Accendi le casse se vuoi ascoltare il suono festoso delle campane di S. Bartolomeo a Gerola
CONSULTA ANCHE LE MANIFESTAZIONI ANNUALI DELLA PROLOCO DI GEROLA
Gerola Alta è uno dei centri orobici più conosciuti
e belli; posta com’è fra alta e bassa valle, a 1050 metri,
rappresenta il baricentro della Valle del Bitto di Gerola, la più
occidentale delle due grandi e celeberrime valli del Bitto (l’altra
è quella di Albaredo).
Le origini della comunità di Gerola risalgono al secolo XII,
e sono legate all’arrivo nell’alta Valle del Bitto di pastori
che provenivano dal versante orobico bergamasco, cioè dalla Valsassina,
e soprattutto da Premana. Per questo motivo il paese è sempre
stato un nodo di congiunzione importantissimo fra i due versanti orobici.
Il legame era, peraltro, favorito dall’antichissima via
del Bitto, fondamentale nodo di transito fra la bassa Valtellina
ed il lecchese, attraverso, appunto, la Val Gerola e la Valsassina.
Bastano pochi secoli per trasformare un modesto villaggio di pastori
in uno dei centri economicamente più vivaci dell’intera
Valtellina. Già nel 1368, per la sua importanza, Gerola, che
fino ad allora era stata soggetta alla giurisdizione della parrocchia
di Cosio, se ne stacca. E poco più di un paio di secoli dopo,
Giovanni Guler von Weineck, viaggiatore che visitò la Valtellina
agli inizi del Seicento, così descrive la felice situazione delle
Valli del Bitto, di Albaredo e Gerola. “Da Morbegno si estende,
in direzione di mezzogiorno, fra alti monti, fino alle vette del confine
veneto, una lunga
vallata,
ben disposta e popolosa, la quale dal fiume Bitto che le percorre viene
denominata valle del Bitto. Essa è così larga e così
lunga che comprende ben sei comuni: la popolazione è bella, robusta,
di florido aspetto, coraggiosa e ben costumata. Quivi non prospera la
vite; ma tuttavia gli abitanti godono una grande agiatezza, perché
traggono grossi guadagni dall’allevamento del bestiame, dalla
lavorazione dei panni di lana, nonché da svariati mestieri che
essi esercitano in diversi luoghi d’Italia. In questa valle si
trova anche una certa pietra rossa e durissima con cui si fanno i mortai
ed altri arnesi consimili…”
E di Gerola, in particolare, dice che è costituita da 12 frazioni,
Piazza (il nucleo centrale), Ravizza, Castello, Laveggiolo, La Foppa,
Teggiola, Case dei Mazzi, La Roia, Nasonchio, La Corna, Cassinelle e
Fenile, e che le più antiche ed illustri famiglie sono quelle
dei Ruffoni e degli Stella, immigrati da Verona, dei Foppa e dei Curti,
detti anche Curtoni, dei Mazzi e dei Re, di origine francese. Molte
famiglie illustri per uno dei centri più prosperi della Valtellina.
Certo, il felice quadro tratteggiato dal Weineck verrà offuscato,
poco più di vent’anni dopo, dalla Guerra dei Trent’anni,
che portò in Valtellina eserciti spesso avidi di saccheggio e,
soprattutto, la terribile peste, che non risparmiò la Val
Gerola.
Ma da questi flagelli Gerola, nel secolo successivo, si seppe riprendere
in virtù della sua vitalità economica.
Qui convergevano in buona parte i frutti di un’attività
zootecnica favorita dal clima e dalla conformazione dell’alta
valle. I molteplici alpeggi che ne fanno da corona descrivono un arco
che, da nord-ovest a sud-est, comprende l'alpe Stavello, sopra Case
di Sopra e San Giovanni, l’alpe Vedrano, sopra Laveggiolo, l’alpe
Trona Soliva, in fondo alla valle della Pietra, le alpi di Pescegallo,
sopra l’omonimo centro turistico invernale ed estivo, l’alpe
Bomino, nella valle omonima.
Si tratta dei luoghi nei quali si produceva e si produce ancora il formaggio
grasso Bitto, con latte intero di mucca, cui viene aggiunto anche
latte di capra. Le forme, con peso variabile dai 15 ai 25 kg, vengono
prodotte e fatte maturare nelle casere degli alpeggi, per 70 giorni,
dopo i quali sono pronte per il taglio, al quale si mostra un formaggio
di colore giallo, con buchi radi ed a forma di occhio di pernice. Sono
le particolari proprietà organolettiche delle erbe degli alpeggi
(a loro volta legate al clima della valle ed all’abbondanza delle
precipitazioni di cui gode: 1796 millimetri di pioggia media in un anno
a Gerola, contro i 1242 a Morbegno, tanto per rendere l'idea) a conferire
quel gusto particolarmente pregiato che ha fatto la fortuna di tale
prodotto. Oggi una celebre sagra, nel mese di settembre, celebra questo
re di una cucina che solo impropriamente si potrebbe definire povera.
Ma
la prosperità di Gerola, nei secoli passati, non era legata solo
alla zootecnia: altrettanto importante era l’estrazione del ferro,
che, nelle fucine di Milano veniva utilizzato per forgiare spade, picche,
alabarde e corazze. Un supporto importante all’economia era offerto
anche dal taglio della legna, che alimentava le fornaci e veniva portato
anche sul fondovalle, e dalle attività di tessitura, che riguardava
i pezzetti, i panni di lana, le tele di canapa e le tele di lino. Può
essere interessante ricordare, infine, che erano particolarmente apprezzati
anche i funghi porcini raccolti in Val Gerola.
Il territorio di Gerola comprende, oltre alla parte settentrionale della
val di Pai, l’intera parte alta della valle omonima, che, oltre
il nucleo centrale di Gerola Alta, si divide in alcune valli terminali:
da ovest (destra), la val Vedràno, la valle della Pietra (che,
a sua volta, si divide nella valle dell’Inferno e nella valle
di Trona), la valle di Tronella, la valle di Pescegallo e la val Bomino.
Si tratta di valli coronate dalle più caratteristiche cime di
questo sezione delle Orobie occidentali, cime non alte, ma frastagliate,
dalle forme curiose, talora bizzarre. La più tipica, quella che
si impone allo sguardo di chi risale la valle del Bitto fin dai suoi
primi paesi, è il torrione di Tronella.
Per
salire a Gerola, bisogna imboccare, a Morbegno, la strada statale 405
della Val Gerola, staccandosi dalla ss. 38 dello Stelvio, sulla destra,
al primo semaforo all’ingresso della cittadina (per chi proviene
da Milano), e seguendo le indicazioni. Dopo 7 km di salita incontriamo
il primo paese della valle, Sacco, e dopo 9 il secondo, Rasura. Superata
la galleria del Pic, oltrepassiamo anche Pedesina (km 11,5) ed una seconda
galleria nei pressi della val di Pai, ed alla fine siamo a Gerola (m.
1050), a 14,5 km da Morbegno.
La strada porta direttamente alla piazza centrale del paese, dove ci
accoglie l’antica trattoria Pizzo Tre Signori. Proseguendo, troviamo,
sulla nostra destra, la bella chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo,
che ha assunto l’attuale aspetto dopo i restauri del 1796 e del
1928.
La piazza della chiesa ci offre diversi spunti di riflessione sul tema
del tempo. Anche qui giunse lo spirito dei tempi nuovi, cioè
il soffio della storia e delle innovazioni conseguenti alla rivoluzione
francese, diffuse in Europa, agli inizi dell’Ottocento, dalle
armate napoleoniche. In particolare, il sistema metrico decimale: questo
spiega l’esemplare di metro, inciso nel sasso, che si può
osservare sulla facciata di una casa. La nuova unità di misura,
cui la popolazione doveva familiarizzarsi, sostituiva la precedente,
costituita dal braccio, di circa 76 centimetri (una traccia di questa
trasformazione
è rimasta nell’espressione “andare a braccio”,
o “parlare a braccio”, cioè con una certa approssimazione).
L’ossario ottocentesco che si trova nei pressi della chiesa (oggi
santuario in memoria dei caduti del lavoro) ci invita, invece, a meditare
su un altro aspetto del tempo, cioè sul tempo che fugge e ci
trascina con sé in questa fuga, approssimandoci inesorabilmente
alla morte. Ecco, allora, gli immancabili teschi, che ricordavano e
ricordano a tutti la fragilità e provvisorietà della vita
umana.
Provvisorietà che, nella storia della comunità di Gerola,
si è forse manifestata nel modo più terribile nella calamità
naturale che la colpì nel 1836. Ecco cosa riferisce, al proposito,
la Guida alla Valtellina edita dal CAI di Sondrio nel 1884: "Gerola
subì nel 1836 una spaventosa catastrofe: essendosi in una notte
di febbraio rovesciata sull'abitato una immensa valanga, la quale distrusse
tre quarti del villaggio, e seppellì settantacinque persone.
L'improvvido taglio di un bosco, collocato sopra il paese, fu la causa
di questo sfascio di nevi".
Si è parlato di spirito dei tempi: quello spirito ha fatto di
Gerola, negli ultimi decenni, un centro a vocazione spiccatamente turistica.
Ecco, dunque, il nuovo villaggio
turistico di Pescegallo, gli impianti di risalita, le molteplici
proposte escursionistiche legate alla particolare bellezza dei luoghi
(la barra di navigazione in testa alla pagina ne presenta le principali)
e ad una tradizione ancora viva che attrae un turismo attento alla riscoperta
degli aspetti di un passato che non deve tramontare.
Lo spirito dei tempi ha però determinato anche un sensibile spopolamento
del paese, che contava 927 abitanti nel 1884 e 1400 nel 1951, mentre
oggi ne conta solo poco più di 260.
Ma
la vita in montagna non si è spenta. Ancora oggi diversi alpeggi
sono caricati, ed anche se la vita dei pastori non è più
così dura come un tempo, rimane viva un’attività
che è fatta di grande passione ma anche di grandi sacrifici.
Ecco perché è così interessante visitare questi
alpeggi, anche quelli abbandonati, soffermandosi, magari, presso le
baite semidiroccate ed i calècc (termine composto da “cà”,
cioè “casa”, e “lecc”, cioè “letto”),
costituiti da una base di muri a secco, che venivano coperti da un telone
quando il pastore, seguendo il giro della mandria, vi soggiornava temporaneamente,
utilizzandoli anche come strutture nelle quali appendere il calderone
(“culdera”) utilizzato per lavorare il latte e produrre
il formaggio.
Così come è interessante camminare fra le caratteristiche
montagne della valle, che ci consentono un incontro con un’altra
storia, fatta di tempo incommensurabilmente più lunghi, la storia
geologica. Si tratta di cime che appartengono all’anticlinare
orobica, e le cui rocce sono costituire da un nucleo di duro gneiss,
rivestito da uno strato, invece, assai più tenero e quindi modellabile
dall’azione di vento ed acqua, uno strato di rocce sedimentarie,
in gran parte originate da ciottoli pressati e cementati nel corso di
milioni di anni. Questi ciottoli, a loro volta, ci parlano di un passato
vertiginosamente lontano nel tempo. Dobbiamo trasporci, con l’immaginazione,
a circa 250 milioni di anni fa, nel periodo Permiano, quando questa
zona di alta montagna era in buona parte il letto di grandi fiumi che
difficilmente riusciamo a figurarci. Oggi, invece, ci propone il trionfo
della fantasia creatrice degli agenti atmosferici, che ha dato vita
ad una
sequenza
molto varia di piccole guglie e torrioni, accanto a cime dalla forma
più regolare ed arrotondata. Queste rocce custodiscono anche
il già citato minerale del ferro, che conferisce a molti luoghi
quella tonalità rossastra così tipica e forse inquietante
che spiega, per esempio, l’introduzione del toponimo “Inferno”.
Motivi per visitare Gerola ed il suo territorio, dunque non mancano.
Utilizzando la barra di navigazione in testa alla pagina potete consultare
proposte escursionistiche che compongono un quadro abbastanza completo
delle possibilità offerte da questo splendido territorio. Buon
cammino!