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Porro

Nel
1884 la “Guida alla Valtellina”, edita a cura della sezione
Valtellinese del CAI, presentando le più importanti opportunità
escursionistiche offerte dalla Valmalenco, vi includeva l’escursione
al lago Piròla, descritta in questi termini: “Una gita
facile e breve da Chiareggio conduce per la Valle Vantina, a sud-ovest,
al lago Pirola. Si attraversa prima il Mallero al di sotto del punto
di congiunzione tra i due torrenti di Valle Ventina e Valle delle Disgrazie,
e si sale lungo il fianco destro della Valle Ventina per un sentiero
assai comodo. Arrivati all’alpe Ventina, dove termina l’immenso
ghiacciaio che porta lo stesso nome, si abbandona la valle, salendo
a sinistra fino al lago, che giace in un altopiano, da cui si scorge
Chiareggio e il passo del Muretto, con gran parte della Valmalenco.
Questo lago è notevole per l’abbondanza di pesci, la profondità
del fondo, e la ripidezza delle sponde, sicché presenta l’aspetto
di un gran crepaccio ripieno d’acqua”.
Alcune cose, da allora, sono cambiate. La Valle delle Disgrazie ha un
nome meno sinistro (Val Sissone), l’itinerario di salita in Val
Ventina è diverso, il punto di arrivo nella valle, da cui parte
la salita al lago, non è più il limite inferiore del ghiacciaio,
che si è, di molto, ritirato, ma è sede di due rifugi,
il Gerli-Porro ed il Ventina, ed infine uno sbarramento sul versante
nord-occidentale del lago ha innalzato il livello massimo potenziale
delle acque, che vengono sfruttate per la produzione di energia idroelettrica.
Mutamento di non poco conto, che tuttavia non tolgono la sostanza del
fascino connesso con la visita all’ampio altipiano che ospita
il lago. Un’escursione che ha, fra gli altri pregi, quello della
non eccessiva difficoltà ed impegno fisico e che si presta ad
alcune interessantissime varianti. Punto di partenza è Chiareggio
(m. 1612), noto centro di villeggiatura in alta Valmalenco,
a 14 km da Chiesa Valmalenco (28 km da Sondrio). Raggiunte le case del
paesino, lo attraversiamo interamente, seguendo le indicazioni per il
parcheggio, al quale scendiamo, sulla sinistra, proprio al suo limite
occidentale. Il parcheggio è costituito dall’ampia spianata
che si stende sulle rive del Mallero; percorriamolo interamente verso
sinistra (cioè nell’opposta direzione di marcia rispetto
a quella tenuta per attraversare il paese), fino al suo limite, e qui
lasciamo l’automobile (m. 1590).
Procedendo per un breve tratto verso est, troviamo il ponte sul Mallero
che porta dalla riva settentrionale a quella meridionale; un cartello
indica il rifugio Gerli-Porro ad un’ora di cammino ed il rifugio
Ventina ad un’ora e 5 minuti. Raggiunta la riva opposta, troviamo
subito un bivio. Il sentiero di sinistra, come ci informa un cartello,
porta all’alpe Zocche e, in un’ora e 30 minuti, all’alpe
Pirola. Il sentiero di destra (in realtà, un tratturo) porta,
invece, all’alpe Ventina, dove si trovano i due rifugi già
menzionati. Per entrambe le vie possiamo raggiungere il rifugio; propongo
di sfruttare la prima per la discesa, la seconda per la salita.
Nel cuore della stagione estiva, non soffriremo certamente la solitudine:
frotte di escursionisti di ogni età sciamano, infatti, da Chiareggio
salendo ai due rifugi, sfruttando l’opportunità, non frequente,
di raggiungere, in un’ora o poco più di cammino, uno splendido
scenario di alta montagna, quello rappresentato dall’alpe Ventina.
Il tratturo sale con una pendenza abbastanza moderata e regolare (anche
se nell'ultima parte la pendenza si fa più severa), descrivendo
un largo arco che ci porta all’ingresso della Val Ventina, la
più meridionale della tre valli maggiori nelle quali si suddivide
l’alta Valmalenco a monte di Chiareggio.
Ci sono solo due tornanti, l'uno consecutivo all'altro. Appena prima
del tornantino sinistrorso si stacca dalla pista, sulla destra, un sentiero
che scende al ponte del Mallero nei pressi dell'alpe Forbesina: di qui
passa la primissima parte della terza tappa dell'Alta Via della Valmalenco.
Appena dopo il successivo tornante destrorso troviamo, su un masso alla
nostra sinistra, l'indicazione che segnala la partenza del sentiero
per il lago Pirola: potremmo seguirlo per raggiungere la nostra meta,
oppure sfruttarlo per il ritorno. Esso porta al lago, come quello che
parte dal ponte di Chiareggio, passando per la panoramica alpe Pirola.
Raccontiamo, invece, l’itinerario che procede in senso inverso.
Continuiamo, dunque, a salire verso i rifugi dell'alpe Ventina. La pista
attraversa una fascia di materiale franoso, che scende da un evidente
canalone posto in alto, a sinistra. Alla sua destra, il profilo scuro
del Torrione Porro, di cui torneremo a parlare.
Proseguiamo, trovando, alla nostra sinistra, un secondo sentiero, segnalato,
per il lago Pirola (sigla LP): si tratta di un sentiero che si congiunge
con quello che parte più in basso.
Al termine del tratturo, ci troviamo di fronte i rifugi Gerli-Porro
(si tratta di due rifugi contigui), a 1965 metri, sul limite della splendida
piana dell’alpe Ventina. Il primo è dedicato ad Amerino
e Maria Gerli, mentre il secondo è sorto nel 1936, a ricordo
di Augusto Porro, travolto da una slavina sul Piz Corvatsch l’anno
precedente; nei suoi pressi si trova anche una cappelletta dedicata
ai caduti in montagna. Più avanti, quasi appartato e discreto,
sorge il rifugio Ventina (m. 1975). Più o meno a metà
strada fra i due rifugi, sulla sinistra (cioè verso il monte),
troviamo, segnalata da due cartelli, la partenza del sentierino che
si inerpica sul fianco montuoso che ci separa dall’ampio altipiano
del lago Pirola. I cartelli indicano le due direttrici escursionistiche
cui il sentiero introduce: quella per il Bocchel del Cane, Lagazzuolo
e S. Giuseppe (complessive 4 ore) e quella, che ci interessa, per il
Torrione Porro, il lago Pirola e Chiareggio (anche in questo caso, 4
ore complessive). Prima di iniziare la salita, guardiamo in alto, a
sinistra: visto da qui, il Torrione Porro mostra il suo ardito salto
roccioso occidentale. la domanda sorge spontanea: come si fa a ragiungerne
la vetta? lasciamola, per ora, in sospeso.
Il sentierino sale molto ripido, in una macchia di pini mughi, in direzione
est-sud-est, fino ad una quota di circa 2030 metri. Qui la pendenza
si fa meno severa: approdiamo, infatti, ad un versante più dolce,
e proseguiamo salendo verso est, dapprima fra grandi massi, poi fra
radi larici ed estremi lembi di pascolo. Alla nostra destra, particolarmente
bello è il colpo d’occhio sulla Val ventina; sul suo fondo
distinguiamo facilmente l’ampia curva della vedretta della Ventina,
sovrastata dal pizzo Cassandra; alla loro sinistra si mostra, scura
ed imponente, la piramide del pizzo Rachele. In primo piano, in alto,
sulla destra, incombe, invece, il severo versante settentrionale della
cima del Duca.
Piegando verso sinistra (direzione nord-est) ci avviciniamo alla soglia
dei 2160 metri, attraverso la quale accediamo all’altipiano, che
si apre di fronte a noi in tutta la sua solitaria bellezza: ovunque,
massi color ocra, fra i quali solo qualche rara isola di pascolo testimonia
la presenza di una qualche forma di vita. Davanti a noi, sul lato opposto,
la ben visibile depressione del Bocchel del Cane (m. 2551), il valico
per il quale si può scendere in Val Orsera e, passando per il
laghetto di Lagazzuolo, a San Giuseppe. Sulla sinistra della sella,
distinguiamo la formazione rocciosa che richiama la testa di un cane,
a cui si deve la denominazione del passo. A destra del valico, invece,
si impongono i corrugati versanti della punta Rosalba e della cima del
Duca.
Appena prima della soglia, vediamo, su due massi, l’indicazione
“Lago”, sulla destra, e “Torione”, sulla sinistra.
La prima si riferisce all’itinerario classico che porta al lago
Pirola, mentre la seconda segnala un itinerario secondario, ma non meno
interessante, che porta alla cima del Torrione Porro. Se guardiamo in
direzione di questa seconda indicazione, cioè verso sinistra,
non vediamo nient’alto se non una poco pronunciata elevazione,
alla quale conduce un facile crinale. Nulla che suggerisca l’idea
di un torrione. In realtà proprio quello è il Torrione
Porro, che mostra, dalla piana dell'alpe Ventina, un bel più
ardito profilo.
La salita al torrione richiede solo un allungamento di mezzora nei tempi
complessivi dell’escursione: da non perdere, dunque. Pieghiamo,
quindi, a sinistra, seguendo i segnavia rosso-bianco-rossi, che ci portano
sul filo del crinale e ci guidano nel
superamento
di una un piccolo passaggio che ci impone, senza eccessiva difficoltà,
qualche elementare passo di arrampicata. Poi, il sentiero sale facile
e pacato ai 2435 metri della cima. Qui troviamo un tempietto ed una
targa posta alla memoria di Bruna Forni. Maria Grazia Moroni e Bruno
Gianetti, periti il 15 maggio 1966. Alla sua destra, una seconda targa,
alla memoria di Ezio Bianchi, posata dagli amici dello Sci Club Alpino
di Lentate sul Seveso.
La cima è estremamente panoramica. Mettiamoci, quindi, comodi
(evitando, però, di sporgerci sui salti di roccia oltre il limite
del tempietto) e passiamo in rassegna le cime che si aprono di fronte
al nostro sguardo, partendo da sud-ovest e procedendo in senso orario.
Il punto di partenza non è scelto a caso: in questa direzione,
infatti, lo sguardo incontra il possente versante nord-orientale del
monte Disgrazia (m. 3678), coperto, in parte, dalla punta Kennedy (m.
3295) e dal pizzo Ventina (m. 3261). Segue la testata della Val Sissone,
che propone, defilato, il monte Pioda (m. 3431), il passo di Mello (m.
2992), la cima di Chiareggio sud-orientale (m. 3093), la cima di Chiareggio
centrale (m. 3107), la cima di Chiareggio nord-occidentale o punta Baroni
(m. 3203), il monte Sissone (m. 3330) e le cime di Rosso (m. 3366) e
di Vazzeda (m. 3301). E ancora, la Val Bona, che culmina nella sella
del Forno (m. 2775), circondata dalla cima di Val Bona (m. 3033), a
sinistra, e dal monte del Forno (m. 3214), a destra.
Poi la valle del Muretto, con il passo omonimo (m. 2582), il monte Muretto
(m. 3104) e, in primo piano, a nord, il massiccio versante meridionale
della punta Fora (m. 3363). Proseguendo verso destra, ecco la caratteristica
triade dei pizzi Tramoggia (m. 3441) e Malenco (m. 3438) e della Sassa
d’Entova (m. 3329), che ci nascondono buona parte dei giganti
della testata della Valmalenco. Di questi, infatti, vediamo solo, in
una esigua finestra, uno scorcio del pizzo Bernina (m. 4049), della
Cresta Güzza (m. 3869) e dei pizzi Argient (m. 3945) e Zupò
(m. 3995).
Ci si mette, quindi, il monte Sevenedo (m. 2561) a chiudere la visuale
sull’angolo di nord-est della Valmalenco. Ai piedi del monte,
vediamo, finalmente, l’ampia depressione occupata dal lago Pirola.
Colpisce il blu intenso delle sue acque, che produce un singolare contrasto
cromatico con le tonalità delle rocce e del paesaggio che lo
circonda. Siamo, ora, al panorama orientale: qui è l’altipiano
ad aprirsi di fonte a noi, con le due selle terminali, la bocchetta
di Ceresone, a sinistra (m. 2500) ed il bocchel del Cane, a destra (m.
2551). Più a destra, le già menzionate punta Rosalba (m.
2803) e cima del Duca (m. 2968). Ed infine, il panorama meridionale,
occupato dalla Val Ventina, sul cui limite di sinistra si vede appena
il passo omonimo (m. 2675), e che propone, poi, il pizzo Rachele (m.
2998) ed il pizzo Cassandra (m. 3226). L’ampio giro è concluso,
e ci ha ampiamente convinto della bontà di questa breve digressione.
Dobbiamo, però, tornare, ora, al percorso principale, cioè
alla porta di accesso all’altipiano, scendendo dal torrione per
la medesima via di salita. Tornati al bivio, dobbiamo salire seguendo
le indicazioni per il lago, fino ad un secondo bivio: le indicazioni
di sinistra si riferiscono al percorso che conduce al lago Pirola, mentre
quelle di destra al percorso che sale al bocchel del Cane.
Seguendo le prime, dovremmo effettuare una diagonale che scende, diretta,
verso il limite orientale del lago (direzione nord-est), che ora comincia
ad appare, in tutta la sua ampiezza, alla nostra sinistra. Questo percorso
si districa, con una certa fatica, in una fascia di grandi massi, e
oltrepassa anche un passaggino che richiede un po’ di attenzione.
È meglio seguire un itinerario più ampio, che ci porta
alla scoperta di una perla nascosta che l’altipiano nasconde alla
nostra vista. Quale? Lo vedremo.
Intanto procediamo in una direzione intermedia fra quella diretta per
il lago (nord-est) e quella per il bocchel del Cane (sud-est), quindi
procediamo verso est, salendo molto gradualmente e cercando il percorso
meno faticoso, che sfrutta al
massimo
i lembi di pascolo. Restiamo, così, un po’ più alti
rispetto alla grande conca di sfasciumi alla nostra sinistra, e puntiamo
alla soglia di una seconda conca, che intuiamo aprirsi ai piedi di una
fascia di rocce nerastre facilmente riconoscibili, davanti a noi, a
metà fra la bocchetta di Ceresone ed il bocchel del Cane.
Raggiunto il limite della conca, scopriamo che si tratta di un piccolo
pianoro occupato da uno splendido laghetto (m. 2373),
guardato, sul fondo, da un salto di rocce nerastre e, in alto, dalla
punta quotata m. 2648. Portiamoci sulla riva opposta del laghetto, quella
orientale, e guardiamo verso ovest: alle spalle delle quiete acque,
di un azzurro intenso, si eleva, scura, la mole familiare del monte
Disgrazia, che sembra stemperare la sua severità, di fronte ad
uno spettacolo così gentile. Uno scenario davvero raro. Qui la
solitudine regna sovrana, e questo è uno dei luoghi in cui ci
può cogliere il solengo o solastro, quel senso di profonda solitudine,
che è anche malinconia, inquietudine e timore, che coglie l’uomo
quando si sente come sperso in luoghi remoti, mai visti, apparentemente
così lontani dagli scenari noti e familiari. Un sentimento che
ci induce, forse, dopo una breve sosta, a riprendere il cammino.
Lo facciamo lasciando il lago dal lato opposto rispetto a quello dal
quale l’abbiamo raggiunto, cioè verso nord. Lasciato il
pianoro, ci affacciamo ad un ampio canalone occupato da pascoli a massi,
dal quale scende un torrentello. Pieghiamo, quindi, a sinistra e cominciamo
a scendere, lungo il canalone, tenendo il lato destro (per noi che scendiamo).
Alle nostre spalle, in alto, la bocchetta di Ceresone, mentre davanti
a noi ecco un nuovo colpo d’occhio di grande suggestione: il canalone
muore in un dolce pianoro che porta alla riva orientale del lago
Pirola, incorniciato dalle cime di Rosso e di Vazzeda. Alto
sopra il lago, sulla sinistra, il Torrione Porro, con alle spalle il
monte Sissone.
Nella parte bassa del canalone ci riportiamo sul lato destro del torrentello.
Guardando sul ripido versante erboso alla nostra destra, vediamo un
sentiero, che scende al pianoro terminale (segnavia rosso-bianco-rossi):
ci siamo, infatti, ricongiunti all’itinerario segnalato dall’indicazione
“Lago”. Prendiamo a destra, guadagnando rapidamente quota
e tagliando il fianco erboso, fino a raggiungere il filo del bastione
roccioso che costituisce il naturale sbarramento, a nord, del lago Pirola
(m. 2283), che ora ci appare in primo piano, in tutta la sua bellezza.
Lo percorriamo interamente, incontrando anche una piccola ed incantevole
pozza, fino al camminamento dello sbarramento artificiale, che interessa
solo l’ultima parte del suo bastione settentrionale. Abbiamo così
chiuso un grande arco che abbraccia gran parte dell'altipiano del lago
Pirola.
Oltre il camminamento, vediamo una bocchetta, di pochi metri più
alta, raggiunta da un sentierino. L’impressione è che sul
versante opposto vi sia una diversa via di discesa in Val Ventina, ma,
se ci affacciamo, vediamo solo un ripido canalone. Torniamo al limite
orientale del camminamento: alla nostra destra parte il sentiero che
utilizzeremo per la discesa. Guidati dai segnavia, passiamo a destra
della casa (chiusa) dei guardiani dello sbarramento e tracciamo una
diagonale verso destra, tagliando le roccette affioranti ed i magri
pascoli a valle del bastione roccioso, prima di entrare in una selva
di larici. Qui il sentiero piega a sinistra e, superata una prima baita,
raggiunge i prati dell’alpe Pirola (m. 2096),
ove, a monte di alcune baite, possiamo osservare una bella cascata.
Ora dobbiamo scegliere fra due possibili prosecuzioni della discesa.
La prima sfrutta un sentiero che riprende sul limite di sinistra (per
noi) dei prati (al di là del torrentello che corre nel mezzo
dell’alpe) e, tagliando il versante nord-occidentale che scende
dal Torrione Porro (direzione ovest prima, sud poi), scende fino ad
intercettare il tratturo che da Chiareggio sale al rifugio Gerli-Porro,
poco prima del rifugio stesso (si tratta di quel sentiero che si divide,
nell’ultima parte, in due rami, e di cui abbiamo parlato descrivendo
la salita al rifugio). L’escursione, in questo caso, si chiude,
ovviamente, sfruttando il tratturo per tornare a Chiareggio.
Più interessante, anche se leggermente più lunga, è
la seconda possibilità. Si tratta di percorrere il sentiero che
scende, in
direzione
nord-est, all’alpe Zocche, piegando poi a sinistra (direzione
nord-est) e raggiungendo il ponte di Chiareggio nei pressi della partenza
del tratturo per il rifugio Gerli-Porro (si tratta del sentiero già
citato all’inizio di questa relazione). Vediamone lo sviluppo.
La partenza del sentiero è segnalata da due frecce molto evidenti,
su due massi, con la scritta “Alpe Zocche – Chiareggio”.
Sul limite basso dei prati troviamo, quindi, il sentiero che, con fondo
buono, scende in un bel bosco di larici, fino a tagliare, da sinistra
a destra, il torrentello, che forma, a monte, un’altra bella cascata.
I segnavia ci accompagnano sempre nella discesa. In alcuni tratti la
selva si apre e ci regala stupendi scorci sulla triade Tremoggia-Malenco-Entova.
Raggiungiamo anche una splendida radura, nella quale si trovano alcune
minuscole pozze, un posto incantevole, tranquillo, nel quale sicuramente
non corriamo il rischio di essere presi dal solengo. Nella successiva
discesa incontriamo un punto nel quale l’acqua, correndo su alcune
rocce affioranti, le rende insidiose: alcune corde fisse ci agevolano
nel superarlo. Guardando in basso, vediamo un suggestivo scorcio di
Chiareggio. Poi, per un tratto, il sentiero corre a ridosso di alcuni
rocciosi, prima di piegare leggermente a sinistra e scendere ai prati
dell’alpe Zocche (m. 1775), altro luogo decisamente
incantevole e bucolico. All’alpe giunge anche, da destra, un sentiero
che proviene dall’alpe Parolina, posta più ad oriente.
Noi, invece, dobbiamo tagliare a sinistra, in direzione della baita
sul bordo dei prati: qui il sentiero riparte, prendendo inizialmente
a destra, per poi piegare a sinistra, effettuando l’ultima diagonale
che ci riporta al ponte di Chiareggio. Questo anello
comporta, nella versione ampia che comprende la salita al Torrione Porro,
un dislivello in salita approssimativo di 930 metri, e richiede circa
5 ore di cammino.