Il
bivacco Bottani-Cornaggia
è dedicato alla memoria degli alpinisti Nino Bottani e Siro Cornaggia,
ed è collocato, a 2327 metri, fra le balze del circo terminale
a monte dell'alpe Visogno, ai piedi della cima di Malvedello (m. 2640)
C costituisce un ottimo punto di appoggio per chi volesse effettuare
interessantissime ma poco praticate traversate, dall'alta Costiera dei
Cech alla Valle dei Ratti (bivacco
Primalpia e rifugio
Volta), per il passo di Visogno, o alla Val Masino (alta Valle di
Spluga e Valle dell'Oro, dove si trova il rifugio Omio), per i passi
di Visogno, Colino e del Calvo. Teniamo, però, presente che,
pur essendo un bivacco, non è sempre aperto, per cui chi intendesse
fruirne deve chiedere le chiavi, a Morbegno presso Oscar Scheffer del
GAM di Morbegno (tel.: 0342 611022), oppure agli alberghi Scaloni o
Ville di Poira, a Poira di Civo, o, infine, da Anselmo Tarca, all’alpe
Visogno o al Pre’ Soccio.
Il bivacco è stato posato nel 1983 ed è di proprietà
del G.A.M. (Gruppo Aquile di Morbegno), lo stesso che ha anche posato
la croce sulla quota 2585, a nord-ovest del bivacco. Dispone di 9 cuccette,
un tavolo ed una panchina ribaltabile. Non confidiamo troppo, invece,
nella possibilità di procurarci acqua nei dintorni: la Costiera
dei Cech è in generale piuttosto arida, per cui è meglio
portarne una buona scosta da casa.
La salita al bivacco parte da Poira di Civo, dove possiamo
lasciare l’automobile nel piazzale della chiesetta (m.1077). Mettiamoci,
dunque, in cammino, seguendo le indicazioni relative al Sentiero dei
Tre Cornini, identificato dal numero 23. Il punto di partenza è
indicato da due cartelli della Comunità
Montana
Valtellina di Morbegno, che indicano il Pre Soccio (italianizzazione
del Pre Sücc) ed il bivacco Bottani Cornaggia (attenzione a non
imboccare, invece, la pista sulla destra - sentiero n. 23, per l'alpeggio
dei Pesc, la Croce di Roncaglia e l'alta Val Toate-). Iniziamo, così,
a percorrere per un breve tratto una pista fra alcune case di villeggiatura,
e troviamo, alla nostra sinistra, anche il vecchio cartello del Sentiero
dei Tre Cornini, che dà il Pra’ Succ ad un’ora, il
bivacco Bottani Cornaggia a 3 ore, la croce GAM ed il passo di Vesogno
(o Visogno) a 4 ore. Poco più avanti alcuni cartelli della Comunità
Montana Valtellina di Morbegno indicano il Pre Soccio, il bivacco Bottani
Cornaggia, l’Oratorio dei Sette Fratelli ed i Tre Cornini.
Nel primo tratto il sentiero, largo, come una mulattiera, procede quasi
diritto, in direzione del monte, ma con pendenza mite. Poi, ad un cartello
che ci ricorda come la pulizia del sentiero sia nelle nostre mani, piega
a sinistra e, con traccia più stretta, ma sempre molto bella
e riposante (il fondo è davvero buono), risale, con molti tornanti,
il versante boscoso sul lato occidentale del vallone che si apre, più
in basso, fra Poira e Roncaglia di Sopra. I segnavia rosso-bianco-rossi
sono pochi, ma non c’è pericolo di perdersi. A quota 1450
circa il sentiero è interrotto, per pochi metri, dalla nuova
pista tagliafuoco che proviene da Poira di Mello e si dirige a Funtanin,
in comune di Civo.
Scavalcata la pista, riprendiamo la salita, sempre all’ombra di
un bel bosco, fra betulle e pini. Ignorata una deviazione a destra (il
cartello “Sentiero per acqua” segnala la partenza di un
sentiero secondario, che conduce anch’esso a Pre Sücc, ma
al suo limite orientale, e passa per una sorgente alla quale si può
sperare di trovare acqua, ovviando ad un problema assai frequente nella
Costiera dei Cech), prendiamo a sinistra ed affrontiamo un lungo tratto
all’aperto, in direzione ovest. In questo tratto il sentiero viene
raggiunto, sulla sinistra, da quello, non segnalato, che sale a Pre
Sücc partendo da Poira di
Mello,
e precisamente nei pressi della chiesetta di S. Margherita.
Proseguiamo sul nostro sentiero fino ad una svolta a destra: due rapidi
tornantini ci portano sul limite inferiore di sinistra (ovest) dell’alpe
Pre Sücc (o Pre Soccio, cioè Prato Asciutto,
m. 1650). Qui una nuova serie di cartelli segnala che il sentiero per
i Tre Cornini, il bivacco Bottani Cornaggia e l’Oratorio dei Sette
Fratelli non prosegue tagliando direttamente i prati, ma piegando per
un breve tratto a sinistra e risalendo il loro limite occidentale. La
traccia, per la verità, è poco evidente, per cui ci si
può affidare ad una seconda traccia che parte dal gruppo di baite
più basso, che incontriamo uscendo dal bosco, e sale verso sinistra.
In ogni caso non possiamo sbagliare: dobbiamo salire alle baite più
alte sulla sinistra del prati. Nella salita, abbastanza ripida, possiamo
concederci almeno una sosta per ammirare il panorama, già da
qui ottimo, sulla media Valtellina e l’intera catena orobica.
Una curiosità: l’alpe è tagliata dal confine fra
i comuni di Civo (a destra) e Mello (a sinistra). Le baite della parte
bassa appartengono al primo, quelle della parte alta al secondo.
Nella parte alta dei prati, sulla sinistra, dunque, si trovano tre baite
strette l’una all’altra, in un’antichissima comunanza
così frequente per ovviare all’asprezza della montagna:
lì troviamo la traccia di sentiero, che prende a destra, e poi
svolta a sinistra, portandoci ad un vecchio cartello della Comunità
Montana Valtellina di Morbegno che dà i Tre Cornini ad un’ora
di cammino ed il bivacco Bottani Cornaggia ad un’ora e tre quarti.
Superata, quindi, l’ultima e più alta baita (m. 1727),
incontriamo, ad un bivio, i nuovi cartelli della Comunità Montana
(che, a differenza dei vecchi, non danno indicazioni sui tempi): prendendo
a sinistra si va all’Oratorio dei Sette Fratelli, mentre proseguendo
a destra si va ai Tre Cornini ed al bivacco Bottani Cornaggia.
Il
sentiero prosegue, dunque, verso destra (nord-nord-est), superando anche
un modesto corso d’acqua. Lo scenario è, qui, piuttosto
mesto: attraversiamo una sorta di cimitero di alberi, quel che resta
dopo un incendio che ha sfregiato una pineta che doveva essere davvero
molto bella. Oltrepassato il corso d’acqua, prestiamo un po’
di attenzione, perché il sentiero principale prosegue sulla nostra
sinistra, mentre a destra è raggiunto da una traccia secondaria
(che rischiamo di scambiare per quella principale).
Dopo qualche tornante fra scheletri d’albero ed alberi ancora
vivi e…vegeti, approdiamo, infine, ad una splendida radura, a
1850 metri di quota. La sosta ci consente di ammirare un bel panorama
sulla media Valtellina e sulle Orobie centro-orientali; salendo ancora,
però, avremo modo di goderne di migliori. Memorizziamo il punto
di uscita nella radura, per non perdere tempo a cercare il sentiero
quando torneremo, e proseguiamo, verso destra (indicazione su un masso),
entrando in una piccola selva che ci permette di aggirare, da destra,
appunto, una faticosa fascia di massi. Il sentiero piega, quindi, a
sinistra, esce dalla selva e taglia in diagonale, verso sinistra, massi
e pascoli. Ci troviamo nel cuore di un ampio vallone che scende dal
ramo orientale dell’alpe Visogno.
Il sentiero, con qualche tornante, guadagna quota risalendo il fianco
sinistro di questo vallone; seguendolo, tagliamo un ampio dosso, finché,
improvviso ed emozionante, si apre di fronte ai nostri occhio lo splendido
scenario dell’alpe Visogno, delimitato, a sinistra, dal lungo
crinale sul cui limite inferiore sono riconoscibili i suoi guardiani
di granito, i Tre Cornini. In alto, a nord, quasi sulla verticale del
baitone dell’alpe, la cima di Malvedello, elevazione poco pronunciata
sulla severa e gotica costiera di granito che separa la Costiera dei
Cech dalla Valle dei Ratti. Guardando, invece, a destra, cioè
a nord-est, distinguiamo, su una elevazione
della
costiera che separa l’alpe Visogno dalla Val
Toate, la Croce di Roncaglia, o Ledino (m. 2093). Se, infine, guardiamo
alle nostre spalle, a sud, ottimo è lo scenario orobico, che
propone, in primo piano, le Valli del Bitto di Albaredo e di Gerola.
L'alpe Visogno è costituita da un ampio pianoro, sorvegliato
da due baite, a quota 2003 (comune di Mello). Prima di raggiungere queste
baite, incontriamo un cartello che dà il bivacco Bottani-Cornaggia
ad un’ora ed il rifugio Volta a 5 ore.
La piana dell'alpe, ampia, bellissima, è assai simile ad altre
piane non lontane e più note, come il Pianone della Val Porcellizzo
e la Piana di Preda Rossa, in Val Masino. Si tratta sempre, infatti,
di ciò che resta di antichissimi laghi di origine glaciale, che
hanno subito un lungo processo di interramento.
All'origine di questo processo sta il terreno di torbiera, un vero e
proprio tipo di suolo, di natura puramente o prevalentemente organica,
con una componente minerale nulla o trascurabile, che tuttavia ha anche
le caratteristiche di un substrato sedimentario, simile a quello dei
carboni fossili. Essa si forma nei pianori chiusi da bordi rialzati,
dove l’acqua, ristagnando, determina zone umide in cui il l'azione
di decomposizione viene rallentata dalla scarsa ossigenazione e dall'ambiente
acido. Si accumula, così, uno strato di materiale vegetale che
prende il nome di torba ed è caratterizzato da un elevato contenuto
di carbonio organico. La torbiera, nella sua lenta ma inesorabile avanzata,
si "mangia" molti laghi alpini: le specie vegetali producono
una quantità più o meno considerevole di materiale vegetativo,
i cui resti morti tendono ad accumularsi sul fondale, determinando un
suo graduale innalzamento. La diminuzione della profondità dello
specchio d’acqua offre, a sua volta, nuovi spazi che, quando sono
prossimi al pelo dell’acqua, vengono rapidamente colonizzati da
altre piante.
Si assiste, così, al graduale avanzamento, verso il centro del
lago, della vegetazione, costituita da comunità diverse che si
associano e si alternano nel processo di interramento. Le truppe d’assalto
sono quelle più acquatiche, mentre in retroguardia stanno quelle
meno igrofile, che colonizzano il suolo meno imbevuto d’acqua.
Ci si mettono, infine, anche, anche le vere e proprie piante acquatiche
che, approfittando delle acque che diventano sempre più ferme
e sempre meno profonde, ne ricoprono gran parte della superficie. Purtroppo,
dunque, il lago di Visogno, come si sarebbe chiamato, non c'è
più. Resta solo qualche pozza, nascosta più in alto, fra
le balze orientali a monte dell'alpe. La più bassa (m. 2117)
è facilmente raggiungibile portandosi sul limite destro della
piana e salendo a vista. Diverso è invece l'itineraio per il
bivacco.
E' tempo, dunque, di lasciare questi pensieri, che abbracciano tempi
smisurati, per tornare a misurare le nostre forze e rimetterci in cammino
verso la meta, già ben visibile, sulle balze del circo alto a
monte dell'alpe. Attraversiamo, dunque, la piana, con una diagonale
verso il limite sinistro, ritrovando, infine, il sentiero che, inizialmente,
sale verso sinistra, poi piega a destra (ignoriamo la traccia che punta
a sinistra, in direzione del cinale che scende ai Tre Cornini), effettuando
una lunga diagonale che ci porta allo speroncino di roccia su cui è
posto il bivacco Bottani-Cornaggia, in territorio del
comune di Mello.
La salita richiede, complessivamente, circa 3 ore e mezza, necessarie
per superare un dislivello approssimativo di 1250 metri, nello scenario
di grande bellezza delle guglie gotiche della testata della valle, che
culmina nella cima di Malvedello (m. 2640). Pernottare in questo luogo
solitario, vero regno delle aquile, che guarda dal suo lontano silenzio
al brulicare di vita del fondovalle, è sicuramente un’esperienza
di forte impatto emotivo. Superbo è il panorama: verso sud, in
particolare, le valli del Bitto di Albaredo e di Gerola si aprono, in
tutta la loro ampiezza, al nostro sguardo.
Accenniamo, ora, alle direttrici escursionistiche che si diramano dal
bivacco, partendo dalla traversata al bivacco Primalpia o al rifugio
Volta, in Valle dei Ratti, passando per il passo di Visogno. Alle spalle
del bivacco parte un percorso segnalato da segnavia rosso-bianco-rossi
(gli stessi
che
guidano ad esso). L'indicazione, su un grande masso, dei rifugi Volta
ed Omio si giustifica tenendo presente che dal passo di Visogno si scende
in alta Valle dei Ratti e quindi ci si può portare al rifugio
Volta, dal quale, poi, la traversata può proseguire fino al rifugio
Omio (per la via più diretta del passo della Vedretta o per quella
indiretta del passo di Primalpia e del passo del Calvo).
L’itinerario di salita al passo punta a nord-est, districandosi
fra gli ultimi magri pascoli ed una fascia di massi che occupa il piede
di una depressione sul crinale fra Costiera dei Cech e Valle dei Ratti
(depressione che non è visibile dal bivacco, ma che cominciamo
a vedere salendo). Più o meno a metà della salita, entriamo
nel territorio del comune di Civo. L’intaglio sul crinale è
il passo di Visogno (m. 2574), da cui si gode di un
ottimo colpo d’occhio sulla testata della Valle dei Ratti: distinguiamo,
da sinistra, l’affilato profilo del sasso Manduino (m. 2888),
la cima quotata m. 2846, la punta Magnaghi (m. 2871), le cime di Gaiazzo
(m. 2920 e 2895), il pizzo Ligoncio, la maggiore elevazione di questa
testata, con i suoi 3038 metri, i pizzi delle Vedretta (m. 2925) e Ratti
(m. 2907) ed, infine, il monte Spluga o cima del Calvo (m. 2967), che,
da qui, sembra la cima più alta. Possiamo, da qui, scendere,
seguendo i segnavia, ai più alti pascoli dell'alpe Primalpia,
raggiungendo poi facilmente il ben visibile bivacco (m. 1980). Dal bivacco
la traversata può proseguire fino al rifugio Volta (m.
2242).
Dal passo di Visogno, però, possiamo anche portarci al passo
di Colino (m. 2630), che, dalla Valle dei Ratti, si riaffaccia
sulla Costiera dei Cech, in alta Val Toate. Per raggiungerlo, dobbiamo
prendere a destra, attraversando, con molta cautela, una fascia di grandi
massi e risalendo un più agevole canalino terminale. Che ci facciamo,
poi, in alta Val Toate? Se decidiamo di scendere, passando per la baita
del Colino e l'alpe Pesc, ci ritroviamo, alla fine, alla chiesetta di
Poira, dove abbiamo lasciato l'automobile (percorso n. 22). Se, invece,
vogliamo effettuare una traversata in Val Masino, dobbiamo portarci
al passo di Colino est, che fronteggia, ad una quota più bassa
(m. 2412) quello di Colino, a sinistra del Corno del Colino e della
Torre di Bering, e conduce in alta Valle di Spluga.
Raccontiamo, però, per concludere, un modo interessante e poco
noto di chiudere, in una sola giornata, l'escursione, tornando a
Poira
per una via diversa ed assai meno faticosa di quella che passa per i
passi di Visogno e Colino. Questa via sfrutta un largo canalone che
si apre sulla costiera che separa l'alpe Visogno dalla Val Toate. Partiamo
dal bivacco ma, invece di seguire i segnavia, dirigiamoci verso est,
percorrendo un pianoro irregolare, fra pascoli, balze e rocce, e rimanendo
approssimativamente alla stessa quota. nella traversata, lasciamo il
territorio del comune di Mello per entrare in quello del comune di Civo.
Questo segmento della traversata, fino all’alta val Toate, è
segnalato da diverse frecce di color blu, che si fanno più frequenti
alla bocchetta di Toate. Si tratta, in realtà,
di un facile canalone che, dal pianoro, scende in alta val Toate. Non
è difficile trovarne il largo imbocco, a quota 2340 circa, anche
se, prima di raggiungerlo, dobbiamo attraversare una fascia di balze
che lo nascondono alla vista. Il canalone è occupato da massi,
anche malfermi, ma, seguendo le frecce, possiamo individuare una traiettoria
di discesa che, percorrendone prima il lato sinistro, poi portandosi
verso il centro ed infine leggermente a destra, li evita quasi interamente,
per approdare ai pascoli della valle, approssimativamente cento metri
più in basso rispetto all’imbocco. Continuiamo a seguire
le frecce che ci fanno tagliare, senza perdere quota, un dosso erboso,
su traccia di sentiero, per poi scendere decisamente verso la visibile
baita del Colino (m. 1937). Raggiunta la baita, possiamo
facilmente scendere, seguendo i segnavia, alle baite occidentali dell’alpe
Pesc (o, con brutta italianizzazione, Peccio, m. 1613) e di
qui, entrando in un bosco, fino al maggengo di Ledino
(m. 1181), da cui, per pista carrozzabile, raggiungiamo il piazzale
della chiesetta di Poira.