Mello, paese del miele, paese di zingari. Come mettere
insieme cose apparentemente così diverse? Vediamone il senso,
e capiremo. Quanto al miele, lasciamo la parola al diplomatico e uomo
d’armi Giovanni Guler von Weineck, governatore per la Lega Grigia
della Valtellina nel 1587-88, che, nella sua opera “Raetia”
(Zurigo, 1616), così scrive: “Circa mille passi a ponente
di Civo, sorge su una pianura montana Mello, che derivò il suo
nome dalla parola latina mel, ossia dal miele: perché in antico
le api qui esercitavano una particolare attività e riempivano
tutto di miele”.
Quanto, invece, agli zingari, dobbiamo ricordare che i “Melàt”,
cioè gli abitanti di Mello, alla ricerca di pascoli per i loro
armenti, si spingevano, in passato, nella stagione invernale fino alle
porte della Valchiavenna, a Samolaco e Novate Mezzola, ed in quella
estiva in Valle dei Ratti, in Val Codera ed in Val Masino. In particolare,
in Val Masino colonizzarono quella splendida valle che da loro prende
il
nome, la Val di Mello, appunto, oggi conosciutissima per i suoi splendidi
scenari e per le possibilità offerte ad alpinisti e climbers,
ma nei secoli scorsi valle considerata aspra ed ostile, per i magri
pascoli posti in cima alle valli laterali, erte e scoscese. Comprendiamo,
adesso, il legame fra miele e zingari: i due termini rimandano al mondo
contadino, al lavoro indefesso, alla tenacia, di insetti interamente
dediti alla vita dell’alveare e di uomini interamente assorbiti
nel compito sempre difficile di strappare alla terra di che vivere.
Del resto, è questa la fama che i “Melàt”
si sono conquistati in terra di Valtellina, fama di uomini determinati
ed intraprendenti.
Ma non si deve pensare che l’anima di Mello sia esclusivamente
legata al mondo contadino. Restituiamo la parola al von Weineck: “Il
paese venne fondato dai Greco di Civo, quando vi si trasferirono, e
col tempo crebbe a tal segno che fu distinto e separato da Civo; in
seguito poi venne abitato anche da altre nobili famiglie, particolarmente
dai Paravicini”. Vi è anche un’anima nobiliare, dunque,
che non contrasta con la prima, ma convive in un felice connubio.
Le origini del paese sono molto antiche, e risalgono almeno all’anno
mille (il nome viene menzionato per la prima volta in una “cartula
venditionis” del 1022). Apparteneva al terziere inferiore della
Valtellina, ed in particolare alla squadra di Traona; dal punto di vista
religioso, invece, dipendeva dalla pieve di Olonio e dall’arcipretale
di S. Alessandro di Traona, dalla quale, però, si staccò
nel 1441, divenendo parrocchia autonoma di nomina popolare. Nel secolo
successivo Mello era probabilmente il paese più importante della
Costiera dei Cech. I suoi pastori, come già detto, avevano valicato
i passi alti della Costiera dei Cech e colonizzato la Val Masino, che
rientrava entro i confini del comune, con Cornolo, Cataeggio, Filorera,
Remenno e S. Martino (la valle si staccò da Mello,
costituendosi
in comune autonomo, solo nel 1785). Nella sua famosa visita pastorale
del 1589, il vescovo di Como di origine morbegnese, Feliciano Ninguarda,
vi contò 200 fuochi (1.000-1.200 anime), ma al conteggio si debbono
aggiungere i 50 fuochi della Val Masino (250-300 anime).
Poco prima che la Guerra dei Trent’anni investisse, con il suo
tragico carico di morte per le violenze e soprattutto la pestilenza,
Valtellina e Valchiavenna, Mello contava, nel 1624, 947 abitanti. Poi
anche questo borgo non scampò alla falcidia operata dalla peste
del 1630. Seguirono decenni grami, che incrementarono il flusso migratorio.
Mello però si attaccò saldamente alle sue radici contadine,
e nel secolo successivo si avvertirono i segni di una ripresa graduale,
ma progressiva. Alla fine del Settecento, e precisamente nel 1797, Mello
aveva recuperato il livello di abitanti antecedente al 1630 (950).
A metà dell’Ottocento, e precisamente nel 1853, Mello,
con le frazioni di Castello e Consiglio, apparteneva al III distretto
di Morbegno e contava 1097 abitanti, popolazione che corrisponde, sostanzialmente,
all’attuale (1013).
Dopo le note storiche, qualche nota geografica. A differenza del vicino
comune di Civo, che è una sorta di intarsio di paesi, Mello ha
un nucleo centrale ben definito, ed alcune frazioni basse ed alte. Il
centro è posto su un eccellente terrazzo panoramico di mezza
montagna, a 681 metri, gemello del terrazzo che, più ad oriente,
ospita Civo. Lo si raggiunge facilmente, staccandosi, sulla sinistra,
dalla ss. 38 dello Stelvio al primo semaforo all’ingresso di Morbegno
(per chi proviene da Milano; indicazioni per la Costiera dei Cech).
Superato un cavalcavia, una rotonda ed il ponte sull’Adda, si
prende a sinistra, immettendosi sulla strada provinciale Valeriana occidentale
e procedendo in direzione di Traona.
Al
termine del tirone in salita che precede l’ingresso in Traona,
non si impegna il ponte, ma si prende a destra, rimanendo, dunque, a
destra del torrente S. Giovanni ed imboccando la strada, segnalata,
per Mello, che, dopo una salita di 7 km, raggiunge il centro del paese.
Centro che è dominato dalla bella chiesa parrocchiale di S. Fedele,
di cui gli abitanti sono giustamente orgogliosi. La sua abside, che
si affaccia su un ampio sagrato, è rivolta ad oriente, e ciò
testimonia dell’antica origine dell’edificio sacro, che
fu però interamente riedificato a partire dagli inizi del Settecento.
Al settecento risale anche l’elegante ossario a lato della facciata
della chiesa, sul limite settentrionale del sagrato. Appena sopra il
centro, troviamo, da est ad ovest, i rioni di Bondo, Pusterla, Piazzo,
Pozzo, Bernedo di Fuori e Bernedo di Dentro.
Più in alto, a monte del paese, si collocano i prati di Poira
di Fuori, o Poira di Mello, e delle Città, con la chiesetta di
S. Margherita. Ad ovest del paese, sul lato opposto del vallone di S.
Giovanni, si trova, invece, la bellissima chiesa prepositurale di S.
Giovanni di Bioggio (m. 691), che costituisce uno dei luoghi più
caratteristici dell’intera Costiera dei Cech. È posta in
un’incantevole radura sulla cima di un bel poggio boscoso, a monte
di Traona e ad occidente del profondo vallone di S. Giovanni. Sul limite
inferiore della radura a sud del sagrato si osservano ancora i resti
di strutture di fortificazione, che attestano l’importanza strategica
del luogo. La chiesa è, infatti, di origine medievale, ma subì
una notevole trasformazione nel secolo XVI, quando fu ampliata ed all’originario
ingresso rivolto ad oriente venne sostituito l’attuale, che guarda
a sud. Nel secolo
successivo,
e precisamente nel 1639, fu costruita l’imponente doppia scalinata
in serizzo, che consente di salire a tale ingresso.
Appena ad ovest della chiesa passa il confine che divide il territorio
del comune di Mello da quello di Traona, ma, al di là di questi
dettagli amministrativi, la chiesa è cara a tutti gli abitanti
dei paesi vicini. La raggiungono da sud un sentiero che sale da Pianezzo,
frazione alta di Traona, da ovest una pista sterrata che proviene da
Cercino e da Bioggio ed infine da est una carrozzabile che parte da
Bernedo, frazione di Mello. Questo convergere di vie testimonia la sua
centralità nel cuore e nella devozione degli abitanti di questo
angolo dei Cech.
A valle del centro di Mello, infine, vanno menzionate le frazioni di
Castello e Consiglio, e, ad occidente di questi nuclei, il castello
di Domòfole, o castello della Regina (m. 537), ridotto purtroppo
a rudere pericolante. Il castello altomedievale, di cui restano solo
la torre, parte del muro e della cappella di Santa Maria Maddalena,
era chiamato popolarmente Castello della Regina, essendo diffusa la
credenza che vi avesse dimorato la regina longobarda Teodolinda. E'
probabile che la fortezza sia stata piuttosto prigione di una meno nota
regina longobarda, Gundeberga, accusata ingiustamente di aver tramato
per far morire il marito, il re Arioaldo. Fu probabilmente edificata
intorno al 1100 e di essa furono investiti i Vicedomini, feudatari del
vescovo di Como; fu poi presa e distrutto dai Vitani, loro rivali, nel
1292; successivamente riedificata, venne distrutta definitivamente nel
1524 dai Grigioni, i quali, per impedire moti di rivolta ed ostacolare
invasioni di eserciti ostili durante la loro dominazione della terra
di Valtellina, operarono un sistematico smantellamento delle sue fortezze.
Uno
sguardo agli alpeggi alti, per finire. Appartengono al comune di Mello,
a monte di Poira, gli alpeggi di Pre Soccio (Pre Sücc, cioè
Prato Asciutto, a 1650 metri) e Visogno (m. 2000), ancora oggi caricati.
A monte dell’alpe Visogno è collocato, dal 1983, il bivacco
Bottani Cornaggia. Più ad ovest, a monte di S.Giovanni di Bioggio
si trovano i prati di Aragno e Consiglio, in una fascia fra i 1100 ed
i 1300 metri.
Più in alto ancora, a 2021 metri, sta l’oratorio dei Sette
Fratelli, una sorta di eremo dedicato al culto di S. Felicita e dei
suoi sette figli martiri, luogo straordinario, dal fortissimo impatto
emotivo. Meritano di esser menzionati, infine, alpeggi che in passato
ebbero una loro importanza, e che si trovano a monte di Poira di Fuori,
in una fascia compresa fra i 1400 ed i 1600 metri, vale a dire i prati
Ovest, i Colli ed i prati Quaini.
Il punto di massima elevazione del territorio comunale è la cima
di Malvedello, sulla costiera che separa i Cech dalla Valle di Ratti.
A sud, invece, il limite del territorio comunale non raggiunge il fondovalle,
in quanto passa a monte della Valletta e di Coffedo, frazioni di Traona.
Qualche nota a beneficio degli amanti delle camminate, per concludere.
La visita al centro di Mello può essere l’occasione per
una gradevole e rilassante camminata, godibilissima in autunno ed anche
in inverno, data la particolare mitezza del clima che caratterizza la
Costiera dei Cech. Due sono gli itinerari più significativi.
Il primo, più breve, parte da S. Croce, frazione di Civo posta
a monte del ponte di Ganda, il secondo da Traona.
Per raggiungere S. Croce dobbiamo staccarci, sulla sinistra, dalla ss.
38 dello Stelvio al primo semaforo all’ingresso di Morbegno (se
proveniamo da Milano; indicazioni per la Costiera dei Cech). Superato
un cavalcavia, una rotonda ed il ponte sull’Adda,
prendiamo
a destra, salendo fino ad uno stop, al quale prendiamo a sinistra (tornante
sinistrorso), salendo lungo la strada che porta a Dazio. Poco oltre
il primo tornante destrorso, troviamo, sulla sinistra, lo svincolo per
S. Croce. Salendo per un breve tratto sulla stretta stradina, raggiungiamo
il paese, dove lasciamo l’automobile (m. 447).
Dalla piazzetta di fronte alla chiesa prendiamo, poi, a sinistra (ad
ovest), proseguendo fino al limite occidentale del paese, dove la strada
lascia il posto ad una pista che comincia a salire, tagliando una splendida
fascia di vigneti. Si tratta della vecchia strada per Mello. Dopo un
primo tratto di salita, ignoriamo un ripido tratturo in cemento, che
se ne stacca sulla sinistra, ed incontriamo un paio di tornanti, che
ci portano ad un rustico che ha dipinta, sulla facciata, una crocifissione.
Poi il fondo della strada, da sterrato, diventa asfaltato, e superiamo
i nuclei rurali dei Freddi e di Ca’ du Carna.
La strada ridiventa sterrata, entra nell’ombra di una selva di
castagni e scavalca, su un ponte, la valle che scende al piano in località
Valletta. Non manca molto alla meta: usciti dalla selva, dopo un ultimo
tratto in salita raggiungiamo il piazzale che sta di fronte all’ingresso
del cimitero di Mello. Percorso l’ultimo tratto della via S. Croce,
raggiungiamo la via Papa Giovanni XXIII, per la quale possiamo salire
al centro del paese. La camminata non richiede più di tre quarti
d’ora, ed il dislivello in salita è assai contenuto (m.
240). Questo itinerario può anche essere sfruttato per una divertente
pedalata: in questo caso, però, meglio utilizzarlo per la discesa,
salendo a Mello da Traona e scendendo per questa via a S. Croce e di
qui alla provinciale Valeriana, per poi tornare comodamente a Traona.
Ecco un secondo itinerario per una camminata che ha come meta Mello.
Questa volta partiamo dalla frazione di Pianezzo, sopra Traona. La possiamo
raggiungere anche in automobile, ma vale la pena di arrivarci a piedi.
Lasciamo l’automobile, dunque, al parcheggio della chiesa di S.
Alessandro di Traona (m. 285; la raggiungiamo percorrendo il primo tratto
della strada Traona-Mello, e
lasciandola,
verso sinistra, quando troviamo l’indicazione per la chiesa di
S. Alessandro). Dopo esserci fermati a godere dell’incomparabile
panorama che si gode dal suo sagrato, mettiamoci in cammino sulla mulattiera-tratturo
che parte alle spalle della chiesa, nei pressi del parcheggio, e sale
inizialmente verso sinistra. Ignorata la strada asfaltata che raggiunge
il tratturo sulla sinistra, continuiamo a salire, volgendo a destra,
fino a raggiungere le case più basse di Pianezzo.
Intercettata una mulattiera pianeggiante, prendiamo a sinistra, e poi,
senza raggiungere il parcheggio oltre le case, pieghiamo a destra, continuando
a salire. Intercettiamo, così, la strada asfaltata, e proseguiamo
sul lato opposto, salendo fra le case alte di Pianezzo (m. 474), fino
ad intercettare per la seconda volta la pista, in prossimità
del suo termine. Non percorriamo la pista, ma procediamo diritti davanti
a noi, trovando, sul suo lato opposto, la partenza di un sentiero che
sale, deciso, in un folto bosco di castagni, in direzione nord-est.
Dopo un’ultima serie di tornanti, raggiungiamo la radura che sta
di fronte alla splendida chiesa di S. Giovanni di Bioggio (m. 697),
dove una sosta ristoratrice potrà permetterci un’immersione
rigeneratrice nell’atmosfera di questo luogo, denso di spiritualità
e di pace. Per portarci a Mello dobbiamo, infine, imboccare la carrozzabile
sterrata alle spalle della chiesa, prendendo a destra, scendendo a scavalcare
il vallone di S. Giovanni e superando anche la cappella di S. Antonio,
prima di raggiungere le case di Bernedo, alle porte occidentali di Mello.
Questa camminata richiede più tempo, diciamo un’ora e mezza;
il dislivello in altezza approssimativo è di 410 metri.