Fra
le zone più caratteristiche del lungo versante retico della media
Valtellina quella della Maroggia si impone per il suo fascino, che nasce
da un felice dosaggio di storia, bellezza naturalistico ed attrattiva
enologica. La storia sacra parla di luoghi segnati in modo indelebile
dalla veemente predicazione di san Benigno de' Medici (sec. XV), famoso
per il suo fervore, che si manifestò nel modo più chiaro
in una celebre predica del febbraio del 1448 in un prato della Maroggia,
conclusasi con lo svenimento dello sfinito predicatore. La natura mostra
qui, soprattutto in autunno, scorci suggestivi, e riserva la sorpresa
del famoso "Centùn", castagno piegato dall'età
pluricentenaria (si dice che anche già il santo ebbe modo di
godere della frescura all'ombra dei suoi vigorosi rami). L'attrattiva
enologica, infine, è legata ad un vino reso particolarmente robusto
dalla felice esposizione dei luoghi ("vinum firmum et dulce",
cioè vino robusto e profumato viene già definito quello
offerto al santo da Lorenzo de' Lupi), tanto da meritarsi la qualifica
di vino doc.
Ma andiamo con ordine. Staccandoci dalla statale 38 all'altezza di Ardenno
(oppure alla successiva traversa, in direzione di Sondrio, in località
Villapinta), imbocchiamo la strada provinciale Valeriana, che congiunge
Ardenno a san Pietro di Berbenno.
Raggiunta
la frazione di Ere (m. 270 circa), lasciamo l'automobile e cominciamo
a salire a piedi lungo la strada che attraversa un bel gruppo di case,
inoltrandosi poi nei prati della Maroggia. Gli amanti dei rally conoscono
bene questa zona, legata, fino a non molto tempo fa, ad una famosa prova
di questo sport. Attraversato il torrente Maroggia su un ponte, saliamo
alla frazione omonima (m. 528), dove, sul fianco orientale di un grande
dosso, stanno, raccolte e quasi strette in una fratellanza antica, alcune
baite, che, nel loro insieme, ci regalano uno degli scorci più
caratteristici, dal punto di vista degli insediamenti rurali, dell'intera
Valtellina.
Proseguiamo sulla strada che sale verso Monastero di Berbenno: al primo
tornante sinistrorso, troviamo le baite della località Piasci.
Proprio a lato della strada possiamo vedere la grande e stanca mole
del "Centùn", enorme castagno secolare piegato dal
peso degli anni e menomato dalle radicali potature che hanno ridotto
le sue fronde a poca cosa. Si dice che, nei suoi tempi migliori, le
sue radici fossero tanto lunghe e ramificate da giungere alle cantine
intorno, quasi a voler suggere almeno un po' di quell'ottimo vino che
i contadini con cura vi depositavano. Da decenni, ormai, mi raccontava
un'anziana signora, il suo tronco è tanto piegato da costituire
una sorta di scivolo sul quale almeno due generazioni di bambini hanno
trovato un'occasione di divertimento. "Altri tempi!", aggiungeva
la signora, tempi in cui la gente era più unita, le persone si
sentivano più legate e, nella loro povertà, si aiutavano
di più ed erano più contente. "N'se vuriva püsé
bée", ci volevamo più bene, è la sua lapidaria
conclusione.
Saliamo
ancora, meditando su queste parole ed ammirando i vigneti coltivati
con cura ed attenzione, fino a raggiungere il paese di Monastero (m.
636), collocato in una posizione panoramica e climatica felicissima
("in amoenissimo clivo, sopra ridente colle posto", troviamo
scritto in una relazione del secolo XIII). Il suo nome, forse per il
buon vino che già vi si produceva, fu, fino al 1294, "Assovino".
L'attuale nome deriva dalla costruzione, promossa dai tre fratelli De
Rizzi, che volevano combattere il demonio che li affliggeva, di un cenobio
(cioè di un luogo di preghiera e di vita comune dei monaci),
intitolato a san Bernardo da Montoneproprio. Il piccolo monastero venne
successivamente abbandonato, e solo san Benigno, nel secolo XV, lo restituì
alla sua importanza spirituale, diventandone abate. Ancora oggi se ne
può ammirare dall'esterno la struttura: degne di rilievo sono
la meridiana ed un dipinto della Madonna con Bambino, che sono ancora
ben visibili.
La struttura che però si impone alla vista, entrati in paese,
è la grande chiesa, fatta edificare dal Vescovo di Como, mons.
Macchi, nel 1944, e dedicata all'illustre san Benigno, che, abbiamo
visto, ha segnato indelebilmente la storia del luogo. Vi si può
ammirare un pregevolissimo battistero in legno.
Qualcuno
potrà pensare che la visita a questi luoghi debba avvenire in
un'atmosfera di austerità pensosa e di meditazione spirituale.
In realtà Monastero è famoso anche per la sagra di san
Bello, che dura cinque giorni e culmina il 12 febbraio. Vi si possono
gustare diverse specialità gastronomiche, e soprattutto il pollo
di san Bello, cucinato secondo una ricetta particolare; il tutto in
cui clima di convivialità del tutto caratteristico, favorito
dall'ottimo vino ed esaltato anche dalla particolare stagione dell'anno,
piuttosto inusuale per questo tipo di sagre. A proposito, chiederà
qualcuno, perché si festeggia san Bello e non la gloria locale,
san Benigno? In realtà sono la stessa figura: l'illustre santo,
infatti, "per integrità di vita così santa ed illustre...meritò
il nome di Benigno e per l'ottima perfezione e bellezza del suo corpo...fu
cognominato il Bello".
Qualche nota, infine, per gli amanti della mountain bike. Queste zone
possono rientrare in un circuito di grande interesse per chi ha la forza
giusta nelle gambe. Raggiunto Monastero, infatti, possiamo proseguire
su una strada asfaltata fino ai prati di Gaggio, bellissimo maggengo
che si distende per quasi duecento metri intorno alla quota 1200-1300.
Raggiunti gli edifici in cima ai prati, smontiamo dalla bicicletta e
saliamo su un sentiero molto ripido che si tiene proprio sul filo di
un dosso marcato, in un bel bosco.
Intorno
a quota 1500 dobbiamo prestare attenzione alla sua svolta a destra,
non evidente; dopo una diagonale verso est, intercetteremo il comodo
sentiero che da Prato Maslino sale all'alpe Vignone. Prendendo a destra,
raggiungeremo in breve Prato Maslino (m. 1650 circa), da cui potremo
scendere a Berbenno sfruttando una strada interamente asfaltata (un
po' ripida nei primi tornanti: attenzione ai freni e, d'inverno, alle
placche di ghiaccio!). Il ritorno da Berbenno ad Ere avviene sulla comoda
e tranquilla strada Valeriana. Una variante meno faticosa di questo
circuito prevede che a Monastero ci si porti al limite orientale del
paese, presso la cappella di Sant'Apollonia: qui, invece di salire verso
Gaggio, si scende per una strada asfaltata fino a Regoledo di Berbenno,
e di qui, facilmente, a Berbenno, tornando poi ad Ere per la strada
Valeriana. Questa variante si segnala anche come ottimo e panoramico
circuito di mountain-bike.