In alta Val Brembana, poco oltre il crinale della Val Gerola

 

 
Anello di Gerola 1, 2, 3

Il laghetto meridionale di Ponteranica. Foto di M. Dei Cas Fra le escursioni che hanno come base Pescegallo quella ai laghetti di Ponteranica è una delle meno considerate, nonostante sia semplice, di medio impegno fisico e di grande interesse panoramico, quando la giornata è limpida (se non lo è, ci potrà capitare di essere avvolti da densi banchi di foschia, con l’effetto sorprendente e suggestivo di un paesaggio irlandese o scozzese).
I laghetti si trovano sul versante bergamasco dell’alta Val Brembana, appena dietro il crinale che lo separa dalla Val Gerola, e che è scandito dai monti Ponteranica (m. 2378) e Valletto (m. 2371). Per la precisione, il sistema costituito da due laghetti (cui si aggiungono due microlaghetti), posti in una splendida conca a 2100 metri, si trovano alle spalle, cioè ad est, del monte Valletto. Si raggiungono con due ore di cammino da Pescegallo.
Per salire a questa località ci si stacca, al primo semaforo all’ingresso di Morbegno (per chi viene da Milano) sulla destra, seguendo le indicazioni per la Val Gerola. Imboccata la ss. 405 della Val Gerola, dopo circa 15 km raggiungiamo Gerola Alta e, dopo quasi 6 km da Gerola, il villaggio Pescegallo (m. 1454), dove possiamo lasciare l’automobile.
Dobbiamo ora salire alla conca di Salmurano, il ramo occidentale fra i due nei quali si suddivide l’alta valle di Pescegallo. Se sono aperti gli impianti di risalita in seggiovia, possiamo sfruttarla; in caso contrario, L'alta valle di Salmurano ed il pizzo Giacomo. Foto di M. Dei Casdobbiamo utilizzare una pista sterrata, che parte proprio dal piazzale degli impianti, snodandosi sul crinale denominato Foppe di Pescegallo, un ambiente gentile e ridente, costellato di piccole macchie di larici.
Alla nostra destra possiamo ammirare l’elegante formazione costituita dalle cinque punte della Rocca di Pescegallo (m. 2082), denominata anche, poco romanticamente, Denti della Vecchia, la costiera che separa la valle di Pescegallo dalla Val Tronella. Alla nostra sinistra, invece, si può scorgere il muro di sbarramento della diga di Pescegallo, nella conca gemella rispetto a quella cui stiamo salendo. Proprio sopra la diga, è facilmente riconoscibile il passo del Forcellino (m. 2050), che unisce la conca di Pescegallo con l’alta Val Bomino. La pista, dalla quale se ne stacca, sulla sinistra, una seconda, che conduce al lago di Pescegallo, termina sul limite inferiore del Pianone, così è chiamata la conca di Salmurano, nei pressi del rifugio Salmurano (m. 1848). Poco prima del suo termine, possiamo vedere, sulla destra, le segnalazioni della Gran Via delle Orobie, che passa proprio di qui, seguendo un sentiero che proviene dalla Val Tronella, proseguendo, oltre il rifugio, per il lago di Pescegallo ed il passo del Forcellino. Sempre sulla nostra destra possiamo riconoscere il sentiero che punta al passo di Salmurano (m. 2017), facilmente riconoscibile sulla più marcata depressione della parte destra L'alta Val Brembana. Foto di M. Dei Casdella testata che chiude il Pianone. Per questo passo transita il percorso più agevole per il rifugio Benigni.
La nostra meta, però, è diversa: dobbiamo, infatti, puntare sul passo gemello che si trova sulla sinistra del crinale, e precisamente su una larga sella erbosa cui giunge un secondo sentiero, che possiamo facilmente scorgere. Si tratta del passo dell’Avaro (m. 2099), posto a monte del punto di arrivo dell’impianti di risalita che percorre il lato sinistro del Pianone. Seguendo una traccia di pista che corre nei pressi dell’impianto (siamo a destra del rifugio Salmurano), raggiungiamo, dunque, il manufatto in cemento al termine dell’impianto stesso. Alle sue spalle inizia un marcato sentiero che, dopo un tornante sinistrorso, punta decisamente al passo (se ne stacca, sulla destra, un altro sentiero che effettua una traversata al passo di Salmurano). Dopo circa un’ora ed un quarto di cammino, eccoci, alla fine, ai 2099 metri del passo, dal quale si domina l’ampio Pianone.
Eccellente è il panorama verso nord. Da sinistra, a destra della Rocca di Pescegallo, scorgiamo le cime della bassa Valchiavenna, della bassa Val Codera e della Valle dei Ratti, fra le quali spicca il profilo affilato del Sasso Manduino. Più a destra, testata della Valle di Spluga, ecco la suggestiva carrellata delle cime del gruppo del Masino, con i pizzi Scalino, Sentiero 101. Foto di M. Dei CasCengalo e del Ferro, le cime di Zocca e di Castello, la punta di Rasica, i pizzi Torrone, il monte Sissone e le cime di Chiareggio (resta invece nascosto, più a destra, il monte Disgrazia, che si vede però più in basso, salendo verso il passo).
Il passo di affaccia sull’alta e solitaria valle di Salmurano (tributaria della val di Ornica, in alta Val Brembana), un grande catino chiuso da ripidi versanti che produce un singolare effetto di contrasto con gli scenari più aperti sulla Val Gerola. Vi si distingue il marcato canalone del Forno, di cui si risale un ampio tratto per raggiungere il rifugio Benigni (da qui sembra assai difficile farlo, anche se in realtà non è così) e, sull’angolo sud-occidentale della valle (a sinistra del canalone), l’arrotondato pizzo di Giacomo (m. 2184). Verso sud, poi, come in una fuga di quinte, si apre lo scenario di cime e verasanti dell’alta Val Brembana.
Il passo è raggiunto anche da un sentiero che proviene dal passo di Salmurano e prosegue, verso est, tagliando i ripidi versanti. Iniziamo, dunque, una traversata in questa direzione (sinistra), perdendo anche qualche decina di metri di quota. Se la giornata è limpida, distingueremo, ben presto, alla nostra destra, in primo piano l’arrotondata ed erbosa cima del monte Avaro (m. 2088). Superate alcune vallecole ed aggirato un crinale, ci affacciamo alla verde e stupenda conca che si stende ai piedi del monte Valletto. La conca è occupata da alcuni grandi massi erratici, fra i quali sono stati ricavati Microlaghetto a nord del monte Avaro. Foto di M. Dei Casdei ricoveri per pastori e bestiame. Oggi qui regna la solitudine, spezzata solo dagli escursionisti che, soprattutto nelle giornate festive, qui non sono, per la verità, rari.
Ricominciamo, poi, a salire, puntando al monte Avaro, fino a raggiungere l’ampia sella erbosa posta a nord della sua cima arrotondata. Qui ci attende anche un microlaghetto, posto a 1997 metri di quota, che conferisce un tocco di ulteriore suggestione a questi luoghi. Un segnavia rosso-bianco-rosso ci indica che siamo sul sentiero 101 e ci indirizza al punto nel quale il sentiero, oltre il bel tappeto di prati, riprende. Poco oltre, si apre, in basso, alla nostra destra, uno splendido colpo d’occhio sui piani dell’Avaro, dove si trova, a 1704 metri, il rifugio Ca del Sul. Un poco più avanti, intercettiamo anche il sentiero che sale dai Piani e prosegue per i laghetti di Ponteranica. Un cartello ci chiarisce l’incrocio: abbiamo percorso finora il sentiero 101, che dal rifugio Benigni, passando per i passi di Salmurano e dell’Avaro, prosegue in direzione del passo di San Marco, ed intercettiamo, in questo punto, il sentiero 109, che sale, come detto, dai Piani dell’Avaro ai laghetti di Ponteranica, dati a 15 minuti di cammino.
Lasciamo, quindi, il sentiero 101 (che scende alla baita Foppa e prosegue in direzione del passo di San Marco) e cominciamo a salire verso sinistra, sul sentiero 109. Dopo un breve strappo sul crinale erboso, I piani dell'Avaro. Foto di M. Dei Casci affacciamo all’ampia conca che nasconde i laghetti. Il sentiero piega leggermente a destra ed effettuando un traverso in direzione dei laghetti, che ancora non si vedono. Passiamo, così, a sinistra del Monte Triomen (m. 2251), mentre davanti a noi, sulla testata che chiude la conca, è il torrione del monte Valletto (m. 2371) ad imporsi al nostro sguardo.
Alla fine, eccoci al laghetto meridionale, che ha la forma di una “C” orientata verso sud-est. Alla sua sinistra, un sentiero sale alla sella compresa fra il monte Triomen ed il monte Valletto; l’impressione è che per tale passo si possa tornare in alta Val Gerola, ma non è così, perché ci si affaccia sul crinale erboso posto a monte del monte Avaro. Costeggiamo il laghetto sulla destra: dopo aver superato una fascia di roccette, ci affacciamo al secondo laghetto, quello settentrionale. Il posto è davvero incantevole. Nelle giornate festive è anche raggiunto da diversi escursionisti, che salgono quasi tutti dai piani dell’Avaro. Nei giorni feriali, invece, una solitudine ne esalta l’impatto suggestivo. Quando la foschia la fa da padrona, infine, ci sembrerà di essere in qualche remota landa scozzese, come se dovesse comparire, da un momento all’altro, un qualche Highlander.
Progettiamo ora il ritorno. Per non ripercorrere la via dell’andata, sfruttiamo una bocchetta del crinale fra i monti Valetto e Ponteranica, che si affaccia sul circo glaciale a monte della conca di Pescegallo. Il laghetto meridionale di Ponteranica. Foto di M. Dei CasPer salire alla bocchetta dobbiamo sfruttare una traccia di sentiero che, all’inizio, non è molto evidente. Portiamoci ai piedi del crinale compreso fra i due laghetti, dove si trovano anche altri due microlaghetti, e saliamo, tendendo leggermente a sinistra (siamo a sinistra del vallone che scende alla conca dei laghetti) in direzione di un sentiero che, più in alto, si distingue nettamente, e che punta, effettuando una traversata verso sinistra, alla sella già menzionata fra i monti Triomen e Valletto.
Raggiunto il sentiero, lo seguiamo per un tratto, finché, appena prima di un modesto corpo franoso, troviamo un sentiero che se ne stacca sulla destra. Volgiamo, quindi, decisamente direzione e puntiamo a destra, in direzione nord-est, raggiungendo la soglia di un gradino roccioso che sovrasta i laghetti (da qui li dominiamo entrambi, con un colpo d’occhio stupendo, sempre nebbia permettendo). Ci troviamo così nel circo terminale ai piedi del crinale fra Val Brembana e Val Gerola, dominato dal monte Valletto, che da qui appare un imponente torrione, accompanato, sulla sinistra, da una sorta di dente. Alla nostra sinistra un canalino porta proprio al crinale, in un punto assai panoramico, soprattutto in direzione ovest.
Noi, però, dobbiamo proseguire, su sentiero non marcato, ma sempre visibile, salendo verso destra e superando una breve fascia di rocce. Ci ritroviamo, quindi, su un ampio versante erboso, Il laghetto settentrionale di Ponteranica. Foto di M. Dei Casche scende direttamente dal crinale. Seguendo la traccia di sentiero, che punta decisamente al crinale, lo raggiungiamo, infine, senza difficoltà, ad una quota approssimativa di 2330 metri, nei pressi di un grande ometto, che è già visibile dai laghetti di Ponteranica (ce n’è un altro, alla nostra sinistra, in direzione del monte Valletto). A poca distanza dal punto cui siamo giunti, sulla sinistra, si può salire, con molta cautela, da nord, alla cima occidentale di Ponteranica, quotata 2353 metri e sovrastata da un ometto, dalla quale si gode di un ottimo colpo d’occhio sul torrione roccioso, con un curioso “cappuccio” terminale, che costituisce la massima elevazione della complessa formazione della cima di Pescegallo (m. 2328). Torniamo al crinale ed al grande ometto: proseguendo verso est, troveremo, ben presto, una porta che si affaccia sul circo glaciale dell’alta conca di Pescegallo. Gettiamo, prima di scendere, uno sguardo verso est: distingueremo le cime di Ponteranica centrale (m. 2372) ed orientale (m. 2378).
Dalla porta scendiamo, nel primo breve tratto, su traccia di sentiero che serpeggia fra sfasciumi. Poi, piegando a sinistra, ci portiamo su un terreno meno instabile, proseguendo sulla traccia di sentiero, che non è segnalata da segnavia, ma da numerosi ometti. Stiamo scendendo nell’ampia valle compresa fra la cima di Pescegallo (m. 2328), che spicca, con la sua forma pronunciata, alla nostra sinistra, ed il pizzo della Nebbia (m. 2243) Il monte Valletto. Foto di M. Dei Casalla nostra destra, meno facile da individuare. Se la giornata non è buona, non faticheremo a renderci ragione della denominazione di quest’ultima cima. Nella discesa attraversiamo due nevaietti, prima di raggiungere un falsopiano che si affaccia sulla conca di Pescegallo. Giungiamo, così, in vista del lago di Pescegallo (m. 1865).
La traccia di sentiero punta, quindi, decisamente a destra, fino ad intercettare il sentiero che dal lago sale al passo del Forcellino (si tratta della già menzionata Gran Via delle Orobie). Percorrendolo in discesa, ci portiamo alla corona della diga, oltre la quale troviamo la pista sterrata che sale da Pescegallo. Prima di proseguire nella discesa, gettiamo un’occhiama alla cima di Pescegallo, che si impone allo sguardo, a sud, con una forma davvero bizzarra e curiosa, si direbbe bitorzoluta.
Seguendo, infine, la pista, scendiamo ad intercettare la pista che abbiamo utilizzato per salire da Pescegallo al Pianone di Salmurano. In alternativa alla pista, dopo averne percorso un primo tratto, possiamo seguire il sentiero, segnalato da segnavia rosso-bianco-rossi, che se ne stacca sulla destra e parte dal prato nei pressi di una vasca per la raccolta dell’acqua. Il sentiero effettua una discesa che ci porta direttamente a Pescegallo, per via più breve rispetto alla pista. Torniamo, così, al punto di partenza, dopo circa 4 ore e mezza di cammino. La cima di Pescegallo. Foto di M. Dei CasIl dislivello superato in altezza è di circa 1080 metri.

Difficoltà
E (Escursionistica)
Dislivello
1080
Tempo
4 h e 30 min



(una versione Powerpoint della suddetta relazione è
disponibile richiedendola via e-mail all'autore)

- Cartina Kompass del Parco delle Orobie Valtellinesi
Testo e fotografie a cura di M. Dei Cas

Torna alla pagina iniziale del sito
Torna al settore corrente...
Ultima Modifica: Giovedì, 23 Agosto, 2007

--- Waltellina.com 2000,2007 - All Right Reserved ---




eXTReMe Tracker