Per dominare con uno sguardo panoramico la Val Gerola, possiamo effettuare
una semplice escursione che ha come base Gerola Alta, il centro principale
della celebre valle del Bitto, e come meta il monte Motta, che, con
i suoi 1971 metri, rappresenta la prima elevazione del lungo crinale
che separa la val Bomìno, ad est (il più orientale dei
rami nei quali si divide l’alta Val Gerola), dalla valle di Pescegallo,
ad ovest.
Per raggiungere Gerola Alta, ci si stacca da Morbegno, sulla destra,
all’altezza del primo semaforo in ingresso (per chi proviene da
Milano), seguendo, appunto, le indicazioni per la Val Gerola. Dopo aver
attraversato la parte sud-occidentale di Morbegno, si raggiunge il punto
di partenza della ss. 405 della Val Geròla. Attraversati i centri
di Rasura e Pedesina, si raggiunge Gerola (1050 m), a 15 km da Morbegno.
Parcheggiata l’automobile, portiamoci al ponte sul torrente Bitto,
leggermente a valle rispetto alla bella chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo.
Attraversato
il ponte e raggiunte le case sul lato orientale del torrente, percorriamo
alcuni passi verso valle (nord, sinistra), fino a trovare la partenza
di un sentiero, segnalato, sulla nostra destra. Iniziamo, così,
a salire, all’ombra di un fresco bosco, accompagnati da alcuni
segnavia rosso-bianco-rossi (alcuni dei quali riportano la numerazione
“9”).
Presso il rudere di una baita, il sentiero piega a destra, poi di nuovo
a sinistra, e prosegue, in direzione nord, nella salita lungo il fianco
nord-occidentale del lungo dosso che domina, ad oriente, Gerola. A quota
1357 usciamo dal bosco, nella parte bassa dei prati del Bominallo. Qui
troviamo un cartello giallo della Comunità Montana di Morbegno,
che segnala, per chi scende, il bivio dei sentieri per Gerola (quello
che noi abbiamo percorso salendo) e per Nasoncio e Valle (frazioni di
Gerola, a nord rispetto al centro).
I prati del Bominallo propongono una serie di baite, un dipinto della
Madonna con Bambino ed alcuni punti panoramici, con scorci di indubbia
bellezza sulla valle della Pietra (il ramo più occidentale dell’alta
Val Gerola), sul versante occidentale della Val Gerola e, verso nord,
sulla Costiera dei Cech e su molte delle più importanti cime
del gruppo
Masino-Bregaglia
(si distinguono, da sinistra, i pizzi del Ferro, la cima di Zocca, la
cima di Castello, la punta Rasica ed i pizzi Torrone).
Il sentiero propone ora una traccia più incerta e discontinua.
Seguendo, però, il filo del dosso non si può sbagliare.
Nella salita attraversiamo una fascia di boschi di larici di grande
bellezza. In una seconda radura troviamo anche una bella pozza. Alcuni
cartelli, posti in una terza radura, raccontano la storia di questa
ed altre pozze. Si tratta di un lavoro dei bambini della scuola elementare
di Rasura.
Le pozze si sono originate, così ci dicono, dall’azione
erosiva dei ghiacciai, laddove questi hanno scavato delle conce nella
roccia, che hanno, poi, permesso la raccolta dell’acqua, impedendo
che filtrasse nel terreno o defluisse verso valle. Esse furono sempre
assai preziose come fonte alla quale abbeverare il bestiame. Poi, complice
anche l’abbandono dei pascoli, cominciarono ad interrarsi, ed
il delicato ecosistema ad esse legato ne risultò compromesso.
Recenti lavori di pulizia le hanno, però recuperate alla vita
ed alla grazia antica.
Superata
la baita di quest’ultima radura (la località del Piaz,
a 1703 metri), affrontiamo la parte più impegnativa della salita,
perché la pendenza comincia a farsi più severa. Incontriamo
anche un passaggio che richiede attenzione, perché bisogna sormontare
una roccetta in un punto a valle del quale il terreno è franato.
Nell’ultima parte della salita il sentiero ha una vera e propria
impennata, e punta direttamente alla cima arrotondata del dosso, sormontata
da una croce di legno, che è già visibile. Passando a
sinistra di alcune barriere paravalanghe, lasciamo, alla fine, alle
spalle il bosco e la fascia di bassa vegetazione, per approdare all’arrotondata
ed erbosa cima del monte Motta (m. 1971). Abbiamo superato 920 metri
di dislivello in altezza, con due ore e mezza circa di cammino.
Il panorama dalla cima è veramente ampio: ad ovest lo sguardo
raggiunge le Alpi Lepontine, mentre a nord ovest domina la costiera
dei Cech. A nord si può ammirare, a destra della cima del Desenigo
(m. 2845), la massima elevazione della Costiera dei Cech, buona parte
della testata della Val Masino: si scorgono, da sinistra, i pizzi Badile
(m. 3308) e
Cengalo
(m. 3367), sono ben visibili i pizzi del Ferro (occidentale, o cima
della Bondasca, m. 3289, centrale m. 3232, orientale m. 3199), le cime
di Zocca (m. 3175) e di Castello (la massima elevazione del gruppo del
Masino, con i suoi 3386 metri), la punta Rasica (m. 3305), i pizzi Torrone
(occidentale m. 3349, centrale m. 3290, orientale m. 3333) ed il monte
Sissone (m. 3331). Chiude la testata l’imponente monte Disgrazia
(m. 3678).
Alla sua destra si scorgono, lontane, alcune delle più famose
cime della testata della Valmalenco, vale a dire, da sinistra, il pizzo
Bernina (m. 4046), la Cresta Güzza (m. 3869), i pizzi Argient (m.
3945), Zupò (m. 3995) e Palù (m. 3906). Ancor più
lontane, si intuiscono le cime della Val Grosina occidentale.
Ad est si propone, in primo piano, il versante orientale della Val Bomino,
che separa la Valle del Bitto di Gerola da quella di Albaredo: si tratta
del lungo crinale che dal pizzo Berro, sopra Bema, sale fino al pizzo
di Val Carnera (m. 2216) ed al monte Verrobbio (m. 2139). Alle spalle
del crinale, sempre verso est, si distinguono, sul versante orientale
della Valle del Bitto di Albaredo, tre cime: il monte Lago (m. 2353),
il monte Pedena (m. 2399) ed Azzarini (m. 2431).
Fra
questi ultimi due monti si trova l’ampia e facilmente riconoscibile
sella del passo di Pedena (m. 2234), che unisce la val Budria alla valle
del Bitto di Albaredo: si tratta dell’unica porta fra quest’ultima
valle e la Val Tartano. L’elegante triade di cime nasconde, però,
il più ampio panorama delle Orobie centro-orientali.
Proseguiamo, quindi, nel giro di orizzonte in senso orario, puntando
con lo sguardo a sud-est: riconosceremo facilmente, anche per la presenza
dei tralicci che lo valicano, il più famoso passo di san Marco
(m. 1992), che congiunge la Valle del Bitto di Albaredo alla Val Brembana,
sul versante orobico bergamasco. Verso sud-sud-est si stende davanti
ai nostri occhi il crinale che dal monte Motta sale fino alla cima del
Larice (m. 2045), e che separa la val Bomino dalla conca che ospita
il lago di Pescegallo.
Alla sua destra si può ammirare la testata della valle di Pescegallo,
sulla quale è riconoscibile, da sinistra, il monte Ponteranica
(m. 2378), alla cui destra si trova il caratteristico spuntone roccioso
denominato monte Valletto (m. 2371).
Proseguendo
verso destra, in primo piano si propongono l’ampia conca di Salmurano
e, alla sua destra, splendidamente aperta, quella della val Tronella,
sulla cui testata si distinguono, da sinistra, le frastagliate guglie
dei Denti della Vecchia (m. 2125), il caratteristico uncino del torrione
della Mezzaluna (m. 2373) ed il pizzo di Tronella (m. 2311). Alle sue
spalle si intravede una sezione della testata della valle della Pietra,
dominata dal più massiccio pizzo di Trona (m. 2510), alla cui
destra si vede la bocchetta omonima (m. 2092), importante porta fra
alta Val Gerola ed alta Val Varrone; alle spalle della bocchetta si
scorge il pizzo Varrone (m. 2325), con il caratteristico Dente. Rimane,
invece, quasi interamente nascosto proprio dietro il pizzo di Trona
il più famoso pizzo dei Tre Signori (m. 2554).
Verso ovest, infine, si vedono le cime del versante occidentale della
val Gerola, vale a dire, da sinistra, il pizzo Mellasc (m. 2465), il
Piazzo (m. 2269), il monte Colombana (m. 2385) ed il monte Rotondo (m.
2496),
fra
i quali si apre la bocchetta di Stavello (m. 2210), il monte Rosetta
(m. 2360), il monte Combana (m. 2327), il pizzo Olano (m. 2267), il
pizzo dei Galli (m. 2217) e la cima della Rosetta (m. 2142).
Il ritorno a Gerola può avvenire sfruttando
il medesimo itinerario di salita (ed in tal caso si presti attenzione,
nella parte bassa dei prati del Bominallo, alla partenza del sentiero,
segnalata sulla sinistra, che riconduce a Gerola), oppure, con un itinerario
molto più lungo, percorrendo il crinale che separa le valli Bomino
e di Pescegallo (su un tracciato segnalato dai segnavia rosso-bianco-rossi),
toccando le quote 2004 e 1998 e passando per la cima del Larice (m.
2045), prima di iniziare la discesa, per balze esposte che richiedono
attenzione, alla conce che ospita il lago di Pescegallo (m. 1865). Intercettato
il sentiero che dal lago sale al passo del Forcellino (m. 2050), che
unisce le due valli citate, ci portiamo, in breve, al camminamento dello
sbarramento della diga che chiude, sul lato occidentale, il lago. Iniziamo
quindi, su sentiero sempre segnalato, la discesa al villaggio di Pescegallo
(m. 1454), dove arriva la strada asfaltata che sale da Gerola. La discesa
per quasi 6 km su questa strada ci
riporta
a Gerola. Questa lunga escursione richiede circa 6 ore per essere portata
a termine.