara, ad una terra infelice, la terra dell’ingiusta
prigionia.
Una leggenda popolare assai diffusa racconta che una regina è
stata ingiustamente rinchiusa fra queste austere mura. Una regina che
neppure dopo la morte ha potuto trovare pace per la calunnia che l’ha
colpita. Una regina che, nelle chiare notti estive, torna a visitare
il luogo delle sue sofferenze, vestita del colore dell’innocenza,
cioè di bianco. Sembra che si aggiri, senza pace, nei sotterranei,
ma talvolta esce all’aperto, forse a guardare il cielo. La si
può scorgere, passando nei pressi del castello nel cuore della
notte. Si può vedere una figura diàfana, la figura di
una dama bianca, che si staglia contro il cielo, incerta e pallida come
un riflesso della luna, alta, in cima alle mura diroccate, come una
candida torre d’avorio, silenziosa, come il cuore di una notte
senza vento. Una figura che ispira pietà più che paura.
Se,
invece, vogliamo lasciare il terreno fascinoso della leggenda per portarci
su quello più freddo ma solido della storia, possiamo riassumere
le vicende del castello in queste note riassuntive: fu edificato intorno
al 1100 e di esso furono investiti i Vicedomini, feudatari del vescovo
di Como; fu poi preso e distrutto dai Vitani, loro rivali, nel 1292;
successivamente riedificato, venne distrutto definitivamente nel 1524
dai Grigioni, i quali, per impedire moti di rivolta ed ostacolare invasioni
di eserciti ostili durante la loro dominazione della terra di Valtellina,
ne operarono un sistematico smantellamento delle fortezze.
Ora dobbiamo cercare, alle spalle del castello, il sentiero che risale
il dosso boscoso a monte dei ruderi, fino ad intercettare la pista che
da Mello porta a S. Giovanni di Bioggio, proprio in corrispondenza della
cappella dedicata a S. Antonio, a circa 655 metri di
quota. Calcoliamo 20-30 minuti di salita dal castello alla cappella.
Ora non dobbiamo far altro che percorrere la pista verso sinistra, attraversare
il vallone di S. Giovanni e raggiungere l’omonima chiesa.
Raccontiamo subito la possibilità di chiudere per la via più
breve l’anello a piedi. A fianco della chiesa, ad ovest, corre
una pista secondaria, che si stacca da quella principale, e diventa
ben presto un sentiero che scende, con diversi tornanti, nella splendida
cornice di un bosco di castagni, gino a raggiungere le case più
alte della frazione di Pianezzo, sopra Traona. Qui
intercettiamo una strada asfaltata, che però seguiamo solo per
breve tratto: appena oltrepassato un ponte, lasciamola sulla sinistra,
in corrispondenza di un parcheggio, per impegnare una larga mulattiera
che passa fra le case della frazione.
Dopo un breve tratto, pieghiamo a destra, proseguendo nella discesa.
La mulattiera ha un largo ed ottimo fondo in grisc,
cioè
è lastricata da pietre arrotondate sapientemente disposte. Scendiamo,
così, fino a passare a destra di un ponte, cui giunge una strada
asfaltata; noi, però, continuiamo a scendere sulla sinistra,
circondati da splendidi vigneti. Siamo sul versante che si trova immediatamente
a monte di Traona, di cui godiamo di uno stupendo colpo d’occhio.
La discesa ci porta al piazzale a ridosso dell’imponente chiesa
parrocchiale di S. Alessandro (m. 285), dalla quale la visuale
su Traona, sulla bassa Valtellina e sull’alto Lario è davvero
sorprendente. Prendiamo, quindi, a sinistra, rimanendo nella parte alta
del paese: in breve, intercettiamo la strada per Mello, poco sopra il
punto nel quale abbiamo lasciato l’automobile.
Torniamo, però, ora a S. Giovanni di Bioggio, per raccontare
come si possono chiudere anello più ampi. Un secondo anello,
godibilissimo sia in mountain-bike che a piedi, sfrutta la bella mulattiera
che sempre da Pianezzo sale a Bioggio. Bioggio, si badi, non è
S. Giovanni di Bioggio, ma un piccolo nucleo di case, con una chiesetta
dedicata a S. Maria, che si trova un po’ più in alto, ad
occidente. Lasciamo, dunque, la chiesa di S. Giovanni, salendo lungo
la pista sterrata che conduce ai prati di Aragno (m. 1146). Al secondo
tornante destrorso, lasciamo questa pista per imboccare, sulla sinistra,
una pista che sale da ovest. Seguendo questa seconda pista, dopo un
breve tratto in leggera discesa, raggiungiamo il nucleo di Bioggio
(m. 771), dove si trova la già citata chiesetta di S. Maria.
Chiesetta assai umile, all’aspetto, ma di grande importanza storica,
in quanto fino al Quattrocento fu la chiesa più importante di
Traona, prima di essere sostituita dall’imponente chiesa di S.
Alessandro. Tornò, più tardi, ad assumere un ruolo importante
in quanto i cattolici tornarono ad esercitarvi il culto quando la chiesa
di S. Alessandro fu occupata dai protestanti. Oggi di queste contese
religione non resta neppure più l’eco, ed il silenzio del
luogo suggerisce pensieri di armonia e
concordia.
La pista prosegue, nella discesa, per altri due km, fino a Cercino,
ma noi possiamo sfruttare un’interessante alternativa, soprattutto
se siamo a piedi: la già menzionata mulattiera che scende a Pianezzo.
Per trovarne la partenza dobbiamo lasciare la pista appena prima della
chiesetta, sulla sinistra, attraversando un prato, sul cui limite inferiore
inizia la traccia marcata della mulattiera, che scende con diversi ornanti
e con andamento regolare e non troppo ripido. Il fondo è buono,
in grisc, e la cornice è quella di un fiabesco bosco di castagni,
intervallato da qualche radura. Durante la discesa la mulattiera viene
intercettata da un sentiero e da una pista che provengono da destra
e proseguono sulla sinistra, e che noi ignoriamo. Superiamo, scendendo,
un masso troviamo anche un segnavia rosso-bianco-rosso con il numero
“25” ed una bella fontanella, sulla nostra destra.
Poi usciamo per un tratto dal bosco, per rientrarvi e raggiungere il
cuore del vallone del torrentello che attraversa il centro di Traona.
Superato il modesto corso d’acqua, raggiungiamo una pista sterrata
che, ben presto propone il fondo in asfalto. Siamo alle case alte di
Pianezzo, al punto raggiunto anche dal sentiero che scende diretto da
S. Giovanni di Bioggio. Dopo un tornante destrorso, raggiungiamo il
ponte sul torrentello, oltre il quale, sulla sinistra, si trova il già
citato parcheggio.
Ora, se siamo a piedi concludiamo la discesa lasciando, sulla sinistra,
la strada, attraversando le case e sfruttando la mulattiera che porta
alla chiesa di S. Alessandro, di cui sopra abbiamo parlato (ma possiamo,
ovviamente, sfruttarla anche sulle due ruote); se, invece siamo in sella,
possiamo prolungare un po’ l’anello scendendo lungo la strada
asfaltata. Scendendo, ignoriamo una deviazione, segnalata, sulla destra,
che porta a Moncucco, ed una seconda deviazione, sulla sinistra, che
porta a Moncucco basso.
Alla fine, dopo aver superato, sulla nostra destra, una bella dimora
con un dipinto sulla facciata, intercettiamo la strada asfaltata che
proviene da Cercino, o meglio, dal terzo tornante della strada che sale
dalla provinciale Valeriana, sul fondovalle, a Cercino. Seguiamo questa
strada, verso sinistra, e la nostra discesa si conclude ad un secondo
ponte sul
torrente
di Traona, superato il quale possiamo immetterci nella mulattiera che
da Pianezzo scende a S. Alessandro, e chiudere, così, quello
che potremmo chiamare l’anello di S. Giovanni.
Anello che può essere ulteriormente allargato in due modi: da
Bioggio possiamo ignorare la mulattiera, proseguire sulla pista che
scende a Cercino e da Cercino scendere alla via provinciale
Valeriana occidentale: qui prendiamo a sinistra e torniamo
a Traona, chiudendo l’anello; possiamo anche scendere per la mulattiera
a Pianezzo, proseguire fino ad intercettare la strada che proviene da
Cercino e, invece di continuare la discesa diretta a S. Alessandro di
Traona, seguire quest’ultima verso destra, fino ad intercettare
la strada che sale a Cercino, seguendola, poi, in discesa fino alla
provinciale Valeriana, per la quale torniamo a Traona. I
nsomma, le possibilità sono diverse, e possono anche essere diversamente
ricombinate. Senza dimenticare un’ulteriore possibilità,
per bikers dai muscoli d’acciaio: da S. Giovanni di Bioggio possiamo
salire ai prati di Aragno, scendere di sella per un
breve tratto, sul sentiero che sale ai prati di Bioggio
(m. 1348), e qui intercettare l’ultimo segmento occidentale della
pista tagliafuoco che percorre l’intera media costiera dei Cech,
dall’alpe Bassetta fino ai prati di Bioggio. Risaliti in sella,
possiamo percorrere la pista fino all’alpe Piazza,
dalla quale, per una comoda pista sterrata, scendiamo a Cino.
Da Cino, seguendo una strada asfaltata, possiamo, poi, portarci a Cercino,
e di qui tornare a Traona per una delle vie sopra descritte.