
L'alta via delle Orobie si divide in due grandi tronconi. Quello occidentale
è chiamato sentiero Andrea Paniga, quello orientale sentiero
Bruno Credaro. Il tratto sicuramente più interessante ed emozionante
del sentiero Bruno Credaro è la traversata dal
rifugio Mambretti, in val Caronno, al rifugio
Donati, nell'alta valle di Quai. Se si hanno a disposizione due
automobili e si è buoni camminatori, la si può effettuare
anche in una sola giornata, lasciandone una a Briotti (a cui si sale
staccandosi dalla statale 38 a Sazzo, in comune di Ponte in Valtellina)
ed una ad Agneda (a cui si sale da Piateda, staccandosi sulla destra
dalla strada che porta a Piateda alta). La salita da Agneda (m. 1228)
al rifugio Mambretti (m. 2003) richiede due ore - due ore e mezza, ed
avviene facilmente raggiungendo, su una comoda strada, il bacino della
diga di Scais, fiancheggiandolo sulla sinistra e prendendo a sinistra
al bivio presso le case di Scais. L'ulteriore salita porta al bel pianoro
dell'alpe di Caronno, dove si trovano le baite omonime.
Oltre
il pianoro il sentiero guadagna il filo di un dosso, risalito il quale
ci si trova nei pressi del rifugio.
Dalle case di Scais al rifugio abbiamo già percorso un tratto
del sentiero Bruno Credaro, che giunge dalla val Vedello. Dopo una sosta
per reintegrare le energie, seguiamo le indicazioni della Gran Via delle
Orobie, che ci indirizzano su una traccia di sentiero molto labile che
parte proprio alle spalle del rifugio e sale ripida sul fianco erboso
di un grande dosso. Prestando molta attenzione a non perdere i segnavia,
sormontiamo un grande dosso erboso, raggiungendone il largo crinale
e, dopo aver piegato leggermente verso destra (est), lo seguiamo per
un lungo tratto. Dopo una svolta a sinistra, incontriamo un grande masso
sul quale è scritta, in caratteri ben visibili, l'indicazione
"Donati", con una freccia che ci indirizza ad un pianoro,
occupato da massi e da qualche nevaietto, che termina ai piedi del ripido
fianco montuoso che scende dal crinale che congiunge il pizzo Biorco
(m. 2749) al pizzo di Rodes (m. 2829).
La salita sulle balze erbose del fianco porta ai 2641 metri del passo
Biorco, il punto più alto della traversata. L'ultimo tratto,
il più ripido ed esposto, è agevolato da corde fisse,
che rendono più sicura anche la prima parte della discesa nell'alto
vallone di Quai, discesa che avviene superando una breve fascia di roccette
e raggiungendo un ripido declivio occupato da insidiosi sassi mobili.
Scendendo
con calma ed attenzione approdiamo ad un nevaietto, dalla pendenza meno
ripida, tagliato il quale dobbiamo superare, guidati dai segnavia, una
breve fascia di massi. La discesa porta nei pressi del lago di Reguzzo
(m. 2497), incantevole perla che sembra illuminare l'ampio pianoro di
rocce arrotondate che costituisce l'alto vallone di Quai. Oltrepassato
il laghetto, raggiungiamo in breve il rifugio Donati (m. 2504). Vale
la pena di fermarsi un po' in questi luoghi solitari ma non cupi: vagando
fra le modeste formazioni rocciose ad est del rifugio, troveremo alcuni
altri piccoli specchi d'acqua, che ingentiliscono uno dei luoghi più
belli delle Orobie centro-orientali.
Giunge però anche il tempo di scendere. La discesa comincia aggirando
sulla sinistra la formazione rocciosa su cui è posto il rifugio,
e raggiungendo una fascia di massi posta ai suoi piedi. Scendendo ancora,
dopo aver incontrato un cartello che indica la deviazione per il rifugio
Corti, ci portiamo leggermente a destra, guadagnando il filo di un dosso
erboso, sul quale troviamo una traccia di sentiero e qualche segnavia.
Scendiamo ancora, con un tracciato parallelo alla direttrice del fianco
roccioso che chiude il vallone ad ovest. Il sentiero ci porta ad attraversare,
verso destra, il torrentello che scende dal vallone, raggiungendo un
secondo dosso erboso, che scendiamo per un buon tratto, finché
torniamo a varcare, in direzione opposta, il corso d'acqua, riportandoci
alla sua sinistra. Il sentiero, dopo qualche tornante, termina al baitone
di Quai (m. 1890).
Qui
dobbiamo imboccare un nuovo sentiero, in direzione nord, che, con andamento
quasi pianeggiante, segue un canale di gronda che aggira il lungo crinale
che dalla punta di Santo Stefano scende verso nord-est. Giungiamo così
alla casa dei guardiani del bacino artificiale di S. Stefano. Seguendo
le bandierine rosso-bianco-rosse, passiamo proprio sotto il muraglione
dello sbarramento e ci dirigiamo alla chiesetta di S. Stefano (m. 1839),
che se ne sta, un po' triste, a fronteggiare solitaria l'imponente massa
di cemento. Inizia ora una ripida discesa, fra incantevoli radure e
brevi tratti nel bosco, su una ben marcata traccia che ci porta fino
alla baita Spanone (m. 1561), collocata in una bella radura. Entriamo
di nuovo nel bosco, per proseguire in una discesa che, raggiungo il
filo di un ampio dosso, lo tiene fino al limite superiore dei prati
di Briotti (m. 1080), dove troviamo un ripido tratturo che, in breve,
ci porta al limite inferiore degli stessi (m. 1020), dove una strada
sterrata, imboccata verso sinistra, conduce all'ingresso del paese,
dove si trova anche un comodo parcheggio.
L'intera
traversata, da Agneda a Briotti, richiede circa 8 ore di cammino e rappresenta
una delle più belle escursioni di un certo impegno nell'arco
orobico.