La val Bondone è fra le meno conosciute e frequentate
del versante orobico valtellinese. Stretta com’è fra la
val Caronella, ad est, e la val Malgina, ad ovest, dà l’impressione,
a chi la guardi dal fondovalle, di essere una valle chiusa, angusta.
In realtà così non è. Se, infatti, non è
paragonabile, per ampiezza, alle valli vicine, offre, tuttavia, scenari
di alta montagna che non deludono. I laghetti di Cantarena, in particolare,
si propongono come meta di un’interessante escursione, alla portata
di tutti, che tocca luoghi tranquilli, solitari ma non mesti. All’imbocco
della valle si trova il paese che ha lo stesso nome, Bondone.
Per raggiungerlo, stacchiamoci dalla ss. 38 dello Stelvio a S. Giacomo
di Teglio, in direzione del versante orobico. Attraversato il onte sull’Adda,
proseguiamo seguendo le indicazioni per Carona. Una strada che, in diversi
punti, ha una carreggiata piuttosto stretta, risale il versante orobico,
toccando diverse piccole frazioni del comune di Teglio. Dopo aver ignorato,
sulla sinistra, la deviazione per la Val Belviso, raggiungiamo l’ultimo
tornante che precede Carona. Prima del tornante, prestiamo attenzione
alla deviazione segnalata, a destra, per Bondone. Lasciata la strada
principale, ci immettiamo, quindi, su una strada sterrata, che porta
alle case del grazioso paese (a 13 km da S. Giacomo di Teglio).
Qui troviamo, presso il torrente Bondone, la chiesa di S. Lorenzo (m.
1217), legata ad una leggenda
davvero singolare, secondo la quale la Madonna, giunta qui con in spalla
la culla di Gesù Bambino, fu tanto contenta dalla devozione semplice
e
fervente della gente, che aveva eretto in suo nome la chiesa stessa,
da lasciare un regalo di incommensurabile valore: fu lei stessa a dipingere,
nella chiesa, la sua immagine. Ecco perché il vero volto di Maria
è quello che si ammira nella tela posta sopra l’altare
della chiesa. Questa leggenda ci introduce al clima particolarissimo,
raccolto, modesto ed insieme unico di questa valle.
Guardando a sud, possiamo già vederne un ampio scorcio. L’impressione
è quella di una valle breve, quasi schiacciata contro la testata
terminale, ed in effetti il torrente Bondone, che ha un corso complessivo
di 7 km, ha la pendenza media più elevata rispetto a tutti gli
altri torrenti orobici (il 28%). Quel che non sospettiamo è l’ampio
terrazzo glaciale che ospita, al di sopra dei 2000 metri di quota, un
interessante sistema di laghetti, la meta della nostra escursione.
Con l’automobile possiamo procedere poco oltre le case, prima
di trovare il divieto di accesso, presso l’edicola del Parco delle
Orobie Valtellinesi (m. 1250 circa). Proseguiamo, quindi, a piedi sulla
pista sterrata, che si tiene, per un buon tratto, sulla sinistra (per
chi sale) della valle, proponendo alcuni tornanti, per poi passare sul
lato destro. Incontriamo, quindi, un cartello che indica la partenza
di un sentiero che sale alla baita Streppaseghel (che si affaccia, a
2097 metri, sul versante orientale della val Malgina, ed è data
ad un’ora e mezza di cammino, sulla Gran Via delle Orobie), alla
baita Muracci (m. 1821, in val Malgina, data a 2 ore e 30 minuti) ed
alla baita Cantarena (data ad un’ora e 50 minuti: dovremo raggiungerla
anche noi, ma per altra via).
Ignorato questo sentiero, ci riportiamo sul lato sinistro della valle.
Possiamo, in questo passaggio, osservare, a monte, lo
sbarramento,
a quota 1500 metri, che serve a raccogliere le acque del Bondone, sfruttate
per la produzione di energia idroelettrica. Pochi tornanti ancora, ed
eccoci ai prati dell’alpeggio Baita di Monte Basso (m. 1562).
Guardando verso nord, possiamo osservare, a sinistra, un breve scorcio
della Val Fontana ed al centro il versante montuoso sopra Teglio, che
culmina nel pizzo Combolo. In basso, invece, è ben visibile Bondone,
con il campanile della chiesa spostato sulla sinistra rispetto alle
case.
La pista si conclude alle tre baite dell’alpe. Non ci portiamo
a queste baite ma, prestando attenzione ai segnavia, la lasciamo prima,
sulla destra, tagliando i prati e raggiungendo una fascia di ontani
e macereti. Inizia, ora, una fase piuttosto faticosa ed anche un po’
noiosa nella salita, perché il sentiero, con diversi tornanti,
mantiene una pendenza significativa, procedendo in direzione sud lungo
il fianco montuoso. Dobbiamo vincere, infatti, il gradino glaciale che
ci separa dal circo dell’alta valle. I segnavia, di diverso colore
(bianco-rossi, rosso-bianco-rossi e bianco-rosso-bianchi, talora accompagnati
dal numero 3 o anche 316) sorvegliano la nostra salita, che ci porta
ad un primo terrazzo di pascoli e massi, dove intercettiamo la Gran
Via delle Orobie, vale a dire il sentiero che effettua la traversata
alta dell’intero versante orobico valtellinese.
Un
cartello segnala che il sentiero che giunge da sinistra porta, in 20
minuti, al capanno di caccia Barecchetti ed in un’ora alla malga
Caronella, nella valle omonima. Il medesimo sentiero, nella direzione
opposta, conduce, in 40 minuti, alla baita Cantarena, in un’ora
e 40 minuti alla già citata baita Streppaseghel, in 3 ore e 30
minuti alla baita Paltani (in val Malgina), oppure, con diverso itinerario
dalla baita Cantarena, in un’ora e 20 minuti al lago Selù
ed infine in 3 ore e 20 minuti al passo del Bondone. Il lago Selù,
il più grande dei laghetti di Cantarena (denominato anche lago
di Cantarena) è, appunto, la meta della nostra escursione.
Proseguiamo, quindi, nella salita, dapprima in direzione ovest, poi
di nuovo sud, in uno scenario più gentile, contrappuntato da
rocce scistose e radi larici. Dopo un’amena pianeta, guadagniamo,
alla fine, i pascoli più alti della valle. Dobbiamo attraversare
un tratto in leggera pendenza, lasciando alla nostra sinistra un calecc
(rudimentale ricovero privo di copertura, costituita da un telo che
i pastori portavano con sé), prima di raggiungere la baita Cantarena,
a 2071 metri di quota. Lo scenario della valle muta: ora alle macchie
di larici si sostituisce un sistema complesso di dossi con rocce montonate,
il tipico scenario di alta montagna nelle Orobie centro-orientali. Il
profondissimo silenzio di questi luoghi ne aumenta il fascino selvaggio
ed incontaminato.
Lasciata
alle spalle la baita, dopo una diagonale verso destra, raggiungiamo
un ponticello di legno, e ci portiamo sul lato destro dell’ampio
circo glaciale della valle. A valle del ponte, il torrente si è
scavato la propria via attraverso una suggestiva porta nella roccia.
Procediamo per un breve tratto, fino alle indicazioni segnaletiche di
un nuovo bivio. La Gran Via delle Orobie, infatti, prosegue verso destra
(direzione nord-ovest). In quella direzione si raggiunge, in 40 minuti,
la baita Streppaseghel (sempre lei), in 2 ore e 30 minuti la baita Paltani
ed infine, in 5 ore e 10 minuti, la baita Pesciola (sul crinale orientale
dell’alta val Arigna, dove si trova anche il rifugio omonimo).
Noi, invece, procediamo diritti, cioè in direzione ovest, verso
il lago di Selù, dato a 20 minuti (mentre il passo di Bondone
è dato a 2 ore e 20 minuti). Superata una bella torbiera (terreno
paludoso), cominciamo l’ultima salita, che si destreggia fra alcune
rocce scistose, portandoci, infine, alla conca del lago Selù
(m. 2260), ai piedi di un versante che conduce al crinale che separa
la val Bondone dalla val Malgina.
Procedendo verso sinistra, nella direzione indicata dai segnavia bianco-rossi,
troviamo un secondo e più piccolo laghetto, con due pozze vicine.
I segnavia dettano il percorso che consente, in ulteriori due ore di
cammino, di salire al passo del Bondone (m. 2720), difficile da individuare,
perché posto in corrispondenza di un intaglio sul crinale roccioso
a nord del lago Selù, che da qui non si distingue. La salita
al valico passa anche per un sistema più alto di laghetti, posti
ad una quota di 2243 metri. Il valico propone, sul versante della bergamasca,
uno splendido colpo d’occhio sull’alto bacino del Barbellino.
Siamo, però, in cammino da quasi tre ore (il dislivello superato
è di oltre 1000 metri), per cui l’escursione può
terminare qui.
Una leggera variante, nella via del ritorno, può essere costituita
da una puntata ai prati del capanno di caccia Barecchetti.
Torniamo,
dunque, alla baita Cantarena e di qui ridiscendiamo al bivio sopra menzionato.
Qui, invece di proseguire nella discesa, prendiamo a destra, seguendo
per un tratto ancora la Gran Via delle Orobie, fino al capanno di caccia,
posto, insieme ad una baita, in una splendida radura a quota 1820 metri.
Ora dobbiamo lasciare la Gran Via, per imboccare il sentiero segnalato
da un cartello, che dà la Baita Monte Basso a 50 minuti e Bondone
ad un’ora e 50 minuti.
Il sentiero inizia nella parte bassa dei prati (lo si distingue, anche
se la traccia non è marcata), ma non è segnalato. Nel
primo tratto della discesa la traccia non è marcata, poi diventa
quasi una mulattiera, per farsi di nuovo più stretta nell’ultimo
traverso a sinistra, che supera anche un torrentello e propone una breve
salita, prima di approdare ai prati dell’alpe Baita Monte Basso,
nei pressi delle tre baite. Qui ritroviamo la pista sterrata, seguendo
la quale torniamo all’automobile.